Via del Mandorlo

La Piazza Minucci, più nota come piazza adiacente al più famoso Palazzo Minucci-Solaini, sede della Pinacoteca Comunale di Volterra, determina, con la sua forma ad imbuto, l’apertura verso la Via del Mandorlo. Lunga 135 metri, asfaltata e lastricata, la stretta via congiunge la citata Piazza a Via Ricciarelli. Anticamente era questa la vera Via Lungo le Mura del Mandorlo, perché le costruzioni, ora lungo le mura cittadine, non esistevano, in quanto gli Statuti cittadini avevano proibito di fabbricare, vicino le mura, edifici o case che avrebbero, in qual caso, impedito la difesa della città da attacchi esterni. E qui doveva trovarsi il grande albero del mandorlo che poi ha dato nome alla via. Mentre il toponimo, in seguito, è stato assegnato all’altra via che va da Piazza della Pescheria a Via Guarnacci, la strada interna ha mantenuto solo il nome arboreo.

L’ angolo che dà inizio alla strada è caratterizzato dalla compenetrazione di più sistemi architettonici: dal fianco del Palazzo Solaini, alla torre in angolo al sottopasso che conduce in Piazza della Pescheria e inizia l’allineamento degli edifici. Tra questi è senza dubbio il primo, che si incontra procedendo verso Via Ricciarelli, il più antico con il fronte in pietra panchina a filari regolari con pietre a sbalzo che scalano verso l’alto.

CASA BERTINI

L’edificio, ai nn. 2-4, faceva parte del caposaldo di torri e case-torri che la famiglia Minucci aveva in questo luogo nel XIII XIV secolo. Di questo sistema rimane, oggi, l’impianto di Casa Bertini, collegata direttamente con la Casa-torre Minucci. Questa casa, di origine medievale, rappresenta così il momento più alto di una strada contraddistinta “da una architettura armoniosa di ripetizione seriale con case dalle semplici facciate con ingressi ad arco e aperture rettangolari”. (M. Canestrari, pp. 182-186). Tale semplicità di stile è da far risalire al rifacimento ottocentesco quando vecchie strade o “botteghe”, così registrate sul Catasto Leopoldino, vennero trasformate in abitazioni.

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Ed è soprattutto sul lato destro, per chi scende verso Via Ricciarelli, che tale caratteristica è più visibile. Davanti a Casa Bertini troviamo un palazzo con due meravigliose porte medievali, risalenti al 1100-1200, forse parte di case-torri. Dopo Casa Bertini, le due unità comprese tra i nn. 6 e 14, frutto di una riduzione sette-ottocentesca in unità a schiera più antiche, presentano elementi simili per le aperture, uguali e distanziate, e per gli allineamenti, con altezze e fili di gronda comuni. In particolare il fronte compreso tra i nn. 6-10 è un pregevole impianto risalente al XV-XVI secolo, con struttura muraria a faccia vista in cotto e pietra, mentre quello compreso tra i nn. 12-16, ha un impianto originario del XIII-XIV secolo. L’imponente portale d’ingresso al n. 14 e l’arco in pietra al centro, con proporzioni, per altro, inedite per un’apertura fa pensare, forse, ad una grande loggia originaria.

La Casa Spinelli-Gabellieri, ai nn. 16-18, è casa gentilizia che, con il fronte liscio senza dettagli, assume una configurazione e un aspetto ottocenteschi.

A seguire un edificio residenziale (nn. 20- 22), con struttura del XVII secolo su più antico impianto, come dimostra la struttura muraria con lesene al centro, cantonali in pietra e con disegno di archi di scarico in mattoni.

Da qui la via scorre verso lo strettissimo e caratteristico chiasso senza particolarità stilistico-architettoniche di rilievo, fino ad immettersi direttamente in Via Ricciarelli. L’unico edificio da menzionare: Casa Lazzeri – è quello corrispondente ai nn. 42-48 che, con ingresso e facciata principali in Via Ricciarelli, presenta tracce di strutture in sbalzo su mensole in pietra, una pregevole finestra con mostra in pietra e il marcadavanzale finemente lavorato.

CHIASSO DELLE ZINGARE

Vicolo o ancora meglio “Chiasso delle Zingare” è quel tratto senza uscita che un tempo rappresentava un altro accesso comunicativo tra Via del Mandorlo e Via Ricciarelli. Già nel XVI secolo era chiamato Chiasso delle Zingare o della Zingara e nel XVII secolo anche Chiasso della Lupaia. Lungo 20 metri e lastricato il chiasso, dalle ridottissime dimensioni e privo di uscita, nell’Ottocento venne detto Vicolo Miranceli, dal nome di una nota famiglia volterrana, poi anche Vicolaccio, toponimo dispregiativo per il suo stato di abbandono. Nel 1959 la Commissione comunale per la toponomastica gli ha restituito il proprio nome.

© Pacini Editore S.P.A., CECILIA GUELFI
Via del Mandorlo, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
M. BATTISTINI, Volterra illustrata. Porte, fonti, piazze, strade, Volterra, Carnieri, 1921;
Il piano di Volterra, a cura di M. Canestrari, Roma, Officina Edizioni, 1991;
P. FERRINI, Perché si chiamano così: storia e curiosità delle strade cittadine, in “Volterra”, a. XVI, nn. 2-10, 1977;
P. FERRINI, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio 2G, 1983;
F. PORRETTI, Volterra magica e misteriosa, Pisa, Pacini, 1992.