C’è una Volterra inedita, che da diversi anni a questa parte anima la vita culturale della città e che ultimamente ha dato vita a un itinerario turistico alternativo.

Un itinerario molto articolato, caratterizzato dalla presenza capillare di opere d’arte sulle colline che circondano l’abitato, che ne hanno rimodellato la fisionomia rappresentando un valore aggiunto per il paesaggio.

Costituiscono un museo a cielo aperto di arte ambientale, testimonianza indelebile della apertura che Volterra ha con la cultura.

Si trattano di opere dal forte impatto visivo, ma completamente integrate con il paesaggio circostante. Sono opere paesaggistiche che potremo chiamare “segni”: segni sull’ambiente, ma anche segni e simboli del proprio vissuto.

Tutte le installazioni elencate colloquiano con Volterra, sempre visibile in lontananza, senza creare disagio in chi le guarda e offrendo ad essi la possibilità di soffermarsi, di guardare al paesaggio in maniera diversa e con occhi nuovi. Si creano occasioni di coinvolgimento emotivo, di stretto rapporto tra uomo e ambiente.

L’INDICATORE

Le installazioni di cui parleremo, per la maggiore, sono opera di un maestro quale Mauro Staccioli, scultore volterrano di nascita, cittadino del mondo grazie alla sua fama internazionale e alla sua bravura. La prima opera di cui ci apprestiamo a parlare è sita in un luogo conosciuto dai volterrani con il termine “l’indicatore”, posto nei pressi della località di Spicchiaiola: è un punto panoramico che segna il punto di passaggio tra la provincia di Pisa e quella di Siena. Qui la scultura si impone quale fulcro accentratore, segno di interscambio, perentoria affermazione di un confine da superare sempre, alla ricerca dell’altro, di una relazione con il mondo che questa terra, isolata e dura, deve ricercare.


PRIMI PASSI

Dopo l’Indicatore possiamo individuare l’opera Primi Passi, situata in località Pignano, nella Tenuta di Monterosola; anch’essa di mano staccioliana si presenta come una grande ellisse rossa in acciaio corten che dall’alto della collina incornicia il paesaggio circostante come se fosse un quadro.


FELICE

La pietra panchina è un materiale nostrano, del territorio volterrano. Rilascia sfumature che vanno dal marrone all’arancione. A Volterra è stato utilizzato come materiale da costruzione, fino all’epoca etrusca e romana. In città oggi la ritroviamo sia per la muratura dei palazzi che per i lastricati stradali. Attualmente non viene più coltivata, con conseguenti difficoltà nei restauri storici, ma in piccole quantità è ottima per fare arte.

Lungo la Strada Statale 68, dinanzi all’Agriturismo di Villa Felice, è possibile individuare questa bellissima opera in pietra panchina. Soffermarsi è piacevole, da qui, si gode di una bella vista.


EBRO SENSAZIONI

Proseguendo verso Volterra, la tappa successiva è il bivio di Mazzolla. Nell’isola che, per così dire, traccia il bivio si individuano due belle sculture in panchino, realizzate dall’alabastraio Federico Pruneti e posizionate dal Comune nell’ambito del simposio del San Luca degli Alabastrai.


AL BIMBO CHE NON VIDE CRESCERE IL BOSCO

Sempre dal bivio di Mazzolla è possibile vedere, nella direzione dei campi della proprietà di San Giacomo, cinque elementi piantati: ottone, rame, acciaio inox, alluminio, acciaio corten.

Nell’immaginario dell’artista gli alberi diventano metafore del crescere, del diventare adulti e del vivere. Tutti noi dovremmo avere l’opportunità di vivere in pieno l’intera vita, ed è per questo che Staccioli inserisce una particolare dedica nel titolo, a ricordo di una giovane vita stroncata prematuramente.


ANELLO DI SAN MARTINO

Proseguendo il percorso lungo le strade sinuose di Volterra, ci si imbatte poi in un altra opera, posta proprio sul ciglio della trafficata via. Questo ad esempio è l’Anello di San Martino, forse, l’opera contemporanea più conosciuta sul territorio; l’anello dal tipico colore rosso ossido caro a Staccioli dà al dolce panorama collinare volterrano una nuova visibilità e conduce lo sguardo alle alture metallifere al di là dei declivi verdeggianti.


LA BOLDRIA

Proseguendo verso Saline, altra opera di Staccioli visibile dalla strada è La Boldria, anello grigio in cemento e ferro. Quest’opera, inconsciamente, rallenta la corsa dei passanti e li invita non solo a vedere ma a guardare, ovvero a contemplare lo scenario racchiuso entro queste cornici. Proprio come avrebbe voluto l’autore, che ha da sempre meditato sul concetto di contemplazione e di emotività. Farsi le foto con La Boldria è facile: vicino al sito è presente un’area di sosta dove poter parcheggiare.

TONDO PIENO

Più avanti a La Boldria, proseguendo sempre verso Saline di Volterra è possibile vedere una seconda opera staccioliana. Il Tondo Pieno. Lo si ammira passando lungo la strada, senza possibilità di soffermarci. Per raggiungere l’opera è necessario parcheggiare a La Boldria e attraversare a piedi, con discrezione, gli infiniti campi di grano.

Questi due tipici segni “staccioliani”, molto vicini tra loro sottolineano una delle vie più solcate dai volterrani; in questo sottosuolo collinare ai piedi della città, mediante un procedimento inusuale, estraevano l’”oro bianco” dai giacimenti naturali di salgemma. Una via che fin dall’antichità ha costituito una miniera dalle enormi potenzialità e che ancora oggi, seppur con un lento declino, marca il destino di questi luoghi.

PORTALE

Anzichè proseguire verso Saline di Volterra, si prende il bivio per La Bacchettona possiamo notare altre opere. Ad esempio, Il Portale in acciaio corten, è collocato sul viale di ingresso alla fattoria di Lischeto; questa opera di Staccioli gioca sulle reminescenze e si esprime in veste di soglia del ricordo, andando a segnare idealmente la via che i contadini percorrevano ogni giorno dal podere di Persignano dei nonni fino alla fattoria, in cui venivano depositati tutti i raccolti.


EQUANIMITY

Scolpita in bronzo ed alta 9 metri, Equanimity, è diventata un’icona monumentale, che si integra perfettamente con i contorni naturali del paesaggio della fattoria di Lischeto. Equanimity, affiancata a Il Portale, è il simbolo dell’equilibrio e della forza interiore. Costruito a forma di punto interrogativo rovesciato, la scultura è una maniera giocosa per esprimere gli interrogativi e le risposte che si pongono nella ricerca di serenità nel corso dell’esistenza. Opera di Emilie Cummings-Enneking.


TERRE DI TOSCANA

Entrando ancor più a fondo nelle proprietà di Lischeto è possibile vedere una terza opera. Terra di Toscana è una stele-monolite di evocazione Kubrikiana, che amplifica l’immagine della “personalità” auto-rappresenta della terra-materia, dove l’oggettualità si fa talismano imploso di un percorso sedimentato in dialogo di scambio tra l’uomo ed il suo ambiente. L’opera è di Dominique Breuillon in arte Destroy Be, artista eclettico francese.


BARRIERA

Se invece da Volterra proseguissimo verso Pisa risconteremo altre tipologie di opere. Appena entrati nella proprietà della Badia Camaldolese, non possiamo non notare, lungo la strada sterrata, questa opera in cemento e ferro. Staccioli qui si propone con un opera degli esordi, degli anni del cemento. Opera volutamente e tecnicamente antigraziosa, primitiva, assoluta, perentoria, caratterizzata da astrazione e forte rigore compositivo, ma non manca neanche qui la dialettica opera/luogo, presente tanto nelle prime opere in cemento, quanto ormai nelle più recenti creazioni in acciaio corten, materiale prediletto negli ultimi anni.


PRISMOIDI

Proseguendo lungo il perimetro esterno della Badia Camaldolese incontriamo l’opera Prismoidi; si tratta invece di forme geometriche compatte, disseminate in modo casuale, che sembrano porsi in contrasto con l’instabilità di quanto rimane di questa chiesa, ma che allo stesso tempo sembrano voler riportare a nuova vita il vetusto ambiente.