Pinacoteca Civica

Indirizzo
Via dei Sarti, 1

Orari
14 Mar – 1 Nov
Aperto tutti i giorni
09.00 – 19:00

2 Nov – 30 Nov
Aperto tutti i giorni
10.00 – 16.30

1 Dic – 8 Gen
Aperto tutti i giorni
10.00 – 18.00

9 Gen – 13 Mar
Aperto tutti i giorni
10.00 – 16.30

25 Dic
15.30 – 19.30

1 Gen
12.00 – 18.00

Costi
Intero € 8,00
Ridotto Ragazzi 6-16, over 60, Soci Coop e TCI € 6,00
Gruppi (min 15 pax) € 6,00
Bambini sotto 6 anni GRATIS
Residenti di Volterra GRATIS

Oppure acquista la Volterra Card

Informazioni
a.furiesi@comune.volterra.pi.it

Corrado Ricci (1858-1934) fu un grande storico dell’arte e un soprintendente fra i più attivi e maggiormente impegnati nella tutela e valorizzazione delle opere d’arte italiane.La sua carriera lo ha portato a vivere e conoscere tutte le realtà artistiche italiane.

È stato direttore della Reale Galleria di Parma (1893) e di Modena (1894), è stato il primo Soprintendente ai Monumenti di Ravenna (1897) per poi passare nel 1898 alla direzione della Pinacoteca di Brera dove curò il riassetto completo, organizzando il recupero del patrimonio che era andato disperso in seguito alle razzie napoleoniche. Dal 1903 fu direttore degli Uffizi di Firenze, dove ristrutturò l’intera galleria, riorganizzando il Gabinetto Disegni e Stampe e fondando il Museo Topografico Fiorentino. Nel 1906 fu nominato Direttore Generale per le Anti-chità e Belle arti, concentrando nelle sue mani, grazie alla riforma da lui suggerita ed attuata, un potere decisionale quasi assoluto nel campo della tutela e del restauro. Nel 1929 la nomina a Presidente del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti. Nel 1904 soggiornò per diverso tempo a Volterra insieme alla moglie e, oltre che scrivere un importante libro sui monumenti e le opere d’arte di Volterra, uscito nel 1905, ideò ed illustrò al sindaco e alle autorità cittadine un suo progetto per creare una Galleria Pittorica nella città di cui aveva subito il fascino e che voleva aiutare valorizzandone il patrimonio artistico.

Il sindaco, Alessandro Leonori Cecina, accolse favorevolmente la sua proposta e organizzò un incontro con i rappresentanti degli enti cittadini che possedevano opere d’arte che potevano confluire nella nuova Galleria. L’incontro ebbe luogo il 9 agosto 1904 e il progetto, illustrato dal Ricci stesso, fu accolto favorevolmente da tutti i convenuti. Iniziò così il percorso che vide la nascita della Pinacoteca.

LA NASCITA DELLA PINACOTECA

Il progetto che Corrado Ricci presentò alle auto-rità cittadine prevedeva la realizzazione di un museo nuovo. Nuovo non tanto nei sistemi di allestimento, quanto nel metodo da usare per scegliere i quadri da collocarvi. Infatti Ricci avrebbe collocato nella galleria non opere ancora legate al culto, ma – è lui stesso a scriverlo più volte nelle sue pubblicazioni – “solo dipinti che non si trovavano più sugli altari e molto meno nei luoghi per cui furono fatti: oggetti d’arte esuli, usciti da chiese soppresse o pericolanti, e poco dopo pericolate, oggetti d’arte che pur conveniva e converrà sempre ospitare come orfani rimasti senza genitori – o se volete meglio – vecchi rimasti senza ricovero”. E di opere di tal genere Volterra allora abbondava.

Dopo le numerose soppressioni di enti religiosi e monasteri avvenute fra fine Settecento e primi dell’Ottocento, nel Palazzo dei Priori si trovava già un discreto numero di quadri, mentre altri – provenienti da chiese sconsacrate o pericolanti – erano conservati dal 1842 nella cappella di San Carlo in Duomo. Furono questi i principali nuclei della nuova raccolta. Comprendevano opere di importanti autori come Domenico Ghirlandaio.

Luca Signorelli e, soprattutto, la grande pala della Deposizione del Rosso Fiorentino, che costituì il fulcro intorno cui Ricci organizzò l’allestimento della Galleria.“Pochi ma buoni”, come lui scrisse, sicuramente orgoglioso, qualche mese dopo l’inaugurazione della raccolta che avvenne il 7 settembre 1905.

Pochi, buoni e esposti in una sede molto prestigiosa, il secondo piano del Palazzo dei Priori, centro da secoli della vita politica cittadina e anche importante luogo di cultura, avendo ospitato, fino ad alcuni anni prima, an-che il Museo Etrusco e la Biblioteca Guarnacci.

LA GALLERIA PITTORICA

La Pinacoteca venne aperta nel settembre 1905 e subito destò un forte interesse nel mondo accademico e degli appassionati d’arte. Col tempo divenne una tappa obbligata per tutti coloro che si recavano a Volterra.

Il primo ospite illustre fu il celebre poeta Gabriele D’Annunzio che la visitò nell’ottobre del 1909, durante il suo secondo soggiorno volterrano e che servì allo scritto-re per scrivere il “Forse che si forse che no”, che volle ambientato a Volterra. Nelle pagine del romanzo compaiono belle descrizioni dei quadri principali della Pinacoteca, fra cui quella – divenuta poi famosissima – della Deposizione e che fece grande propaganda alla città e alla Galleria pittorica.

Nei primi anni di apertura la Galleria pittorica aveva una gestione molto semplice, una commissione formata dai rappresen-tanti degli enti proprietari dei quadri si riuniva una volta all’anno sotto la guida del sindaco per approvare i bilanci e scegliere gli indirizzi principali della gestione. Gli introiti dei primi anni – dovuti solamente al biglietto, che costava 50 centesimi – erano destinati principalmente a pagare il custode, che riscuoteva il 40% dell’incasso annuo, e a ripagare la somma che il Comune di Volterra aveva anticipato per allestire il museo: 804 lire. Ci vollero nove anni per restituire la somma al Comune, anche perchè i visitatori erano non più di 300-400 all’anno.

Nel 1920 viene deciso, per la prima volta, di fare pubblicità alla Pinacoteca, pagando l’inserimento di un annuncio sulla nuova guida di San Gimignano. Solo dopo quell’anno si assiste ad un incremento sostanziale dei visitatori, tale da far si che il Capitolo dei Canonici chiese – e l’assemblea approvò la proposta – che gli utili venissero divisi fra gli enti. Dal 1923 gli utili vennero così divisi: metà all’amministrazione della Galleria, metà alla Cattedrale, di questi un terzo era per l’Opera del Duomo e due terzi per il Capitolo dei Canonici, che li usò per iniziare l’allestimento del Museo di Arte Sacra.

RESTAURI E VISITATORI

Negli anni venti e trenta si consolida l’interesse per la nostra Pinacoteca. È questo il periodo in cui cominciano, infatti, a diffondersi le gite culturali e aziendali, soprattutto quelle destinate, secondo la propaganda del Ventennio, a rivalutare gli antichi fasti della nostra storia. Per questo motivo Volterra, che era già nota dalle pagine dei libri di D’Annunzio, vide aumentare il nu-mero di turisti, soprattutto gruppi, molti dei quali si recavano a visitare la Pinacoteca.
Nel 1934 un grosso intervento di restauro interessò molti quadri. Dopo quasi trent’anni dall’apertura della Galleria molti di essi non erano stati ancora restaurati e su altri, con il tempo, si cominciavano a notare problemi di conservazione dovuti, forse, a problemi ambientali. Il Soprintendente di allora, il prof. Peleo Bacci, dette l’incarico al noto pittore Italo dal Mas che si recò a Volterra nel giugno di quell’anno. Il Dal Mas trovò i quadri pesantemente ritoccati da restauri precedenti, molti dei quali però avevano interessato solo la parte pittorica, mentre invece era stata trascurata la parte in legno. Il lavoro interessò dieci opere della Pinacoteca fra cui la Maestà del Ghirlandaio.

Nel 1935 il Podestà di Volterra elaborò e fece approvare un regolamento di gestione. Con esso il comune si accollò l’onere di provvedere alla sorveglianza con proprio personale da pagare con i proventi dei biglietti, che dovevano servire anche per le altre spese di gestione. La fama del quadro del Rosso Fiorentino aumentò sempre di più, tanto da essere richiesto a molte mostre, fra cui quella sull’Arte Italiana a Parigi nel 1937 e un’altra a Firenze sul manierismo nel 1940, dove il dipinto fu l’indiscusso protagonista, insieme alle opere di Pieter de Witte, sempre provenienti dalla Pinacoteca di Volterra.

IL DOPOGUERRA

Nel 1948 la Pinacoteca di Volterra era priva di alcune importanti opere, fra cui la Deposizione del Rosso, che erano state portate nel 1940 a Firenze per la mostra sul Manierismo e che non erano ancora state riconsegnate a causa della guerra. La Galleria, del resto rimase chiusa fino al luglio di quell’anno. Riaprì, comunque, sprovvista del suo quadro più importante, che era in deposito a Pisa e che ritornò solo alla fine del 1948. Negli anni successivi la Pinacoteca continuò a essere visitata da un numero sempre maggiore di visitatori, stante anche l’aumentato interesse di Volterra come città turistica, anche se la pessima situazione economica consentiva solo a pochi di potersi permettere una gita.

Nei primi anni ’50 venne richiesto più volte il prestito della Deposizione del Rosso Fiorentino per mostre organizzate da vari istituti culturali, ma il ricordo degli anni in cui quest’opera era mancata da Volterra, convinsero i membri della commissione amministratrice della Galleria a non consegnare l’opera. Solamente alla metà degli anni ’50 furono prestate alcune opere per importanti mostre, grazie alla mediazione di Enrico Fiumi, direttore del museo etrusco, che sosteneva che la città non si poteva estraniare da tali iniziative culturali.

Grazie anche alla partecipazione a queste mostre i dipinti della Pinacoteca divennero sempre più famosi attirando anche ospiti illustri. Nonostante la Deposizione non venisse spostata era comunque uno dei quadri più famosi, essendo riprodotta sulla totalità dei libri di storia dell’arte italiana. Un pregevole cameo compare nel film “La ricotta” di Pier Paolo Pasolini (1963), dove il regista riproduce esattamente la scena del quadro.

IL PALAZZO MINUCCI – SOLAINI

Il Palazzo Minucci Solaini è certamente uno dei più bei palazzi di Volterra, ma la sua bellezza è frutto di un lungo e paziente intervento di restauro durato circa vent’anni. L’edificio divenne di proprietà pubblica alla morte del suo ultimo proprietario, il commendator Ezio Solaini, deceduto nel 1942. Direttore del Museo Guarnacci, fu uno dei principali promotori della Pinacoteca e proprietario di 1/3 del palazzo che, per testamento, volle donare allo Stato. Il resto dell’edificio venne acquistato nel 1960 dopo un lungo iter burocratico. Solo allora iniziarono i lavori che lo riportarono all’originario splendore. Infatti nel corso dei secoli il palazzo era stato notevolmente trasformato. Nell’Ottocento – dopo l’estinzione della casata dei Minucci di Volterra – era stato frazionato in vari appartamenti ed il chiostro tamponato e suddiviso in ambienti destinati a botteghe. Per capire l’entità dei lavori basti pensare che nel 1960 comprendeva oltre 52 vani, mentre alla fine del restauro le sale originali sono tornate ad essere 22.

Il palazzo fu costruito alla fine del Cinquecento dai membri della famiglia Minucci – probabilmente su progetto di Antonio da Sangallo il Vecchio – ed era addossato alle antiche case torri di proprietà della stessa famiglia. Gli ambienti residenziali si sviluppano su tre piani intorno ad un chiostro che aiuta a dare luce alle stanze e che risultava essere anche un punto di aggregazione, data la presenza della cisterna e del collegamento con il giardino. Una altana all’ultimo piano contribuisce a rendere più agile e snella la struttura architettonica.Il progetto di destinazione che la Soprintendenza ai Monumenti di Pisa elaborò prevedeva di trasferirvi, una volta terminato il restauro, la Biblioteca Comunale, la Biblioteca Guarnacci, l’Archivio Storico Comunale e al secondo piano la Pinacoteca. Il palazzo fu inaugurato ospitandovi, l’8 agosto 1980 una importante mostra di artigianato artistico: “Manualità, città dell’artigianato”. Nel 1982 il progetto fu modificato e l’intero edificio fu destinato ad ospitare la Pinacoteca Civica.

LA NUOVA PINACOTECA

Nel 1981 molti quadri della Pinacoteca parteciparono ad una grande mostra sull’arte medievale a Volterra “Momenti dell’arte a Volterra”, che fu allestita nei locali di Palazzo Solaini. Visti i risultati ottenuti da questa mostra la Soprintendenza di Pisa e l’Amministrazione Comunale di Volterra vollero trasferire in Palazzo Solaini l’intera Pinacoteca. L’intenzione era quella di realizzare un nuovo museo – il museo della città – il cui nucleo principale era costituito dai quadri della Galleria Pittorica, ma arricchito con altre raccolte, primi fra tutti i materiali non archeologici del Museo Guarnacci: sculture, monete, medaglie e ceramiche medievali e moderne. In questi ampi ambienti anche i quadri potevano essere esposti meglio, con un allestimento più moderno e scientifico.
Fu così che, pochi mesi dopo la mostra, tutte le opere vennero trasferite in Palazzo Solaini e riorganizzate con un nuovo allestimento che venne inaugurato il 21 luglio 1982. Il progetto venne eseguito a cura della Soprintendenza di Pisa e il Comune di Volterra contribuì aumentando l’organico e, per la prima volta, fu nominato un direttore, Franco Lessi. I primi anni della nuova sede hanno visto incrementare la collezione di opere esposte, sopratutto nel 1985 quando fu completata la consegna dei materiali provenienti dal Museo Etrusco, che venne ristrutturato per ospitare la mostra dell’Anno degli Etruschi.

LA PINACOTECA OGGI

Nel 1994 la Pinacoteca si trovò di fronte al primo grande impegno espositivo. In quell’anno, infatti, la Regione Toscana celebrò il Manierismo con alcune di mostre allestite contemporaneamente in varie sedi. Volterra, che conserva il capolavoro del Rosso Fiorentino vide Palazzo Solaini protagonista della mostra dedicata a questo pittore, e in quelle sale trovarono posto numerose delle opere da lui realizzate in Toscana. La mostra ebbe un notevole successo di pubblico e, per la prima volta, la nuova sede fu visitata da decine di migliaia di visitatori in pochi mesi.

Questo è stato il vero lancio della Pinacoteca civica che, da allora ha contato un numero sempre maggiore di visitatori, arrivando a superare la soglia delle 30.000 presenze per diversi anni.

© Alessandro Furiesi, ALESSANDRO FURIESI
Un Secolo di Pinacoteca a Volterra, in “Un Secolo di Pinacoteca a Volterra”
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Volterra 56048 Volterra
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