Piazza San Giovanni

Questa piazza è situata al margine del pianoro su cui è costruito il centro storico di Volterra. Su di essa si concentrano gli edifici di stretta pertinenza del vescovo.

Questa piazza è situata al margine del pianoro su cui è costruito il centro storico di Volterra. Fino al secolo scorso il forte balzo di quota che ne delimita il lato orientale doveva segnare l’apertura al paesaggio sottostante; infatti il corpo ottocentesco usato come autorimessa dell’Arciconfraternita della Misericordia costituisce una quinta architettonica che limita l’originale apertura di questa piazza alla zona urbana sottostante e al panorama della Val di Cecina.

Su di essa si concentrano gli edifici di stretta pertinenza del vescovo; nella Toscana medievale vi era la tendenza a separare gli spazi pubblici di pertinenza del comune da quelli di pertinenza del vescovo, per questo in molte città vi sono una piazza pubblica, dove si affacciano gli edifici amministrativi (a Volterra si tratta di Piazza dei Priori) e una piazza religiosa (a Volterra è Piazza San Giovanni), dove si trova la chiesa principale ed altri eventuali edifici sacri. E la presenza, al centro di essa, del Battistero dedicato a S. Giovanni a darle il nome; sulla stessa piazza erano collocati anche il campanile, l’Ospedale e la casa dell’Opera del Duomo.

Nel passato era chiamata anche Piazza del Duomo; durante il medioevo vi si trovava un cimitero e una parte di essa, quella che costeggia il vecchio ospedale, era pertanto detta Via del cimitero. Intorno al Mille su questa piazza si affacciavano l’Episcopato, il Capitolo dei canonici e tre chiese: la cappella di S. Ottaviano, la chiesa di S. Maria e il battistero di S. Giovanni, ognuna con il suo cimitero. Dalla metà del Xll secolo la toponomastica subisce un cambiamento e non viene più citata la chiesa di S. Ottaviano, ma il chiostro dei canonici, probabilmente quella chiesa venne abbandonata e l’edificio destinato ad altro uso. Agli inizi del XIII secolo in questa piazza troviamo un solo cimitero, il chiostro, il Duomo di S. Maria, il Battistero e l’Ospedale.

BATTISTERO

Il Battistero è un edificio a pianta ottagonale collocato al centro della piazza di fronte al Duomo. La prima attestazione di questo edificio sacro è del 989, ma non sappiamo se esistesse già prima di questa data, la costruzione attuale dovrebbe invece essere databile al XII secolo. Le pareti del Battistero sono a faccia vista in pietra a filaretto con conci regolari su tutti i lati. II tetto, recentemente restaurato, è a cupola: la facciata principale è realizzata con fasce marmoree bianche e verdi alternate, al centro vi si trova un portale riccamente decorato. Sull’architrave del portale vi è un’iscrizione in esametri leonini che dice:

ANNI MILLENI X(RISTI)
CURREBANT DUCENI, INDE TRIENI
FLUEBANT OPTUAGENI ISTA
DOMUS QUANDO VOLENTIBUS
LEGERE PA(N)DO ACTA IN A(N)NlS
AD HONORE(M) BAPTISTE
(IOHAN)NIS CUM P(RE)SUL ERAT
TU(R)BIS RAINERI(US) ISTI(US)
URB(IS) ET SEM(PER)TINIS NAT(US)
FUIT D(E) UB(ER)TINIS. HOC FIERI
FECIT GERARD(US) NO(M)I(N)E
FELIX SANCTUM OPUS DEI. SALUS
N(OST)RA E(ST) S(AN)C(T)E SPEl.

“La scritta è inquadrata da una cornice decorata sui lati destro, sinistro ed inferiore con un motivo vegetale stilizzato. Lo spazio fra le due righe del testo è occupato da una serie di piccoli ritratti”, questi ritratti sono in tutto quattordici e sono accompagnati da didascalie; i personaggi rappresentati sono Cristo con sua madre, Giovanni Battista e gli apostoli senza Giuda. Al di sopra dell’architrave si apre una finestra ad arco a sesto leggermente ribassato.

La facciata ed il portale dovrebbero essere stati costruiti in occasione di un intervento di restauro databile al 1278, quando un documento attesta una donazione per la ricostruzione del Battistero di S. Giovanni; in realtà si trattò soltanto di un ammodernamento della facciata, alla stregua di quanto avvenne anche alla chiesa di S. Michele. La data dell’iscrizione, il 1283, si riferisce, probabilmente, all’anno di compimento dei restauri.

Alla destra del portale del Battistero è stata murata una lastra marmorea di forma rettangolare divisa in due parti. Sulla destra è scolpito uno scudo che riporta lo stemma della famiglia Gherardesca: diviso in due parti, a sinistra mezza aquila e a destra partito in orizzontale. Sulla sinistra si trova invece una lunga iscrizione che commemora l’accorpamento del comune rurale di Monte Voltraio a Volterra, avvenuta nel 1252, e la costruzione della pieve e della torre poste nel Balco del detto castello.

ANNO DOMINI MCCLII
INDICTIONE X TEMPORE
POTESTARIE DOMINI
ALBERTI COMITlS DE SEGALARE
VIRI ULLUSTRIS VULTERRE CIVITATIS
POTESTATIS EODEM DEI
GRATIA OPERANTE COMMUNE

MONTIS VULTRAI UNITUM EST ET
CONIUNCTUM lURIS
DICCIONI COMMUNlS CIVITATIS
VULTERRAE ET HAEC ECCLESIA
OPUS
ET TURRIS BALCHI HUIUS ARCIS
FACTA SUNT TEMPORE
SUPRASCRIPTO GIROLDUS DE
LUGANO ME FECIT

Questa lastra in origine era collocata nella pieve di Monte Voltraio; venne murata sulla facciata del Battistero dopo la distruzione di questo edificio sacro, avvenuta nel 1262 in seguito ad una azione di guerra condotta dai volterrani contro il vescovo. Dovette essere collocata in questo punto verso la fine del XIII secolo, in occasione della ristrutturazione dell’edificio compiuta al tempo del vescovo Ranieri degli Ubertini.

Nel centro delle pareti si aprono, distribuite su due piani, due finestre a feritoia coperte da arco a tutto sesto, mentre nella parete opposta a quella dell’ingresso e in quella ortogonale a destra, vi sono altre due porte. Sopra la porta aperta nella parete ortogonale, nella lunetta in marmo che racchiude lo spazio fra l’architrave e l’arco, vi sono due croci incavate e riempite di laterizio, con un effetto cromatico che mette in evidenza la croce rossa sul campo bianco: sulla pietra di colmo dell’arco sono scolpite due teste maschili. In questa stessa parete vi sono numerose pietre che recano incisi stemmi e croci. Altre due croci le ritroviamo ai lati della porta posteriore, murata. La cupola è stata costruita nella prima metà del XVI secolo, originariamente era coperta da lastre di piombo e sormontata da una guglia con croce; le lamine di piombo vennero sostituite con embrici in terracotta nel 1758, come dice un epigrafe collocata all’interno.

All’interno l’altare maggiore è sormontato da un arco in marmo opera di Mino da Fiesole e dal quadro dell’ “Ascensione” di Niccolò Cercignani di Pomarance, che fu gravemente danneggiato nella parte superiore durante la seconda guerra mondiale. Il fonte battesimale è decorato da una statua di San Giovanni Battista, opera settecentesca di G. Vacca di Carrara; un altro fronte più antico, opera di Andrea Contucci detto “Il Sansovino”, è collocato in una nicchia laterale, reca la seguente iscrizione:

A NATIVITATE / FIESU FILI DEI
ANNO MDll

È interessante notare che l’acquasantiera posta alla destra dell’ingresso è ricavata da un cippo sepolcrale etrusco in marmo, il cippo è stato rovesciato e nella parte inferiore è stata scavata una vasca per la raccolta dell’acqua benedetta. Sulle pareti del battistero sono affisse due epigrafi che ricordano dei restauri, uno dei quali riguarda il cambiamento della copertura del tetto da lastre di piombo a tegole in laterizio:

D.O.M. / TEMPLI HUIUS TESTUDO
/ VETUSTUS LAMlNlS PLUMBIS
/ AQUAE PLUVIAE ARCENDAE
IMPARII / TEGMENTIS FICTILIBUS
SUFFECTIS / CURANTIBUS
/ IOSEPHO MARIA FEI MARIO
MAFFEl EQUITIBUS / VINCENTIO
PAGNINI ET LINO SALVETTI
ELECTIS / IV VIRI PUBLICO
DECRETO OPERI COMPLENDO
PRAEFECTlS / RESTAURATA FUIT
/ ANNO SALUTIS MDCCLVIII

FRANCISCO EX COMITIS GUIDIS /
PATRICIO VOLAT. PISANO ARCHEP. / CORSICAE AC
SARDINIAE PRIMATI / QUOD AD
HUIUS PERANTIQUAE AEDIS / IN
QUA XRO GENITUS EST /
MAJESTATEM AMPLIFICANDAM / NOVUM AUGUSTIUS EX MARM ET
JASPIDE / BAPTlSTERIUM / AERE
SUO EXCITAVERIT / ORDO DECURIONUM VOLATER.
SPLENDIDISS. CIVI / ET DE PATRIA
OPT. MERITO / PERENNE HOC
MONUM. / PONI DECREVIT /
AN. REP. SAL. MDCCLX

Nel Seicento le pareti dell’edificio furono ricoperte di decorazioni a stucco secondo la moda dell’epoca e nel Settecento il pavimento venne ricoperto di mattonelle di marmo a scacchi bianchi e azzurri. Nel 1893 il battistero fu interessato da numerosi lavori di restauro: il tetto a cupola, troppo pesante, rischiava di far cedere le pareti, fu pertanto deciso di sopraelevare le pareti esterne. In quell’occasione furono demoliti tutti gli interventi che avevano trasformato l’interno dell’edificio nei due secoli precedenti. Sotto il pavimento settecentesco comparve quello originale e, dopo avere eseguito alcuni saggi, fu ritrovato un pozzetto quadrato di 70 cm. di lato col relativo cunicolo di scarico dell’acqua, corredanti l’antico fonte battesimale. Nel 1926 si dovette far fronte ad una nuova minaccia di cedimento strutturale. L’intervento compiuto non vide seguito il suggerimento allora proposto dall’architetto Alfredo Barbacci che consigliò demolire la sopraelevazione ottocentesca, in quanto fonte di gravi danni, lo stesso architetto aveva predetto che, se non si fosse provveduto in tal senso, nell’arco di settanta anni sarebbero stati necessari nuovi lavori. E infatti pochi anni fa il Battistero ha subito un altro intervento di restauro al tetto.

CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

L’altro importante edificio religioso che si affaccia sulla piazza è il Duomo dedicato a S. Maria. Sul suo fianco sinistro si trova la Casa dell’Opera del Duomo, sull’altro l’Oratorio della Misericordia. Quest’ultimo fu eretto nel 1796, al suo interno troviamo la “Crocifissione” opera del monaco Donato Mascagni del 1607 e le tele dell’ “Orazione nell’orto” e la “Madonna d’Arezzo”, della pittrice Giovanna Gastona Forzoni Accolti, databili alla fine del XVIII secolo ed il “Sant’ Antonio da Padova” di Giuseppe Arrighi. Il tetto è ornato con quattro busti settecenteschi raffiguranti Gesù, la Madonna, un santo e un personaggio ignoto, forse uno dei benefattori. Al centro, sopra il portale si trova un finestrone sormontato da uno stemma rappresentante un teschio fra due ali, al di sotto vi è la seguente epigrafe:

FRATRES SODALITATIS / A.
MISERICORDIA NUNCUPATAE /
DELETA VETERI AEDE / NOVAM /
CONLATIS PRIORUM /
ELARGITIONIBUS / A
FUNDAMENTIS EXTRUENDAM /
CURARUNT / ANN. MDCCXCVII

Accanto all’ingresso del Duomo è possibile notare l’iscrizione sepolcrale che indicava la tomba di Giovanni Dello Spera:

MAG. IOANNIS DELLO SP / ERA
MEDICI EXIMII OSSA / IACENT
OBET ANNO 1420

Accanto vi è lo stemma della famiglia Dello Spera: diviso, al capo doppia fascia di picche, in punta ornato dalla mezza stella.

All’angolo del Duomo si trova un’epigrafe in marmo che ricorda un restauro di questa parte dell’edificio:

ANGULUS HlC VETUSTATE /
LABENS EX TESTAMENTO /
MARII MAFEI PATRIAE /
CULTORIS RESTITUTUS EST / AN. SAL.
MDXXXVIII

CONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA

Non sappiamo con esattezza quando venne fondata la Confraternita della Misericordia, è solo nel 1511 che fu formalmente eretta o sodalizio religioso; sappiamo che i confratelli indossavano cappe nere col cappuccio, il loro compito era quello di raccogliere elemosine da dispensare segretamente, assistere i condannati a morte, seppellire i morti, inoltre celebravano messe per S. Giovanni decollato, il tre novembre, la cui effigie compariva anche sul primo stemma della Confraternita.

Nel novembre del 1608 venne aggregata a quella omonima esistente a Roma e nel 1615 fu insignita del titolo di “Venerabile”. Nel 1763, su evidente richiesta delle autorità, la confraternita si dette, per la prima volta, uno statuto in cui definiva con chiarezza le cariche all’interno della compagnia e i compiti dei confratelli. La Misericordia fu sciolta nel 1785, a seguito delle leggi leopoldine sulla riforma religiosa.

Ma questo decreto venne mantenuto solo per pochi anni, il 14 settembre 1791, dopo un iter durato oltre un anno, la compagnìa tornò nuovamente a riformarsi con nuovi statuti approvati dal governo granducale. In base a questi statuti la confraternita era retta da un Priore, un Sottopriore, due Consiglieri, un Carmarlingo, un Campioniere, due Sindaci, un Segretario, un Cappellano, due Sagrestani e i loro aiutanti, quattro uomini di Carità e otto Assistenti alle deliberazioni.

La congregazione si è dotata, col tempo, di mezzi più moderni per l’assistenza, passando dalle lettighe alle carrozze e carri funebri, alle autoambulanze e alle autofunebri che vediamo ancora oggi. Nel secondo dopoguerra la Misericordia ha cominciato a prestare assistenza anche fuori della nostra città, portando soccorso in occasione di catastrofi naturali, formando, al suo interno, un reparto dedicato alla protezione civile.

CASA DELL’OPERA DEL DUOMO

La casa dell’Opera del Duomo occupa lo spazio fra il campanile ed la Cattedrale. Questo istituto gestiva i fondi e dirigeva i lavori per l’erezione e la manutenzione degli edifici di proprietà vescovile; oggi la sua sede fa parte del palazzo vescovile. Questa casa, la cui struttura è databile al XIII secolo, fu restaurata nel 1950, perché una bomba americana l’aveva centrata nel luglio del 1944 danneggiando il Museo d’Arte Sacra, che vi era ospitato. L’ingresso all’edificio è collocato accanto al campanile e consiste in una porticina coperta da un arco con piattabanda, al di sopra è possibile notare due stemmi raffiguranti una croce ed una stella, entrambi simboli dell’Opera del Duomo. In un vano ricavato nella parete, a circa due metri e mezzo da terra, si trova una composizione scultorea in pietra raffigurante i santi volterrani Lino, Giusto e Ottaviano, opera di Raffaello Consortini.

OSPEDALE DI SANTA MARIA

Un altro importante edificio di fondazione religiosa è l’ospedale. La prima indicazione dell’esistenza di un ospedale in questa piazza ce la fornisce il calendario di Ugo del 1161. In documenti del XIII e XIV secolo è chiamato sia Ospedale di S. Maria, che Ospedale del Duomo; poco prima del 1271 fu interessato da ingenti lavori di restauro o di ricostruzione che fanno sì che da allora sia chiamato “nuovo”. Già nel 1232 era circondato da logge. Fra il 1353 e il 1383 furono qui riuniti tutti gli ospedali esistenti in città e la gestione fu posta sotto il controllo del Comune. Un inventario dei beni del Comune del 1499 ci informa che in quell’anno l’edificio contava di 14 ambienti, di cui uno era adibito a cappella e un altro a forno per il pane; in totale vi erano circa 17 posti letto.

La loggia apparteneva in origine alla chiesa di Santa Maria Maddalena, chiusa al culto nel 1786 fu trasformata in infermeria. Il vecchio ingresso della chiesa venne adattato, agli inizi di questo secolo, a ingresso principale dell’Ospedale. La loggia si apre con cinque archi in Piazza S. Giovanni e con 3 in Via Roma, sotto di essa si trovano una lastra con rappresentazione a bassorilievo di una Madonna con Bambino ed un tondo in terracotta smaltata raffigurante Gesù in fasce. Solamente nel 1984 il centro ospedaliero fu trasferito in una più moderna struttura ricavata dai padiglioni dell’ ex Ospedale Psichiatrico in Borgo San Lazzero.

Il fabbricato è stato acquistato dalla Cassa di Risparmio di Volterra che lo ha trasformato in parte in uffici ed in parte in un moderno Centro Studi. Gli antichi ambienti sono stati ristrutturati in ampie e comode sale per riunioni in grado di accogliere oltre duecento persone contemporaneamente; il Centro Studi è stato inoltre attrezzato di tutte le più moderne attrezzature per traduzioni e registrazioni, vi sono state realizzate numerose stanze per dibattiti e gruppi di lavoro che possono essere collegate tra loro e con le sale principali da un sistema di monitor a circuito chiuso.

L’unico edificio privato presente sulla piazza è quello all’angolo con Via Persia Flacco, !’impianto è databile al XVII secolo, ma è stato ristrutturato nel secolo scorso.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Piazza San Giovanni, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
A. AUGENTl – M. MUNZI, Scrivere la città. Le epigrafi tardo antiche e medievali di Volterra (Secoli IV-XIV), Firenze, All’Insegna del Giglio, 1997, pp. 62-65 e 69-71;
R. BACCI, La Compagnia della Misericordia, in “Volterra”, XIII, 1974, nn. 1-9;
A. BARBACCI, Il battistero di Volterra, in “La Balzana”, 3, I, 1927, pp. 121- 129;
M. BATTISTINI, Volterra illustrata. Porte, Fonti, Piazze, Strade, Volterra, Carnieri, 1921, pp. 28-30;
U. BAVONI, La cattedrale di Volterra, Firenze, IFI edizioni, 1997;
M. BOCCI, Il portale del S. Giovanni di Volterra, in “Volterra”, VII, n. 1, gen. 1968, p. 8;
M. CANESTRARI (a cura di), Il piano di Volterra, Roma, Officina Edizioni, 1991;
M. CAVALLlNI, Gli antichi spedali della diocesi di Volterra. Parte I, in “Rassegna Volterrana”, X-XI, 1939, pp. 78-117;
P. FERRINI, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983, pp. 22-23;
E. FIUMI, Topografia volterrana e sviluppo urbanistico al sorgere del comune, in “Rassegna Volterrana”, XIX, 1951, pp.1-28;
G. LEVI – M. MELCHIORRE, II battistero di S. Giovanni a Volterra, in “Rassegna Volterrana”, XLII, 1977, pp. 101-112;
R.S. MAFFEI, Il sepolcro del medico Giovanni Dello Spera, Volterra, Tip. Carnieri, 1907.