Uno stemma in pietra apposto su un fabbricato del podere La Concia, sottostante alla villa La Torricella. Lo stemma, in cui appariscono tre funghi disposti a triangolo rovesciato, appartiene ai Cortinuovi, famiglia volterrana estinta.

Non dispiacerà ai lettori che io fornisca alcune brevi notizie storiche su questa casata.

Capostipite della famiglia è un Nuovo, originario della villa di Gabbreto, presso Montecatini val di Cecina. Egli ebbe due figli: Simone e Taviano. Da Simone, che fu più volte priore del Comune tra il 1397 e il 1414, ebbero vita: Francesco, Lorenzo, Giusto, Nuovo e Nanni; da Taviano e da monna Angela del fu Pietrone nacque Giusto.

Giusto di Taviano si era diviso dai cugini ed insieme alla madre Angela era andato a vivere nella contrada di Borgo Nuovo, si articola al catasto del 1429, ha trent’anni, è scapolo e non possiede che pochi beni. Non credo che prendesse moglie e con lui si estinse questo ramo della famiglia.

L’altro ramo, che fa capo a Simone di Nuovo, si articola, al catasto del 1429 in tre gruppi familiari: quello di Paolo di Nuovo, di Simone di Nuovo e quello di ser Antonio di Giusto di Nuovo. Queste tre famiglie abitano nella contrada di Prato Marzio. Questa contrada, che faceva parte del Terziere inferiore e cioè dei Borghi, si estendeva da Santo Stefano fino alla Guerruccia e comprendeva il terreno dove è la Pettina, l’Istituto d’Arte, Santa Chiara, la chiesa di San Giusto e la Torricella con le sue pendici. La strada che attraversava al centro questo quartiere si chiamava Il Corso e corrisponde all’attuale Borgo S. Giusto. Vi sorgeva una piccola chiesa intitolata a S. Martino, ora scomparsa. Nel 1406 è appunto ricordata «la chiesa di S. Martino del Corso».

Ser Antonio, notaio, immatricolato nell’Arte dei giudici e notai nel 1415, possiede due case, il podere Il Concino, un altro podere a S. Cipriano e un casellino da mulino sul fiume Era. La sua famiglia si compone di sette persone, e il suo patrimonio immobiliare, non certo rilevante ammonta a fiorini oro 187. Di patrimoni più apprezzabili dispongono Nanni di Simone e Paolo di Nuovo, dediti alla cultura della terra e ai traffici. Paolo, la cui famiglia conta cinque persone, possiede tra l’altro una vigna a Mandringa, che gli frutta di parte some 10 di vino, terre a Gello, a Fognano, a Camarano, in Forra e a Villamagna. Ha un gregge di circa 300 pecore.

Nanni possiede alcuni terreni in Valle, dai quali ricava di parte some 25 di vino e 8 panate d’olio, un mulino sull’Era, poderi in Forra e a Bocca di Forra. Bocca di Forra gli frutta di parte 50 staia di grano, 12 d’orzo, 10 di spelda, 2 di fave e una soma di lino. Tiene tre bovi al lavoro. Naturalmente qui si tratta di denuncie tributarie e per quanto fossero comminate pene severe per il contribuente che non dicesse il vero, è da dubitare che le cifre dichiarate al fisco fossero quelle reali. Nanni di Simone è anche iscritto all’Arte della lana, ma questa sua attività non risulta dalle portate catastali.

Non troviamo traccia nelle scritture finanziarie di Lorenzo di Nuovo e del figlio di lui, ser Simone, il quale fu immatricolato nell’Arte dei notai nel 1414. E’ probabile ch’egli esercitasse la professione fuori di Volterra e non fosse segnato nel catasto di questa città.

Nella controversia delle allumiere degli anni 1470 – 72 i Cortinuovi furono tra le famiglie avverse ai fiorentini e a Lorenzo dei Medici. Troviamo che un figlio di Nanni, Niccolò, rivestì la carica di priore del Comune nel bimestre gennaio-febbraio 1471 e 1’11 dicembre 1472 gli Otto di custodia della città di Firenze esiliarono Michelangelo di ser Sìmone di Lorenzo.

I Cortinuovi che sopravvissero nei secoli discendono da Niccolò di Nanni, il cui figlio Benedetto, vissuto ai primi del sec. XVI generò Bartolomeo, che tolse in moglie Maddalena di Lodovico Falconcini. Da Bartolomeo nacque ser Benedetto, da ser Benedetto ser Bartolomeo, il cui figlio Lodovico generò Benedetto che sposò Flaminia di Giuseppe Buonamici. Da questo matrimonio nacquero Amelia, che andò sposa al cav. Antonio Sermolli, e Lodovico, che vestì l’abito religioso e divenne proposto della Cattedrale di Pisa. A seguito della legge granducale del 1750 Amelia e Lodovico furono ammessi al patriziato di Volterra, ma con loro si estinse la famiglia Cortinuovi. Parte dei loro beni furono certamente ereditati dai Sermolli, perché troviamo che ai primi dell’Ottocento questa famiglia aveva in proprietà il podere Concino, già, come abbiamo veduto, dei Cortinuovi. Nell’elenco dei cavalieri di S. Stefano, che combatterono contro i saraceni, troviamo due Cortinuovi, vissuti nel sec. XVII: Lino e Bartolomeo di Lodovico.