Questo è il nome che viene dato alla via che attraversa il borgo omonimo, posto nella estrema parte occidentale della città. Tutto il quartiere è edificato su un vasto pianoro che nel medioevo era chiamato Prato Marzio. La strada corrisponde all’ultimo tracciato del Corso, la via che nel medioevo andava dalla odierna Porta San Francesco fino alla Porta di San Marco dove iniziava la strada che conduceva a Pisa; questa sezione allora era anche chiamata Corso di Prato Marzio.

Fino al Settecento con il nome di Borgo San Giusto si intendeva tutta quella parte dell’abitato collocata al fuori delle mura etrusche della Guerruccia, dove si trovava un’antica chiesa dedicata a San Giusto costruita a sua volta sopra una vasta necropoli etrusca, romana e paleocristiana; questo abitato è andato completamente perduto nella frana delle Balze. Quando la vecchia chiesa venne abbandonata perché pericolante, si iniziò la costruzione della nuova chiesa, la cui mole domina oggi l’intero quartiere. Dai primi anni del 1700, la zona di Prato Marzio iniziò ad essere chiamata anche con il nome di Borgo San Giusto, nome che poi prese decisamente il sopravvento.

La strada conta sei traverse: Via di Santa Chiara, Via del Partigiano, Vicolo Menseri, Vicolo San Marco, Vicolo San Tommaso e Via di Mandringa. Su di essa si affaccia pure il Piazzale XXV aprile.

La parte iniziale della strada è oggi occupata da abitazioni costruite nel XVII-XVIII secolo e ristrutturate più volte, solamente a partire dall’incrocio con Via del Partigiano e con Piazzale XXV aprile iniziano le abitazioni più antiche. Questo ci conferma un dato che emerge dall’esame delle piante antiche della città, cioè che tutto il terreno compreso fra l’attuale Via dei Rossetti e questo incrocio era destinato alle coltivazioni, le uniche costruzioni che vi si trovavano erano la chiesa ed il convento di Santa Chiara.

Lungo questa via, nei pressi della chiesa di San Giusto, ne esisteva un’altra dedicata a San Martino. La prima menzione che abbiamo di essa è del 1233, in un documento che la definisce Ecclesia S. Martini de Cursu, ad indicare che si trovava proprio lungo la strada. Per cento anni, dall’ottobre 1461, vi risedette una famiglia di Frati Domenicani. Fuori della porta era murata un’iscrizione, oggi conservata al Museo, che ci dice che venne riconsacrata nel 1521. La chiesa fu demolita intorno al 1930, quando vennero costruite le case popolari di piazzale XXV aprile. Da alcuni disegni rimasti sappiamo che era a pianta rettangolare e che anteriormente aveva un porticato sorretto da colonne.

Sul lato sinistro della strada, nel tratto antistante l’odierna chiesa di San Giusto, vi sono alcune abitazioni nella cui facciata sono ancora visibili resti di edifici più antichi.

Ai nn. 63-73 si trova un edificio del XVII-XVIII secolo costruito sopra un altro più antico, si notano sulla facciata archi di scarico in pietra e cotto. Al n. 69 c’è un arco in pietra molto ampio, che forse è quanto rimane di una stalla, databile al XIV secolo.

Al 62-64 si trova un edificio del XV-XVI secolo dai pregevoli marca davanzali in cotto.

Al n. 75 c’è invece un edificio più antico, del XIV-XV secolo, le aperture sono sormontate da archi in cotto molto belli con laterizi sagomati nell’estradosso; nonostante sia stato modificato da ristrutturazioni successive, l’impianto originario è ancora ben leggibile.

Anche ai nn. 83 e 85, due case costruite nel XVIII secolo, si notano resti di muratura in pietra del XIV secolo. Dopo il prato antistante la chiesa aumentano le abitazioni antiche o costruite su resti di strutture antiche.

Ai nn. 93-95, sulla facciata di una casa del XIX secolo, si notano resti di muratura in pietra del XIV secolo.

Al n. 97 le finestre sono coperte con archi in laterizi a sesto acuto, potrebbero essere del XIV secolo, ma anche ristrutturazioni di fine ottocento in stile neo gotico.

PORTA MENSERI

Poco oltre la storica trattoria dello Sgherro, citata anche nei romanzi di Cassola, si trova la porta Menseri.

> Scopri, Porta Menseri


Proseguendo oltre troviamo numerose case del XVI-XVII secolo costruite sopra edifici più antichi, nella maggior parte dei casi non sono visibili i resti delle abitazioni precedenti, possiamo però notarne nella casa del XIV-XV secolo posta ai nn. 149-152.

Solamente quando ci avviciniamo alla fine del borgo troviamo molte case le cui murature esterne mantengono ancora l’aspetto medievale originario. Le abitazioni di questo tipo si concentrano nei pressi del n. 96, che in origine era una chiesa intitolata a San Tommaso. La sua costruzione è del XIV-XV secolo, fu sconsacrata nel 1786 e trasformata in abitazione, ma ancora oggi si riesce a distinguere con chiarezza la struttura originaria dell’oratorio.

Nelle vicinanze c’è la casa al n. 157, databile al XVI-XVII secolo, che al pianterreno conserva resti di strutture del XIV secolo.

Al n. 159 vi sono due aperture coperte con archi in pietra databili al XIV secolo.

Fra tutte le case spicca l’abitazione al n. 165 il cui impianto originale è del XIII secolo; i piloni angolari in pietra presentano segni di bugnato e sulla facciata vi sono alcune mensole aggettanti, che ci fanno capire che aveva almeno altri due piani oltre il pianterreno. Questi elementi architettonici ci inducono a credere che si tratti dei resti di una casa torre.

Un’altra casa torre si doveva trovare al n. 104.

L’edificio ai nn. 110-114, che è databile anch’esso al XIII-XIV secolo, doveva appartenere ad una ricca famiglia di mercanti, al pianterreno si conservano tre imponenti archi in pietra, che forse in origine facevano parte di un portico.

Ai nn. 106-108 si trova invece un’abitazione posteriore, del XVI secolo, con un portale in pietra sormontato da uno stemma non facilmente identificabile: tre rosette, due in capo ed una in punta divise da una fascia.

Interessante appare, infine, l’edificio ai nn. 116-120, costruito nel XVII-XVIII secolo su impianto più antico, sulla facciata sono presenti due lesene in pietra attribuibili al XIII secolo; originariamente si doveva trattare di tre case a schiera che sono state fuse insieme in una ristrutturazione successiva, sul fianco si nota l’originaria struttura muraria in pietra.

PORTA DI SAN MARCO

La strada finisce oggi quasi sull’orlo dello strapiombo delle Balze, ma anticamente essa proseguiva fino alle mura etrusche, che attraversava tramite la porta di San Marco dove si allacciava con la strada che portava a Pisa. Non sappiamo se questa porta era etrusca, secondo alcuni storici che l’hanno vista prima che crollasse, nel secolo scorso, era contemporanea alla costruzione delle mura, ma era anche stata rimaneggiata nel medioevo. Dagli statuti comunali e dalle deliberazioni del consiglio abbiamo infatti notizia di numerosi lavori che sono stati compiuti alla porta, fra l’altro sappiamo che, come le altre porte cittadine, era decorata con pitture di immagini sacre dipinte una prima volta nel 1293 da Giuntarino di Grazia ed una seconda da Tommasino da Pesaro nel 1355.

> Scopri, 11 Porte di Volterra da oltrepassare


CHIESA DI SAN MARCO

Quello spazio aperto che oggi separa le ultime abitazioni del borgo dalle Balze era occupato, fino alla fine del XVIII secolo, da altri edifici che furono demoliti per riutilizzarne i materiali prima che franassero. Fra questi merita di ricordare la chiesa di S. Marco.

Il ricordo più remoto dell’esistenza di questa chiesa è del 1161, nel calendario di Ugo. In un documento del 1213 viene chiamata anche chiesa di Prato Marzio; pochi anni dopo, nel 1215, passò sotto la giurisdizione dei monaci camaldolesi. La campana di quella chiesa aveva anche il compito di servizio di guardia della città e di ripetere i segnali acustici emessi dalla campana del Comune in caso di adunanze pubbliche.

La chiesa non era vasta, ma era adorna di affreschi e pitture. Oltre all’altare maggiore vi erano un altare dedicato alla SS. Annunziata, con un affresco del 1326 e un altare dedicalo a S. Antonio abate. A sinistra entrando vi era una cappella con un altare dedicato alla Madonna su cui i trovava un affresco con la “Madonna ed il Bambino”, che fu trasportato in San Giusto nuovo e oggi è perduto. Un altro altare recava una tela di Neri di Bicci rappresentante San Sebastiano con la scritta: Questa tavola an facto fare la chontrada di Prato Marzo di Volterra l’anno 1478; il quadro è oggi conservato nella Pinacoteca Civica.

Nel 1547 la chiesa venne trasformata da prioria a monastero di monache. Nel 1591 Niccolò Cercignani vi dipinse una tavola che fu collocata sull’altare maggiore. Ma la frana delle Balze minacciava tutto l’abitato e pertanto nel 1710 le monache si trasferirono in un nuovo monastero fatto costruire presso la chiesa di S. Pietro in Selci.

Da allora la chiesa perse progressivamente importanza, dapprima furono trasferiti la cura d’anime ed il cimitero da questa prioria a San Giusto nuova, nel 1774. Nel 1778 il vescovo concesse il nulla osta per la sconsacrazione e la demolizione della chiesa: nel breve periodo di quattordici giorni tutto l’edificio venne demolito e il ricavato dalla vendita del materiale da costruzione proveniente da essa venne devoluto all’opera di S. Marco e di S. Giusto.


CHIESA DI SAN GIUSTO

L’edificio architettonicamente e storicamente più importante di questa zona è la chiesa di San Giusto e Clemente.

> Scopri, Chiesa di San Giusto


VICOLO MENSERI

Si tratta di una breve traversa di Borgo San Giusto, che prende nome dall’omonima, vicina porta. Vi è solo una casa che si affaccia su di essa, ma dal vicolo si può godere un ottimo panorama delle Balze.


VICOLO SAN MARCO

Traversa sul lato destro di Borgo San Giusto. Trae il nome dall’antica chiesa dedicata all’evangelista nei pressi delle mura etrusche e smantellata nel 1774 perché minacciava di precipitare nelle Balze. La chiesa si trovava nelle vicinanze di questo vicolo, dove era invece costruito l’oratorio di San Tommaso. È ancora oggi possibile riconoscerlo, pur essendo stato trasformato in abitazione, si trova al n. 1 di Vicolo San Tommaso, qui si riconosce invece l’abside, costruito in laterizi e trasformato, come il resto dell’antico oratorio, in abitazione.


VICOLO SAN TOMMASO

Ultima traversa sulla destra di Borgo San Giusto, prende il nome dall’oratorio sconsacrato che si trova al suo inizio, che è stato trasformato nel secolo scorso in un’abitazione, ma di cui è possibile riconoscere bene la struttura originaria. Si trattava di un piccolo edificio a pianta rettangolare con un abside, probabilmente aveva una copertura a capanna, vi si accedeva tramite un portale oggi trasformato in ingresso di garage, ma ancora pressoché intatto. La struttura muraria è in opera mista di pietre e laterizi con cantonali e portale interamente in pietra, a circa metà dell’altezza c’è un marca davanzale in cotto decorato.

Al fianco dell’oratorio si possono vedere alcuni resti murari databili al XIV secolo. Al n. 10 vi sono alcuni paramenti murari pertinenti ad un grande edificio di XIV secolo, la muratura è realizzato in pietra a filaretto, con conci regolari che presentano tracce di bugnato, è possibile capire che questa costruzione era alta almeno tre piani, forse si trattava di una residenza signorile, se non di una torre.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Borgo San Giusto, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
A. AUGENTI, L’iscrizione di Alchis a Volterra, in “Archeologia Medievale”, XIX, 1992, pp.739-747;
A. AUGENTI – M.MUNZI, Scrivere la città. Le epigrafi tardo antiche e medievali di Volterra (Secoli IV-XIV), Firenze, All’insegna del Ciglio, 1997, pp. 39-46;
M. BATTISTINI, La chiesa di S. Martillo nei borghi, in Miscellanea Volterrana (4), Pescia, Tip. Franchi, 1931, p. 57;
A. CINCI, La vecchia e nuova chiesa di San Giusto, Volterra, Tipografia Volterrana, 1885;
P. FERRINI, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983, pp. 143-146;
E. FIUMI, Topografia volterrana e sviluppo urbanistico al sorgere del comune, in “Rassegna Volterrana”, XIX, 1951, pp. 1-28;
C. MACCHI, Chiesa prioria di S. Marco evangelista, Volterra, Premiata Tipografia Confortini, 1930;
C. MACCHI, Chiesa vecchia di S. Giusto, Volterra, Premiata Tipografia Confortinì, 1931;
M. MUNZI, Due iscrizioni tardoantiche a Volterra, in “Archeologia Medievale”, XXI, 1994, pp. 629-637;
M. MUNZIG. RICCI – M. SERLORENZI, Volterra fra tardo antico e alto medioevo, in “Archeologia Medievale”, XXI, 1994, pp. 639-656.