Palazzo Ricciarelli Dello Sbarba

Indirizzo
Via Ricciarelli, 32

Orari
Aperto solo su appuntamento.

Costi
NOT FOUND

Informazioni
info@albergodiffusovolterra.com

Il Palazzo Ricciarelli Dello Sbarba è stato edificato dalla famiglia Ricciarelli nel diciassettesimo secolo su più antichi corpi di fabbrica. Ad esso nei secoli successivi sono stati uniti i palazzi Contugi, Pagnini, Cinci, oltre ad altre abitazioni contigue ed alle stalle con orto di proprietà della Mensa Vescovile poste sulla restrostante via Del Mandorlo, fino a formare un intero isolato di proprietà.

Non tutti sanno che il Palazzo Ricciarelli Dello Sbarba, aperto al pubblico per visitare la dimora storica ADSI si offre anche come spazio privilegiato per realizzare il sogno di una vacanza unica e il desiderio di un soggiorno esclusivo in coppia in una residenza privata dove si vive e si respira la storia e l’arte, la cultura e la ricercatezza di un tempo. Qui è possibile sentirsi piacevolmente immersi nell’intimità di una casa come fosse propria. La residenza mette a disposizione dei propri ospiti il salone e le altre sale completamente affrescati, la camera patronale, e i servizi: ingresso, cucina, bagno con doccia.

Vivere in un appartamento con tutti i comfort di un albergo si può. E’ il vantaggio degli appartamenti legati all’Albergo Diffuso di Volterra.

In sintesi l’Albergo Diffuso è un hotel a tutti gli effetti con l’unica differenza che le residenze non si trovano in un unica grande struttura, ma sono disseminate in tutto il centro storico, ad ad una distanza minimale e accettabile dalla reception. Stile villaggio turistico. Sembra una semplice strategia di homesharing come quella di Airbnb, ma in questo caso si offrono dei servizi che solo l’albergo ha: che sia il cambio di bianchieria giornaliero o il servizio di colazione in camera. Nulla cambia quindi, se non quella di avere appartamenti disseminati un po’ qua e un po’ là, senza essere un agglomerato unico.

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Albergo Diffuso
Appartamento

Check In
h 15:00 – 24:00

Check Out
h 7:00 – 11:00

Alloggio
: 2 Posti Letto
: 3 Posti Letto

Accoglienza
Check-in e check-out privati.

Trattamento
Solo Pernottamento.

Intrattenimento
Pianoforte.
Biblioteca.

Servizi
Riscaldamento.
Essenziali Bagno.

In ogni albergo che si rispetti, diffuso o meno, la reception non può mancare. E’ il luogo dove gli ospiti arrivano, ritirano le chiavi e possono trovare assistenza per il loro soggiorno. Si occupano di darti il benvenuto in città, presentano le attività e i principali punti di interesse. Lavorano front e back office, effettuano le corrette registrazioni ed accompagnano gli ospiti negli appartamenti. La reception si trova in Via Porta all’Arco, 19. Questo è il punto di riferimento centrale dell’Albergo Diffuso.

> Scopri, la reception di Albergo Diffuso.

GLI ESTERNI

La facciata principale del palazzo Ricciarelli è nello stile detto fiorentino, con cornici di bozze e cornicione. La trecentesca facciata del palazzo già Contugi è architettonicamente molto interessante. Essa è realizzata in bugnato, e sotto le finestre ricavate negli archi ad ogiva, presenta le tipiche finestre per i bambini.

Il palazzo è nato dall’accorpamento di più antiche abitazioni riadattate per ottene un struttura omogenea caratterizzata da un corpo principale a due piani più piano terreno con finestre rettangolari e portone ogivale incorniciati con bozze e marcapiano al primo piano, oltre ad un un corpo laterale a tre piani più semplice e privo di profilature. Corrado Ricci, nella sua guida della città di Volterra, edita del 1905, definisce i palazzi volterrani di questo tipo alla fiorentina, poiché per l’autore vengono ripresi i caratteri (o almeno una parte) del fiorentino palazzo Guadagni attribuito a Simone del Pollaiolo.

I Ricciarelli cominciano ad acquistare immobili in contrada nella Borgo, posta in parrocchia del Duomo, nell’anno 1601. Si tratta della metà di una casa e un’altra mezza acquistate da Emilio di Conte di Bernardino Conti. Negli anni successivi, in seguito a vari passaggi di proprietà con i Conti, i Ricciarelli arrivano a possedere alcune case in Borgo. Nel 1677 comprano da Valerio Spada per 80 scudi una casa già del Bava, limitrofa alle precedenti Nel 1685 comprano alla tromba, ovvero all’asta, una casa a più piani posta tra la via maestra ed il Chiasso (ovvero tra le attuali via Ricciarelli e via del Mandorlo) di proprietà dei Lottini già appartenuta ancora alla famiglia Del Bava, messa in vendita dalla Compagnia del Santissimo Sacramento, creditrice di detti Lottini.

Nel 1709 le case acquistate sono descritte come una nobil casa nobilmente arredata, come riportato nelle provanze di nobiltà necessarie a Bartolomeo Gaetano di Mario Felice Ricciarelli per vestire l’abito di Cavaliere di Santo Stefano.

Nel 1750, per regolamentare il ceto nobile, viene istituito nelle maggiori città toscane il patriziato cittadino, secondo quanto stabilito dalla “Legge per regolamento della nobiltà e cittadinanza” che prescriveva i titoli ed i requisiti necessari per ottenere il riconoscimento di qualità nobiliare; tra questi vi era appunto il possesso di un palazzo cittadino.

Nonostante il riconoscimento dello status di dimora nobiliare Raffaello Paganelli del 1795 descrive la facciata sulla via come un composto “più casuale per l’acquisto di più case riunite” (ancora oggi permangono differenze nella facciata, sopra descritte; la Sovrintendenza ai Monumenti ha voluto rimarcare questa differenza tra le due parti della facciata facendole dividere dalla calata di una gronda durante un restauro risalente agli anno 90 del secolo scorso).

Negli anni successivi i Ricciarelli hanno continuato a perseguire la costruzione di quella domus magna ricercata dalla aristocrazia dell’epoca per mostrare il proprio prestigio economico e sociale. Nei primi dell’ottocento il palazzo subisce importanti interventi di miglioramento ed ampliamento, forse a questa epoca risale anche il bel portone.

Nell 1830 viene costruito un terrazzo, con appartamento annesso, sopra il sottotetto inabitabile di una parte del palazzo, posto sul prospetto principale di via Ricciarelli.

Nel novecento il nuovo proprietario Brunellesco Dello Sbarba lascia sostanzialmente invariata la facciata ma costruisce un quartiere sopra il terrazzo.

Nella parte posteriore i palazzi formanti l’isolato di proprietà Ricciarelli poi Dello Sbarba appaiono come un corpo unico. Brunellesco Dello Sbarba tra il 1924 ed il 1926 compra altri immobili in via Del Mandorlo, dal lato opposto della strada,  da Edoardo Verdiani e dalla Mensa Vescovile. Negli orti degli immobili acquistati realizza un giardino pensile posto ai confini delle mura castellane della città. Il giardino è costruito secondo gli stilemi del giardino rinascimentale all’italiana: al centro è posta una peschiera, viali inghiaiati delimitano le aiuole di bosso geometricamente riquadrato, ai confini panoramici è presente un berceau con salotto in pietra, inoltre statue raffiguranti le quattro stagioni, alberi secolari e da frutto, aiuole di peonie, iris ed ortensie, bordure di sassifraghe e gigli ed altro arricchiscono ulteriormente l’insieme.  Il giardino è collegato al palazzo mediante un cavalcavia realizzato con una passerella di attracco per imbarcazioni proveniente da Venezia.

GLI INTERNI

Il Palazzo nasce dall’acquisto e dall’aggregazione di vari immobili in tempi diversi, con riadattamenti successivi in base alle necessità proprie dell’epoca, non parte quindi da un disegno omogeneo ed unitario progettuale.

L’aspetto interno attuale, per lo più dovuto alla ristrutturazione ottocentesca, vide la realizzazione dell’ampio androne, della scala e del cortile con pozzo.

I dettagli degli interni del palazzo sono caratteristici della cultura dell’epoca, come le porte e le belle decorazioni, dovute in massima parte al radicofanese Lodovico Gamberucci, artista preferito dell’aristocrazia volterrana.

L’intero isolato Ricciarelli fu comprato nel 1910 da Brunellesco Dello Sbarba, che restaurò le facciate e riadattò nuovamente il palazzo ai mutati costumi e esigenze della famiglia, ampliandolo, dotandolo di acqua corrente, di corrente elettrica, di moderni servizi igenici e di riscaldamento e abbellendo alcune stanze con nuove pitture murali opera del pittore volterrano Menotti Caluri.

I discendenti di Brunellesco abitano ancora il palazzo.

All’interno del Palazzo ci sono stanze meritevoli di nota:

LO STUDIO

Come altre stanze del palazzo, ha avuto diverse destinazioni d’uso nel corso dei secoli: è stato prima salotto, poi nel settecento una camera estiva, salotto nell’ottocento ed infine studio nel novecento.

Tra il 1874 ed il 1875 Lodovico Gamberucci dipinge la volta con carattere grottesco, con al centro del soffitto  un cerchio rosso cupo percorso da un finto rilievo bianco rappresentante le tre Grazie.

Le fasce di raccordo tra parete e soffitto con i particolari floreali ed i dettagli degli uccelli  sono state eseguite con particolare minuzia dal Gamberucci o forse dall’ignoto pittore settecentesco, autore della pittura della volta della sala principale del palazzo.

SALA GRANDE DI INGRESSO

Questa stanza, completamente affrescata è la più grande del palazzo ed una delle più grandi tra i palazzi volterrani. È approssimativamente quadrata ed ha una dimensione di circa 80 mq. È il salone principale della casa e nell’ottocento è stata destinata a sala da ballo.

Gli affreschi della volta sono attribuiti alla fine del settecento. Le pitture alle pareti sono state eseguite da Lodovico Gamberucci nella metà dell’ottocento ed in parte riprese ai primi del novecento da Menotti Caluri.

Di particolare pregio sono le porte ottocentesche ed il pavimento in cotto antico un tempo coperto da tappeti. La notevole altezza delle finestre permette alla stanza di avere un’ottima illuminazione pur trovandosi in una strada di per sé poco illuminata.

SALOTTO BUONO

Esiste il salotto buono del palazzo, ad eccezione di buona parte del novecento durante il quale è stata camera da letto. Il salotto era già affrescato nella descrizione del 1794, le pitture quindi dovevano  essere anteriori anche a quelle della sala principale.

I dipinti attuali sono stati opera di Lodovico Gamberucci e risalgono al 1874.

Essi consistono in una garbata ornamentazione monocroma in finto stucco all’interno della quale vi sono dei paesaggi probabilmente di fantasia. Alle pareti vi sono tracce di pitture rappesentanti delle donne che reggono dei tendaggi.

SALA GIALLA

Questo salotto buio faceva un tempo parte di una serie di tre salotti di rappresentanza, era detto anche salotto giallo per la carta da parati un tempo presente. Nell’ottocento è stato usato come sala da biliardo.

La volta della stanza è stata affrescata nella metà dell’ottocento da Lodovico Gamberucci. Nella parte centrale della pittura della volta è rappresentata un’aquila con un ramo di ulivo ed uno di palma, immagine iconica presente anche in altre decorazione di palazzi ottocenteschi.

Anche questa pittura, nella sua semplicità, testimonia la volontà del Gamberucci di caratterizzare ogni ambiente con caratteri propri e differenti dalle altre stanze.

Alle pareti sono presenti tracce di dipinti che simulano una carta da parati.

Di particolare interesse è il pavimento, caratterizzato da una pittura in finto marmo sopra una classica pavimentazione in cotto.

Via Ricciarelli 32
Volterra 56048 Volterra
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