La Vena di Vino

Per le strade di una Volterra prigioniera di un sole color rame, correva affannosamente un certo George Puskar. Un calore umido si sdraiava con violenza tra le salite e le discese poco adatte ad un ciclismo amatoriale.

George Puskar era tutt’altro che un principiante; veniva dalla lontana Florida con la voglia di sfrecciare tra le verdi campagne delle nostre terre. Raggiunte le mura antiche della città del vento e del macigno, i lampioni delle vie si arrossavano accompagnando il pigro calar del giorno. Il Mastio, che si stagliava imponente sopra la volta di Porta a Selci, era baciato completamente da un intenso rosso fuoco, mentre più avanti il tramonto cominciava a disegnare i contorni dei balconi e dei cornicioni degli edifici. La strada, piena di ombre e cicatrici di luce, continuava dritta fino a che non scompariva tra i filari di condomini lividi per i tempi andati, inzuppandosi in una foschia violacea.

I cerchi di luce ambrata mostravano le pareti striate di epoche diverse e flebilmente garantivano una visione accettabile delle botteghe e dei piccoli negozi; uno qui, uno là senza un ordine preciso improntate da strane insegne dal gusto medievale.

Lentamente, una dopo l’altra, come in un rituale, rimirava nel silenzio le grandi quantità di produzione artigianale arroccate dietro vetrine, e piano piano che si addentrava all’interno della città, odori inebrianti si facevano più forti quasi tangibili, come correnti d’aria che spingono insistentemente in un’unica direzione, di fronte a quel portone di uno strano mausoleo di vini.

La Vena di Vino, ormai rinomata enoteca volterrana, ha rubato il sonno, il respiro e il cuore a molti, persino a George Puskar. Il suo incontro non potevamo che renderlo particolare fantasticandoci sopra, anche perchè a lui si deve tanto: il merito di una maturazione di un idea incredibilmente originale. Tra un bicchiere di vino e l’altro, raccontava come La Vena di Vino li ricordasse, soprattutto per le sensazioni e l’atmosfera, State of Mind, il bar della sua infanzia della boscosa Pennsylvania. Il luogo dei suoi ricordi era gestito da un italiano soprannominato Chiodo, che con fare affabile e simpatico cercava continuamente di convincere le clienti del locale a lasciargli il reggipetto che lui inesorabilmente attaccava al soffitto.

CON IL SENO DI POI

Da qui ecco la divertente e goliardica mostra Con il seno di poi, semiseria esposizione di reggiseni che è possibile visitare passando dalla Vena di Vino; presente sin dal 2005, con un iniziale appoggio di promozione da parte di VolterraTeatro, ecco una vera e propria collezione di ogni forma e colore da far strappare tante risate incredule. Ispirati, quindi, a quel bar italoamericano, tra un ponce ed un assenzio, tra un bicchiere di vino e una grappa, che bello alzare la testa ed immaginare una volta celeste fatta di seni. Un fescion bar.

“Feticismo? Può essere;” – scherzano i gestori della fiaschetteria – “certo è che gli uomini ne vanno pazzi e le donne lo usano come arma impropria di seduzione.” E’ l’oggetto di desiderio degli uomini; è il contenitore che ha assorbito la proprietà evocativa del contenuto. Per noi frequentatori di vinai, bettole e osterie del nuovo millennio è il mitico compagno della donna di oggi, depositaria di una gran varietà di seni: reali, fantastici, estetici, erotici, mediatici, medici, pubblicitari o materni.”

Poichè il libero godimento genera libere scelte, regalare una parte di sè e appendere un ricordino delle proprie forme estetiche è ormai una consueta forma di saluto per molti turisti che si apprestano a lasciare Volterra. Ad oggi il locale vanta più di cinquecento reggiseni penzolanti, in cui in media se ne cede uno ogni due settimane, e tra i tanti di certo spicca un reggiseno con misure da urlo di una turista canadese che, senza tanti giri di parole, è veramente grande quasi quanto una tenda… canadese.

Un omaggio dalla Vena di Vino, prima di andare via, ogni tanto ci scappa: un reggiseno per un bicchierino, a volte anche per una bottiglia intera di vino; però le maggiorate non si entusiasmino troppo, il vino regalato non è proporzionale alla misura!

La mostra della Vena di Vino, nonostante sia originalissima, non è l’unica nel mondo. In Italia i reggiseni penzolanti sono presenti anche a Venezia al Bacaro Jazz. Qui se si decide di lasciare il proprio pezzo intimo si riceve in regalo la maglietta ufficiale dello stesso bar ristorante. Tralasciando il resto dell’Europa che non ha grandi punti di riferimento si guarda oltreoceano in cui spopolano le bras bar. Ad esempio c’è la rinomata Holler House del Milwaukee nel Wisconsin che vanta una quarantennale presenza di reggipetti su per il soffitto. Sempre negli Stati Uniti segue la scia anche l’11th Street Cowboy Bar nella Bandera del Texas e il Devil’s Elbow nella Pulaski County del Missouri. Si distinguono pure il Cabo Wabo Cantina a Cabo San Lucas, il Wokcano a Pasadena e il Cutthroat Saloon a Markleeville, tutte e tre situate in California. Poi originalissimo sicuramente è il bar Flora-Bama che di insolito ha anche il fatto di avere l’edificio situato proprio sul confine che divide la Florida dall’Alabama. Addentrandoci in Florida, nella zona del Key West, abbiamo il Captain Tony’s Bar, altrimenti se ci spostiamo a New York la Jeremy’s Ale House e la Hogs and Heifers. Infine in Australia prendono i primi posti il Daly Waters Pub nel Tennent Creek e il Crocodile Harry edificato nella Coober Pedy. Per quanto riguarda l’ultimo citato la leggenda vuole che la tradizione di appendere i reggiseni sia presubilmente iniziata da quando la famosissima Tina Turner cedette al barista uno dei suoi reggiseni.

FORME D’ARTE

Ad integrare – o forse sarebbe il caso di dire “riempire” – i capi di biancheria intima ci sono alcuni scatti di nudi artistici, dal collo all’ombelico, riconfermando, ancora una volta, il seno come unico protagonista. L’iniziativa vuole essere anch’essa “una celebrazione della donna nel suo tratto fisico più distintivo” – sostiene Signorini, gestore della Vena di Vino – “sperando di rendere omaggio alle signore con sobrietà, com’è ormai nostra consuetudine da anni”. Questo progetto ha coinvolto più di cinquanta volontarie-modelle e ad oggi è una ventina di loro che fanno mostra di sè nel locale; sono le più caratteristiche. Ad immortalarne le rotondità è stato il gruppo Free Monsters Production, giovani creativi nostrani che sono stati capaci con semplicità di unire alla sensualità un dettaglio caratterizzante del corpo umano.