GEOSITO

Cascate dello Strolla

PANORAMA

Piana di Ulignano

Valle dello Strolla

Sasso di Monte Nero

Vista del Gheppio

ROVINE

Fonte del Latte

Pieve della Nera

Poggio Casalone

Informazioni di base

Scarica questo tracciato

Download: KML | GPX

GPS: 43.430391, 10.918391

Tempo impiegato: 4h

Senso di Percorso: Antiorario

Lunghezza percorso: 7.8 Km

Dislivello salita – 452′

Pendenza media: 12.5%

Pendenza massima: 45%

Difficoltà: E

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GPS: 43.430391, 10.918391

Tempo impiegato: 4h

Senso di Percorso: Antiorario

Lunghezza percorso: 7.8 Km

Dislivello salita – 452′

Pendenza media: 12.5%

Pendenza massima: 45%

Difficoltà: E

Trekking

Nella riserva di Monte Nero

Questo percorso con il suo mosaico di ambienti diversi ti guiderà alla scoperta della Riserva Naturale di Montenero. Ricoperta da verdi e ombrosi boschi a contrasto con gli aspri speroni di roccia che sbucano dai fianchi del monte, delineato e solcato da profonde vallate. Tra le riserve presenti in Val di Cecina questa è la più piccola, ma non la meno importante. Ci sono testimonianze storiche e paesaggistiche davvero degne di nota.

Sulla strada serpigna e sterrata che unisce Ulignano a Sensano è presente un cartello indicante l’inizio del percorso. Lascia la tua auto in prossimità, sul ciglio della strada sterrata e raggiungi l’ingresso della Riserva. Per raggiungere l’ingresso è necessario quindi risalire la collina adiacente in direzione dei boschi soprastanti.

Una volta raggiunto il limitare del bosco prenditi qualche minuto per ammirare il primo panorama che ti si presenta di fronte. In direzione nord est si può già intravedere tra la vegetazione la Pieve della Nera con a fianco il superbo costone di roccia chiamato Dente del Montenero. Indietro invece lasci le infinite colline argillose del Volterrano.

Panorami vertiginosi

Le voragini sulla Valle del Trossa

All’ingresso del bosco sono presenti dei tavolini in legno utili per uno spuntino iniziale. Il percorso di questo itinerario è assai breve, ma fisicamente impegnativo per il discreto dislivello di tutto l’anello. La fatica ovviamente viene ripagata dalla ricchezza e dalla sequenza degli ambienti tanto diversi e straordinari, nonché l’emozionante passaggio sulle rocce levigate dalle cascate che regalano sempre sensazioni indimenticabili.

Prendendo confidenza con il passo in salita camminerai lungo il costone roccioso dal quale si possono identificare tre viste panoramiche. Gli affacci sono simili e offrono la possibilità di osservare le aspri valli dello Strolla caratterizzate da rocce ofiolitiche. Dei tre panorami il più vertiginoso e il più affascinante è quello che si vede da sopra il Dente di Monte Nero; sul nome ci sono varie discordanze in quanto viene chiamato anche Naso di Montenero, ma sulla sostanza nulla cambia. Si sale su un roccione a punta sospeso nel vuoto come un trampolino, tutto intorno un mostruoso strapiombo. Dall’alto dei suoi quattrocento metri puoi percepire la curvatura dell’orizzonte.

Panorami vertiginosi

Le voragini sulla Valle del Trossa

All’ingresso del bosco sono presenti dei tavolini in legno utili per uno spuntino iniziale. Il percorso di questo itinerario è assai breve, ma fisicamente impegnativo per il discreto dislivello di tutto l’anello. La fatica ovviamente viene ripagata dalla ricchezza e dalla sequenza degli ambienti tanto diversi e straordinari, nonché l’emozionante passaggio sulle rocce levigate dalle cascate che regalano sempre sensazioni indimenticabili.

Prendendo confidenza con il passo in salita camminerai lungo il costone roccioso dal quale si possono identificare tre viste panoramiche. Gli affacci sono simili e offrono la possibilità di osservare le aspri valli dello Strolla caratterizzate da rocce ofiolitiche. Dei tre panorami il più vertiginoso e il più affascinante è quello che si vede da sopra il Dente di Monte Nero; sul nome ci sono varie discordanze in quanto viene chiamato anche Naso di Montenero, ma sulla sostanza nulla cambia. Si sale su un roccione a punta sospeso nel vuoto come un trampolino, tutto intorno un mostruoso strapiombo. Dall’alto dei suoi quattrocento metri puoi percepire la curvatura dell’orizzonte.

Le meraviglie della natura

Le cascatelle della Nera

Tutto sommato, nonostante risulti incontaminato dall’uomo, l’Anello della Nera è ben delineato. Fino agli anni Sessanta i boschi di Monte Nero erano stati utilizzati per produrre carbone e legna da ardere, pertanto ecco spiegata la tracciatura ben marcata del sentiero: quello che stai percorrendo era il passaggio più facile e ottimale che garantiva un trasporto veloce verso le aree carbonili visibili lungo il percorso.

Al termine del costone roccioso gli scroci d’acqua del torrente Strolla annunciano le suggestive cascatelle della Nera, meta da sempre ambita dai volterrani durante i periodi di festa. Le cascatelle scavate tra basalti e rocce ofiolitiche regalano visioni spettacolari e proprio in questo punto, perpendicolare al proseguo del sentiero effettuano un salto di una trentina di metri.

E’ uno spettacolo che merita di esser visto, specialmente in occasione della piena, cioè quando l’acqua scorrendo sulla viva pietra e cadendo da quell’altura, per la resistenza opposta dall’aria, si frantuma in un’eccezionale miriade di gocce, creando talvolta anche bellissimi giochi di luci e di colori.

A contatto con la natura

Le numerose varietà della flora

Oltrepassate le Cascatelle della Nera rimarrai estasiato dal Bosco delle Liane; qui la fitta lecceta è intricata di numerose liane, quali l’edera, lo stracciabrache, il tamaro e la robbia. Non sono piante parassite ma solo rampicanti che offrono scenari insoliti super fotogenici

Poco più avanti vale sicuramente la pena di affacciarsi ad un altro punto panoramico che mostra ancora una volta l’imponenza della ripida vallata circondata dalle rocce ofiolitiche, con le tipiche garighe di Cisto Femmina, Cisto Rosso, Cisto di Montpellier e di Elicriso. Gli affioramenti rocciosi di Montenero, che contrastano con le dolci colline argillose vicine, sono anche il luogo ideale per l’osservazione di numerosi rapaci quali il biancone, il gheppio e lo sparviero.

Da dopo l’oltrepasso del fiume la strada cambia senso di altitudine e incomincia a discendere. I geositi ben presto lasceranno spazio alle rovine archeologiche del borgo di Monte Nero e le tracce dell’uomo si faranno sempre più evidenti. Un primo avviso è senz’altro in corrispondenza di una scamporata, che ci mostra un piccolo laghetto artificiale ricolmo di piante acquatiche.

A contatto con la natura

Le numerose varietà della flora

Oltrepassate le Cascatelle della Nera rimarrai estasiato dal Bosco delle Liane; qui la fitta lecceta è intricata di numerose liane, quali l’edera, lo stracciabrache, il tamaro e la robbia. Non sono piante parassite ma solo rampicanti che offrono scenari insoliti super fotogenici

Poco più avanti vale sicuramente la pena di affacciarsi ad un altro punto panoramico che mostra ancora una volta l’imponenza della ripida vallata circondata dalle rocce ofiolitiche, con le tipiche garighe di Cisto Femmina, Cisto Rosso, Cisto di Montpellier e di Elicriso. Gli affioramenti rocciosi di Montenero, che contrastano con le dolci colline argillose vicine, sono anche il luogo ideale per l’osservazione di numerosi rapaci quali il biancone, il gheppio e lo sparviero.

Da dopo l’oltrepasso del fiume la strada cambia senso di altitudine e incomincia a discendere. I geositi ben presto lasceranno spazio alle rovine archeologiche del borgo di Monte Nero e le tracce dell’uomo si faranno sempre più evidenti. Un primo avviso è senz’altro in corrispondenza di una scamporata, che ci mostra un piccolo laghetto artificiale ricolmo di piante acquatiche.

Rovine medievali

L’antico castello e la pieve

Giunto più a valle il cammino principale percorre per un tratto la strada bianca di accesso alla Pieve della Nera, che ricalca un antico percorso medievale; la via salaiola affianca un’imponente quercia secolare nelle vicinanze della struttura in pietra della piccola sorgente chiamata Fonte del Latte, dalla quale sgorgava un’acqua, che secondo le credenze popolari era ritenuta miracolosa ed aveva la proprietà di garantire il latte alle mamme che l’avessero bevuta. Qui, un’altra pausa; approfittane per visitare la struttura della chiesetta e l’antico cimitero; il sentiero poi prosegue lineare fino al punto di partenza, ma con una piccola deviazione di qualche centinaio di metri, puoi raggiungere anche i resti del Castello della Nera sul vicino poggio calcareo di Casalone.

Al tempo, frutto di una tradizione distorta, si credeva che questo poggio fosse ricco di oro. Ha fatto sognare in molti, ma dopo numerosi studi geologici si è convenuto essere marcasita, cioè una sorta di minerale composto di terra, di zolfo, di sali e di sostanze metalliche, che, per il suo bel lustro, lo fanno assomigliare molto al prezioso metallo.