La maestrina dei “Concordi”

In data 27 settembre 1967, avvisi funebri, affissi alle cantonate della città, annunciarono la morte di Anita Baldini. Questo nome che, forse, non disse nulla alle nuove generazioni, risvegliò una folla di ricordi nell’animo delle persone anziane, di quelle cioè che vissero i loro verdi anni agli inizi di questo secolo. Esso fu, infatti, noto e caro a tutta una generazione di volterrani quale quello di una donna di rare virtù, di un’attrice filodrammatica di eccezionale valore e della maestra di allievi dell’associazione filodrammatica dei “Concordi risorti” che sviluppò la sua interessante attività ai primordi di questo secolo.

Anita Baldini nacque, figlia unica, il 24 ottobre 1881 da Bernardo Baldini e da Matilde Quadri. Il padre fu un modesto alabastraio, dotato di quella serietà e dignità che possedevano gli artigiani di un tempo. Anita frequentò le scuole elementari e da autodidatta si fece una discreta cultura leggendo molto e con gusto. Lavorava da sarta in casa come facevano molte ragazze dei suoi tempi. Fu una delle più brave sarte per bambini di allora. Fu dotata di non comune bellezza e non le mancarono corteggiatori anche di estrazione sociale superiore alla sua. Ma, per amore dei genitori, ella non volle mai dar loro “un genero che avesse poi da mantenerli”. Preferì lavorare lei per essi. Sono nobili orgogli, tipici allora, ora non molto comuni, che rivelano doti profonde di sensibilità e di affetto. La mamma morì nel 1916, il padre, che lavorava presso il Laboratorio Topi, morì nel 1922.

Un’altra tragedia si abbatteva su altri familiari di Anita. Nel 1918 moriva di Spagnola la moglie del cugino del padre di Anita, la signora Baldini Emma Francesca, nata Bastianini, lasciando tre figli ancora piccoli. Nel 1921 i bambini perdevano anche il padre, procuratore dell’Ufficio del Registro. La Baldini, che non aveva mai cessato di sacrificarsi per i genitori, rinunciando definitivamente ad una vita propria, ne diveniva la mamma, mantenendoli con il suo lavoro e con qualche aiuto del nonno materno e, soprattutto, educandoli ed allevandoli in maniera esemplare. La piccola famiglia, dispersa dalla sventura e così amorevolmente ricostituita, divenne l’unico scopo della vita della signorina Anita. Essa assisteva i nipoti in ogni modo. Quando frequentarono l’Università si spostava in un quartierino in affitto a Pisa per meglio curarli. Negli ultimi anni la signorina dovette ritirarsi in una cameretta del Pensionato “Onorato Della Maggiore” della nostra città, affettuosamente assistita dalle suore (da suor Benvenuta in particolare) e continuamente visitata dai parenti e dagli amici.

Questo è il rapido curriculum di una vita che abbiamo voluto premettere a modo di presentazione di questa donna singolare e, nello stesso tempo, simbolo di virtù umane e casalinghe che hanno il profumo delle cose buone e semplici non legate ad alcun passato scomparso ma eterne come le cose sacre e profonde della vita. Noi non siamo ancora così anziani da poter riannodarci a ricordi personali ma le cronache di tanti anni fa ed il ricordo delle persone anziane ci hanno permesso di rievocare, sullo sfondo del ricordo di Anita Baldini, un quadro di vita volterrana a cavallo tra i due secoli. Alludiamo all’attività della “Società dei Concordi”.

Fu questo un sodalizio nato a Volterra all’indomani dell’unione della Toscana al Regno d’Italia, verso il 1860, tra appassionati di teatro, che ravvivò la vita volterrana dell’800 con le sue iniziative. Troviamo tracce di questa attività sulla stampa locale a partire dal mensile “Volterra” del 1871 e fin dai primi numeri del settimanale “Il Corazziere”.

La società era costituita da soci recitanti e da soci sostenitori che, in qualche periodo, superarono anche il numero di duecento, tutti paganti quote mensili. Il teatro si trovava nel Vicolo delle Prigioni dove ora funziona il Forno Amidei. Periodicamente venivano organizzate anche delle feste da ballo che riportavano sensazionale successo per l’eleganza e per il brio. Scorrendo i nomi degli aderenti notiamo che appartenevano a tutti i ceti sociali in un insieme veramente concorde.

Il nome di Anita Baldini compare (storpiato in Amina) per la prima volta ne “Il Corazziere” del 24 aprile 1892. Non era, però, la prima volta che la bambina, poco più che decenne, calcava la scena perché, alludendo alla commedia Sono cattiva, cattiva del Silvestri, il cronista scrive che «… potemmo nuovamente ammirare ed applaudire la bambina Amina Baldini, nella quale riscontrammo una disposizione davvero non comune per l’arte drammatica, tale da poter ripromettersi buonissimi risultati» (profezia azzeccata).

Una settimana più tardi il lavoro venne replicato con un successo ancora più grande (questa volta il cronista si scusa dell’errore commesso precisando che il nome della piccola attrice è Anita, «… alla quale il pubblico meritatamente dimostrò con frequenti applausi la propria simpatia ed ammirazione»). Si ricorda anche, in questa occasione, una signorina Giuseppina Friani che viene indicata come la maestra che ha avuto in Anita una buona allieva «… come han dimostrato i risultati ottenuti dei quali può essere ben soddisfatta».

Il destino della piccola Anita è già segnato: la sua vita si svolgerà, d’ora in poi, tra il lavoro, la famiglia ed il teatro, la grande passione della sua vita. Le cronache del settimanale cittadino registrano i suoi trionfi. I lavori rappresentati sono: “Antonia in Collegio” di Paolo Ferrari («nuovo successo della Baldini»), “Il Birichino di Parigi”, “L’amica Valeria” (“Il Corazziere” del 14 maggio 1893 e 12 maggio 1895).

L’attività dei Concordi continua brillantemente anche nel settore delle feste da ballo. Ai primi di febbraio del 1896 se ne svolse una alla presenza del sindaco Leonori, del consigliere provinciale Guidi e degli ufficiali del presidio di stanza a Volterra. “Il Corazziere” del 22 marzo 1896 riporta ancora successi trionfali dei Concordi sotto la direzione del signor Rodolfo Barbafiera. Il cronista trascura i nomi dei protagonisti per lodare la giovinetta Anita Baldini, protagonista della commedia di Silvestri sopra ricordata. In genere il repertorio era spesso rinnovato ma, dopo qualche anno, si ripetevano i lavori che avevano avuto maggior successo. Insieme alle commedie, prima o dopo la recita principale, si recitavano farse o si declamavano poesie come “Le due madri” di Arnaldo Fusinato che Anita Baldini recitò dopo una rappresentazione della fine di aprile 1896. In quel periodo la Filodrammatica dette anche “Giuochi di bimbi” del Castiglioni. Nelle cronache dell’epoca si fanno notare per la loro bravura, accanto alla Baldini, anche le signorine Tecla Pasqualetti, Giulia Raspi, Amina Bruschi ed i signori Gherio Giorgi, Vittorio Del Colombo, Mario Guerrieri, Mario Viti, Dante Vezzi. Negli ultimi anni del secolo vengono recitate anche altre commedie come “Virginia” di L. Muratori (1897), “Un po’ di buon cuore”, “Gabriella e Giorgetta” (1898).

Poi, come tutte le belle cose, anche per i Concordi arriva l’ora della crisi. Agli ultimi del secolo il signor Mario Giovannoni, nominato presidente dell’associazione, convoca tutti gli ex filodrammatici nel tentativo di rinnovare e vitalizzare il sodalizio pregandoli di tornare a portare il loro contributo alla vecchia istituzione. Molti aderirono e si iniziò a parlare della costruzione di un nuovo teatro più ampio e più comodo. Ma le difficoltà, dopo un breve periodo di euforia, non poterono essere superate.

Volterra, già da qualche anno, si avviava verso il periodo giolittiano scossa da inquietudini sociali e da nuovi problemi di assestamento economico. Qualche anno prima c’erano state forti agitazioni operaie, il clima politico nazionale (si era all’epoca del governo Pelloux) era pesante. Il capitale sociale della Filodrammatica si era esaurito, mancavano nuovi attori giovani, gli anziani, malgrado la buona volontà, avevano famiglia e tante altre cose a cui pensare.

“Il Corazziere” del 24 gennaio 1900 reca, amareggiato, la notizia che la Filodrammatica “una delle più vecchie associazioni della città” è ormai morta. Il locale è stato abbandonato, gli scenari sono stati venduti insieme a tutti gli altri attrezzi scenici. Eppure il signor Pier Nello Inghirami aveva cortesemente aderito a cedere il terreno occorrente per la costruzione di un nuovo teatro sul piano di Castello, e l’ingegner Enrico Nelli ne aveva già disegnato gratuitamente il progetto.

Morti i Concordi, se ne avvertì subito la mancanza. Negli anni seguenti gli ex aderenti organizzarono sporadicamente qualche recita a titolo personale finché, in data 19 marzo 1911 (“Il Corazziere”), dopo vari mesi di tentativi, si riuscì a ricostruire l’associazione filodrammatica con il nome di “Concordi risorti”, nella stessa sede, nello stesso teatro di Via delle Prigioni. Le elezioni dettero questi risultati: presidente Civiletti cav. Pietro; consiglieri: Carnieri Aristide, Ciapetti Luigi, Pratelli Giuseppe, Sestini Umberto, Topi Antonio; sindaci: Allegri cav. ing. Filippo, Mugellini Antonio; segretario: Maffei Salinuccio.

Ai primi di ottobre dello stesso anno il teatro, ripristinato ed abbellito, vide accendersi di nuovo le luci della ribalta. I lavori presentati dalla risorta società sono ancora più ambiziosi. Sono opere comprese nel repertorio delle più importanti compagnie di prosa dell’epoca, spesso di autori viventi, e novità anche per città più importanti di Volterra. Questi sforzi troveranno il riconoscimento anche da parte delle autorità, della locale sottoprefettura e del Ministero della Pubblica Istruzione che concederà un sussidio per la scuola di recitazione e per la formazione degli allievi, dato il livello elevato delle opere rappresentate. L’anno 1912 venne inaugurato con la bella commedia di Roberto Bracco “La piccola fonte” che ebbe un successo strepitoso. I trionfatori di questa serata e delle innumerevoli repliche furono Anita Baldini, insuperabile Teresa, e Greco Grechi, impeccabile Stefano. Qualche tempo dopo una compagnia di prosa, la “Compagnia Croce”, presentò come novità al teatro Persio Flacco la stessa commedia. Il pubblico l’accolse freddamente; gli attori, informatisi, vollero conoscere i filodrammatici e dovettero ricorrere alla loro mediazione per ottenere qualche successo. La “Piccola fonte”, una tipica commedia del teatro di Bracco, e la figura così tenera e dolce di Teresa sembrano attagliarsi, quasi profeticamente, ad Anita Baldini che, come la protagonista della commedia, aveva capito che nell’abnegazione, nel silenzio e nell’umiltà sta la vera grandezza.

Queste recite forse segnarono uno dei vertici più alti raggiunti dalla Filodrammatica.

Anita Baldini era anche la maestra di recitazione degli allievi più giovani che si riunivano quasi tutti i giorni presso la sede sociale per la lettura delle opere e per le prove La maestrina era ammirata e adorata dai suoi allievi. Essi, come ci ha narrato qualcuno di loro, avevano in lei la più assoluta fiducia, le confidavano anche i segreti più intimi ricevendo consigli, parole di serena ed umana saggezza e di equilibrato buon senso. In data 28 marzo 1912, presumibilmente dopo una delle serate trionfali, Giuseppe Pilastri improvvisava su di un biglietto da visita il seguente acrostico in onore della Baldini:

 Ascoltami lettore e questo giuoco

Non ti sarà difficile spiegare:

Nacqui in antico ed elevato loco

In mezzo ai baci di persone care.

Trascorsi lieta giovinezza d’oro,

Al ritmo dello studio e del lavoro.

Baciata poi dal dolce amor dell’arte

Audace entrai nelle sue colte file.

Lessi, pensai, interpretai le carte

Detti del mio valor mirabil prove

In gloria di Talia, Musa gentile.

Nei versi è il nome mio lettore buono.

I capi unisci e troverai chi sono.

 Altre opere rappresentate in questo periodo (19121913) furono: “L’Amico” di Marco Praga, “Il peggio passo è quello dell’uscio” di Ferdinando Martini, in cui la Baldini divise il trionfo e gli applausi con l’avvocato Daniele Barbafiera, “L’innamorata” di Marco Praga, “La nostra pelle”.

Abbiamo potuto trovare un’altra gentile attestazione di affetto e di stima da parte dei “Concordi risorti” più giovani verso la loro maestra. Si tratta di un calco in gesso opera di Manfredo Fattorini, fregiato da un serto in alloro e da una maschera di teatro che reca inciso quanto segue: “Ad Anita Baldini i suoi ragazzi. 28. 12. 1913”. Seguono incisi i seguenti nomi: “Lina Cavallini, Bice Cardellini, Ada Ghilli, Nice Bocci, Manfredo Fattorini, Mario Spinelli, Annito Dell’Aiuto, Salinuccio Maffei, Pietro Lazzerotti, Melani, Bono Boni” .

Presumibilmente dello stesso periodo è una lettera non datata con fregi, contenente un indirizzo di omaggio alla Baldini e numerose firme.

Ecco il testo:

 Ad Anita Baldini alcuni ammiratori in segno di stima e di plauso offrono:

Or che porgi nuovamente il viso

al pubblico gentil che si diletta

dell’opra tua e che con un sorriso

le note di suo plauso ti getta,

Annita, il pensier tuo, dì non è fiso

al tempo in cui tuttora fanciulletta,

e in cui la vita sembra un paradiso

posavi l’orma svelta e piccioletta

in questo luogo istesso e nei primordi

di questa società? La tua memoria

forse non è colà? Ciò non ricordi?

Intanto noi fidenti ne la gloria

che sempre arrise a l’opra dei “Concordi”

speriamo averti guida a la vittoria.

 Seguono le seguenti firme: Cardellini Armando, Consortini Manfredo, Pilastri Giuseppe, Cossio Umberto, Dell’Aiuto Annito, Nannini Guido, Cardellini Gino, Gori Vittorio, Caporioni Delfo, Caporioni Dino, Guerrieri Giacinto, Bianchi Amedeo, Raspi Guido, Ghilli Dante, Boni Bono, Mannucci Umberto, Cecchelli Armando, Sestini Umberto, Taddei Cesare, Cailli avv. Camillo, Pesciantini Otello, Brogi Lamberto, Marrucci Giuseppe, Giovannoni cav. Mario, Ciapetti Luigi, Rossi Raulo, Pasqualetti Armido, Chierici avv. Alvaro, Mascagni Amilcare, Castrati Gaetano, Maffei Antonio, Maffei Salinuccio, Bartolini Alfredo, Sossi Carlo, Carnieri Arnaldo, Romagnoli Gino, Guerrieri Luigi, Guerrieri Ottorino, Bucci Elio, Topi Antonio, Bagnoli Arturo.

Il lettore ci perdonerà se abbiamo indugiato nella pubblicazione di tutti questi nomi di alcuni scomparsi, di alcuni ancora in vita, di alcuni non più residenti tra noi. Essi sono nostri concittadini che rappresentano il volto caro di un piccolo mondo antico diverso dal nostro ma, forse, più vivo del nostro.

Le nubi della guerra del 1915 spensero l’attività dei “Concordi risorti”. I giovani partirono per il fronte, alcuni non tornarono più. I problemi drammatici del dopoguerra non permisero una terza rinascita dei “Concordi”. Anche la nostra Anita Baldini nel periodo bellico fu impiegata come scrivana provvisoria presso la Direzione del frenocomio di San Girolamo.

Lasciò l’impiego nel 1919. Abbiamo visto più sopra quale direzione ebbe poi la sua vita. Negli ultimi anni, nel Pensionato “Onorato Della Maggiore”, il destino volle riunire ancora alcuni appartenenti all’antico sodalizio. I prestigiosi interpreti della “Piccola Fonte” di 50 anni prima, il signor Greco Grechi e la signorina Anita Baldini, ambedue ospiti dello stesso pensionato, ebbero modo di incontrarsi e di rievocare i bei tempi dei loro trionfi teatrali in una patetica e dignitosa atmosfera da prigionieri del passato legati per sempre ad un sogno d’arte che illuminò la loro lontana giovinezza.

Noi che stendiamo queste note lacunose, non attinte ad esperienza diretta ma tratte dalle cronache del tempo e dalla viva voce di alcuni superstiti “Concordi”, siamo stati sinceramente commossi ed interessati da questa passione per il teatro e da tanti toccanti piccoli episodi che, ovviamente, non possono rientrare tutti nell’economia di una modesta rievocazione. Abbiamo respirato per un poco una ventata d’aria liberty genuina attraverso questi ricordi dei “Concordi”.

Abbiamo creduto bene farne partecipi anche i nostri lettori. Se altri, meglio informati, vorranno produrre ulteriori testimonianze saremo ben lieti di mettere a disposizione queste pagine.

© Pro Volterra, SILVANO BERTINI
La maestrina dei “Concordi”, in “Volterra”, a. novembre 1967; in “Scritti Volterrani”, a cura di Gianna, Enrico e Fabrizio Rosticci, Pisa, Pacini Editore, 2004, pp. 159-164.

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