Via dei Marchesi

Questa via collega Piazza dei Priori con Piazza Martiri della Libertà e la Rampa di Castello.

Prende il nome dalla famiglia che possedeva la casa-torre che si trova all’angolo con Via Matteotti. Della famiglia Marchesi sappiamo molto poco, conosciamo solamente un Iacopo di Crescenzo Marchesi che nel 1103 fu eletto consigliere del vescovo Ruggeri, e un Crescenzo che nel 1257 vendette parte dei boschi del Raone al Comune di Volterra. Anticamente la strada era divisa in due parti, la parte più a monte era chiamata Via del Vescovo o del Vescovado, perché conduceva in Castello dove si trovava il Palazzo del Vescovo, tale nome rimase anche dopo la distruzione del palazzo, lo troviamo infatti citato in un documento del 1498 dove viene ricordata una casa posta in Via Episcopati per qua itur Castelle. In seguito (sec. XVII XVIII) venne chiamata Via degli Inghirami dal nome della nobile famiglia volterrana che vi costruì il palazzo.

La parte più vicina alla Piazza dei Priori veniva chiamata Via dei Baldinotti, usando il nome di un’ altra famiglia nobile volterrana, la cui casa torre si trova all’angolo con Via Turazza. Le sue traverse sono Vicolo Mazzoni e Vicolo Guidi sulla sinistra e Vicolo Falconcini sulla destra, a circa metà del suo tracciato si incontrano Via della Porta all’Arco e Via Matteotti. In questa via ebbero le loro case anche i conti della Gherardesca, i cui edifici furono acquistati nel XVII secolo dalla famiglia dei conti Guidi.

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Nella parte di strada più vicina alla Piazza dei Priori abbondano i resti di case torri, sono resti molto rimaneggiati e spesso di difficile lettura, ma è ugualmente possibile riconoscere le possenti edificazioni di proprietà delle famiglie nobili volterrane. In alcune parti della muratura dell’edificio al n. 1, che è stato costruito nel secolo scorso, è possibile notare i resti della struttura originale risalente al XV secolo, che a sua volta deriva da rimaneggiamenti ed accorpamenti di edifici del XIII secolo, in particolare al pianterreno si individuano tre archi che facevano parte forse di un loggiato di XIII secolo.

Anche il n. 3 è nato dall’accorpamento di varie case torri ed abitazioni duecentesche. Sulla fronte si notano ancora le belle aperture con archi acuti ora tamponate per ricavarne finestre rettangolari. L’edificio è fortemente ristrutturato, un contrafforte a scarpa oblitera buona parte della struttura antica: da quel che possiamo vedere sembra trattarsi di una torre diversa da quelle che normalmente troviamo a Volterra, con quattro pilastri laterali in mura tura che servono da sostegno ad una struttura in laterizi o legno. Questa è una tipologia edilizia più simile a quella in uso a Pisa che non nella nostra città dove solitamente la muratura in pietra è usata per tutto il paramento.

Di fronte a quest’ultimo edificio notiamo la parete laterale del Palazzo Baldinotti, dal n. 4 si accedeva alla casa torre che costituì la prima struttura edilizia di proprietà di questa famiglia. Faceva parte dell’incrociata dei Marchesi, sistema di torri di difesa posto a protezione della Piazza dei Priori; questa incrociata vigilava sia la via che saliva dalla porta all’Arco, che quelle dirette in Castello ed in Sant’ Agnolo. La parete della torre è eseguita con una bella muratura, vi si notano però numerosi interventi di ristrutturazione successivi.

All’angolo con Via della Porta all’Arco troviamo la parete laterale di un edificio che si apre in quest’ultima strada dove si trova, al pianterreno, una farmacia. La parete è fortemente ristrutturata, al centro vi è un porta fiaccola decorato con una figura di drago. Quest’edificio e quello al n. 5 costituiscono due delle case torri che formavano l’incrociata dei Marchesi. Questo secondo edificio fu fortemente restaurato nel 1950 in occasione della costruzione della filiale della Cassa di Risparmio di Firenze, ma l’impianto del palazzo è antico; nelle pareti laterali non intonacate si notano, infatti, i resti di case torri di XIII secolo.

Al n. 7 troviamo la parete laterale dell’imponente torre dei Marchesi-Guidi, che ha dato il nome sia all’incrociata che alla strada. Di fronte vi è la parete laterale del Palazzo del Monte dei Paschi di Siena, che ha la facciata principale in Piazza Martiri della Libertà. Si tratta di una ricostruzione in stile neogotico della seconda metà del secolo scorso, la parete è interamente in bugnato, al pianterreno ci sono due portali con arco a sesto acuto ed al secondo piano altri due archi a sesto acuto che inquadrano due finestre più piccole. Al centro vi è uno stemma costituito da tre fasce spezzate sovrapposte, appartenente alla famiglia volterrana dei Belforti.

Al n. 9, l’edificio è realizzato con una struttura muraria in pietra squadrata al pianterreno, si notano archi in pietra in parte restaurati di recente. il n. 11 è la sede dell’albergo Nazionale, è una costruzione del XVI-XVll secolo edificata sopra un impianto edilizio più antico. Questo albergo, che per lungo tempo è stato l’unico della città, è famoso per avere ospitato nelle sue stanze i numerosi personaggi illustri che visitarono Volterra nell’Ottocento e agli inizi di questo secolo. Fra questi ricordiamo il poeta Gabriele D’Annunzio e lo scrittore David Herbert Lawrence.

L’edificio successivo, che chiude questo lato della strada, è del XVII-XVIII secolo, ma anch’esso è stato fondato su un impianto più antico ristrutturato in varie epoche.

PALAZZO INGHIRAMI

Alla fine dell’altro lato di Via dei Marchesi si trova l’ingresso principale del Palazzo Inghirami. Questo edificio, la cui mole domina questa parte della strada e la Piazza Martiri della Libertà, fu costruito agli inizi del ‘600 dall’ammiraglio Iacopo Inghirami su disegno dell’architetto Giovan Battista Caccini. Un’iscrizione, segnata sulla fascia marcapiano che divide la facciata in due parti, ci informa sull’anno in cui terminarono i lavori:

MARCH. IACOB. INGHIR. CLASSIS MAG. HET. DUCIS PRAEFECTUS A FUNDAMEN. RESTITUTAS ORNAVIT MDCXV

In questo Palazzo Luchìno Visconti girò numerose scene del suo celebre film “Vaghe stelle dell’Orsa”, che vide iniziare per Volterra un periodo in cui diversi film e sceneggiati videro protagoniste le vedute dei suoi palazzi e paesaggi.

La facciata è strutturata su tre piani. Al centro del piano terra domina il portale in pietra caratterizzato da un bugnato a sviluppo alternato e radiale, che, internamente, è delimitato da un nastrino e da una fascia piana arretrata, sui quali si sovrappongono, in imposta d’arco due bozze lisce. Il palazzo è circoscritto esternamente da una profilatura di ordine tuscanico. Al di sopra del portale, su una mensola, è appoggiato un busto di Cosimo II, un omaggio dell’ammiraglio al granduca che lo aveva favorito nella carriera e nei privilegi; il granduca è rappresentato con l’uniforme e la croce dell’ordine di Santo Stefano. Ancora al di sopra è collocato un balconcino con ringhiera in pietra. Il portale è affiancato da due finestre inginocchiate con timpano triangolare. Le finestre del primo piano sono a copertura curvilinea e triangolare alternata, mentre quelle del secondo piano sono invece piccole e quadrangolari.

All’interno del palazzo si trova un cortile “impostato su colonne di ordine tuscanico disposte su tre lati”, murate nelle pareti del cortile, vi sono numerose urne etrusche di proprietà della famiglia Inghirami. Nel complesso del palazzo è compreso un pozzo che era accessibile a tutti gli abitanti della zona per attingervi acqua; era considerato la fonte più limpida di tutta la città e l’affluenza era tale che il turno per prendere acqua era segnato dalla fila di brocche di rame deposte fin dall’alba.

A fianco di questa costruzione seicentesca si trovava un grande orto sul quale, nell’Ottocento, fu costruita un’altra ala in stile neogotico. Quest’ala, che occupa anche parte della rampa di Castello, fu progettata dall’architetto senese Giuseppe Partini con interventi di Michelangelo Inghirami. E impostata su tre piani, con muratura a bozze decorate con bugnato, al pianterreno vi è un portale con copertura ad arco a sesto acuto accanto a due finte porte, al primo e secondo piano tre bifore coperte da un arco a sesto acuto. Nella parete vi sono due stemmi della famiglia Inghirami, uno con tre ruote d’oro in campo azzurro due a una, su un unico campo; l’altro inquadrato in I e III d’azzurro a tre ruote d’oro due a una, in II e IV d’oro all’aquila di nero coronata d’oro.

VICOLO FALCONCINI

In alcuni documenti medievali era indicato col nome di Vicolo Buio o come Chiasso dei Preti. La denominazione attuale è del secolo scorso e si riferisce ad una illustre famiglia volterrana che ha svolto un ruolo importante nella storia della città.

Oggi questo vicolo termina dopo pochi metri, in origine doveva confluire in Vicolo Mozzo e collegarsi, tramite esso, con Piazza Martiri della Libertà e Via di Porta all’Arco.

All’inizio del vicolo nelle murature si riconoscono i resti di alcune case torri che costituivano il sistema difensivo medievale dell’incrociata dei Marchesi, si trattava di una serie di torri del XIII secolo poste in posizione strategica fra le contrade di Piazza e di Castello. In alcune cantine di questi edifici è ancora possibile vedere i silos sotterranei per il grano che servivano come scorta di cibo per le famiglie che abitavano le torri soprastanti.

La fisionomia delle abitazioni è stata fortemente alterata a seguito di interventi di ristrutturazione avvenuti nel secolo scorso con la costruzione della Piazza Martiri della Libertà e nel secondo dopoguerra. Il lato sinistro è interamente occupato da un imponente complesso edilizio ottocentesco, sorto su impianto più antico, che si affaccia sulla piazza retrostante. Nella prima metà del XIX secolo l’edificio arrivava fino a Via dei Marchesi.

AI n. 2 l’ingresso all’abitazione del primo piano è costituito da un pianerottolo coperto con un tetto sostenuto da mensole in pietra, vi si accede tramite una breve scala parallela alla parete. L’insieme, coreograficamente molto bello, è stato realizzato nel secondo dopoguerra con uno stile architettonico che non fa parte della tradizione edilizia volterrana.

La parte finale del vicolo è completamente coperta da una volta a botte sulla quale sono stati impostati i piani superiori delle abitazioni.

VICOLO GUIDI

Questo vicolo prende il nome da quello di una antica e nobile famiglia volterrana. In un documento della fine del Trecento si trova ricordato come Chiasso del Barbialla, dal soprannome del maestro di pietra Giovanni di Bonduccio che vi abitava. Un altro nome fu quello di Chiasso dei Marchesotti. Questo chiasso conduce ad un ingresso laterale del Palazzo Guidi, la grandezza e la semplicità di questo accesso ci dicono che serviva per far accedere le carrozze al cortile interno.

La strada è attraversata da numerosi, caratteristici, archetti aerei in muratura che servono da sostegno agli edifici che si affacciano su di essa. L’intero lato destro, costruito nel XVII-XVIII secolo su un impianto più antico ristrutturato in varie epoche, costituiva probabilmente un complesso comprendente stalle, magazzini e cappella pertinenti sempre a Palazzo Guidi. Al n. 10 possiamo notare con chiarezza l’antico ingresso di una stalla, come dimostrano le dimensioni della porta.

VICOLO MAZZONI

II nome moderno è ottocentesco, ha preso il nome dalla famiglia volterrana di cui resta, all’inizio, la casa-torre. In precedenza (Quattrocento) era chiamato Chiasso del Meche, il cui significato resta da spiegare.

Un altro nome con cui era ricordato è quello di Vicolo di Lische o Chiasso del Lische, anche di questo nome ignoriamo il significato; il termine lo troviamo in un documento del 1425 ed in uno del 1465, il secondo documento è molto interessante perché ci informa che in questa strada vi era un edificio di proprietà del comune di Volterra dove venivano fabbricate le caldaie per le moie del sale. Buona parte degli edifici che si affacciano su questo vicolo sono le facciate posteriori di alcune case-torri la cui facciata principale non è più riconoscibile in quanto inglobata in edifici moderni. In particolare si è ben conservata una casa-torre il cui ingresso era da Piazza dei Priori che fu inglobata nel palazzo che occupa il lato Est della piazza; i resti dell’edificio medievale sono ben visibili all’interno dell’esposizione della Cooperativa Artieri Alabastro, al pianterreno.

Si riconoscono altre tre case torri che avevano l’accesso dall’attuale Via Matteotti e che oggi sono inglobate in un unico edificio. Anche sul lato destro all’inizio del vicolo siamo in grado di riconoscere una casa torre che si apriva su Via dei Marchesi, mentre il lato sinistro è occupato da un edificio costruito alla fine dell’Ottocento.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Via dei Marchesi, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
E. BARLETTI, Note di architettura volterrana del primo Seicento: il palazzo dell’ammiraglio Iacopo lnghirami, in “Rassegna Volterrana”, LXVIII, 1992, pp. 133-150;
M. BATTISTINI, Volterra illustrata. Porte, Fonti, Piazze, Strade, Volterra, Carnieri, 1921, p. 66;
P. FERRINl, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983, pp. 7-9.