Via di Docciola

Una scalinata di 251 scalini costruita nel 1933 che conduce alle omonime Fonti di Docciola. Ad angolo ad essa Via della Fonte, altra scalinata di epoca più recente, ma rispetto all'altra via si presenta più ampia e con gradoni più lunghi.

La zona di Docciola costituisce “uno dei luoghi più “drammatici” di Volterra, dove il precipitare delle mura medievali a proteggere la bellissima fonte in assoluto contrasto a ogni logica di adattamento della forma del colle e dell’abitato, determina l’aprìrsi di un’ampia fenditura e I’immissione del “vuoto” nel contesto urbano che ne resta al contempo, distaccato”.

VIA DELLA FONTE

È una delle due strade che da Via di Sotto portano alle Fonti di Docciola, l’altra si chiama Via di Docciola.

È costituita da una gradinata costruita in epoca recente, ma rispetto all’altra via è più ampia e con gradoni più lunghi che consentono una piacevole passeggiata sia in salita che in discesa. Dove Via di Docciola è più scenografica, fiancheggiata com’ è da due filari di cipressi, questa è più agevole. Questa strada fu costruita probabilmente nel XIV secolo quando i magistrati del Comune ordinarono l’apertura di una strada che collegasse Piazza S. Agostino con la fonte di Docciola; l’ordine faceva parte del blocco di restauri e abbellimenti che furono decretati in quegli anni dal governo della città.

VIA DI DOCCIOLA

Con questo nome è indicata una scalinata di 251 scalini costruita nel 1933 che conduce alle omonime Fonti di Docciola; purtroppo oggi un restauro mal realizzato ha in parte distrutto l’intarsio inserito nel cemento del primo gradino della prima rampa di scale, che riportava l’anno della realizzazione di quest’opera. I volterrani chiamano tuttora questa strada Via delle scalette di Docciola.

In precedenza la strada dovette consistere in una semplice rampa, ingentilita solo in alcuni punti dalla presenza di un occasionale scalino, che serviva anche per lo scolo dell’acqua piovana. Le prime notizie su di essa risalgono al 1489 e consistono in un atto in cui il Comune provvedeva alle riparazioni di questa strada.

La parte iniziale di questa strada costeggia, sul lato sinistro, il fabbricato del Collegio degli scolopi, oggi utilizzato come Istituto Tecnico, mentre il tratto rimanente procede fra due filari di cipressi che si aprono solo poco prima di arrivare alla fonte. A un certo punto, sulla sinistra, troviamo un’altra scalinata, senza nome, che conduce verso il Bastione di Porta Fiorentina.

Alla fine della lunga discesa arriviamo al complesso di Docciola che costituisce uno dei monumenti più importanti e meglio conservati della città.

Quando venne realizzata la cinta muraria del XIII secolo, allo scopo di comprendere al suo interno anche questa importante sorgente, fu costruita una muraglia che chiudeva la valle come una diga e una porta, posta di fronte alla struttura da cui si ricavava l’acqua. Qualche anno fa nello spiazzo fra la porta e la fonte è stata rinvenuta una stipe votiva etrusca contenente fra l’altro numerosi bronzetti raffiguranti portatori d’acqua. Grazie a questo ritrovamento sappiamo che la sorgente era sfruttata anche nell’antichità.

FONTI DI DOCCIOLA

Due archi a ogiva in pietra, costruiti nella prima metà del XIII secolo, sorreggono la copertura del lavatoio, che prende acqua da una bocca sulla destra, dalla quale viene alimentato anche un abbeveratoio, e da una bocca posta al centro del muro che si appoggia alla collina. Ai lati e al centro della facciata vi sono tre croci. Sempre sulla facciata è murata un’epigrafe che ci informa quando e da chi è stata realizzata quest’opera.

Un canale, scavato nella pavimentazione dello spiazzo antistante, portava ad una bocca di spurgo che si apriva nelle mura; tramite essa l’acqua in eccesso usciva al di fuori della cinta alimentando un ulteriore bacino da cui si poteva attingere acqua anche quando la porta era chiusa o murata.

Un primo ricordo documentario è del 1224: in un capitolo degli statuti del Comune di Vulterra di quell’anno si stabilisce di costruire una via che vada dalla fonte di Docciola fino al fiume Era, passando attraverso il fossato inferiore della città; un altro documento è quello in cui fu ordinato al potestà e ai consoli di provvedere, a spese del Comune, alla copertura super fontem novum de Docciola e di pianare la zona antistante al monumento per la comodità degli utenti della detta fonte. ll fatto che sia chiamata nuova ci informa della presenza di una fonte in quel luogo già da prima del 1224, anno in cui si rese necessario ristrutturarla. L’epigrafe murata nella facciata ci fornisce una data ben precisa sulla costruzione della fonte “nuova”: i due archi del porticato vennero infatti completati da Mastro Stefano nel 1244, al tempo del podestà Orlando Rustichelli:

ANNO DOMINI MCCXLIV

INDlCTIONE III

TEMPORE DOMINI

ORLANDl RUSTICHELLI

VULTERRAE POTESTATIS

MAGISTER

STEFANUS FECIT HOC OPUS

Nel 1372 il Comune pagò mastro Paolo muratore per la realizzazione di un leone di pietra nel quale venne infisso un condotto metallico per la fuoriuscita dell’acqua della sorgente, Un’altra epigrafe, posta sopra l’abbeveratoio laterale, ci informa che nel 1520 la bocca dell’abbeveratoio venne riparata su ordine di Roberto di Giovan Federigo Ricci, capitano del popolo di Volterra:

Restaurata per Roberto di Giovanni

Federigo

De Ricci Capitaneus MDXX

PORTA DI DOCCIOLA

Pochi anni dopo la costruzione della fonte venne realizzata anche la porta, che fu costruita insieme al tratto di mura che chiude la vallata, poco dopo il 1260. La collocazione della porta è tale che, quando essa è aperta, è possibile vedere dall’esterno anche la fonte; la disposizione dei due monumenti favorisce un particolare effetto ottico “a cannocchiale”, che fa sì che lo spiazzo che c’è fra di essi sembri più grande di quanto non sia in realtà. Questa caratteristica scenografica è molto simile a quella che possiamo notare nel caso, ben più famoso, della piazza principale di Pienza.

La porta venne murata nel corso del XV secolo a causa del calo demografico della città che rendeva impossibile mantenere guardie a tutte le porte cittadine. Fu riaperta solo nella metà dell’Ottocento.

Al di fuori di essa, in un luogo non meglio delimitabile, l’Arte della lana di Volterra aveva il proprio tiratoio, un edificio in cui veniva messa ad asciugare la lana che era stata lavata prima di filarla.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Via di Docciola, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
A. AUGENTI – M. MUNZI, Scrivere la città. Le epigrafi tardoantiche e medievali di Volterra (secoli IV-XIV), Firenze, All’insegna del Giglio, 1997, pp. 59-61;
M. BATTISTINI, Volterra illustrata. Porte, Fonti, Piazze, Strade, Volterra, Carnieri, 1921, pp. 11, 21 e 47;
M. BONAMICI, I bronzi. La piccola plastica, in A. Maggiani (a cura di), Artigianato artistico, Milano, Electa, 1985, pp. 157-165;
C. CACIAGLI, A proposito della Fonte di Docciola, in “Volterra”, XII, n. 12, dic. 1973, pp. 5-7;
M. CANESTRARI (a cura di), Il piano di Volterra, Roma, Officina Edizioni, 1991;
P. FERRINI, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983, pp. 41-42;
E. FlUMI, Ricerche storiche sulle mura di Volterra, in “Rassegna Volterrana”, XVlII, 1947, pp. 32-93;
A. FURIESI, L’approvvigionamento idrico di Volterra nell’antichità e nel Medioevo, Tesi di laurea: Univ. di Pisa, Fac. di Lettere e Filosofia, a.a. 1994/95, pp. 141-143;
C. RICCI, Volterra, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, 1905.