Nel 1120 Ildebrandino, detto il Mancino, era Signore di Montegemoli, Montecerboli, Berignone e Sillano.

Aveva 4 figlie che erano la sua disperazione. Sempre in antagonismo tra loro, volevano prevalere l’una sull’altra in tutto. Quella più ragionevole delle quattro, presto si stancò dei continui dispetti delle altre e chiese al padre di essere ammessa in un convento come badessa. Fu così che Brunilda entrò nel convento di San Dalmazio con il nome di Abigailla.

Per le altre la guerra continuava senza soste. Quando si presentò al palazzo il Conte Gherardo, tutte e tre si innamorarono di lui. Gherardo che stava al gioco, lusingava la loro vanità, esasperava i loro difetti, stimolava la loro gelosia con lo scopo di sposare l’ultima che rimanesse erede di Ildebrando.

Durante il torneo cavalleresco, che veniva fatto in ogni primavera, il conte Gherardo morì. Le tre sorelle si incolparono a vicenda di aver tentato una fattura malefica al cavaliere e tra loro scoppiò l’odio.

Tutto il popolo fu ben presto contagiato e si divise in tre fazioni, fino ad arrivare ad un tumulto generale.

Ildebrando, uomo molto religioso, riuscì ad imporre la sua volontà ispirato dall’Arcangelo Michele. Chiamò le tre figlie e così decise:

“Dividerò la mia proprietà e ci confinerò le mie figlie: a te Matilde, toccherà il castello di Berignone, a Grimilda il castello di Montegemoli e a Gottvalda il castello di Sillano. Tre terre, tre prigioni, tre castelli, tre valli, tre fiumi, tre dirupi per separarvi, ed io starò nel mezzo in un luogo che chiamerò Ripa Marancia per ricordare il colore della vergogna e del disonore. Uscirete solo per la ricorrenza di S.Michele a maggio e a settembre e verrete da me, a piedi, in processione, affinché io veda se nel vostro cuore è entrata la pace. Scelgo tre dei miei migliori cavalieri per farvi da carcerieri, Ranieri, Cavalcante e Berengario e dare esecuzione alle mie volontà.”

Dopo dieci anni e venti processioni, le sorelle capirono la loro reciproca stupidità e si abbracciarono insieme. Dopo, ognuna si sposò al suo cavaliere di cui nel frattempo si era innamorata.

Si dice, e io ci credo, che la città di Pomarance sia nata così.

© Anna Ceccanti, ANNA CECCANTI
Rivista Volterra – giugno 1964 d.m.b.