Teatro Romano

Indirizzo
Piazza Caduti nei Lager Nazisti

Orari
16 Mar – 1 Nov
Aperto tutti i giorni
10.00 – 17:30

2 Nov – 30 Nov
Aperto tutti i giorni
10.00 – 16.30

1 Dic – 8 Gen
Aperto tutti i giorni
10.00 – 18.00

9 Gen – 13 Mar
Aperto tutti i giorni
10.00 – 16.30

25 Dic
Chiuso

1 Gen
12.00 – 16.30

Costi
Intero € 14,00
Ridotto Studenti e Over 60 € 12,00
Gruppi Adulti (min 20 pax) € 10,00
Gruppi Studenti (min 20 pax) € 5,00
Bambini under 6 e disabili GRATIS
Residenti di Volterra GRATIS

Oppure acquista la Volterra Card

Informazioni
a.furiesi@comune.volterra.pi.it

L’area archeologica di Vallebuona è uno dei più importanti siti ove è possibile comprendere l’evoluzione urbanistica e storica di Volterra, è un ampio spazio sulle pendici settentrionali di Volterra, poco oltre le mura che racchiudevano la città medievale.

Quest’area non era occupata in epoca etrusca, ma vi erano solo opere di contenimento del terreno, che era fortemente scosceso.

La zona fu però coinvolta in epoca romana da un’intensa attività urbanistica, con la costruzione di un grande complesso monumentale composto da un teatro e da un impianto termale, costruiti in epoche diverse, di cui oggi è possibile visitare i resti.

Gli scavi che portarono alla luce queste costruzioni iniziarono negli anni ’50, per merito dello studioso volterrano Enrico Fiumi.

Questi utilizzò come operai una squadra di malati ricoverati presso l’ospedale psichiatrico di Volterra, come ricorda la targa posta all’ingresso dell’edificio a ricordo del loro contributo.

Durante gli scavi venne rinvenuta buona parte di un’epigrafe dedicatoria del teatro – oggi conservata al museo Guarnacci – dalla quale apprendiamo che furono due membri della famiglia volterrana dei Cecina a costruire a loro spese il teatro fra l’1 a. C. e il 20 d. C.

Scendendo dall’attuale ingresso per i visitatori si arriva a una galleria coperta di forma semicircolare (cripta) che permetteva l’accesso del pubblico romano alla cavea, la zona delle gradinate occupate dagli spettatori; la galleria è quasi completamente franata, ma nei tratti ancora superstiti della copertura possiamo vedere i resti dell’intonaco che in origine rivestiva le pareti e il soffitto. AI di sopra della cripta vi sono i resti una grande terrazza ornata al centro da tre esedre dove si dovevano trovare, secondo un costume comune per l’epoca, le statue dei membri della famiglia imperiale, di cui sono state trovate solo le teste.

In origine l’ingresso al teatro avveniva attraverso questa terrazza dove si trovavano delle scalinate che portavano alla galleria sottostante.

La cavea si appoggia alla collina ed è composta da due ordini di gradinate rispettivamente di nove (media cavea) e dieci (ima cavea) file di sedili separati da uno stretto passaggio semicircolare.

I sedili, in calcare locale, si sono conservati solo in parte, come alcune delle scalette, in pietra di Montecatini, che sono disposte a raggiera confluendo verso il basso. Il contrasto fra il colore bianco delle gradinate e il nero delle scalette creava un effetto cromatico voluto.

Le due file di gradini più in basso erano in marmo e recavano incisi i nomi di molte delle famiglie volterrane, si trattava di un sistema piuttosto comune usato per riservare i posti alle autorità e alle famiglie più influenti della città.

Ai piedi della cavea vi è un semicerchio – l’orchestra – delimitato da un muretto (pulpitum), dietro il quale si trova il proscenio, uno spazio rettangolare coperto da un pavimento ligneo sul quale si muovevano gli attori. Tra il proscenio e il pulpitum, in un canale sotterraneo (aulaeum) era contenuto il sipario che veniva abbassato durante gli spettacoli. Ai lati del proscenio vi sono i paraskenia e sul fondo la scaena, costituita da una parete con aperture ed esedre inscritte fra colonne disposte su due piani. La parte sinistra di questa struttura è stata rialzata con un sostanziale intervento di restauro compiuto alla fine degli anni ’70, che consente di capire come si sviluppasse l’intera parete della scena; va però tenuto presente che tutta la struttura era rivestita di marmo colorato e le nicchie che si creavano fra le colonne potevano essere ornate da statue.

Fra le gradinate della cavea e i parasceni vi sono due gallerie chiamate parodoi, che dalle estremità del semicerchio immettono nell’orchestra. Mediante due porte, le gallerie sono collegate con vestiboli che fiancheggiano i parasceni. I vestiboli erano frequentati dagli spettatori per poter accedere al portico retrostante la scena.

Alla fine del II secolo d.C. il teatro subì alcuni lievi interventi, ma cessò definitivamente la sua attività verso la fine del III secolo, probabilmente a causa di un terremoto che ne fece crollare parte della struttura.

Alle spalle della scaena si vedono i tre bracci superstiti di un porticato, che fu realizzato in più fasi (un quarto braccio si dovrebbe trovare al di sotto della strada antistante il teatro).

La sezione più antica, contemporanea al teatro, era costituita solo dal lato posto dietro la scena; in seguito, in età Claudia (41-54 d. C.), furono completati i bracci orientale e occidentale.

AI centro dell’area racchiusa dal porticato venne costruito, fra la metà del III e IIIV secolo d. C., un grande impianto termale di cui si è conservata soltanto la parte inferiore dei muri e alcuni mosaici.

L’edificio venne costruito in un periodo di abbandono del teatro e fu realizzato con materiali di reimpiego tratti dal teatro stesso; ad esempio, per la soglia dell’abside della prima stanza furono utilizzate due spalliere dei sedili dell’orchestra.

Si entrava dal lato più vicino al teatro e la prima sala era adibita a spogliatoio (apodyterium), da qui si passava in un ambiente quadrangolare con due nicchie absidate che costituivano le vasche per l’immersione in acqua fredda (frigidarium). Seguiva una stanza ellittica di passaggio, che immetteva nelle stanze destinate ai bagni caldi; questo vano era pavimentato con un mosaico con riquadri policromi di nodi salomonici e rosette che è ancora visibile.

Da notare che vi sono due porte su un lato e una sull’altro, corrispondente allo spazio chiuso che si trova in mezzo a due porte; si tratta di una tecnica usata per mantenere la temperatura nelle riscaldate, evitando troppa dispersione di calore dalle aperture di ingresso.

Gli ambienti successivi sono il tepidarium, il calidarium e illaconicum. In questa zona, i pavimenti sono sopraelevati dal suolo per mezzo di pilastri in terracotta (suspensurae); in questo modo l’aria calda proveniente dai forni circolava nello spazio vuoto sotto il pavimento.

Tutte le stanze conservano ancora parte della decorazione in marmo delle pareti e alcuni mosaici; sono proprio i mosaici che permettono di datare questo impianto termale. Lo stile delle rappresentazioni non è anteriore al III secolo d. C.

Non sappiamo con precisione quando sia cessato il suo utilizzo, sicuramente era attivo in età tardo antica (V-VI sec. d.C.).

Quello di Vallebuona non è l’unico edificio termale di epoca romana, presso la porta di San Felice, al di fuori delle mura medievali, si possono ammirare i resti di un impianto analogo, forse ancora più ricco ed elaborato, che si suppone sia stato costruito intorno alli secolo d. C.

 

 

Piazza Caduti nei Lager Nazisti
Volterra 56048 Toscana IT
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