di Volterracity



Voluta dal Mons. Guarnacci

Chiesa di San Martino

Anticamente questo borgo si chiamava Roncunula. Esso si adagia ai piedi di Monte Ridolfo ed è una frazione che è sempre stata abbastanza popolata. Nel Duecento lo troviamo iscritto fra le ville sotto la giurisdizione di Monte Voltraio e a quel tempo vi esisteva anche un antico castelletto del quale oggi non si trova traccia alcuna, perché, sui suoi cadenti resti, fu costruita la chiesa di San Martino.

La costruzione della chiesa terminò alla fine del Settecento e, con essa, furono costruite la canonica e una abitazione per il Monsignor Guarnacci, proprietario della tenuta. L’idea di edificare la chiesa nel borgo venne proprio al Guarnacci per distinguere la proprietà ecclesiastica da quella familiare e in sostituzione a quella vecchia, oramai decadente, eretta sopra Monte Ridolfo. La chiesa di San Martino è l’edificio ecclesiale del borgo. Ha una sola navata con facciata in pietra squadrata, portale centrale con sovrastante stemma gentilizio e campanile a vela in mattoni. La sacrestia, a pianta ottagonale, sembra esser stata costruita con intervento successivo, tanta è l’incoerenza con l’impianto della comunicante chiesa.

Ultime rimanenze

Palazzo Campani

Sulla facciata della chiesa in pietra volterrana si apre il portale con sovrastante stemma gentilizio della famiglia Guarnacci; nella lunetta è inserita una lastra con nastri e nodi intrecciati, di gusto preromanico. Questo stile riflette in parte sull’abitato rimasto in alcuni trattiNell’abitato di Roncolla è incorporato anche il palazzo Campani, oggi Inghirami. Tale costruzione risale agli inizi dell’Ottocento e avvenne in occasione del matrimonio dell’ing. Luigi Campani, l’architetto che costruì il Teatro Persia FIacco, con Barbara, ultima discendente della casata Riccobaldi Del Bava Arrighi; nella facciata sono riprodotti gli stemmi delle due nobili famiglie. Sembra però che non, sia stata una nuova costruzione, ma un riadattamento del preesistente palazzo di Mons. Mario Guarnacci.

II palazzo Campani è stato alla base della trama del romanzo televisivo «Ritratto di donna velata», anche se limitatamente ai soli esterni.

A circa duecento metri in linea d’aria da Roncolla, nella vallata, vi è l’antica fonte, che non presenta più le particolari caratteristiche medioevali perché risistemata nel 1867, come attesta la data scolpita da una bozza al di sopra del doccio.

Proseguendo lungo la statale 68, dopo il piccolo e mal ridotto cimitero di Roncolla, si trova una vecchia costruzione, oggi trasformata in casa poderale, denominata «La Catena». Da qui partiva la primitiva strada privata che conduceva alla villa del Palagione, fattavi costruire dai signori Campani, in quanto l’attuale strada ohe porta a tale villa, in origine, passava sul lato opposto di Monte Voltraio, portando al podere «La Rocca», per poi ricollegarsi con quella che conduce a Pignano. La suddetta primitiva strada, essendo privata, era sbarrata da una catena, dalla quale poi prese il nome la casa poderale.

Sul cucuzzolo

Alla ricerca del fortilizio

Per arrivare al fortilizio di Porciniano, dalla fattoria dei Caggioli si scende nel botro del Grinzo che, opportunamente sbarrato con una piccolissima diga, forma nella vallata un ampio lago. Subito dopo vi è la collinetta di Porciniano e i suoi ruderi si trovano proprio sul cucuzzolo. Accedere a questi resti non è molto facile: bisogna procedere unicamente fra la fitta vegetazione, sopra un terreno alquanto scosceso, ma una volta superato l’ostacolo naturale, la fatica è largamente premiata dalla scoperta del rudere, il quale, osservato da vicino, si dimostra assai più vasto e interessante più di quello che poteva sembrare dalle pendici.

Si tratta infatti di una torre a quattro tacce rettangolari della quale rimangono in piedi solo tre lati, divisi fra loro da ampi squarci. Non è da escludere, dal suono sordo che si sente battendo all’interno della torre, che sotto vi sia, quasi intatta, un’altra parte del fortilizio e forse si tratta del deposito dell’acqua, che esiste in ogni antico castello, anche se di piccole dimensioni. Tutt’intorno alla torre, nella parte più pianeggiante del cucuzzolo vi sono i muri perimetrali del castelletto, con la porta di accesso sulla destra, nella parte in cui si attaccano alla torre stessa.

Toponimi etruschi romani

Le origini di Porciniano

Nell’antico periodo etrusco – romano doveva esistere una via che da Volterra conduceva alla regione dove è situata oggi Siena, seguendo l’attuale crinale dei colli che, partendo da Montemiccioli, attraversa la zona di Monte Scuro e prosegue fino a Casole. Prima del bivio che conduce a quest’ultimo paese, vi è la deviazione che porta a Ponsano, nelle terre dei cinghiali e delle anatre selvatiche.

Si ricorda Porciniano fra i castelli, villaggi o ville distrutte e che avevano perduto ogni loro importanza, già prima della fine del Quattrocento. Situato sulla pendice destra della Val di Cecina che scende nei Fosci, fa compagnia ad altre località in cui ricorrono non pochi nomi di origine romane, derivanti dai nomi gentilizi di proprietari di fondi, o di latifondi, che una volta vi erano. Tali sono, ad esempio, Ariano, Porciniano, Ponzano, Luppiano, Barbaiano, che ci ricordano famiglie romane come Arria, Porcia, Ponzia; e non qui solamente, nel nostro territorio, rimangono nella toponomastica tracce di genti romane, ma anche altrove, come Annia per Agnana, Curzia per Curziano – Cozzano, Livia per Libbiano. Le origini di Porciniano dunque sono antiche.

Ultime rimanenze

Il Castelletto di Porciniano

Tutto ciò che possiamo dire su questa zona scaturisce unicamente da supposizioni che, storicamente, non contano niente. Comunque nel Trecento, sussistendo alcuni sospetti di guerra, i volterrani disposero, fra l’altro, che si fabbricasse un luogo forte a Ponsano. Non è dato sapere dove venne costruita tale fortificazione, ma è da supporre che si sia trattato del castelletto di Porciniano, vicinissimo a Ponsano.

Il sito è compreso nel territorio della fattoria dei Caggioli. Tale castelletto si trova su una collinetta e i suoi ruderi, anche se nella maggior parte nascosti da fitta vegetazione, sono ben visibili anche da Ponsano. Gli abitanti del luogo chiamano Porciniano «la Torraccia», forse perché è l’unico rudere che affiora dalla vegetazione, ma in effetti si tratta di una fortificazione con un castelletto delle stesse dimensioni dl quello che esisteva a Montemiccioli, col quale è in perfetta linea e che certamente ebbe le stesse funzioni di protezione, avvistamento e di difesa del territorio, situato com’è all’estremo confine del Comune.

Sul cucuzzolo

Alla ricerca del fortilizio

Per arrivare al fortilizio di Porciniano, dalla fattoria dei Caggioli si scende nel botro del Grinzo che, opportunamente sbarrato con una piccolissima diga, forma nella vallata un ampio lago. Subito dopo vi è la collinetta di Porciniano e i suoi ruderi si trovano proprio sul cucuzzolo. Accedere a questi resti non è molto facile: bisogna procedere unicamente fra la fitta vegetazione, sopra un terreno alquanto scosceso, ma una volta superato l’ostacolo naturale, la fatica è largamente premiata dalla scoperta del rudere, il quale, osservato da vicino, si dimostra assai più vasto e interessante più di quello che poteva sembrare dalle pendici.

Si tratta infatti di una torre a quattro tacce rettangolari della quale rimangono in piedi solo tre lati, divisi fra loro da ampi squarci. Non è da escludere, dal suono sordo che si sente battendo all’interno della torre, che sotto vi sia, quasi intatta, un’altra parte del fortilizio e forse si tratta del deposito dell’acqua, che esiste in ogni antico castello, anche se di piccole dimensioni. Tutt’intorno alla torre, nella parte più pianeggiante del cucuzzolo vi sono i muri perimetrali del castelletto, con la porta di accesso sulla destra, nella parte in cui si attaccano alla torre stessa.