Alessandro Furiesi

Via Buomparenti

“Il profondo fianco della torre Buomparenti dà inizio ad una bella serie ininterrotta di blocchi di diverso rilievo ma con propri stili che denunciano un’ origine generalmente antica e conferiscono alla via un tipico andamento segmentato che, nel primo tratto, inquadra il Palazzo Minucci-Solaini”. (M. Canestrari)

Costruita, secondo il Fiumi, sulla seconda cerchia di mura e costituendo il suo piano camminabile, nonché lo spartiacque tra la contrada di Piazza e il borgo vero e proprio, la via era il medievale borgo dell’Abate che univa i due punti urbani nodali delle incrociate Buomparenti e di S. Agnolo, circondando il cuore del centro cittadino.

CASA TORRE BUOMPARENTI

Il fianco della torre Buomparenti dà inizio alla via omonima, caratterizzata da una serie ininterrotta di bellissimi fronti che, ciascuno con un proprio stile, denunciano un’origine antica. La strada che conduce fino a Piazza Minucci, prende il nome dai Buomparenti, l’illustre famiglia volterrana cui, da moltissimo tempo, apparteneva la torre. A conferma della insostituibile importanza della struttura, i documenti e le carte ci dicono che una delle prime operazioni che Ottaviano Belforti, per necessità strategica, dovette compiere nel suo disegno di impadronirsi della città, fu quella di occupare le torri Buomparenti e Marchesi. l Buomparenti giunsero a Volterra all’inizio del X secolo, al seguito di Ottone il Grande e, ben presto, ricoprirono le più alte magistrature. Di parte Ghibellina poi subirono le sconfitte che la fazione incontrò nella sua storia.

“Nel punto dove ha inizio la Via Ricciarelli si apriva la porta che dava adito al prato vescovile”.
E. Fiumi, Topografia volterrana, p. 14).

Quando anche Volterra cominciò a sentire il fermento dei tempi nuovi, preludio del sorgere del Comune, la vita cittadina rese necessaria la costruzione di nuove abitazioni. La cerchia murale delimitante il casirum, che partendo dalla chiesa di S. Maria e dal Battistero, continuava per Via Sarti e, attraverso Via Nuova, arrivava fino alla Porta a Selci, non fu più sufficiente a racchiudere nel suo interno la crescente popolazione. E furono proprio le mura che, dall’odierno fabbricato del Centro Studi Santa Maria Maddalena, per Via Buomparenti e Via Sarti, giungevano fino a Porta a Selci, a subire le più significative modifiche.

“Il primo gruppo di case sorto extra murum dell’oppido si dipartì dall’incrociata dei Buomparenti che, così, identificò topograficamente il punto di partenza dell’espansione urbana: l’arteria parallela e aderente al muro ricorrente verso S. Agnolo si chiamò Borgo dell’Abate, mentre la via tracciata in direzione perpendicolare al tracciato delle mura prese il nome di Borgo S. Maria, da cui derivò la contrada di Borgo, che può essere considerata come l’espressione della fioritura demografica ed urbanistica del periodo comunale” .(E. Fiumi, Appunti, pp. 371- 382). Qui furono eretti alcuni edifici che dettero poi vita a queste due arterie.

Le torri e le case che sorsero alla scomparsa del castrum furono di proprietà di una consorteria, il cui ricordo è legato alla nascita del Comune e che darà nome alla via e all’incrociata: i Buomparenti. Il Palazzo Buomparenti dovette appartenere in origine ai conti della Gherardesca. Negli Statuti del 1207 l’attestazione: in domo vero Buomparenti que fuit ad Aliocti, – Aliotto è verosimilmente il padre del Gerardus comes di Casa Gherardesca – palesa chiaramente che il Palazzo Buomparenti anticamente era appartenuto ai Della Gherardesca 2. Che la disposizione statutaria del 1207 si riferisse al palazzo che fa angolo con Via Ricciarelli, e che la tradizione assegna ai Buomparenti, è provato anche dalla sua ubicazìone in borgo dell’ Abate 3: et per iotum burgum Abbatis possint domus et turres murari ad aerem cum predicta domo Buomparenti.

Fu in questo periodo che la Casa Buomparenti, già Gherardesca, subì quei notevoli rifacimenti che ancor oggi la contraddistinguono, con le sue linee essenziali e che, al pari del Palazzo dei Priori, la collocano nel periodo della fioritura comunale. E del periodo comunale conserva le tracce nell’architettura e nello stile regolare squadrato che trasforma il complesso delle Torri Buomparenti – Buonaguidi nel più pittoresco tratto d! Volterra 4.

La costruzione, come altre dello stesso tipo, viene costruita con il duplice scopo di abitazione, con la facciata ingentilita dalle bifore, e di fortilizio. Ma i Buomparenti possedevano un’altra torre in consorteria con Angiolario e Buonfiglio, fratelli del fu Tedesco, come appare dagli statuti del 1238-1241 5. La fabbrica appartenuta ad Angiolario di Tedesco è certamente quella in cantonata con lo sdrucciolo di Piazza e, sia l’impostazione, sia la fattura dell’arco della porta che guarda la Via Buomparenti, uguale all’arco della torre Toscano, testimonia chiaramente l’antichità del fabbricato. È probabile che queste due torri, di Angiolario e dei Toscano, ricalcassero le tracce delle torri che sorgevano ai lati delle porte principali dell’oppido romano. “Il fortilizio di Angiolario, topograficamente compreso nel Pratum, e non nel borgo, comunicava con il Palazzo Buomparenti ed una traccia, non del tutto occasionale, è rimasta nell’opera in muratura che unisce le due importanti fabbriche a cavaliere alla via”. (E. Fiumi, Topografia, p. 15).

PALAZZO INCONTRI

E la torre, Bonfili, parte del palazzo deIla famiglia Incontri, oggi sede della Cassa di Risparmio di Volterra. I due fabbricati, collegati da un arco di passaggio, consentivano, in caso di attacco, di passare con estrema facilità da una torre all’ altra.

Il Palazzo, che occupa buona parte della strada dallo sdrucciolo di Piazza dei Priori fino a Vicolo bell’Oro, fu realizzato nel XV secolo su un antico impianto della casa-torre ed è, insieme ad altri edifici, uno dei pochi e bellissimi esempi in Volterra di facciata a bugne, anche se il fronte è stato rifatto nell’Ottocento in mattoni con decorazioni a dado in rilievo.

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Da allora l’incrocio di borgo S.Maria si identificò a tal punto con il Palazzo Buomparenti da dare il nome anche all’incrocio delle vie Buomparenti, Ricciarelli, Roma e Sdrucciolo di Piazza, con “Incrociata de’ Buomparenti”. Caposaldo della linea tracciata tra la città vecchia (oppido) e la nuova (borgo), l’incrociata divideva in due parti l’abitato di Volterra.

PALAZZO BUONAGUIDI

La casa-torre che, in borgo S. Maria, è contigua al Palazzo Buomparenti, apparteneva ai Buonaguidi. Il palazzo aveva una loggia, conosciuta come “loggia dei Buonaguìdi” ed era posta in angolo tra borgo S. Maria ed una via trasversale, ora scomparsa. Questo luogo si chiamava “Incrociata delle Taverne”. (E. Fiumi, Topografia volterrana, p. 16). Residenza gentilizia, l’edificio, con un impianto originario del XIII-XIV secolo, è un pregevole esempio di struttura in pietra a faccia vista con il bel portale d’ingresso e, al primo piano, i bei archi acuti in pietra. Lo stemma, presumibilmente della famiglia proprietaria del palazzo, sopra gli archetti, è ormai indecifrabile.

In una delle meravigliose sale della casa-torre Buonaguìdì, in quella che oggi è diventata la sede dell’Accademia dei Sepolti, si trova un interessante, e sconosciuto ai più, affresco di Madonna in trono e Bambino e SS. Francesco e Benedetto o Domenico. La paternità dell’ opera si crede debba essere assegnata a Bartolo di Fredi, presente a Volterra tra il 1470 e il 1480 per affrescare la Cappella del Coro in Duomo.

La casata dei Buonaguìdì, di origine germanica, discende da Buoso, cortigiano di Ottone. Venuta in Italia intorno al X secolo, ottenne subito nella città etrusca la cittadinanza e importanti uffici. Fra i componenti più eminenti della casata è da ricordare Guido dei Buonaguidi che scortò i volterrani nella crociata in Palestina e, combattendo sotto le mura di Gerusalemme, ebbe il merito di aver contribuito a liberare la città santa.

CASA BARGE BARTOLINI

Lo segue, ai nn. 2-6, la Casa Barge-Bartolini, residenza di famiglia gentilizia, con il bel portale in pietra panchina, al n. 6, che ce lo fanno datare al XIV secolo, anche se la struttura, mostrando tracce di muratura in pietra, lo caratterizza come impianto più antico. Subito dopo, ai nn. 8-10, troviamo un edificio con impianto del XIII secolo che, pur in continuità con Via Sarti, chiude oramai Via Buomparenti. “Di notevole interesse, pur se di carattere composito, il fronte presenta tre strati: uno di impianto medievale, caratterizzato dall’alta apertura ad arco ogivale su mensola a sbalzo; uno quattrocentesco e l’ultimo, sicuramente successivo, per l’altezza e il coronamento in cotto”. (M. Canestrari, pp. 157-159). Il lato opposto presenta, ai nn. 9-13, un fronte dai caratteri tipicamente sette-ottocenteschi.

CASA PILASTRI BARTOLINI

Lo segue, ai nn. 15-17, il Palazzo Pilastri-Bartolini, una caratteristica casa a bugne sbarrate di panchina, con le tipiche finestrelle per bambini e i bei archi ad ogiva al piano terra e al primo piano. Residenza gentilizia del secolo XV, anche se con forti ristrutturazioni su più antico impianto, Casa Pilastri ha una struttura simile ad una “L” con fronte su Via Buomparenti e Via del Mandorlo, dove presenta struttura in pietra con cantonali e conci di notevoli dimensioni. Caratteristici e belli si dimostrano gli elementi antichi di dettaglio – i ferri con gli anelli, le inferriate – mentre, nell’interno, si trova una bella scala a chiocciola in pietra del XIV secolo.

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L’ultimo edificio che, con la sua imponente mole, gira su Piazza Minucci, denuncia, in particolare al pianterreno, la propria origine antica. Con una significativa commistione di panchina e pietrame delle murature, il palazzo gentilizio, databile intorno al XVI-XVll secolo su più antico impianto, spicca per il bel portale d’ingresso in pietra.

Sulla Piazza nella parte chiusa per ampio tratto e poi con aperture irregolari, si nota un piccolo bassorilievo, inserito nella parete della casa. Si tratta di una delle formelle, previste nel numero di 12, che rappresenta Pilato che si lava le mani.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Via Buomparenti, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
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