Via Porta all’Arco

Via della Porta all’Arco costituisce il primo tratto di un percorso viario che attraversa Volterra in direzione Sud-Nord. E uno dei percorsi stradali più antichi dell’intera città, infatti corrisponde a una parte del Cardo Maximus, la strada che attraversava in direzione Nord-Sud la città antica e che corrisponde alle attuali Via Porta all’Arco, Via Matteotti, Via Guarnacci e Via di Porta Diana; ancora oggi alle estremità di questo asse stradale si trovano le uniche due porte etrusche che si siano conservate a Volterra: la Porta all’Arco, che segna il margine Sud e la Porta Diana, posta all’estremità Nord.

L’antichità della strada è confermata dal ritrovamento, avvenuto nel 1970, di ampi tratti del lastricato antico e della fognatura corrispondente, al di sotto del lastricato moderno; un’altra conferma ci viene dal fatto che buona parte dei ritrovamenti di edifici antichi in Volterra è concentrata ai lati di questo tracciato stradale, e dal passare proprio accanto a quella che è ritenuta la sede del foro romano, che si doveva trovare nei pressi della chiesa di S. Michele.

Con il restringimento della cerchia muraria che proteggeva Volterra, avvenuto nel corso del XII secolo, la parte più settentrionale della strada, Via di Porta Diana, è divenuta il tratto iniziale del percorso che conduceva a Firenze.

Sembra che questa strada sia sempre stata chiamata con lo stesso nome, che deriva da quello della più celebre porta etrusca di Volterra, che costituisce un’estremità della via; in alcuni documenti si trova anche citata come Via di Porta d’Ercole, altro nome con cui è conosciuta la porta all’Arco.

Sul lato sinistro troviamo Vicolo Mozzo, sul lato destro Vicolo degli Alberi e Via dei Labirinti. Le abitazioni del lato destro, fino a Via degli Alberi, hanno la caratteristica di essere accessibili anche da Via Turazza, ma, data la differente quota altimetrica esistente fra le due strade, il fronte che si apre in Via della Porta all’Arco è molto più alto.

Nella parte iniziale della via si notano i resti delle case torri che nel medioevo costituivano una parte dell’incrociata dei Marchesi, uno dei sistemi difensivi posti a protezione della Piazza dei Priori, cuore del comune medievale.

TORRE CAVALCANTI

Al n. 1 si trovava una torre appartenuta alla famiglia Cavalcanti fino alla fine del XIV secolo, quando fu acquistata da Guelfuccio Mannucci; si tratta di un imponente complesso che ha i lati maggiori in Via della Porta all’Arco ed in Vicolo Falconcini. La struttura muraria è a faccia vista in pietra e laterizi e presenta le tracce di numerose ristrutturazioni, fino dal XV secolo fu sede di un negozio di spezierìa e poi dell’antica farmacia Quadri, nell’Ottocento era di proprietà di Marcello Zanetti. Sul cantonale vi è uno stemma in pietra simbolo della farmacia: la Porta all’Arco sormontata da una verga con due serpenti attorcigliati.

TORRE BALDINOTTI

Sull’altro lato della strada si trovava invece la torre di proprietà della famiglia Baldinotti, databile al XIII secolo; questa torre nel corso del Trecento venne trasformata nel palazzo omonimo aggiungendovi l’ala che dà su Via Turazza, da allora l’ingresso principale dell’edificio venne costituito dal portico che dà su quella strada. Qui possiamo osservare invece un bell’arco in pietra che doveva costituire l’accesso alla bottega che si trovava al primo piano di questo lato dell’edificio.

La torre doveva far riscontro alle altre “all’incrociata”, con i segni iconografici tipici come gli archi assimilati in una parete continua in pietra panchina a filari regolari, nella quale spiccano i dettagli caratteristici dei coni di pietra e degli anelli.

Accanto a questo primo arco, più antico, è possibile vedere altre cinque arcate al pianterreno che facevano parte delle aggiunte trecentesche e che dovevano costituire un portico oppure l’accesso ad alcune botteghe che la famiglia dava in affitto.

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Anche nel resto della strada è possibile notare molti altri resti di abitazioni due-trecentesche, pur se molto rimaneggiati, soprattutto nel corso del XVI secolo. La maggior parte delle strutture meglio conservate si trovano all’inizio della strada.

Possiamo notare, al n. 7-9 un palazzotto gentilizio del XVI secolo sorto su impianto antico con struttura muraria ascrivibile al XIII-XIV secolo; nella cantina si conservano i resti di una torre del XIII secolo costruiti al di sopra di edifici ancora precedenti. Nel Settecento era di proprietà della famiglia Pagnini. Uno stemma gentilizio murato al 2° piano non è identificabile.

L’edificio ai nn. 10-14 è stato costruito nel XVI-XVII secolo su di un impianto più antico, la muratura è a faccia vista in pietra e laterizi sulla quale si notano i restauri avvenuti successivamente. Nella facciata sono stati inglobati vari mattoni con inciso un motivo a linea spezzata, si tratta di un tipo di laterizio usato per decorazione, era realizzato a stampo e gli incavi che si venivano a creare venivano riempiti di gesso; il contrasto fra il rosso del mattone e il bianco del gesso creava dei motivi decorativi geometrici. Questo tipo di mattone veniva usato per gli archi e le architravi delle porte e delle finestre ed è molto diffuso nel XIII e XIV secolo; a Volterra si trova raramente perché in questo periodo l’impiego del laterizio nelle murature è molto scarso.

Proseguendo troviamo, ai nn. 11-19, un edificio che è stato costruito nella seconda metà del XIX secolo accorpando due unità distinte. Si notino al pianterreno dei nn. 11 e 13 pregevoli strutture in pietra con archi, resti di un’abitazione del XIV secolo, il primo piano in laterizi è invece del XV secolo. Pure del XV secolo è la casa ai nn. 16-18, costruita su impianto più antico ristrutturato in varie epoche. La facciata originaria prevedeva dei loggiati che sono stati tamponati in seguito a ristrutturazioni posteriori.

Un palazzo interessante è quello ai nn. 20-24, costruito nel XV secolo al di sopra di un altro più antico; vi si accede anche da Via Turazza, dove ospita l’Istituto dei Buonomini. Sul fronte stradale di Via della Porta all’Arco si presenta con un pregevole paramento in laterizi, in ognuno dei suoi tre piani si aprono quattro finestre; quelle del primo e secondo piano, oggi ridotte a modeste aperture rettangolari, in origine erano delle logge imponenti sormontate da archi in cotto. Al piano terreno si notano strutture in pietra che facevano parte dell’impianto antico: sulle inferriate che chiudono le lunette del pianterreno è riprodotta in ferro battuto una stella a sei punte, stemma della famiglia Turazza a cui apparteneva questa abitazione. Al centro del secondo piano vi è uno stemma di non facile lettura: partito, in 1° animale non identificato rampante, in 2° palata da due bande; non è possibile sapere a quale famiglia appartenga. Al primo piano vi è un’iscrizione illeggibile, e sotto la seconda finestra da sinistra vi è una “finestrella per bambini”.

Continuando, lungo la strada troviamo il n. 26, che è un edificio databile al XV-XVI secolo, ma ristrutturato più volte. La struttura muraria è in laterizio a faccia vista. Al piano terreno le aperture sono ad archi in cotto, mentre al primo sono riquadrate in pietra; in origine al primo e secondo piano erano previste delle loggette sormontate da archi di scarico in laterizi, che sono state poi sostituite da aperture rettangolari.

Ai nn. 28-30 corrisponde un imponente edificio a 4 piani con una pregevole struttura muraria lasciata a faccia vista in pietra e laterizi. In origine le aperture erano coperte da archi di scarico a sesto acuto in cotto, in seguito a ristrutturazioni successive molte di queste aperture sono state tamponate o trasformate in finestre rettangolari.

Un altro esempio di fusione di edifici si può notare ai nn. 29-35, costruito nel XVI secolo su impianto più antico. Dal catasto leopoldino risulta che nel XIX secolo vi erano due unità abitative distinte e non una come oggi.

Sopra il n. 33 vi è uno stemma di istituto ecclesiastico.

Nel chiostro interno del n. 33 si conserva ancora oggi un tratto di muro di epoca etrusca realizzato con blocchi di panchino di notevoli dimensioni messi in opera senza cemento, oggi costituisce uno dei muri portanti di questa abitazione; non è possibile datare il muro con più precisione. Vi sono molte ipotesi su quale fosse il suo utilizzo, secondo alcuni studiosi è uno dei pochi tratti superstiti di una cerchia muraria precedente al III sec. a.c. e che circondava soltanto la zona dell’Acropoli e il pianoro di Piazza dei Priori. Potrebbe però essere anche un semplice muro di terrazzamento che aveva lo scopo di proteggere questa zona dalle frane.

Al n. 34-38 si trova la Casa Bertini, il cui impianto originario risale al XVI secolo, ma rimangono tracce di strutture più antiche, risalenti probabilmente al XIII-XIV secolo. La facciata è priva di intonaco ed è pertanto possibile notare la pregevole mura tura in laterizio con finestre sormontate da imponenti archi di scarico in cotto.

Al n. 41, d’angolo con Vicolo Mozzo, vi è la Casa Nannini-Giovannoni, si tratta di una tipica unità a schiera ad uso plurifamiliare del XV secolo costruita su impianto più antico, infatti è possibile notare al pianterreno due pregevoli archi in pietra databili al XIII secolo. La muratura è in pietra al pianterreno e in laterizio ai piani superiori, sulla facciata è murato uno stemma del XVI secolo non leggibile.

Un’altra sistemazione particolare è quella dell’edificio ai nn. 40-42, dalla struttura in cotto a faccia vista con imponenti archi di scarico a tutto sesto sopra le aperture; al n. 40 si trova un bel portale in pietra del XVI-XVII secolo. Al posto del n. 42, nel catasto leopoldino del 1832, esisteva un sottopasso che collegava Via Porta all’Arco con Via degli Alberi, a quell’epoca chiamata Via dei Labirinti. Di questo sottopasso rimane traccia nell’imponente arco di scarico del n.42, divenuto ora un fondo.

La casa del n. 44-48 è databile al XVI-XVII secolo, ma è costruita su un impianto più antico. Si notano imponenti archi di scarico in cotto sopra le aperture, il sottotetto è decorato con motivi floreali in terracotta. Sempre al XVII secolo sulla base di un impianto più antico è databile l’abitazione ai n. 47-49. Sopra il n. 49 vi è una decorazione in pietra reimpiegata come materiale da costruzione. Accanto a questo edificio vi è una fontanella in stile ottocentesco, con protome di leone dalla cui bocca esce il cannello per l’acqua; probabilmente è stata costruita nei primi anni del 1930.

Un altro edificio interessante è quello ai nn. 50-52, tipologicamente simile ai precedenti, ma si è mantenuta la struttura muraria in pietra databile al XIV secolo. Sulla facciata di questa abitazione al n. 52 è visibile una traccia architettonica di un certo interesse data da un bel portale in pietra panchina con l’architrave a due spioventi, il portale probabilmente è ancora più antico, databile al XIII secolo. All’angolo fra Via della Porta all’Arco e Via Lungo le mura, al n. 60 si trova una casa del XVI-XVII secolo sulla cui facciata è stato murato uno stemma in terracotta policroma che indica la proprietà di un istituto ecclesiastico.

PORTA ALL’ARCO

La Porta all’Arco costituisce il principale monumento architettonico della Volterra etrusca. Questa porta, che si apriva nel lato Sud delle mura, è caratterizzata da una copertura formata da un arco in conci di pietra decorato da tre teste inserite nella sua struttura. E realizzata, come possiamo subito notare, con materiali e tecniche costruttive diverse, segno dei numerosi rimaneggiamenti che ha subìto nel corso dei secoli. Gli stipiti sono formati da blocchi di pietra arenaria, chiamata localmente Panchina, di dimensioni considerevoli. Le tre teste e l’arco sono realizzati con altri due tipi di pietra; i conci dell’arco sono di “tufo di Pignano”, una pietra calcarea la cui cava si trovava nei pressi di Volterra, mentre le teste sono scolpite nella selagite, una roccia estratta nella zona di Montecatini in Val di Cecina.

Oltre ad avere una struttura inconsueta, il mistero che circonda questo monumento è dovuto anche al fatto che non sappiamo cosa rappresentino le tre teste che decorano l’arco. L’ipotesi più attendibile è quella secondo cui queste sculture rappresentino i numi protettori della città; probabilmente si tratta di una triade di dei che dovevano vegliare su Volterra. Un’urna del museo Guarnacci databile al I sec. a.c. e raffigurante una scena di assedio, fa svolgere l’azione intorno ad una porta decorata da tre teste; questa è probabilmente la raffigurazione più antica che abbiamo della Porta all’Arco.

Non sappiamo datare con esattezza l’intero complesso, dove possiamo però notare almeno due differenti fasi edilizie: gli stipiti, che sono stati costruiti contemporaneamente alle mura etrusche della grande cerchia, dovrebbero essere del IV secolo a.c., mentre l’arco appare costruito in un periodo successivo, probabilmente alla fine del I secolo o agli inizi del II. Non siamo neppure in grado di dire se in origine la porta era stata progettata con un arco oppure se aveva una semplice copertura sostenuta da un architrave. Un altro dubbio sorge per le teste: sono contemporanee o posteriori alla costruzione dell’arco? Per il momento non è possibile rispondere con esattezza a nessuna delle due domande, anche qui vi sono varie ipotesi, ma nessuna presenta delle prove risolutive.

La porta oggi si apre nelle mura medievali, infatti le mura contemporanee ad essa non esistono più in quanto furono demolite e ricostruite nella prima metà del XII secolo.

Nel 1329 fu costruita una torre sopra di essa destinata ad abitazione dei custodi, la struttura fu demolita nel 1540. Un altro nome con cui è conosciuta è quello di Porta di Ercole datole da alcuni storici locali del XVII secolo, che ci informano che nelle vicinanze vi era un tempio dedicato ad Ercole. Di questo edificio però non si è mai trovata traccia, pertanto questa affermazione si può ritenere priva di fondamento.

Accanto alla porta all’arco una lapide ricorda un importante episodio avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Il 30 giugno del 1944 gli occupanti nazisti minacciarono di far saltare in aria la Porta all’Arco per impedire che i carri armati americani potessero usarla per entrare in città. Quando la notizia si sparse per Volterra la popolazione si oppose ed ottenne dal comando tedesco che la porta sarebbe stata salva se fosse stata costruita entro 48 ore. In un pomeriggio di ferro e di fuoco uomini, donne e bambini di ogni ceto sociale disselciarono a tempo di record (nemmeno 24 ore) la via e con il lastrico eressero un baluardo dentro la porta che fu così salvata. Inoltre mentre queste persone stavano lavorando gli americani, ignari di quanto stava avvenendo, continuavano a bombardare la città.

il governo italiano per questa azione concesse, al termine della guerra, la medaglia d’argento al valore alla popolazione cittadina.

Esiste un’associazione di cui fanno parte i salvatori della Porta all’Arco.

VICOLO DEGLI ALBERI

Si tratta di una breve via che si trova al di sotto di Piazza S. Giovanni e che collega Via dei Labirinti con Via Porta all’Arco. Il primo ricordo di questa via è nel Catasto del 1822, in cui viene nominata una casa posta in Via degli alberi. Quasi tutto il lato destro della strada e occupato dal muro di sostegno del lato sud orientale della Piazza San Giovanni. Si tratta di un muro realizzato con tecnica muraria a filaretto con blocchi di pietra squadrati e disposti a filari regolari, al centro si nota il segno di due diversi cantieri di lavoro; la parte finale ha un tipo di muratura meno raffinato, probabilmente perché edificato a distanza di anni. La bella tessitura muraria e la grandezza del muro, che è alto in media circa otto metri e lungo oltre trenta, ha fatto si che alcuni studiosi volterrani abbiano ritenuto facesse parte di una cinta muraria costruita alla fine del X secolo.

La notizia della costruzione nel X secolo di una nuova fortificazione destinata a proteggere la città iniziò a circolare intorno alla metà del Seicento. Alcuni studiosi volterrani vissuti in questo periodo avevano pubblicato la notizia che Volterra era stata distrutta durante un’invasione degli Ungari avvenuta nel 913 e che era stata ricostruita grazie alle donazioni dell’imperatore Ottone II; secondo costoro la muraglia di X secolo faceva parte, appunto, delle opere ricostruite da questo imperatore. Non è però documentata nessuna incursione di questo tipo che abbia coinvolto la Toscana nei primi anni del X secolo; questa notizia in realtà è stata inventata da alcuni storici del 1600 per spiegare come mai a Volterra non esistono informazioni o monumenti riguardanti la città nel periodo che va dalla caduta dell’Impero romano al XI secolo.

Sempre su questo lato della strada è possibile notare, all’inizio, la parete laterale un edificio con pregevole muratura di pietra e laterizio lasciata a faccia vista. Le entrate principali sono in Via Turazza ed in Via della Porta all’Arco. All’altezza dell’ultimo piano, fra due finestre, è murato un bel capitello di marmo.

Al n. 1 si trova una casa costruita nel XVI-XVII secolo su impianto più antico, sulla facciata è murata una lapide molto danneggiata che non è possibile leggere. Le altre abitazioni sono tutte state costruite nello stesso periodo della prima, tutte quante però sulla base di un impianto urbano più antico. Sulla facciata del n. 9 è possibile notare degli archi di scarico in cotto alle aperture e un bel portale di pietra.

VICOLO MOZZO

Questo vicolo, che si trova sul lato sinistro di Via della Porta all’Arco, in origine sboccava di fronte alla Dogana ed era unito al Vicolo Falconcini: questi collegamenti sono stati chiusi quando venne ristrutturata la Piazza Martiri della Libertà nel 1826. Il suo nome deriva dal fatto che, in seguito a questo intervento, appare mozzato di una delle due estremità.

Il vicolo serviva alle carovane di muli che portavano il sale dalle saline sul Cecina nella Dogana del Sale, che era costruita a fianco di Palazzo Inghirami nella piazza sovrastante. Le difficoltà che questo passaggio obbligato imponeva, per la sua ripidità e la sua strettezza, nonché i disagi arrecati agli abitanti di questa e delle vie intorno, convinsero il direttore dello stabilimento delle saline a costruire il Viale dei Ponti, quale migliore accesso per lo scarico di questa merce.

Gli edifici che si affacciano sul vicolo sono tutti antichi, ma i numerosi interventi di ristrutturazione non hanno consentito che si mantenesse l’aspetto originario.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Via Porta all’Arco, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
M. BATTISTINI, Volterra illustrata. Porte, Fonti, Piazze, Strade, Volterra, Carnieri, 1921, pp. 6-8 e 72;
S. BERTINI, Via della Porta all’Arco, in “Volterra”, VII, n.12, dic.1968, pp. 4-6;
M. CANESTRARl (a Cura di), Il piano di Volterra, Roma, Officina Edizioni, 1991;
P. FERRINI, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983, pp. 11-12;
R. MAFFEI, Storia volterrana, pubblicata sul codice autografo della Biblioteca Guarnacci per cura di Annibale Cinci, Volterra, Tip. Sborgi, 1887.