Piazza Martiri della Libertà

Questa piazza è stata dedicata a tutti coloro che sono morti per la libertà del nostro paese. L’attuale denominazione è del 1946, fino ad allora si chiamava Piazza dei Ponti e, nel catasto del 1670, anche Piazzetta del Monte; dopo la prima guerra mondiale venne intitolata alle città di Trento e Trieste, mentre negli anni del 1930 venne chiamata Piazza della Dogana.

Il nome di Ponti fu attribuito perché nel medioevo vi erano dei ponti o passerelle dai quali si doveva accedere in Castello, questo termine è documentato fin dal XV secolo. Nel corso del Cinquecento in questa zona venne costruito un Postribolo di proprietà comunale.

La sistemazione di questo quartiere venne compiuta nel 1826 in occasione della costruzione del viale dei Ponti, realizzata per favorire il trasporto del sale da Saline ai magazzini della Dogana del Sale. In quell’occasione fu deciso anche di abbassare il livello della piazza antistante questo edificio per portarlo alla stessa altezza di Piazza dei Priori e di Via Matteotti, per questo motivo furono demolite tutte le abitazioni che si trovavano fra il Palazzo lnghirami e l’attuale sede del Monte dei Paschi di Siena e parte delle mura cittadine. Le pietre delle abitazioni e delle mura medievali furono utilizzate per realizzare la massicciata della strada.

Vi furono numerose rimostranze per i lavori da parte degli abitanti della zona, che finirono anche in tribunale, ma alla fine la piazza venne terminata; anche la famiglia lnghirami decise di rimettere mano al proprio palazzo rifacendo questa facciata laterale in stile più moderno.

Nel tratto di mura che venne demolito con la ristrutturazione di questa zona si apriva verosimilmente la Porta Balduccia o Gualduccia. Non siamo certi della sua presenza proprio in questo punto, alcuni storici sostengono che era un’altra denominazione della porta del Vescovo sul Piano di Castello, ma numerosi documenti databili fra il 1251 e il 1427 attestano la sua presenza in una zona posta fra Piazza dei Priori e il Palazzo del Vescovo sul Castello. In particolare gli statuti comunali prescrivevano che l’acqua piovana delle fogne di Castello uscisse dalla città attraverso la porta Balduccia, che definiscono come posta fra le due contrade di Piazza e di Castello. Da questa porta dovevano partire i ponti e le passerelle che conducevano in Castello e che dettero nome a questa zona.

Il palazzo che chiude questa piazza, di fronte a quello di proprietà della famiglia Inghirami, si presenta oggi diviso in due parti, ma fino alla seconda metà del secolo scorso costituiva un unico complesso. La parte più vicina a Via dei Marchesi fu ristrutturata in occasione dei lavori del 1826 e, più di recente, con l’insediamento della filiale del Monte dei Paschi di Siena nei primi anni di questo secolo. In antico vi si dovevano trovare una o più case torri del XIII secolo che facevano parte del sistema difensivo dell’incrociata dei Marchesi, di queste case torri sono oggi rimasti solo alcuni silos sotterranei per il grano conservati al piano inlerrato della banca.

Fino al 1944 vi si trovava un altro edificio, la Dogana del Sale. Si trattava di un grande magazzino collocato dove ora si trova il parcheggio degli autobus; venne costruito nei primi anni del XVII secolo ed era destinato alla raccolta del sale estratto nelle moie prima della sua partenza per Firenze, dove veniva commerciato. Il deposito fu costruito quando il sale divenne un monopolio sotto il controllo del granduca, prima di allora l’estrazione e la vendita erano controllate dal comune di Volterra che possedeva una prima dogana del sale posta nel Borgo dell’Abate, l’attuale Via Sarti. L’edificio fu ristrutturato in occasione dei lavori del 1826, in quell’occasione venne allargato e furono costruite nuove stalle, cisterne e magazzini; nel 1930 fu trasformato in caserma e occupato dalla 89° legione “Etrusca” della milizia fascista. Fu distrutto il primo luglio del 1944, a seguito di una tremenda esplosione. Ancora oggi non sono note le cause della tragedia. La caserma aveva preso fuoco e mentre la popolazione era febbrilmente impegnata a domare l’incendio l’edificio saltò in aria. In quella deflagrazione, che fu così forte da catapultare pietre e macerie fino alla Porta all’Arco, morirono 8 civili volterrani. Fu grazie all’opera di volenterosi cittadini che il Palazzo Inghirami non venne distrutto dall’incendio che si era propagato dalla contigua caserma e che seguì l’esplosione.

Due lapidi affisse al muro spiegano il nome della piazza e ricordano i morti di quella notte.

Volterra
ai suoi figli migliori
sacrificati nelle carceri fasciste
caduti sui campi di combattimento
in faccia agli invasori
per costruire la libertà e l’onore
per riscattare l’italia

e

Nella tragica esplosione della caserma
incendiata dai tedeschi
spinti da coraggioso civico altruismo
morirono il 1-7-1944
Arnaldo Bianchi, Nello Costagli,
Averardo Fiaschi, Sergio Mendici,
Corso Ricci, Renzo Ricci,
Giulio Spinelli, Francesco Raffini
La cittadinanza li ricorderà
ora e sempre XXV-7-1960

La sistemazione attuale della piazza, realizzata per favorire l’accesso al centro cittadino, è stata compiuta alla fine degli anni ’80. In quell’occasione furono allontanati i distributori di benzina, che da sempre avevano trovato posto in questa zona, e fu tolto il parcheggio per auto trasformandolo in un grande e moderno parcheggio sotterraneo dove possono trovare posto circa 200 vetture a due passi dalla Piazza dei Priori. L’esterno fu trasformato realizzando un grande terminal per i bus di linea e per gli autobus turistici dotato di pensilina coperta e ornato tutt’intorno di aiuole. Sempre su questa piazza è stato collocato un monumento dell’artista volterrano Mino Trafeli, dedicato a coloro che morirono il 1 luglio del 1944.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Piazza Martiri della Libertà, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio: strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
M. BATTISTINl, Volterra illustrata. Porte, Fonti, Piazze, Strade, Volterra, Carnieri, 1921, p. 36;
P. FERRINl, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983, p. 10;
R. GRASSINl, Il bel viale dei ponti fu costruito per favorire il trasporto del sale, in “Volterra 7”, VI, 39, 26 ottobre 1990, pp. 10-11.