Parco Enrico Fiumi

Quel prato solitario su cui s’allunga l’ombra del mastio che emerge dalla cintola in su dominando il cammino di ronda fra i due torrioni angolari, e l’albero degli Inghirami che di quivi appare senza tronco, simile a una cupola posata su l’erba, vasta come quella del battistero a riscontro emergente di là dal tetto del palagio, di là dalle banderuole di ferro che in perpetuo stridono portando l’aquila su la ruota; e sotto il parapetto la perpetua tempesta degli elci abbarbicati ne li ‘erta, l’incessante mugghio che affatica la fronda bruna. 1

Mentre passeggiamo sul Viale dei Ponti, un folto di lecci, abbarbicandosi anche sulle antiche mura, ci impedisce di capire come, fra quelle piante millenarie, ci sia la parte più alta di Volterra.

Qui siamo a 555 metri contro i 532 della Piazza dei Priori. Questa zona è denominata Piano di Castello, ed è esposta a mezzogiorno, è bella e, storicamente, fra le più importanti della città: gli scavi qui effettuati hanno riportato alla luce reperti prodotti in un arco di tempo che va dal periodo etrusco a quello medievale.

Un frammento introduttivo ha già presentato l’ambiente del Piano di Castello e pertanto non rimane che descriverne la storia fatta di giorni turbolenti, resi mesti dalla triste esperienza delle vite perdute nelle segrete del Maschio.

Ma prima di tutto facciamo conoscere le iniziative prese affinchè si salvasse il pregevole patrimonio archeologico del Piano di Castello.

Nel Settembre del 1951, quando i lavori di scavo dell’antico teatro di Vallebuona erano giunti a buon punto, il compianto Prof. Enrico Fiumi ripropose l’esplorazione e la sistemazione del Piano di Castello, tanto più che lo stesso era sottoposto fin dal 1926 al vincolo archeologico e paesistico.

Nel 1952 gli Inghirami confermarono la loro disponibilità alla cessione dell’area e il Ministero della Pubblica Istruzione assicurò che la spesa sarebbe stata inserita nel suo bilancio. Tutto sembrava ormai avviato ad una felice soluzione, senonchè a causa di una serie di complicate verifiche catastali, di sopraluoghi da parte della Sovrintendenza alle antichità e di altri uffici statali, la pratica si perse in un intricato iter burocratico.

Passarono alcuni anni e l’acquisto del terreno da parte della Stato non era più riproponibile; allo stesso tempo il Comune non poteva assumere un onere così pesante.

Era necessaria quindi una terza soluzione: l’acquisto del Piano di Castello non sarebbe stato utile solo sotto l’aspetto archeologico, ma prezioso anche nel tentativo di dotare la città di una zona verde bella, vasta e centrale.

Grazie a questo secondo aspetto, il Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio di Volterra, che in base ad una norma statutaria può destinare somme per beneficenza e per fini sociali, dette mandato alla Direzione generale di prendere contatti con i proprietari del terreno. Le trattative si svolsero in modo assai favorevole tanto che nel mese di Maggio del 1966 il terreno del Piano di Castello passò di proprietà dagli Inghirami alla Cassa di Risparmio. L’ente cittadino fece predisporre il progetto di sistemazione e, dopo la sua approvazione, dette subito il via ai lavori, riducendo a prato e a zona alberata un ettaro e mezzo di terreno, dotandolo di vialetti per una facile circolazione pedonale, di attrezzature adeguate per i giochi dei bambini e dei servizi necessari. Tutto sorse come per incanto. Da un terreno per anni destinato alla coltivazione, costellato di acquitrini e roveti, nacque un bel parco, il Parco Pubblico Enrico Fiumi, che ne fu l’ideatore e il promotore.

Un ringraziamento particolare Volterra lo deve alla Cassa di Risparmio, sempre sensibile e generosa verso necessità cittadine, per aver portato a compimento un così importante lavoro.

Il 27 Maggio 1978 si svolse nella sala consiliare del Palazzo dei Priori la cerimonia della consegna ufficiale del Parco Pubblico “Enrico Fiumi” alla cittadinanza volterrana che, dopo decine di secoli, tornò nel pieno possesso dell’antichissima Acropoli e del Piano di Castello: uno scenario di incomparabile bellezza.

© Mario Pertici, ELIO PERTICI
L’Acropoli Etrusca, in “Volterra, L’acropoli e il Piano di Castello”, a. Giugno 1992, t. GRAFICA 41, Pisa
1 G. D’Annunzio, Forse che si forse che no, Milano Treves, 1910, vol. 1′, libro 2′, pago 227.

 

Il Parco si estende sull’altura dell’antica l’Acropoli che oggi è il polmone verde della città ricoperta da un folto manto erboso e ombreggiata da alberi e piante mediterranei. È delimitato dalla Fortezza Medicea e dalle mura etrusche. All’estremità dei bastioni occidentali, sorge il parco archeologico all’interno del quale si trovano i resti dell’acropoli etrusco-romana e una grande cisterna romana.

Meta di passeggiate, di partitelle di calcio, di pic-nic, è qui che si incontrano Volterrani e visitatori, tutti sorvegliati dalle imponenti mura della Fortezza, che chiude il Parco a Est, e protetti dalla spiritualità emanata dai resti dei templi etruschi, che sonnecchiano sul lato Sud.

Oggi la Fortezza è una prigione di Stato e ospita circa 200 detenuti di cui una parte aderisce ad un programma culturale che li vede protagonisti di rappresentazioni teatrali.

Viale Wunsiedel
Volterra 56048 Volterra
Get directions



Booking.com