Fabrizio Rosticci

Ezio Ceccarelli e Terzo Pedrini

«Quante volte, da Volterra, affacciato al muricciolo della “Dogana” o alla terrazza ed alle finestre della casa della zia Ersilia Giani Dell’Aiuto oppure a passeggio lungo il viale dei “Ponti” ho gettato il mio sguardo, curioso nella prima infanzia e sempre più affascinato e nostalgico nell’età matura, sulla Val di Cecina, da Larderello con i suoi “soffioni” ai “poggi morti” fino alle colline di Riparbella e di Montecatini e… il mare. Il mare tutto d’oro nei tramonti limpidi e fiammeggianti che Natali sapeva tanto ben raffigurare nelle sue indimenticabili tele. Quante volte, con i miei genitori, i miei fratelli Ezio e Rosina, le nonne Elisabetta Giani (volterrana, anzi “borghigiana” di ferro) e Isolina Ceccarelli ho rimirato quel panorama, allora ispiratore di sogni e fantasie (come lo erano state, nella primissima infanzia, le “buche etrusche” ove scendevamo per gioco ma, forse, anche perché suggestivamente attratti da quei vuoti strani così ricchi di mistero), oggi fonte inesauribile di ricordi e di emozioni! Ecco, questo lavoro di Fabrizio Rosticci mi ha fatto rivivere quei momenti, mi ha fatto provare ancora quegli stati d’animo, riposti nel profondo e mai distaccati dal mio essere, dalla mia vita, anche se sono vissuto fin dagli anni Quaranta lontano da quei luoghi […]»

DUE ARTISTI DELLE NOSTRE PARTI

È questo l’incipit della prefazione al mio Il Monumento ai Caduti di Ezio Ceccarelli,1 stilata dal Dott. Giovanni Pedrini, nipote di Ceccarelli e figlio di Terzo. Artisti delle nostre parti cui accennerò brevemente, soffermandomi soprattutto sul legame instauratosi tra i due e con il nostro territorio.

Ezio nacque a Montecatini il 27 luglio 1865 da Anacleto Ceccarelli, minatore a Caporciano (poi guardia municipale), e Sestilia Andreoni, che – a quanto risulta da documenti del 1871 – risiedevano in castello, in Via delle Scalelle. Composta anche dai tre fratelli Ermanno, Edmondo, Ugo e dalle due sorelle Laudomia e Pia, la sua famiglia ben presto si trasferì a Firenze, probabilmente alla ricerca di una migliore condizione economica e sociale. Qui, fin da giovanissimo, Ezio praticò lo studio di Ulisse Cambi e dal 1881 frequentò l’Accademia di Belle Arti, dove seguì i corsi di Augusto Passaglia, Raffaello Pagliaccetti e soprattutto Augusto Rivalta, presso il quale condivise l’alunnato con Giuseppe Bessi (Volterra, 1857-1922). A Parigi ebbe poi modo di frequentare Auguste Rodin e di apprezzarne la concezione artistica di cui fu tenace sostenitore.

Già dai primi lavori ottenne i favori del pubblico, ma a sancirne la consacrazione fu il Concorso Internazionale di Torino del 1899, dove risultò vincitore del primo premio con il suo «Ecce Homo!»: un lavoro che riscosse un tale successo da indurre Ceccarelli ad affidarne la riproduzione in serie alla Manifattura Federigo Ghiozzi di Firenze. Ben presto la sua fama travalicò i confini nazionali: che godesse di un certo prestigio ne abbiamo poi conferma dalla sua presenza, durante il primo decennio del Novecento, a ben quattro edizioni della Biennale di Venezia.

La frenetica attività artistica non gli consentì, se non saltuariamente, di dedicarsi all’insegnamento; nei suoi ultimi anni fu tuttavia apprezzato docente alla Regia Scuola Artistico Industriale di Volterra, dove ricoprì anche l’incarico pro-tempore di direttore.

Questo impegno lo ricondusse verso i luoghi dell’infanzia, ai quali si era comunque riavvicinato alcuni anni prima per realizzare il Monumento ai Caduti nel suo paese d’origine. A Volterra, dove già aveva prestato la sua opera fornendo modelli in gesso alla Cooperativa Artieri dell’Alabastro e al Laboratorio di Giuseppe Bessi, si trasferì assai di buon grado. Poté infatti ricongiungersi alla famiglia della figlia Annita, che nel 1924 era convolata a nozze con Terzo Pedrini. E sarà proprio a Volterra che Ezio Ceccarelli, poco più che sessantenne, il 27 dicembre 1927 cesserà di vivere. Gli sarà data sepoltura a Firenze, nel cimitero di Trespiano.

Il necrologio fu pubblicato su “Il Corazziere” del 1 gennaio 1928; quindi, ad un anno dalla scomparsa, ancora sul settimanale volterrano, così veniva ricordato:

«Oggi compie un anno dalla morte, avvenuta in Volterra dello scultore Ezio Ceccarelli, il quale dette tutto all’arte e per l’arte sacrificò e denaro e tempo per lasciare il nome suo all’immortalità. Dotato di raro ingegno, fino da piccolo si sentiva attratto verso la materia inerte ed era felice, quando poteva dare a questa e la forma e il sentimento. Non vi era cosa che lo potesse attrarre come lo studio della scultura e la scuola. Crescendo di anni e di esperienza veniva addestrandosi in mille modi e in tutte le esposizioni e nei concorsi nazionali figurava sempre il suo nome e spesso il responso della giuria veniva a premiare la sua fatica e il suo lavoro. Nel 1898, con amore di artista modellava una testa di Gesù (Ecce Homo) inviandola alla Esposizione Internazionale di Torino, dove ben 300 artisti avevano inviato i loro lavori. Con straordinario interesse era atteso il giudizio della giuria, e quando fu noto che a Ezio Ceccarelli era stato assegnato l’unico premio di lire 3000, questo giudizio venne accolto con grande compiacimento. Così il suo nome, che fino allora non aveva varcato la sua Firenze, con la premiazione di quest’opera insigne per modellatura e per concetto, veniva ad essere conosciuto in tutta Italia ed all’Estero. Successivamente di molti altri lavori di soggetto diverso Egli è stato autore apprezzato ed ebbe l’onore della scelta e il plauso del popolo. Degne di essere rilevate perché tra le più belle, il Monumento a Giuseppe Garibaldi a Massa Carrara; Cristoforo Colombo al Mar del Plata (America del Sud); Frate Martini all’Accademia di Bologna; “Noli me tangere” Accademia di San Luca Roma e il Monumento equestre al Signore Artigas, libero propugnatore dell’indipendenza dell’Uraquaj (sic!). Le poche parole dette con sincero affetto verso colui che mi fu fratello, sieno di ricordo e di sprone ai giovani tutti, che si vogliono dedicare a quest’arte così difficile e male retribuita perché non si fermino ai primi passi, ma prendano per modello questo artista geniale che fu tenace nel volere ed ebbe alta e piena fiducia in sé medesimo. 27 Dicembre 1928» (“Il Corazziere”, a. XLVII, n. 54, 30 dicembre 1928).

Dopo il matrimonio contratto nel 1891, Ezio Ceccarelli e Isolina Paci (Firenze, 1872-1952), non potendo avere figli, adottarono la bambina Annita Geppini, nata a Riparbella nel 1892 e parente di Ezio per parte materna (Annita era figlia di Ancilla Andreoni, congiunta di Sestilia), rimasta orfana della madre subito dopo la nascita. Il 21 luglio 1924, Annita sposò Terzo, già allievo dello stesso Ceccarelli. “L’Unità Cattolica” di Firenze, in data 22 luglio 1924 dette ampio risalto al [wc_highlight color=”yellow”]«matrimonio della signorina Annita Geppini Ceccarelli, figlia dell’amico nostro prof. Ezio, l’apprezzato scultore, col signorino Terzo Pedrini di Volterra»[/wc_highlight].

Quest’ultimo era nato nel 1897 a Gambara in provincia di Brescia, da Giovanni ed Elisabetta Giani, “volterrana puro sangue”, entrambi appartenenti a famiglie proprietarie terriere. Nei primi anni del Novecento i coniugi Pedrini, con i figli Guido, Luigi e Terzo, si trasferirono a Volterra, andando ad abitare al numero uno (ora 17) di Via delle Prigioni, in una palazzina di tre piani acquistata da Giosuè Carducci. A Volterra Terzo poté pienamente coltivare la passione per la scultura, frequentando con impegno e con risultati notevoli la locale “Scuola d’Arte”. Fu solerte e stimato allievo di Giuseppe Bessi, scultore a sua volta ed imprenditore dell’alabastro, titolare del più rinomato laboratorio di scultura di Volterra, nonché direttore della stessa Regia Scuola Artistico Industriale. Molto apprezzato da Ceccarelli, presso il quale ebbe la possibilità di perfezionare la sua innata vena creativa, oltre a sposarne la figlia, divenne suo collaboratore. Scomparso quest’ultimo, ne proseguì l’attività, anche se non agli stessi livelli artistici, nell’avviato studio di Via Ricciarelli. Dopo una breve parentesi parigina (1936-38), Terzo, con Annita e i tre figli Ezio, Rosina e Giovanni (Ezio, chiamato così come il nonno, e Rosina – a quanto sembra – come la consorte dell’amico professore Giuseppe Bessi, scomparso pochi anni prima), si trasferì a Firenze dove, alla fine della guerra, riprese la propria attività aprendo uno studio in Via del Prato. Vedovo da cinque anni, morirà il 5 ottobre 1982.

Fabrizio Rosticci
Ezio Ceccarelli e Terzo Pedrini, In “La Spalletta”, 6 settembre 2014
1 Fabrizio Rosticci, Montecatini Val di Cecina. Il Monumento ai Caduti di Ezio Ceccarelli, San Miniato, 2007, da cui sono rilevate queste note.
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