Dalla Corsa dei Barbari alla Corsa alla Tonda

Quando i volterrani decisero di fare le corse di cavalli con fantini e di farle più interessanti, più belle, più civili delle precedenti, l’Italia non era ancora fatta. Sarà stato per necessità, sarà stato per spirito di rinnovamento, sarà stato per quel che si vòle, il fatto sta che il Palio a cavalli sciolti (come lo chiamava il Magistrato) non rispondeva più a quelle esigenze, cosiddette, moderne.

La vecchia corsa di cavalli senza fantini si chiamava anche «alla lunga». Traeva la sua origine dalla medievale corsa di cavalli di razza barbera, ma il popolino la dava ad intendere per la «corsa dei barbari» ed aveva ragione: perché sul dorso di quei mansueti cavalli venivano fissate alcune perette appuntite che punzecchiavano il cavallo e lo facevano sanguinare. A Roma quella corsa si svolgeva da Piazza del Popolo a Piazza Venezia; a Volterra prendeva le mosse dalla Piazzetta delle Balze ed aveva la ripresa in cima allo sdrucciolo di Piazza dei Priori.

Per quello spirito di rinnovamento suddetto il 24 agosto 1850 il Consiglio Comunale concesse il prato di Vallebuona ai signori Carlo Ristori e Antonio Solaini per fare due corse di cavalli alla tonda. E poiché i suddetti rinunciarono all’impresa, fu accolta la domanda di Niccolò Frassinesi dandogli il permesso di fare una corsa alla tonda nel giorno 15 Settembre 1850.

Sembra quindi che questa corsa di cavalli con fantino sia stata la prima fatta a Volterra. Però non dette i frutti sperati perché l’anno dopo il Collegio dei Priori del Comune di Volterra, «approvata la spesa di lire una per l’accomodatura della serratura dell’uscio della stanza dell’Uffizio del Cancelliere della Pretura; approvata la pesa di lire tre per uno scandiglio di sassi impiegati nella ricostruzione di muro secco in Valle Bona»; approvò il pagamento di lire tredici, soldi sei e denari otto per il Comando di Piazza per i militari che assisterono al Palio alla lunga del 22 Settembre 1851 e di lire tredici e soldi quattro a Giuseppe Ciampini per avere sparso l’arena sul lastricato.

«Ma la frana del muro (disse Antonio del Lazzeri) non può essere determinante perché il muro si rifà». Sembra piuttosto che alcune persone interessate abbiano sostenuto che la corsa alla lunga con cavalli scossi sarebbe stata più volterrana e per dimostrarlo sembra che facessero volare dei cazzotti. Tuttavia la ragione principale deve essere stata un’altra, perché il Collegio dei Priori: «sentita una istanza del Pastore Giuseppe Sestini il quale rappresenta che a motivo della concessione del Prato di Valle Buona per Palii come pure a causa delle frane è venuto a diminuire il pascolo invernale che gli era stato accordato con deliberazione del 1 settembre 1851; riducono a L. 23, soldi 6 e denari 8 il prezzo da pagarsi dal Pastore Giuseppe Sestini». Per questo la corsa dei cavalli di razza barbera riprese vigore e le spese furono così contenute:

Al Signor Aiutante L. 6.13.04
Al Sergente L. 2
Al Caporale L. 1
A 8 comuni L. 4
Al Tromba Ottaviano Conti L. 2
A Giuseppe Ciampini* L. 4.06.08
Totale: L. 20

* per spargitura di terra e apposizione e rimozione dell’argano

Frattanto il 30 Agosto 1856 il Gonfaloniere, dando sfogo alla deliberazione del 24 giugno, aperte le schede dei concorrenti, assegnava l’impresa delle corse alla Tonda al Signor Alessandro Bessi fìno al 31 Dicembre 1862. Però nel 1859 avvenne un fatto nuovo: «nelle corse pomeridiane del 20 settembre di quell’anno, due fantini che presero parte alla corsa di cavalli in Vallobuona erano vestiti in modo ìndecentissimo perché si presentavano in pubblico in maniche di camicia: uno con una pezzola bianca in capo, l’altro con cappello di cencio detto alla pagliaccia». Secondo l’officiale del Sotto Prefetto l’accaduto era grave e grave lo ritenne anche il Sotto Prefetto perchè, dice «… mi rivolgo all’Autorità Municipale affinchè prenda quelle determinazioni che meglio reputerà convenienti ove non creda di dover sottoporre l’affare all’esame della Magistratura perché deliberi in conformità». Ma il Gonfaloniere non spinse l’affare a fondo e, veduto il rapporto della Guardia Municipale Felice Milani comprovante il rapporto del Sotto Prefetto; vista la scritta; visti gli articoli; atteso qui, atteso là; per questi motivi dichiara Alessandro Bessi decaduto dall’impresa». E meno male che il caso non fu sottoposto alla Magistratura perché Giusto Manetti, mallevadore del Bessi, fece istanza al Municipio ritenendosi danneggiato e il Consiglio dovette annuire alla domanda di Giusto Manetti.

Le corse poterono così continuare fino al 1862, poi ne fu fatta una nel 1863 e poi in Vallebuona tornò a crescere l’erba; i volterrani bollivano. «Ma come! (diceva Giusto Bocelli nella farmacia del Bovari, una sera di primavera del 1867) Ma come! Firenze ha il suo gioco, Siena il suo palio, Arezzo la sua giostra e Volterra etrusca, che a tutti ha insegnato qualcosa, nemmeno una corsa di barbari!». Quest’uscita del Bocelli rinvigorì gli animi e subito fu deciso di sporgere domanda al Sindaco per accollarsi lo spettacolo delle corse in Vallebuona per i giorni 15 e 16 settembre di quell’anno. Erano postulantì i Signori Giuseppe Manetti, Bartolomeo Taddeini, Alessandro Topi, Giusto Guerrini, Francesco Parenti, Giusto Bocelli e Giovanni Barbafiera. Per l’occasione vi partecipò la Banda cittadina, ricostituita nel 1863, e furono fatti alzare quattro grossi palloni di carta.

Col tempo le corse furono regolamentate. Il percorso fu stabilito in tre giri e la corsa fu divisa in tre o quattro carriere a seconda delle batterie. Alla fine l’immancabile corsa di consolazione.

Poi le corse vennero fatte di giugno, di agosto e di settembre, in concomitanza con le fiere di merci e bestiame. E chi non ricorda la preparazione del Palio e l’entrata della Banda al suono della briosa «Rusticanella», mentre il Cecchelli e «Galantòmo» alzavano le tele. E chi pensava allora all’ecologia quando il Bruttini filava le matasse di menta aiutandosi con la saliva; quando «Beltrande» vendcva fette di cocomero polverose; quando la «Poeta» tuffava il dito nei «Mangiabbei»!

Quanti personaggi caratteristici e quante curiosità sarebbero da ricordare!

Una volta (per dirne una) un fantino cascò e fu portato all’ospedale. La corsa stava per andare a monte quando, tra la folla, si fece avanti Argentino Masini, tra le risate generali. Montò a cavallo e sfidò la gente così: «Mi vedrete ripassà!» Ma non fu rivisto perchè alla prima curva rovinò col cavallo, rovinando anche gli altri.

Oggi il Palio non c’è più e non c’è più la Banda. Dov’era il Campo c’è una buca grande fatta apposta per far vedere il Teatro Romano di Volterra. Della Corsa «dei barbari» non se ne parla più. Alcuni dicono che si potrebbe rifare: le strade ci sono; i cavalli si potrebbero trovare, ma nessuno vole andare dal Presidente dell’Associazione Nazionale per la Protezione degli Animali a sentire se quei cavalli ce li fa bucare. Chissà perchè!

© Pro Volterra, MARIO BATTISTINI
Dalla Corsa dei Barbari alla Corsa alla Tonda, in “Volterra”