Alessandro Furiesi

Via di Mandringa

Via che collega Borgo San Giusto con la Via Pisana. Il toponimo è molto antico e deriva dall’esistenza di una fonte con questo nome posta proprio all’incrocio fra questa strada che proviene dal Borgo e la Strada Provinciale Pisana; la fonte è sovrastata da un enorme masso, detto anch’esso di Mandringa. Con questo nome veniva chiamata anche una porta aperta nelle mura etrusche che si trovava al termine di questa strada; si apriva in un tratto di mura etrusche oggi non più esistente ed era collocata nelle immediate vicinanze della fonte in modo da servire come rapido collegamento fra il borgo e la fonte stessa. Fu interessata da alcuni lavori compiuti dal comune nel 1292 e nel 1440.

Il n. 3 è l’ingresso posteriore dell’abitazione di Via San Giusto 110-114, qui si vede bene la tecnica edilizia con cui in origine era realizzato l’intero edificio; si tratta di una muratura a filaretto con conci ben squadrati e sistemati a filali orizzontali. La costruzione va datata al XIII-XIV secolo, si conservano il pianterreno ed il primo piano, non si riconoscono aperture.

La fonte di Mandringa, di modeste dimensioni, è collocata al di sotto del piano stradale ed è coperta da un unico arco in pietra. Il getto delle acque si versa in un piccolo bacino poco profondo. Gran parte dell’ambiente ricavato sotto l’arco è stato occupato in tempi recenti da un vano che protegge un deposito alimentato dalla sorgente.

In molti documenti del XIV secolo la sorgente è chiamata Grimaldinga, toponimo di origine germanica. In altri viene chiamata anche fonte di Pratomarzio, confondendola con quella della Frana. L’arco è databile probabilmente al 1251, anno in cui il consiglio cittadino ordinò agli uomini della contrada di Pratomarzio, sotto la cui giurisdizione si trovava la sorgente, di lavorare alla copertura della fontana che veniva pagata interamente dal comune. Nel 1252 questo ordine non era ancora stato rispettato, visto che viene ripetuto negli statuti, mentre negli statuti del 1258 il capitolo che tratta questo argomento non compare più. Nel 1293 Rimbaldo Cancellari fu pagato con tre lire per la costruzione dell’abbeveratoio a spese del Comune di Volterra.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Via di Mandringa, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio: strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
M. BATISTlNI, Volterra illustrata. Porte, Fonti, Piazze, Strade, Volterra, Carnieri, 1921, p. 23;
P. FERRINI, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983, pp. 144- 145;
A. FURIESI, L’approvvigionamento idrico di Volterra nell’antichità e nel Medioevo, Tesi di laurea: Univo di Pisa, Fac. di Lettere e Filosofia, a.a. 1994/95, pp. 149-150;
E. PERTICI, Le porte dimenticate, in “Volterra”, XII, 4, aprile 1973, pp. 14-15;
C. RICCI, Volterra illustrata, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, 1905.