La Scuola Agraria

Non esisteva ancora una legislazione che prevedeva l'istruzione elementare obbligatoria e qui a Volterra si pensava già di poter giungere ad un insegnamento specialistico.

La Toscana, già sotto i Lorena, aveva raggiunto un alto grado di specializzazione in fatto di culture agricole. Indubbiamente il sistema scolastico toscano superava quello di tutti gli altri stati italiani. Firenze era il centro italiano più importante di studi pedagogici e di innovazioni in campo scolastico. Basti pensare alla scuola agraria di Meleto del Marchese Ridolfi che era seguita da esperti specialisti di mezza Europa.

La scuola oggi è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Ci è sembrato interessante parlare ai nostri lettori di una scuola agraria che funzionò a Volterra nell’Ottocento.

Raggiunta l’unità d’Italia il piemontesismo ed il borbonismo presero il sopravvento e molta parte del patrimonio e delle esperienze accumulate prima andarono disperse. La scuola convitto di Volterra, di cui intendiamo parlare, venne istituita con deliberazione consiliare del 19 luglio 1870 nei locali del soppresso Convento di S. Girolamo. Era gestita dal Comizio agrario locale. Ebbe il nome di Scuola teorico-pratica di Agraria con annesso podere sperimentale ed aveva lo scopo di diffondere l’insegnamento dell’agricoltura, «specialmente fra le persone destinate a sovrintenderla e ad esercitarla», come si esprime il Regolamento generale della Scuola edito dalla tipografia Sborgi di Volterra nell’anno 1876. Indubbiamente, dato che l’economia della zona era prevalentemente agricola, l’istituzione di una scuola del genere corrispondeva ad aspettative ed esigenze di tutta la Val di Cecina.

Ci sembra importante sottolineare il fatto che l’apertura di questa scuola precede l’avvento della Sinistra al potere. Non esisteva, quindi, ancora una legislazione che prevedeva l’istruzione elementare obbligatoria e qui a Volterra si pensava già di poter giungere ad un insegnamento specialistico. Alla scuola era annesso un Convitto di alunni provenienti da vari centri limitrofi.

L’insegnamento tendeva ad abilitare agli uffici di Agente agrario e di Sorvegliante dei lavori campestri. Esso comprendeva: istruzione elementare, agricoltura e zootecnica, esercizi d’agricoltura nel campo sperimentale ed anche altrove.

Le lezioni erano impartite da tre incaricati: un maestro elementare, un professore di agricoltura, un maestro operante. La durata del corso di studi era di due anni.

L’anno scolastico per l’insegnamento teorico durava dieci mesi cioè del 15 novembre al 15 settembre: le sole vacanze concesse erano la domenica e le feste civili e religiose. La scuola era, quindi, particolarmente dura anche perchè gli esercizi pratici di agricoltura nel podere sperimentale non dovevano avere interruzione. Affluivano alla scuola alunni di varia intelligenza mentale: chi già in possesso di qualche esperienza nella scuola elementare e chi appena in grado di leggere e scrivere.

Le materie insegnate erano le seguenti. Anno primo: Nozioni elementari di fisica e di scienze naturali, specialmente sulla composizione dei terreni, rocce e loro classificazione. Organizzazione e vita delle piante e degli animali – Metereologia e Climatologia – Agricoltura in genere. Anno secondo: Agricoltura speciale – Elementi d’Agrimensura – Geometria piana teorica – Computisteria agraria – Disegno lineare – Zootecnia (allevamento del bestiame – Igiene del bestiame – Modo di riconoscere le malattie più comuni). L’orario era tale da impegnare seriamente i convittori e gli alunni esterni. Nei giorni feriali le occupazioni degli alunni erano così ripartite: Studio ore 3; Scuola ore 4; Lavoro ore 6; Vitto e ricreazione ore 3; dormire ore 7; Nettezza della persona e della propria camera ore 1.

La scuola convitto era, in certo qual modo, concepita come una specie di caserma. Il vitto dei convittori, secondo il regolamento «era» simile a quello usato dai meno disagiati contadini del nostro Circondario, di ottima qualità e diviso in tre pasti al giorno, così aI mattino prima del lavoro sul campo: pane ordinario grammi 300. A mezzogiorno per colazione: polenta di granturco condita o polenta di castagne, grammi 600 (in farina grammi 300) nei mesi nei quali si suole usare fra noi cioè da Ottobre a Marzo. Negli altri tempi: pane ordinario, grammi 300. Frutta o verdura condita. A sera per cena: Minestra (pasta, riso o zuppa con legumi) grammi 60, cruda. Vino litri 1/2. Pane grammi 300. Fagioli o patate, grammi 120. La carne era somministrata solo il giovedì e la domenica e nelle feste solenni riconosciute; però una sola volta al giorno, al pasto della sera, in sostituzione dei legumi o patate ed in quantità di grammi 90. Il Comizio agrario anticipava anche un certo servizio di assistenza sanitaria scolastica incaricando un medico chirurgo, a proprie spese, del servizio igienico e medico per gli alunni. Le medicine e le assistenze stroardinarie per malattie di entità e durevoli erano, però, a carico dell’alunno.

Lo statuto nel suo genere è quasi perfetto. I capitoli V e VI prevedono gli obblighi ed i doveri del Direttore e degli insegnanti. Compito del Direttore era quello di redigere, tra le altre mansioni, il piano culturale da praticarsi nell’annata per presentarlo, con specializzato rapporto, all’opprovazione della Direzione del Comizio agrario. Pesanti erano i doveri di questo povero uomo e come direttore e come insegnante. Oltre alla direzione effettiva e pratica della Scuola convitto sia nelle aule, sia sul campo doveve dare ogni anno in Volterra un corso di lezioni settimanali pubbliche di agricoltura durante dieci mesi dell’anno, a richiesta, dovevano tenersi anche in qualsiasi luogo del circondario volterrano; egli doveva anche pensare alla direzione tecnica di un podere al fitto di Cecina. Ma non finiva qui. Anche la redazione delle pubblicazioni del Comizio Agrario era di sua competenza. Sotto la sua custodia e sorveglianza erano anche tutte le proprietà del Comizio stesso e cioè: la biblioteca, il Gabinetto scientifico.

Lo stipendio assegnato al Direttore e Professore era di L. 1.200 annue pagabili in rate mensili posticipate. A titolo di gratificazione annua gli era devoluta la metà dei sussidi che il Comizio avrebbe ottenuto del Ministero per la Scuola-Podere fino alla somma di L. 400 in modo che, fra stipendio e gratificazione, non potesse superare la somma di L. 1.600. Il Direttore aveva inoltre diritto all’alloggio nella scuola-podere (quattro stanze non compresa la cucina che aveva in comune nel Convitto). Il mobilio grosso gli era fornito in uso dalla scuola, poteva servirsi per uso proprio dell’ortaggio prodotto dall’orto della Scuola-podere, gli era fornito in natura il combustibile per uso di fuoco e di lume.

Altre notizie interessanti riguardano gli alunni del Convitto. Per l’ammissione si doveva aver compiuto i 14 anni e non superato i 18. I convittori pagavano al Comizio agrario una retta di L. 360 in rate mensili anticipate. Si prevedeva la mezza retta ed anche qualche ammissione gratuita.

Ci ha destato curiosità l’elenco del corredo che ogni alunno doveva possedere all’atto dell’ammissione. Indichiamo le voci più interessanti: Giacchetta nuova di mezza lana verde scura, pantaloni del medesimo colore, due paia di calzoni da lavoro, uno da inverno e uno da estate, quattro camicie di lino o canapa o ghinea, cappello, tre salviette, sei fazzoletti da naso, un paio di scarpe di vacchetta, una cassina conforme a determinato modello con serratura doppia chiave.

Le punizioni prevedevano: Ammonizione privata, ammonizione alla presenza dei condiscepoli, privazione per un giorno del companatico e del vino, isolamento nella propria camerata. Per il servizio ordinario erano adibite due persone: un custode ed un guardarobiera.

Solo molto più tardi, nel 1900, ebbe vita qui in Volterra un Avviamento a tipo agrario che ebbe la sua sede nel palazzo in Via Don Minzoni in cui successivamente vi insediò il Liceo classico.

La scuola-podere allora usufruiva di due appezzamenti di terreno, uno posto a S. Andrea presso la ex Villa Meschini, e l’altro lungo la strada che porta a San Martino ed a Roncolla. L’istituto ebbe una discreta vitalità e da esso uscirono molti giovani intelligenti, competenti e capaci.