Borgo Sant’Alessandro

Questa strada prende il nome dalla chiesa omonima collocata ad una delle sue estremità. Sappiamo che esisteva un toponimo Borgo Sant’Alessandro già dal medioevo, l’indicazione si riferiva all’agglomerato suburbano che si era costituito intorno alla chiesa dopo la sua fondazione.

L’abitato di borgo Sant’Alessandro è sempre rimasto al di fuori della città, infatti non è compreso in nessuna delle due cerchie di mura, quella etrusca e quella medievale, che delimitavano la città vera e propria. Nacque però nel punto da cui partivano le due più importanti vie di comunicazione di Volterra: la strada che collegava la città con la bassa valle del Cecina, dove si trovavano le miniere del sale, e quella che andava verso la Montagna, l’alta valle del Cecina, che allora era in buona parte territorio del comune volterrano,

Entrambe le strade partivano dalla porta all’Arco, ma all’altezza della chiesa si biforcavano ed una andava verso il mare seguendo grossomodo il tracciato dell’odierna SS. 68, l’altra andava dove ora c’è lo stadio delle Ripaie e proseguiva poi per Fatagliano e l’alta valle del Cecina. Nei pressi del campo sportivo si trovava la fonte di Fontepipoli, conosciuta più di recente con il nome di Fonte di Ripoli, che serviva proprio per approvvigionare i viandanti che si mettevano in cammino lungo questa strada. La fonte, nominata per la prima volta nel 1251, si trovava dove ora c’è la curva Est dello stadio ed è stata smantellata durante la costruzione di quest’ultimo.

CHIESA DI SANT’ALESSANDRO

La chiesa di Sant’Alessandro conserva ancora parte della planimetria e della struttura muraria romanica, visibile quest’ultima sia all’esterno che all’interno. La facciata è stata parzialmente coperta da un porticato posteriore. La prima notizia che abbiamo della chiesa viene dal Calendario di Ugo del 1161; secondo la tradizione sarebbe stata consacrata da papa Callisto II nel 1120 quando venne in visita a Volterra, ma non vi sono documenti che confermino o smentiscano questo fatto. Sappiamo con certezza che il papa in quest’occasione consacrò la Cattedrale, ma non si parla né di Sant’Alessandro né di San Pietro, altra chiesa che la tradizione ritiene consacrata da Callisto II.

La tecnica architettonica con cui è costruito l’edificio è comunque databile alla prima metà del XIII secolo, si tratta di una tipica chiesa romanica ad aula, con una sola navata. Dell’edificio originario si conservano, oltre alla pianta, le pareti laterali e posteriori, costruite con blocchi di pietra squadrati disposti a filari regolari. Sulla parete destra vi è una piccola porta archi travata e sormontata da una lunetta, l’interno della lunetta è decorato con un bassorilievo in marmo di difficile lettura rappresentante forse una scena di caccia. Questa scena è stata interpretata da alcuni studiosi locali come pertinente al culto dell’antica dea Diana, ipotizzando l’esistenza di un tempio a lei dedicato su cui sorse poi la chiesa, di cui non rimane traccia. Si tratta, in realtà, di una scena simbolica tipica dell’arte romanica, oggi non siamo in grado di dare una spiegazione a molti di questi simboli, ma sicuramente erano ispirati dalla dottrina cattolica ed erano compresi da buona parte dei fedeli. Sempre su questa parete si trova un rosone, che forse in origine era murato nella facciata.

La parte anteriore è stata ristrutturata con la costruzione di un loggiato antistante l’ingresso nel 1599, la copertura è sostenuta da cinque arcate a tutto sesto sorrette da pilastri a base esagonale. Questa loggia nasconde in parte la vecchia facciata che è ornata da tre ampie arcate impostate su semi pilastri con semi colonna addossata. Al di sopra del portale c’è un oculo che è stato evidentemente costruito prima del porticato perché è in parte nascosto da quest’ultimo. Sulla facciata della chiesa sono murate numerose epigrafi sepolcrali di varie epoche.

Il campanile fu costruito nel 1598, è un tipico campanile a vela in laterizi, con tre posti per altrettante campane; due campane esistevano già prima della costruzione del campanile, la terza venne comprata in quell’anno. Nel secolo scorso vennero rifuse, perché si erano rotte numerose volte e con il bronzo ricavato ne furono fatte altre tre, chiamate Alessandra, Francesca e Maria. il maestro fonditore fu Giovanni Battista Bettalli da Parma. Non durarono molto giacché nel 1859 venne chiamato Terzo Raffaelli da Pistoia per fare le tre che esistono tuttora.

Su due altari della navata vi sono un affresco rappresentante la “Vergine” di Cosimo Daddi (fine del XVI secolo) ed un “Crocifisso” su tavola; ai lati dell’altare maggiore sono raffigurate le sante volterrane Attinia e Greciniana, in due pannelli dipinti dal pittore Alessandro Cardellini nel 1596. Dietro l’altare si trova un coro ligneo del XIII secolo. Nel luglio del 1944, durante la Battaglia di Volterra, la chiesa venne colpita dall’artiglieria americana, in questa circostanza vennero distrutti buona parte degli arredi sacri ed un gruppo di statue in terracotta policroma raffigurante la “Deposizione” attribuito al Cieco da Gambassi, mentre altre opere vennero gravemente danneggiate.

VICOLO DELL’ARCO

Questo vicolo è una traversa del Borgo Sant’Alessandro, si chiama così perché è caratterizzato dalla presenza di una volta ad arco che lo ricopre per quasi tutta la sua lunghezza.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Borgo Sant’Alessandro, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
C. CACELLI, Storia di un borgo: la Madonna del Cavallaro da quattro secoli nella chiesa di S. Alessandru, Milano, 1995;
P. FERRINI, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983, p. 119.