Montebradoni

Piccolo nucleo abitato suburbano posto a Nord Ovest di Volterra, a poche centinaia di metri dalle mura etrusche e a meno di un chilometro dall’abitato cittadino. È costruito nelle vicinanze della Badia camaldolese. Oggi è per la maggior parte disabitato.

Non conosciamo l’origine del toponimo, che per alcuni studiosi deriva dal nome germanico Brando; la prima menzione del nome Montebradoni si trova in un documento del 1216. Sappiamo che in precedenza la collina su cui è costruito l’abitato ed il monastero era chiamata anche Monte Nibbio, la zona è infatti indicata con questo nome in alcuni documenti precedenti il XIII secolo.

Nelle vicinanze sono stati scoperti numerosi resti antichi: nelle sue pendici Nord è stata trovata l’unica tomba preistorica rinvenuta negli immediati dintorni di Volterra; è databile all’eneolitico (3000-2000 a.C) caratterizzandosi per la presenza anche di materiale in rame ed oggi è conservata al Museo Etnografico Pigorini di Roma. Inoltre non si contano le numerosissime tombe villanoviane ed etrusche scavate nelle sue pendici, tanto che si è ipotizzato che la collina su cui è costruito l’abitato moderno fosse nell’antichità occupata da un villaggio villanoviano.

Sappiamo che nel medioevo il borgo di Montebradoni era abitato da numerose famiglie, infatti nel 1380 vi erano contati 44 fuochi per un totale di 144 persone, era sede di una contrada chiamata di Montebradoni e Ville perché comprendeva anche gli abitanti dei villaggi del settore nord delle pendici di Volterra: Fiorli, San Cipriano, Fagiano, Corbano, ecc. Nel 1428 la popolazione era scesa a 21 fuochi e 93 abitanti. Nel 1551 vi erano 28 fuochi e 113 abitanti. il borgo era allora circondato da mura di cinta nelle quali si aprivano due porte nei versanti Sud e Nord, ma non sappiamo quando vennero costruite.

Nell’abitato moderno sono comprese le due ville Bertini e Fulceri, la prima è stata ricavata di recente unendo resti di fienili e di vecchie costruzioni, mentre la seconda è un edificio forse Settecentesco. Nel borgo si trova la chiesa di Sant’Andrea Zoerardo, uno dei compagni di San Romualdo fondatore dei camaldolesi, fu costruita nel XV-XVI secolo, misura 6 x 8 m. ed ha pianta ad aula con tetto a capanna. La facciata è in cattivo stato di conservazione, nella parte superiore, al di sopra e ai lati della porta, vi sono tre aperture rotonde.

Al di sotto del piano dietro la Badia, si apriva la porta di Montebradoni. Nel 1442 vi vennero eseguiti dei lavori da parte di Antonio da Como.

Nel 1909 nel villaggio venne fondata una storica trattoria della tradizione volterrana. Fu aperta da un tale Cecchelli che aveva in affitto un ristorante a Firenze, in Via dei Panzani; questo signore decise di ritirarsi in campagna e scelse per questo scopo il borgo di Montebradoni dove aprì un altro esercizio. In breve divenne il luogo preferito dagli alabastrai volterrani che ne fecero un posto dove recarsi in tutte le occasioni per mangiare (e bere) bene. Tale tradizione rimase per circa 60 anni fino a quando il figlio chiuse l’attività nel 1970.

Nei pressi di questo abitato si trova una chiesetta dedicata alle sante volterrane Attinia e Greciniana, chiamato anche Oratorio del Pianuccio.

È una piccola costruzione a pianta rettangolare con pochi elementi decorativi. Sul portale vi è un’iscrizione che dice:

S. ANDREAS ZOERARDUS

Il soffitto è formato da due volte a crociera unite insieme; al centro è dipinto un Padre Eterno, con putti, chiuso da una cornice circolare resa a colore, capitelli su pilastri, resi anch’essi a pennello, sorreggono i penna echi della volta. Due monofore ed un occhio centrale sopra l’ingresso sono le uniche fonti di luce. Entrando, l’occhio del visitatore è attratto dall’affresco che sormonta l’altare.

Questo affresco riproduce una Madonna con Bambino seduta su un trono e affiancata da quallro santi: le due titolari dell’ oratorio, Attinia e Greciniana, San Benedetto e Romualdo. La composizione risale agli ultimi anni del ‘500. L’oratorio fu restaurato nel 1900 a spese del cavalier Giuliano Cailli.

Nel 1615 in questa zona avvenne un miracolo, la notte prima della festa delle due sante, madonna Felice di Piero di Guido Malvaglio, abitante in una casa del Pianuccio, sentì la voce di due donne che stavano cantando un Te Deum. Intorno a questo tabernacolo venne costruita, nel 1617 la chiesa di S. Andrea Zoerardo dedicata anche alle due sante e martiri volterrane.

© Pacini Editore S.P.A., Alessandro Furiesi
Montebradoni, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
U. BAVONI, Un affresco dimenticato, in “Volterra”, XIII, 11, novembre 1974, p. 11;
U. BAVONl, Nuovi documenti sull’oratorio del Pianuccio, in “Volterra”, XIV, 6, giugno 1975, pp. 14-15;
S. BERTINI, Montebradoni, un’oasi di bellezza, di serenità, di pace a due passi da Volterra, in “Volterra”, IX, 9, settembre 1970, pp. 6-7;
L. CONSORTINI, La Badia dei 55. Giusto e Clemente presso Volterra, Notizie sloriche e guida del tempio e del cenobio, Lucca, Tip. Arcivescovile S. Paolino, 1915;
E. PERTlCI Le portI’ dimenticate, in “Volterra”, XII, n. 4, apro 1973, pp. 14-15.