Il giardino delle erbe proibite

Dopo lo straordinario successo de Il labirinto della rosa, Titiana Hardy torna con Il giardino delle erbe proibite. È una mattina d’inverno e la nebbia si dirada lenta nella baia di San Francisco. Madeline si sveglia carica di eccitazione per l’arrivo del fidanzato, dopo mesi di lontananza. Ma un terribile incidente infrange tutti i suoi sogni. Ora che nulla sembra avere più senso, è solo con sua nonna Isabella, in quella casa che odora di fiori e di fresco, che riesce a ritrovare un po’ di pace. Isabella sa che quando la vita ti strappa le ali, l’unico modo per ricominciare è cercare le tue radici, ed è in Toscana, in un antico borgo nei pressi di Volterra, che si trovano quelle di sua nipote. Quando raggiunge l’antica villa di famiglia, Madeline resta affascinata dall’aura di mistero che la avvolge. Qualcosa di magico e potente trapela da quel luogo, e le piante dell’incantevole giardino nascondono una storia che settecento anni prima ha portato con sé dolore e morte. La storia di una ragazzina, Mia, che, dal giorno in cui ha visto uccidere sua madre, ha rinunciato alla parola, ma ha trovato nella natura e nei suoi segreti un rifugio sicuro. La storia di una donna che per amore ha sfidato le convenzioni e, in una notte di tempesta, si è conquistata la libertà. Conoscitrice delle erbe e delle loro proprietà medicinali, detentrice di un sapere antico e pagano, il suo arrivo nella villa cambia per sempre il destino di Mia.


Il libro per qualche misteriosa ragione in italiano si trasforma in “Il giardino delle erbe proibite” dall’originale “The house of the wind”, ovvero “La casa del vento”: trasformazione davvero quasi inspiegabile poichè il vento e la casa del vento sono effettivamente due concetti portanti del libro, mentre non lo è il giardino che addirittura di proibito ha ben poco.

Occorre precisare che, nonostante nel titolo l’accostamento con la parola “erbe” sia “proibite”, suggerendo subito, ad oggi, l’idea del concetto di strega/stregoneria, negli anni in cui una parte degli eventi sono ambientati, ovvero il 1347 (dunque pieno Medioevo), non era la conoscenza approfondita delle erbe, e il loro utilizzo a fini curativi, che bastava per definire una donna strega o meglio; ci voleva ben altro, come la devozione ad un “diverso” culto rispetto a quello ufficialmente riconosciuto e canonicamente accettato. Anche perché l’utilizzo delle erbe in medicina, a quei tempi, era pressocché diffuso. Una pratica comune anche tra gli stessi ministri della Chiesa Cattolica.

Il titolo, così come la trama, trapela un evidente spirito pagano; sensazione che si rivela concreta approfondendo la biografia dell’autrice.

Durante la lettura ci si chiede se il traduttore – Cristina Volpi, avesse qualche velleità omicida verso la grammatica italiana (condizionali al posto di congiuntivi e forme di registro formale molto improbabili in contesti di emergenza) oppure se effettivamente l’autrice originale avesse fatto scempio della scrittura e la traduttrice si sia limitata a salvare il salvabile.

Grande verità su una frase, per cui la sola vale la pena di leggere il libro:

Un genitore deve dare ai figli radici per crescere ed ali per volare.

TRAMA

Siamo tra il 2007 a San Francisco e il 1347 in Toscana, a Borgo San Pietro, nei pressi di Volterra. La protagonista, Madeline, avvocato 25enne, dopo la morte improvvisa de fidanzato, perde completamente la bussola della propria esistenza, sprofondando in un silenzioso e profondo dolore, in un labirinto di dubbi ed incertezze sul proprio futuro.

Così, su consiglio dell’amatissima nonna Isabella, intraprende un viaggio alla ricerca di se stessa, e delle proprie radici, recandosi nella terra dei suoi avi: la campagna toscana, nell’antica villa di famiglia, ora grande albergo, gestito dalla giovane amica danese di Isabella, Janette.

Immersa tra i profumi e i giardini del borgo, e tra i misteri di cui la bellissima e antica villa è velata, Madeline, soprannominata Maddie nel proseguo della narrazione, si sente subito a casa. La sua tranquillità non è data dall’accoglienza di Janette e della sua straordinaria famiglia, che pure si rivela deliziosa, ma è più viscerale: viene da dentro.

E’ un ri-scoprirsi, un conoscere quella parte di sé, fino a quel momento nascosta, che ti completa e che solo la consapevolezza dell’appartenenza alla propria stirpe, qualunque essa sia, e il contatto con le proprie profonde e antiche radici, può dare.

Il destino di Maddie viene così ad intrecciarsi con quello di altre tre giovani donne vissute in quella stessa villa settecento anni prima.

La giovanissima Mia, rimasta muta dopo un trauma subito nell’infanzia, ovvero l’essere stata testimone dello stupro e dell’omicidio della madre;

La cara zia Jaquetta, donna forte e indipendente, “single” per scelta (e all’epoca non era cosa da poco), padrona e gestore della villa, luogo di riposo e sosta dei numerossissimi pellegrini della via Francigena.

La bellissima Agnesca, pellegrina della Casa del Vento (la stessa di cui parla Leland in Aradia o il Vangelo delle Streghe), fuggita per amore dalla casa paterna, conquistandosi la libertà in una notte di forte tempesta di cui è miracolosamente unica superstite, e scampando ad una condanna certa per stregoneria.

Le donne del romanzo, indipendente dall’epoca in cui sono collocate e, sebbene apparentemente diverse tra loro, sono in realtà molto simili poiché accomunate tutte da un unico percorso di vita che, dal basso, le eleverà ad uno stato di ribalta e rivincita nei confronti della lora stessa esistenza che, in un primo momento, sembra destinata ad un finale negativo, o quasi; Le unisce uno spirito di “sorellanza” inteso nel senso più spirituale del termine.

La stessa Maddie, il cui destino sembra votato verso un bivio di caduta irreversibile, grazie all’affetto rivoltole in Italia, ai nuovi “incontri”, alla pace trasmessa da quei meravigliosi luoghi di serenità, a poco a poco, riesce a riconquistare la forza perduta e ricominciare una nuova vita.


Il romanzo ha delle ottime descrizioni. La descrizione degli ambienti, soprattutto quelli riguardanti il soggiorno in Toscana, è così ben strutturata da desiderare di immergersi interamente in questi luoghi.

Colori, sapori e profumi sono presenti pagina dopo pagina, anche nelle descrizioni un pò più puntigliose dell’ambiente.

L’autrice ci offre un dettagliato affresco della vita di campagna nel Medioevo, della coltivazione delle erbe e del loro utilizzo per curare le malattie, ma anche dei cibi e delle tradizioni che caratterizzavano il posto.

Brava anche nella descizione dei rivolgimenti politici e religiosi che fanno da sfondo ad una parte della storia, come in una sorta di romanzo storico, che culmina con la descrizione della grande Peste che imperversò in Europa in quegli anni.

Per la precisa descrizione e la presenza costante nel romanzo, la Natura stessa, ora giardino, ora bosco, ora oceano, diventa, oltre che luogo sacro, anche personaggio. Il vento ad esempio si configura come elemento tramite, anello di congiunzione tra le esistenze dei vari personaggi femminili.

I personaggi sono ampiamente descritti, ma non ben delineati, i tempi delle azioni non sono molto bilanciati, i registri dei dialoghi sono tutti ugualmente formali e troppo improbabili.

Nel romanzo è inoltre presente uno spiccato, seppur non invadente, spirito femminista e quel tocco di “rosa” che, in ogni racconto che si rispetti, non guasta mai.

Intesseremo il giardino di misteri perduti. E’ un giardino del paradiso e un giardino oracolare e l’alchimia darà origine a un potere da brivido. Ciò che faremo adesso rimarrà assopito mentre ogni nuova generazione giocherà all’ombra di questi alberi, ma nessuno potrà mai rompere l’incanto o evitare di cantare la melodia.

La voglia di scoprire cosa si nasconde nelle vite di queste donne e capire come esse siano collegate incrementa a lettura consolidata; è su questo che gioca l’autrice: gli intrecci creati in principio sembrano inesistenti o sottili, ma mano a mano che la storia prende corpo questo filo quasi invisibile si fa più marcato, fino a divenire resistente e indistruttibile.

VOLTERRA

La correlazione con Volterra è sottile, ma importante. La leggenda della Casa del Vento, dalla quale Titiana Hardie prende spunto per la sua storia, è una narrazione antica che ha influenzato il volterrano pagano; racconti che trovano posto anche nell’immaginario più esteso di Aradia, la Strega Santa, figura femminile della vecchia religione di Volterra.

> Approfondisci, Aradia La Strega Santa

> Approfondisci, La Casa del Vento

TITIANA HARDIE

Nata e cresciuta a Sydney, in Australia, si è laureata in Psicologia e poi in Letteratura inglese.

Studiosa di esoterismo, autrice di svariati libri su folklore, magia e divinazione di cui sono state vendute più di due milioni di copie, è anche una delle più famose streghe bianche d’Inghilterra e, grazie alle sue capacità, è stata consultata da principi, primi ministri e personaggi famosi, comparendo spesso su stampa e tv. Vive nel Somerset con il marito e le loro due figlie.

Il suo primo romanzo, Il labirinto della rosa, è stato un bestseller internazionale, venduto in 19 paesi.

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