Il Re a Volterra

Il 22 ottobre 1925 l’antica sede dei Lucumoni, che dette i natali a Lino successore primo del Maggior Piero, ebbe l’alta ventura di accogliere entro la cinta delle sue vetuste mura il Re dell’Italia nuova, che, dai riposi ombrosi di S. Rossore, regalmente si era mosso per assistere al rito di riconoscenza e di amore che Volterra celebrava in quel giorno in memoria dei suoi gloriosi caduti nella grande guerra.

È sempre vivo nel cuore dei Volterrani il ricordo di un’altra visita di Vittorio Emanuele III alla nostra città. Tre anni dopo la sua assunzione al trono, festosamente accolto, accompagnato dai suoi aiutanti di campo e dal Principe Piero Ginori-Conti, allora nostro Deputato al Parlamento, visitava gli istituti cittadini e gli opifici industriali, ammirava i tesori storici e artistici che tre civiltà hanno accumulato in Volterra, e ne percorreva le vie chiuse e severe animate, come mai, dalla popolazione acclamante e dagli accorsi dai paesi vicini. Quella visita è stata registrata in pietra: nell’atrio del Palazzo dei Priori, per deliberazione della rappresentanza cittadina, furono incise queste parole:

VITTORIO EMANUELE III RE D’ITALIA
NEL 6 OTTOBRE 1903
DAL SOGGIORNO GRADITO DI S.ROSSORE
MUOVEVA PER VOLTERRA
ATTESO E ACCOLTO DALLA POPOLAZIONE IN FESTA
GRATO RICORDO DELLA SUA VISITA ALLA CITTA’
VOLLE DESTINARE ALLA BENEFICENZA
LIRE DIECIMILA

IL CONSIGLIO COMUNALE
DECRETO’ QUESTA MEMORIA
SINDACO ALESSANDRO LEONORI-CECINA

Anche il Grande Avo suo Vittorio Emanuele II aveva onorato di sua presenza Volterra, il 1° ottobre 1861, appena quattro anni dal giorno che il memore alunno del patrio collegio di S. Michele, Giovanni Maria Ferretti, divenuto Pio IX, accompagnato dal Granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena e dal figlio Ferdinando, risaliva le pendici del Poggio, sul quale aveva trascorso sei anni della sua lieta e raccolta giovinezza, e dove il Vescovo Volterrano Mons. Gaetano Incontri l’aveva guidato nel primo passo verso il sacerdozio.

Il Gran Re prese stanza, nel suo breve soggiorno a Volterra, nel Palazzo Viti già Incontri ed ivi si legge:

VITTORIO EMANUELE SABAUDO
I RE D’ITALIA
INCLITO GUERRIERO
DATI IN FIRENZE GLI AUSPICI
ALLA PRIMA SOLENNE MOSTRA
DELLE COSE DI TUTTE ARTI

DEL BEL PAESE PER SUA VIRTU’ REDENTO
DALLA OPPRESSIONE STRANIERA
DELL’AUGUSTA PRESENZA
CONSOLAVA VOLTERRA ESULTANTE
OSPITE DESIDERATISSIMO QUESTA CASA LO ACCOLSE
IL GIORNO 1 OTTOBRE MDCCCLXI
AMERIGO VITI CAV. UFF. MAURIZ.
COLMO L’ANIMO DI GIOIA E GRATITUDINE A CONSERVARE LA MEMORIA.
DI TANTO DECORO DELLA SUA GENTE
P.Q.P.

Presso questo ricordo marmoreo è stata apposta anche memoria della venuta a Volterra del secondogenito di Vittorio Emanuele Il, del cavalleresco Principe Amedeo, che in ore turbinose resse poi la corona di Spagna:

COL FAUSTO GIORNO
1 OTTOBRE MDCCCLXI
VOLTERRA
SCRISSE MEMORABILE SEMPRE
VIII-IX MAGGIO MDCCCLXIV
PERCHE’
A VITTORIO EMANUELE II
OSPITE AUGUSTO
AGGIUNSE LIETISSIMA
IL FIGLIO AMEDEO

Altri quattro principi di Casa Savoia e precisamente Emanuele Filiberto, il glorioso comandante della terza armata, Vittorio, che ricacciò in gola al Francese calunniatore e spavaldo l’insulto ai combattenti nostri di Adua, il 18 agosto 1885; e, il 28 maggio dell’anno ultimo passato, i figli del Duca di Genova, Filiberto e Adalberto, hanno visitato le istituzioni e le rarità che offre e che tutti ammirano in questa nostra città di vento e di macigno, di memorie e di speranze.

Se il desiderio di conoscere questa nostra città, non ultima fra le cento fulgide gemme che ornano la sua corona, se il bisogno di vivere in diretta comunione col suo popolo trasse Vittorio Emanuele III a Volterra il 6 ottobre 1903, il 22 ottobre 1925 fu spinto fra noi dal magnanimo cuore che lo guida a rendere ovunque omaggio alla memoria di coloro che caddero per la patria, mentre Egli al fronte, soldato fra i soldati, divideva con l’umile fante le fatiche e le trepidazioni per l’avvenire d’Italia.

Il treno reale giungeva alla stazione di Volterra pochi minuti prima delle dieci. Scendeva il Re, accompagnato dal Generale Cittadini e dal Colonnello Graziani, e, ricevuto e ossequiato dal Sindaco Conte Fabio Guidi, da S. E. Pannunzio dal Prefetto della Provincia Commendator Cotta, faceva il suo ingresso in Volterra.

Percorso l’ampio viale G. Carducci, Piazza Trento e Trieste e Via dei Marchesi, il corteo reale, sempre fiancheggiato dalle scolaresche e dalle associazioni schierate lungo il percorso, giungeva in Piazza Maggiore fatto segno a incessanti ovazioni. Nel Salone del Consiglio Comunale le autorità e notabilità cittadine facevano ala al passaggio del Sovrano. Varie volte il Monarca si affacciò sulla Piazza per ammirarne la monumentale bellezza e per rispondere al saluto del popolo acclamante; il Sindaco Conte Guidi fece le presentazioni, e il Re trattenne in particolare udienza il Vescovo Mons. Munerati, e i Deputati Lupi, Ferretti e Trigona, coi quali parlò della sua precedente visita a Volterra, e a molti dei presentati rivolse domande di interesse personale e locale. Guidato dall’Avv. E. Solaini, visitò la Pinacoteca Comunale ordinata dal Senatore Corrado Ricci, e nella Sala di Stato Civile osservò e commentò una mostra di oggetti in alabastro improvvisata in omaggio alla sua augusta visita.

Quindi in automobile recatosi, percorrendo Via Guidi e Via Vittorio Emanuele, a Porta a Selci prese posto col seguito su un palco addossato alle mura medioevali, che in quel punto si innestano e confondono con le mura etrusche e sulle quali, a cura del Municipio, sono state apposte le lapidi già collocate nell’atrio del Cimitero Urbano e sulla facciata della caserma Umberto I in Piazza Trento e Trieste già Piazza dei Ponti; la prima delle quali porta questa epigrafe:

AD ONORANZA
DEI PRODI CHE SI IMMOLARONO
VITTIME GENEROSE DELLA PATRIA
COMBATTENDO LA GUERRA SANTA
D’INDIPENDENZA ED UNITA’
IL MUNICIPIO DI VOLTERRA
L’ANNO SECONDO DEL REGNO D’ITALIA
NEL QUARTO DECIMO ANNIVERSARIO
DEL LUTTO CHE LA NAZIONE COLPI’
A MONTANARA E CURTATONE
QUESTA LAPIDE POSE
POI CHE DELIBERO’
QUI RECARE OGNI ANNO
NEL GIORNO SACRO AI MARTITI D’ITALIA
UNA CORONA E UN SALUTO.

e l’altra:

SALPARONO DAI PATRII LIDI
CON LA VITTORIA IN CORE
I BALDI FIGLI D’ITALIA
PERCHE’ LA LIBIA
FOSSE RESITUTIA AI SUOI DESTINI
IN ONORE DEL 22° REGG. FANTERIA
CHE AL GRANDE CIMENTO PARTECIPE
A DERNA CONOBBE LA LOTTA E LA GLORIA
IL POPOLO VOLTERRANO
OGGI VENTINOVE DI MAGGIO
RIEVOCANTE L’ITALICA PRIMAVERA
VUOLE A QUESTO MARMO AFFIDATI
I NOMI DEI PRODI
CADUTI PUGNANDO
NELLA VISIONE DELLA PATRIA GRANDE
MCMXIII

Impartita dal Vescovo la rituale benedizione all’Ara e al Parco, esaltata dal Sindaco Conte Guidi l’opera illuminata del Sovrano, pronunziata da S. E. Lupi una smagliante orazione, a un cenno del Re cadeva la tela che nascondeva all’occhio il severo monumento di stile romano, disegno del Comm. Ing. Allegri, lavoro in ferro battuto dell’artiere cittadino Nesi.

La base porta scolpiti in marmo i 351 nomi dei volterrani caduti per la grandezza e redenzione d’Italia nella guerra chiusa a Vittorio Veneto, e combattuta sulle piagge e per le vie d’Italia prima della Marcia su Roma.

Il Re, deposta ai piè dell’ara una corona di alloro con splendido nastro dai colori della sua Casa, percorse i viali del parco della rimembranza, soffermandosi spesso a interrogare e a confortare le famiglie dei caduti allineate presso le pianticelle consacrate alla memoria dei loro morti gloriosi.

Compiuto il rito, S. M. in automobile si diresse alla stazione acclamato da immensa folla esultante: licenziatosi dal Sindaco e dalle Autorità, visibilmente soddisfatto, alle 11,30 col treno reale ritornava alla quiete del suo S. Rossore, a specchio del mare sul quale le vele etrusche salutarono le trireme romane mosse alla conquista delle sponde del Mare, che già due volte fu Mare nostrum.

In tutta la giornata, il più schietto entusiasmo animò la città festosamente imbandierata e severamente addobbata.

Nel pomeriggio, con l’intervento del Prefetto Comm. Cotta, dei deputati Lupi, Ferretti e Trigona e delle altre autorità convenute alla cerimonia del mattino, fu solennemente inaugurata la nuova sede del Fascio di Combattimento, e alla sera, in segno di esultanza, la città venne fantasticamente illuminata.

L’evento memorando e indimenticabile resterà segnato fra i giorni fausti della vita volterrana, e verrà registrato, con compiacenza e orgoglio, sulle pagine della storia cittadina.

© Accademia dei Sepolti, GHERARDO BIAGI
Il Re a Volterra, in “Rassegna Volterrana”, II, 1925, fasc. 2, 107