Via di Porta Marcoli

La porta, che come la via, ha il nome Marcoli, è l’antichissimo accesso verso il territorio di S. Andrea. Porta Marcoli, in pietra di taglio e spianata a scalpello e con arco a tutto sesto, fu detta anche Postierla ed è una delle porte più piccole della città, perché si dice servisse soprattutto per l’ingresso della gente del contado. D’altra parte, tutte le porte, di dimensioni più ridotte rispetto alle porte d’ingresso alla città e adoperate per il passaggio di abitanti del contado o comunque come accessi secondari, erano denominate “postierle”.

La via, lunga 326 metri e asfaltata, conduce dalla porta omonima fino a Viale Vittorio Veneto ed è caratterizzata proprio dalla Porta che si apre nella cinta medievale.

PORTA MARCOLI

Il nome Marcoli è di oscuro significato e al riguardo esistono varie interpretazioni che però non trovano conferma in nessun documento storico. (E. Pertici, p. 103).

E’ infatti ignota l’etimologia del nome di questa Porta che con molta probabilità, fu aperta quando i monaci olivetani, chiamati a Volterra dal vescovo Ranuccio, si stabilirono presso la chiesa di S. Andrea ove dettero principio al loro monastero. Con la porta esiste anche una Fonte Marcoli. Il nome “Marcoli” è antico e forse fu detto anche “Martuli”, in quanto la porta era volta nella direzione di Poggibonsi, l’antica Martuli. Troviamo che il 13 gennaio 1366 Niccolò di Iacopo della contrada di Porta a Selci vendeva a Niccolò di Giovanni detto Cuccho, una casa in contrada di Porta a Selci in loco dicta Fonte Marcholi. E del 1195 è un atto che attesta una compravendita di una vigna presso fonte Marcoli. (M. Battistini, Volterra illustrata, p. 24).

Nelle pubblicazioni che illustrano la città di Volterra nelle sue linee architettoniche, nella sua storia, nei suoi grandi monumenti, che indicano ai turisti l’itinerario più pratico da seguire nella visita delle bellezze offerte dalla città, viene ignorata o quasi una porta la cui denominazione non è troppo appropriata. Pur essendo una costruzione medievale, la porta cui ci riferiamo ha scarso interesse sotto il profilo storico. Ovviamente il riferimento è alla Porta Marcoli. Attraverso i secoli si è da molti creduto che nelle immediate adiacenze di questa esistesse un borgo denominato “Martuli” nel quale avrebbe risieduto per un certo tempo la contessa Matilde di Canossa, vissuta dal 1046 al 1115, donna feudataria, potente, famosa soprattutto per la notevole influenza ed il determinante sostegno esplicati nella politica della Chiesa in quel tempo. Martuli esisteva realmente ma non era altro che il nome medievale di Poggibonsi; anzi per essere più esatti la odierna ed industriosa e laboriosa città della Valdelsa sorse nel 1156 come borgo fortificato piuttosto in alto con la denominazione di Poggio Màrtuli ed è in questa località che la grande Contessa Matilde teneva, nella sua lussuosa villa, particolari assemblee dette placiti.

Rimane invece più difficile capire il motivo per il quale in un lontano ed imprecisato passato venne sostituito il vero nome della porta che era “postierla”. È una parola della lingua latina. Tale vocabolo, diminutivo femminile di posierus, significa porticina di dietro: si tratta evidentemente di una piccola porta la quale, nel significato così come veniva inteso nell’epoca medievale, doveva essere lontana dalle porte principali, edificata in luogo defilato al fine di assicurare una via di comunicazione tra le fortificazioni interne e la cinta esterna della città. Questa è senza dubbio la interpretazione sicuramente attendibile dell’antica postierla diventata successivamente Porta Marcoli. L’antica porta era il punto di accesso dalla città ad una piccola strada sferrata, solamente pedonale che conduceva al convento benedettino o degli olivetani di S.Andrea, dal nome della congregazione fondata nel 1313 dal Beato Bernardo Tolomei a Monte Oliveto in provincia di Siena. Questo convento fu successivamente trasformato in seminario vescovile. (E. Agostini, p. 19).

Alcuni anni fa si poteva vedere, nella attuale Via di Porta Marcoli, una fontana con ruota di ferro che si trovava nel muro esterno del palazzo che ospita il Museo Guarnacci. La ruota era incassata nel muro e sporgeva solo la manovella che serviva ad azionarla. Attingeva l’acqua da una cisterna romana in calcestruzzo che si trova sotto il pavimento delle sale 3 e 6 del Museo Guarnacci. Tale cisterna rientra oggi nel servizio di emergenza antincendio del Museo e non è più alimentata da acqua piovana ma dall’acquedotto della città.

Fuori della porta, un tempo, esisteva una Madonna che, presa a sassate, fu depositata nell’Oratorio di Sant’Antonio, dove ancor oggi si trova.

VIA LORENZO BARTOLINI

In Via della Porta Marcoli, che dalla porta conduce in Viale Vittorio Veneto, vi è una sola traversa. È la Via Lorenzo Bartolìni, scultore neoclassico che, da giovane visse a Volterra, lavorando a lungo nelle botteghe degli alabastrai, dalle cui opere trasse ispirazione per i suoi lavori. Nato a Savignano (prato) nel 1777, il Bartolini, dopo essersi trasferito a Firenze e aver frequentato, per breve tempo, l’Accademia delle Belle Arti, nel 1795 venne a Volterra. Fece parte, prima, della fabbrica Inghirami e poi lavorò con il francese Corneil. Arruolatosi nel governo francese, a Parigi lavorò nello studio di David e dopo aver ottenuto, nel 1839, la sospirata cattedra all’Accademia delle Belle Arti, morì nel 1850.

VICOLO DI FONTE MARCOLI

Il toponimo è vecchio. Troviamo, infatti, indicato con questo nome anche in un atto del 1366 lo stretto vicolo che conduce da Via Don Minzoni a Porta Marcoli. La denominazione è rimasta a lungo tanto che, nel catasto del 1584, troviamo una casa di proprietà di Mariano di Piero Salvetti posta in questo vicolo. Nel XVI secolo la cantonata prendeva il nome di “Canto di o del Diamante”.

© Pacini Editore S.P.A., CECILIA GUELFI
Via di Porta Marcoli, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
P. FERRINI, Perché si chiamano così: storia e curiosità delle strade cittadine, in “Volterra”, a. XVI, nn. 2-10, 1977;
M. BATTISTINI, Volterra illustrata. Porte, Fonti, Piazze, Strade, Volterra, Carnieri, 1921;
E. PERTICI, Volterra: l’Acropoli e il piano di Castello, Pisa, Grafica 41,1992;
E. AGOSTINI, Porta Marcoli: una costruzione medievale dalla impropria denominazione, in “Volterra”, a. XIII, n. 2, feb. 1974, p. 19.