Un episodio della resistenza tedesca

Poco prima delle undici del giovedì 6 luglio, mentre intorno imperversavano i proiettili americani, dallo sdrucciolo della Piazza dei Priori svoltano in via Roma due ufficiali tedeschi, che si dirigono a passi lenti verso lo spedale, sotto il cui atrio sostano alcuni membri della Croce Rossa, medici e due sacerdoti, tutti meravigliati ad una tale comparsa. Raggiunto l’atrio, uno di essi, l’ufficiale maggiore di grado, si rivolge ai due sacerdoti e chiede se è possibile visitare il vescovo. – Chi siete – domanda un po’ impertinente Don Lari. L’ufficiale reprime con evidenza un atto di sdegno e dopo un istante di forzato silenzio, risponde asciutto: – Il Comandante della VI Divisione tedesca. – Vi annuncio, replica Don Lari: attendete qui. Lascia sotto la loggia i due ufficiali con un altra evidente e più forte repressione di sdegno nel comandante.

Quasi subito Don Lari ritorna e avverte che il vescovo li attende. Il canonico Cavallini va alla ricerca dell’ ing. Enrico Fioravanti-Cinci, che si trovava allo spedale ad assistere il proprio figlio ferito nella caserma, affinchè serva da interprete. Ed ecco la narrazione del Fioravanti:

«Il Canonico Cavallini viene a cercarmi verso le undici perchè serva da interprete a Mons. Vescovo che deve ricevere un generale tedesco. Sono con S. E. e Mons. Marmugi da pochi momenti quando compare un generale tedesco (Von Baden, Comandante la VI Divisione) accompagnato da un capitano. Saluti, poi (traduco):
Gen. – Vengo da Villamagna, fattoria San Donnino, e vi porto i saluti del poprietario.
S. E. – Vannucchi, conosco benissimo, grazie.
Gen. – Vengo in un momento di gravi cure per Voi. Spero che ciò non sia per molto tempo. Riconosco che non ho alcun appunto da fare al contegno della popolazione di Volterra. Ovunque poi ho trovato da lodarmi dei Ministri della Chiesa! Nessuna organizzazione in questo periodo ha funzionato cosi perfettamente come quella delle Chiesa cui ho avuto spesso occasione di rivolgermi!
S. E. – Lo credo, è solo lo spirito di carità che ci guida, ma qui i soldati tedeschi si danno al saccheggio, al furto e alle minacce.
Gen. – Non lo credo.
S. E. – E’ così. Ieri tentarono perfino di depredare la casa del Commissario.
Gen. – Prendeteli che li farò fucilare!
S. E. – Come è possibile prenderli?
Gen. – Indicatemeli, indicatemeli senz’altro: li farò fucilare!
S. E. – Comprendete che non possiamo neppure indicarveli. E che cosa ne sarà di Volterra? Sarà difesa ad oltranza?
Gen. – Non posso saperlo. Spero che a Volterra sia riservata sorte migliore di tanti altri luoghi sopratutto per tre ragioni: perchè vi sono pochi partigiani; perchè è circondata da campagne fertili che possono alimentarla; perchè sarà occupata da americani anzichè da neri che si trovano più nell’entroterra.
S. E. – Le batterie tedesche sono piazzate nelle immediate vicinanze della città.
Gen. – Batterie sono dappertutto.
S. E. – Ma quelle prossime costituiscono il maggior pericolo!
Gen. – La guerra è un pericolo!
S. E. – Quanto durerà questa situazione?
Gen. – Auguro non a lungo. Vi faccio i migliori auguri per la Vostra Chiesa e per la vostra Patria.
Congedo.

Il generale visita la cattedrale e finge di commuoversi davanti alle nostre opere d’arte; vorrebbe averne fotografie. Presso l’Altare della Presentazione è un cumulo di macerie. Il generale, che ha ammirato il quadro del Naldini e ne ha chiesto il significato, indicando le macerie a terra, con soddisfatta ironia: – La presentazione degli americani!

Il Commissario avanza nella navata. Lo presento insieme col Prof. Carossini, Direttore dell’ospedale, che cercano essi pure di indurre il generale a misure più clementi verso la nostra disgraziata città. Il Generale risponde così – Prendo congedo e ripeto quanto ho detto circa la sorte di Volterra. Metterò a disposizione di questo Capitano, che rimarrà qui comandante della piazza, alcuni gendarmi cui il borgomastro potrà ricorrere in caso di bisogno.

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Un episodio della resistenza tedesca, in “Volterra”