Via Porta Diana

È la via che, dalla piazza del Bastione, vicino Porta Fiorentina, conduce alla Porta Diana. Lunga 880 metri, la strada prende il nome dalla seconda porta etrusca di Volterra, indicata anche come “Il Portone”. Il toponimo della Porta, che costituisce il punto di arrivo del cardine massimo, è stato dato dalla fantasia di qualche scrittore antico.

PORTA DIANA

E comunque il ricordo della dea della caccia e immediato. Coeva della più famosa Porta all’Arco, Porta Diana, fin dal I secolo a.c., dopo il restringimento delle mura di cinta, rimase tagliata fuori. La sua mole, ancora visibile, benché sia distrutta nella parte superiore, le permise di resistere pressoché indenne ai secoli. Nel Medioevo, quando si decise di chiudere la città a nord, e prima che fosse costruito il muro difensivo duecentesco di Sant’Agnolo, la porta fu nuovamente messa in funzione. Purtroppo il piccolo arco medievale che la sormontava è crollato nel 1964. Ristretta e caratteristica, la porta è fiancheggiata da un torrione a piramide tronca formato in gran parte da massi etruschi. L’arco medievale, si appoggiava a questo torrione e, dall’altro lato, al monte che le sorge accanto. Oltre a riportare alla memoria la dea Diana, la Porta è ricordata dai volterrani anche per una singolare e superstiziosa ricorrenza. Da lì, si dice, passavano “tutte le Spose, che andavano à marito”, rinnovando così un rito pagano in onore della dea che dedicò la sua verginità a Giove.

L’usanza è però cambiata tanto che le giovani volterrane vicino al matrimonio, a priori, decidono di non passarvi per timore che Diana, equivocando il loro gesto, le condanni alla castità.

CONVENTO DI SANTA CHIARA

Percorrendo la Via di Porta Diana, su una curva, davanti a Via delle Cetine, si trova sulla facciata di una casa, una piccola immagine in maiolica invetriata, con sotto il titolo di “S. Chiara”. La casa prende il nome dal Podere di Santa Chiara e non è completamente azzardato supporre – come crede Fiumi – che proprio lì sorgesse il convento di S. Chiara.

Per ricercare l’inizio della presenza clariana a Volterra bisogna andare al 1244, quando Filippo Longo, ordinator, visitator et corrector per tutti i monasteri e le monache dell’ordine di S. Damiano, decise di inviare alcune sorelle del Monastero di S. Maria della Marca di Castelfiorentino a Volterra, dove, in località “Leonaia”, era sorto un monastero intitolato a Sant’Agnese, ad opera di un certo Barone di fu Simone volterrano. Il monastero sorse con il nuovo nome di Santa Maria. In seguito al sacco del 1472 il monastero di S. Chiara, già di Sant’Agnese e di S. Maria, si unì al monastero benedettino di S. Giovanni in Orticasso, che diventò clariano.

Per le clarisse fu eretto quindi a Volterra il monastero di Sant’Agnese, che nel 1254, a causa del numero sempre più esiguo della religiose, rischiò di chiudere. Solo nel 1256 le religiose ottennero da Alessandro IV una bolla di approvazione e vissero sotto il monastero di Santa Chiara, fuori Porta Fiorentina. Dei cinque monasteri femminili che la città di Volterra ebbe dal secolo XIII al secolo XVI, gli unici con regola francescana furono S. Chiara e S. Lino. (Gli altri furono S. Giovanni in Orticasso, S. Dalmazio e San Marco, tutti con regola benedettina). Le seguaci di Santa Chiara giunsero a Volterra quando ancora viva era la loro fondatrice: Chiara del conte Favorino Scifi. E nel 1244 frate Filippo dei Minori mandò dal monastero di S. Maria delle Marca dell’ordine di S. Damiano vicino Castelfiorentino, donna Umelia, come rettrice e badessa e donna Marina e donna Caterina come monache del primo collegio femminile francescano. Così, dopo che Francesco era morto da diciotto anni e Chiara doveva patire per nove anni prima di morire, il monastero delle clarisse in Volterra nacque sotto il titolo di Sant’Agnese, poi sotto il nome di Santa Maria, come lo troviamo nel 1257. Ma la necessità anche a Volterra di dedicare una chiesa a Santa Chiara, annessa al monastero, si fece sempre più forte. E nel 1283 iniziò la costruzione della chiesa che, ancora nel 1298, non era compiuta. La precisa ubicazione dell’antico monastero è incerta, ma sia Cinci che Fiumi, ripercorrendo la storia delle strade di Volterra, affermano che l’edificio si trovasse nell’attuale Via di Porta Diana, proprio dove ora sorge il podere S. Chiara, sulla cui facciata è una nicchia con l’immagine in maiolica invetriata e il nome della Santa. Il Cinci, nel suo articolo su “Volterra” del 1882, afferma che:

“Il più antico monastero di monache a memoria d’uomini esistito in Volterra sembra essere stato situato presso le mura nuove della città e sulla strada fiorentina, in vicinanza del luogo ora detto Vallebuona ed una volta Valle Leonaria e Buaria; appellativi che rilevansi da un contratto del 1300, dove il detto monastero è citato come confine di un appezzamento di terreno, e la tradizione indicherebbe il luogo di tal monastero presso il casamento colonico a destra di chi scende dalla città per la via fiorentina, e nel quale è tuttora una piccola nicchia o tabernacolo colla immagine di S. Chiara”.

Altri studiosi locali, come il Giachi, ci parlano di “Vallebuaria e Valle Leonaria”, identificandola con Vallebuona. Così un Actum del 1383 parla, un po’ vagamente della chiesa di S. Chiara “in contrada S. Angeli, anteportam civitatis nove”. Di fronte, dunque, alla Porta delle mura nuove della città, in una località che portava il nome di S. Chiara lungo la via che conduce al cimitero, di fronte un tempo ad un moderno caseificio. Dopo due secoli, nel famoso quanto funesto, per Volterra, anno 1472, l’assedio fece fuggire le clarisse. Il sacco rase al suolo il monastero e dopo esplicita domanda a Sisto IV l’ex S. Chiara si unì al monastero di S. Giovanni in Orticasso che, abbandonava la regola benedettina, per la francescana.

© Pacini Editore S.P.A., CECILIA GUELFI
Via Porta Diana, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
F. PORRETTI, Volterra magica e misteriosa, Pisa, Pacini, 1992;
P. FERRINI, Perché si chiamano così: storia e curiosità delle strade cittadine, in “Volterra”, a. XVI, nn.2-1O, 1977;
P. FERRINI, Volterra. di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983;
A. CTNCI, Antico monastero di S. Agnese, in “Volterra”, a. X, n. 29, luglio 1882;
M. CAVALLINI, Antichi monasteri cittadini, in “Rassegna Volterrana”, a. IV, n. 1, gen-giu.1930, pp. 2-13 e a. XII-XIII, 1940, pp. 97,123;
A.F. GIACHI, Saggio di ricerche storiche sopra lo stato antico e moderno di Volterra dalla sila origine fino ai tempi nostri, Sborgi, 1887.