Borgo San Lazzero

È il borgo che si estende da Viale Carducci alla SS.68 e sorge a est della collina di Volterra, in una vallata il circa 50 metri più in basso rispetto alle mura medievali. Trae il nome dalla piccola chiesa posta al suo termine, prima di oltrepassare il ponte su cui un tempo le rotaie trasportavano il caratteristico trenino alla stazione.

Oggi ampliatosi a dismisura e molto popolato, anticamente il borgo era raffigurato nelle carte ed identificato con il solo piccolo spedale, destinato a ricevere i lebbrosi. Sono gli Statuti volterrani della metà del Duecento a informarci del Leprosario di S. Lazzero. E la solitudine del leprosario era giustificata dal fatto che la tipologia della malattia obbligava che l’edificio, atto ad ospitare i malati, sorgesse in un luogo isolato e separato dal centro abitato o comunque lontano dalle abitazioni. Non per niente solo lo spedale di S. Lazzaro, fra gli spedalì cittadini, si trovava fuori delle mura dove, al contrario, si concentravano tutti gli spedali della città di Volterra.

Vari erano nel Duecento gli spedali dislocati dentro le mura di cinta: per lo più case con pochi letti che raccoglievano pellegrini, vecchi, bambini e viandanti abbandonati a loro stessi, per fornire loro un po’ di conforto e un letto su cui riposare al caldo. Accanto ad essi, sorse, lontano dal centro abitato, lo spedale per i lebbrosi che già nel 1252 è in vita ed organizzato con le “Constitutiones et Ordinamenta de vita et statu infectorum”, rogati da Ser Membrotto. Lo spedale viveva con le elemosine e donazioni, ma anche di rendite proprie e come Direttore aveva un sacerdote che si preoccupava della direzione spirituale dei ricoverati, mentre alla cura pensavano gli oblati e i conversi.

Sorto, con ogni probabilità, nella prima metà del Duecento, il leprosario nasceva non lontano dalla Chiesa di S. Lazzero. Le carte topografiche lo attestano comunque a sinistra della svolta che da Borgo S. Lazzero conduce a S. Girolamo. Esistito fin dal 1210, non conosciamo la sua esatta ubicazione. Mancano notizie precise sull’atto di fondazione dello spedale di S. Lazzero, che comunque si trova già menzionato fra i protocolli della curia vescovile per un legato, fatto nel 1309, da un tal Ranieri della somma di 5 scudi, agli “infetti di S. Lazzero” e nella rubrica degli statuti del 1313, dove si ordina che vi siano ricevuti a curarsi tutti i lebbrosi; e ancora negli statuti del 1332 viene assegnata una elemosina di 6 libbre di denari, pagabili ogni anno nel settembre agli infetti.

Nel 1441 l’edificio, in cattive condizioni, fu ristrutturato su ordine del vescovo. La malattia continuava a infestare Volterra, mietendo vittime, e lo spedale continuò a funzionare per lungo tempo.

Nel 1468, dopo la distruzione portata dai Senesi a Volterra e l’incendio del Borgo di S. Lazzero, Papa Paolo II eresse in Commenda dei Cavalieri di Malta la precettoria di S. Lazzero e Giovanni Decollato, fuori delle mura di Volterra, comprendendovi anche lo spedale leprosario. Ed inoltre le carte ci informano che venne eretta, ad opera del cav. Serrati, anche la casa dove stavano i lebbrosi e quella per l’abitazione del commendatario. I malati però invece di osservare l’isolamento erano liberi di girare per il borgo tanto che nel 1471 il Comune fece erigere un muro di cinta intorno all’ospizio. All’inizio del XVII secolo, i lebbrosi avevano lasciato il posto a vedove, fanciulle e, in genere, persone storpiate e povere. Dai Libri dei Morti della Cura di S. Pietro in Selci, si rivela che nella casa dello spedale di S. Lazzero si ricoveravano “vecchi e pazzi”. (M. Cavallini, p. 117).

Dopo la chiusura del leprosario, al tempo del vescovo Guidi, la casa continuò ad ospitare i bisognosi. Passata 1’ondata leopoldina, niente restò dell’antico leprosario e del moderno ospizio e, nel borgo, rimasero pochi edifici, come la Canonica e la Casa-Commenda Gerosolimitana. E forse la Commenda aveva un’altra casa di sua proprietà, spostata più verso il ponte, come dimostrerebbe uno stemma sulla facciata: croce bianca su sfondo scuro (azzurro).

Dopo più di un secolo, il borgo conobbe la nascita dell’Ospedale Psichiatrico e nuove abitazioni iniziarono a fargli da corona. Oggi l’insediamento storico si struttura lungo la statale 68 della Val di Cecina, andando a costituire il primo insieme urbano di Volterra, primo centro che si incontra provenendo da Colle Val d’Elsa e che introduce immediatamente alla maestosità della città, grazie alla veduta della Fortezza ferrigna.

La canonica, costruzione molto più interessante della chiesa e da ascrivere al XVII secolo, è una pregevole struttura tipologica con fronte sulla SS. 68 di oltre venti metri, collegata con questa tramite un ponticino e caratterizzata da una torretta centrale. Sulla facciata si nota una nicchia con una piccola statua in pietra di autore ignoto del XVII – XVIII secolo, riproducente S. Ottaviano. Da qui, infatti, si snodava la processione che in antico, nel Venerdì della Domenica di Passione, andava in pellegrinaggio alla chiesa di S. Ottaviano nella valle del Capriggine. Stessa statua, con l’immagine di S. Ottaviano, si trova in Via Guarnacci sulla facciata della casa in cui, da bambina, visse Ildegonda Celli, madre di Giosuè Carducci e da cui partiva l’altra processione per raggiungere la chiesa in collina. (R. Galli, pp. 128-130, 134).

La chiesa di S. Lazzero è un ripristino in stile, avvenuto nel 1928, su più antico impianto.

© Pacini Editore S.P.A., CECILIA GUELFI
Borgo San Lazzero, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
P. FERRINI, Perché si chiamano così: storia e curiosità delle strade cittadine, in “Volterra”, a. XVI,nn. 2-10, 1977;
P. FERRINI, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983;
R. GALLI, Volterra iconografica, Volterra, 1983;
M. BATTISTINI, Gli spedali dell’antica diocesi di Volterra, Pescia, 1932;
M. BATTISTINI, L’ospedale di S. Lazzero in Volterra poi Commenda dei Cavalieri di Malta, Roma, 1918;
M. CAVALLINI, Gli antichi spedali della Diocesi di Volterra, in “Rassegna Volterrana”, a. X-XI, 1939, pp. 73-117ea. XIV-XVI, 1942, pp. 1-17;
A. CINCI, Dall’Archivio di Volterra. Memorie e documenti, Volterra, 1885.