Acropoli Etrusca

Indirizzo
Parco Enrico Fiumi

Orari
16 Mar – 1 Nov
Aperto tutti i giorni
10.30 – 17:30

2 Nov – 30 Nov
Aperto solo Sabato e Domenica
10.00 – 16.30

1 Dic – 8 Gen
Aperto tutti i giorni
10.00 – 16.30

9 Gen – 13 Mar
Aperto solo Sabato e Domenica
10.00 – 16.30

1 Gen
12.00 – 16.30

Costi
Intero € 2,50
Under 6 GRATIS

Il biglietto comprende anche la visita alla Piscina Romana

Informazioni
a.furiesi@comune.volterra.pi.it

All’interno del parco archeologico Enrico Fiumi, è possibile visitare gli scavi archeologici dell’acropoli della città etrusca. Il parco Fiumi è la principale area verde della città, un grande parco urbano collocato sul pianoro più elevato, a ridosso della fortezza medicea.

I ritrovamenti compiuti, uniti alle scoperte avvenute nel resto della città, fanno supporre che nell’area di Volterra esistessero già all’inizio del periodo villanoviano, insediamenti di una certa consistenza.

È una vasta area in Piano di Castello dove attraverso varie stratificazioni è possibile leggere la nascita e lo sviluppo della città, a partire dalla preistoria fino al secolo XV.

Ben visibili appaiono le fondamenta di due edifici, identificati come templi A e B separati da una strada intertemplare che circonda e delimita in parte il luogo cultuale.

Resti di abitazioni di età ellenistica, un complesso sistema di cisterne fra cui la cosiddetta Piscina, impianti di torri medievali e strade poggianti su fondamenti più antichi, lo sterminato paesaggio che va dal Mar Tirreno agli Appennini rendono questo luogo uno dei più interessanti e piacevoli della città.

Nel 1987 sono ripresi i lavori di scavi all’Acropoli di Volterra sotto la direzione della Prof.ssa Marisa Bonamici che, insieme agli scavi di Doro Levi (1926) e di Mauro Cristofani (1967-1972), hanno arricchito enormemente la sequenza stratigrafica e strutturale del sito.

Il Tempio A e la fine del Santuario

Dopo circa mezzo secolo dalla sua fondazione, al tempio tuscanico viene affiancato un secondo edificio sacro, di piccole dimensioni, con fronte rivolta verso nord – est, che va ad occupare una zona che aveva già ospitato un modesto edificio di servizio.

In un clima culturale e politico mutato, fortemente segnato dalla presenza di Roma, il nuovo edificio non segue il modello architettonico nazionale etrusco, ma è costruito secondo una planimetria di origine greca che viene recepita a Volterra attraverso contatti con Roma stessa, come dimostra il tempio della Magna Mater sul Palatino. Secondo un modello in uso nel Lazio, l’edificio viene circondato da un recinto con il pavimento basolato del quale rimane tuttora da portare alla luce il lato rivolto verso nord – est.

Nella stessa epoca (metà del II sec. a.C.) lungo il margine sud – occidentale del pianoro viene costurito un edificio dalla planimetria in parte sconosciuta, ma che dovette essere di prestigio e di uso sacrale. Di questo complesso è stato finora scavato un solo vano, nel quale è stato rinvenuto un paramento affrescato secondo i canoni del c.d. Primo Stile, un modo di decorare le pareti che fu portato a Roma e in Etruria da pittori provenienti dalle isole greche.

Questo fu l’ultimo edificio che fu eretto nell’area sacra ed ebbe vita breve perchè crollò in occasione dello scontro militare tra i partigiani di Mario e quelli di Silla che ebbe luogo proprio a Volterra nell’82 a.C.

Ancora più tardi, nel III sec. d.C., crollarono i due edifici sacri ellenistici, testimoni dimenticati di una religione ormai sorpassata dai tempi.

Tempio B

Verso la fine del III sec. a.C. il tempio tuscanico andato distrutto per lo smottamento della pendice della rupe fu sostituito con un edificio del tutto analogo, il cui porticato si sovrappone al piazzale del vecchio tempio, dove si trovava l’impianto della vasche cultuali.

Il nuovo tempio, anch’esso andato in gran parte distrutto per l’erosione della rupe, ha una planimetria tuscanica, con alto podio, porticato di tre file di quattro colonne, scalinata per accedere al livello del pavimento.

Niente si conserva dell’elevato, ad eccezione di un gruppo di sculture di terracotta originariamente pertinenti alla copertura dell’edificio.

Il tempio non era isolato, ma le sue adiacenze dalla parte della fronte erano sistemate come recinti scoperti destinati ad ospitare le operazioni di culto e di devozione: offerte di primizie, sacrifici di animali, libagioni.

Nei tre cortili relativi al tempio sono state messe in luce strutture votive per lo più sotterranee, tra le quali ricordiamo: un pozzetto lasciato aperto e progressivamente riempito con resti di sacrifici, un grosso vaso interrato privato del fondo contenete resti di sacrifici e di libagioni, una fossetta con all’interno un condotto fittile pieno di resti di uva e di fichi.

Questo tipo di rituali si conviene in genere a divinità della terra e della fertilità e la presenza nel santuario di simili figure è confermata dal rinvenimento di due dediche iscritte su vasi, una delle quali menziona una dea “madre”, l’altra di un dio “nonno”.

Il Santuario e le sue vicende più antiche

Il santuario che fu installato sull’acropoli risale alla metà del VII sec. a.C. ed è il più antico di tutta la Toscana. Delle primitive strutture dell’impianto sono stati rinvenuti pochi resti poichè esse sono state distrutte o coperte dagli edifici più recenti.

Al di sotto del tempio A è stato recuperato un tratto del primo muro di cinta dell’area sacra, con la relativa apertura per l’ingresso.

Circa un secolo dopo, nella secondo metà del VI sec. a.C., deve porsi datatazione di un piccolo tempio che si è conservato parzialmente nel sottosuolo del cortile antistante al tempio B. Di grande interesse è il fatto che gli elementi decorativi del tetto, recuperati come crollo, risultano opera di maestranze provenienti dalla Campania.

Verso il 480 a.C. nel settore nord-occidentale dell’area sacra fu costruito un altro tempio, di pianta tuscanica, del quale si è conservato un tratto di uno dei muri laterali e alcuni blocchi della fronte inglobati in strutture più tarde.

All’inizio del III sec. a.C. il piazzale davanti alla sua dronte ospito un sistema di vasche usate per il culti.

Prima  che il tempio rovinasse a valle per uno smottamento della pendice della rupe il materiale della copertura fu intenzionalmente recuperato e deposto in una cavità della roccia nel sottosuolo del recinto antistante al tempio A, dove è stato rinvenuto nei recenti scavi. Anche in questo caso le maestranze che hanno messo in opera la copertura non sono locali, ma provengono dall’Etruria meridionale, forse da Caere.

 

Parco Enrico Fiumi,
Volterra 56048 Volterra
Get directions



Booking.com