Senz’altro a pochi sarà sfuggita l’immagine di uno scudo gentilizio che, a mo’ di insegna pubblicitaria, da alcuni anni campeggia a Casino di Terra sulla via Salajola in prossimità del bivio per la Fattoria del Mocajo. È il blasone della Famiglia Boutourline.

La Fattoria del Mocajo, che faceva parte dei possedimenti della Società mineraria di Caporciano, a seguito dello scorporo dei beni accessori, dal 1871 era passata in proprietà esclusiva a Francesco Sloane, azionista di maggioranza.

Il conte Demetrio Boutourline, che (quale erede di Sloane) della miniera detenne la gestione dal 1873 al 1879, quando da Firenze si recava a Montecatini per curare i propri interessi, amava soggiornare proprio alla Villa del Mocajo cui teneva particolarmente, tanto da preferirla di gran lunga, come residenza temporanea, alla casa padronale di Caporciano.

Agli inizi degli anni Settanta dell’Ottocento, la miniera di rame di Montecatini, unanimemente considerata la più importante d’Europa, era gestita dalla “Ditta Fratelli Hall e Soci”, le cui quote sociali (ossia i 40 carati), dopo il recente riordino societario, erano così ripartite: 13/40’ ad Alfredo Hall (il fratello Orazio era scomparso nel 1867) e 27/40’ a Francesco Sloane (l’altro socio, Pietro Igino Coppi, detentore di 2 carati, era stato liquidato da Sloane con un versamento di 45.000 lire).

L’emblema di Casa Boutourline ripreso dalla vetrata istoriata della chiesetta del Mocajo, edificata, su progetto Sloane, proprio in epoca Boutourline. «Inquartato: nel primo e quarto d’oro, all’aquila dal volo spiegato di nero, coronata del campo, uscente dalla partizione; nel secondo d’ermellino, alla corona chiusa d’oro, cerchiata del campo e foderata di rosso; nel terzo d’azzurro, al destrocherio di carnagione armato al naturale, tenente in sbarra una scimitarra d’argento guarnita d’oro; sul tutto di rosso, all’aquila dal volo abbassato d’oro». (A.S.F., I Blasoni delle Famiglie toscane descritte nella raccolta del conte Enrico Ceramelli-Papiani, ‘Famiglia Boutourlin’, fasc. 943).

L’EREDITA’

Il 9 maggio 1871, disponendo per le sorti del suo ingente patrimonio, Joseph Francis Sloane (sposato ma senza prole) stabiliva fra le altre cose che “erede universale in tutti i beni e assegnamenti” fosse nominato “il Giovane Conte Augusto Boutourlìn  il quinto genito [vivente] del Conte [Demetrio] nato il 4 marzo 1864”.

Alla sua morte, avvenuta la notte del 24 ottobre 1871 nella Villa di Careggi, sua dimora estiva, Giuseppe Francesco Sloane lasciò quindi in eredità ad un bambino di sette anni un capitale stimato intorno ai quattro milioni di franchi.

Non solo, ma “per il disturbo e per provvedere più specialmente alle spese che saranno a loro cagionate per la […] disposizione adottiva del loro figlio”, riconobbe al padre e tutore del patrimonio del piccolo Augusto anche una rendita annua di cinquemila franchi, vita natural durante.

Il conte Demetrio Boutourline, oltre agli ingenti beni (quali Palazzo Compagni, la Villa di Careggi, altre ville medicee fiorentine e la grande Fattoria di Laterina, composta da 25 unità poderali sparse in 5 comuni della Valdambra per un’estensione di oltre 850 ettari) ed alle redditizie attività dello Sloane (tra cui cito la Fonderia con i possedimenti de La Briglia in Val di Bisenzio e la miniera cuprifera di Montecastelli), si trovò perciò a gestire, per conto del figlio ancora in minore età, anche la miniera di rame di Montecatini Val di Cecina come azionista di maggioranza.

SLOANE E I BOUTOURLINE

Francis Joseph Sloane, figlio di un facoltoso banchiere scozzese con interessi finanziari nel Lazio, tra Roma e Civitavecchia, nacque probabilmente a Roma nel 1794. Nonostante che, con la morte del padre avvenuta nel 1802, la situazione economica familiare volgesse decisamente al peggio, fu inviato a studiare in Inghilterra, dove frequentò con ottimo profitto istituti prestigiosi quali il St. Cuthbert College di Ushaw.

Ultimati gli studi, fu segnalato al conte russo Dmìtrij Petròvič Boutourline che nel 1815 lo assunse come precettore del figlio Michaìl. Si trasferì quindi in Russia alle dipendenze del famoso bibliofilo, conosciuto in tutto il mondo per l’inestimabile biblioteca di oltre quarantamila volumi, tutti in edizione di pregio, andata distrutta nell’incendio di Mosca a seguito dell’invasione napoleonica del 1812.

Ma la permanenza in terra russa ebbe breve durata, perché ben presto, nel 1917, i Boutourline si trasferirono in Italia. Lo stato di salute precario o forse l’influenza della moglie che già si era avvicinata al cattolicesimo, ma ancor di più le sue posizioni politiche e il suo carattere  indipendente, non in linea con il conservatorismo dell’Impero russo, certamente consigliarono il conte Dmìtrij a stabilirsi in Italia ed in particolare a Firenze, nel cuore del liberale Granducato di Toscana.

E i Boutourline, prima famiglia russa a trasferirsi in Italia, faranno da battistrada a molte altre importanti casate che nell’Ottocento scelsero il nostro Paese come loro seconda patria.

Il conte Dmìtrij, nato nel 1763, uno degli uomini più eruditi del tempo, senatore e direttore dell’Hermitage di San Pietroburgo, aveva sposato nel 1793 Anna Artém’evna Voroncòva, legata da parentela alla famiglia del poeta Aleksàndr Sergéevic Pùškin, amico d’infanzia dei figli. Dalla loro unione, oltre a tre figli morti alla nascita, erano nati Pëtr (1794-1853), padre del nostro Demetrio, Màr’ja (1795-1879) che poi sposerà Giovanni Dini Castelli, Elizavéta (1804-1879) che andrà in moglie al marchese Claudio Sommariva del Bosco de Seyssel d’Aix en Savoie, Sòf’ja (1806-1813), morta all’età di sette anni, Michaìl (1807-1876) che ebbe Sloane come precettore e, contrariamente agli altri membri della famiglia rimasto di fede ortodossa, fu l’unico che fece ritorno in patria, ed Elena (1813-1879), poi moglie del principe Vidoni Soresina.

Arrivati a Firenze nell’autunno 1817, dopo un lungo viaggio durato tre mesi con suppellettili e servitù al seguito, i Boutourline si stabilirono in affitto nel Palazzo Guicciardini. Lì risiedettero fino al 1824 quando il conte Dmìtrj acquistò Palazzo Montauti-Niccolini in Via dei Servi. Il palazzo, attualmente sede del Provveditorato per le Opere Pubbliche per la Toscana e l’Umbria, che nel 1609 era stato decorato con affreschi da Baldassarre Franceschini, meglio noto come  “Il Volterrano”.

Nella nuova residenza Sloane, oltre all’educazione di Michaìl ebbe l’incarico della catalogazione della biblioteca che il conte si apprestava a ricostituire raccogliendo libri rari e manoscritti senza badare a spese. E si occupò anche della ristrutturazione dei giardini del palazzo dove il conte, grande appassionato naturalista, aveva dato inizio all’introduzione di piante rare e pregiate.

Il conte Dmìtrj morì nel 1829.

Nel frattempo si era trasferita a Palazzo Niccolini la famiglia del figlio maggiore Pëtr, secondo segretario dell’ambasciata russa a Roma, che nel 1822 si era sposato con Aurora Poniatowski Osìpovna (1800-1872). Dal loro matrimonio nacquero Anna (1823-1879), suora dell’Ordine del Sacro Cuore di Roma, Marianna (1826-1850), Iòsif, morto nel 1838, e Demetrio nato nel 1828.

Su come, da precettore di Casa Boutourline, Sloane fosse potuto giungere a detenere la maggioranza azionaria nella società mineraria dei “gabbri rossi”, divenendo così uno degli uomini più ricchi del Granducato, rimando al mio “Il conte Dmìtrij Petròvič Boutourline a Montecatini Val di Cecina”, San Miniato, 2008, da cui ho ricavato questo articolo.

Venuto a mancare Demetrio il 4 agosto 1879 – colpito da morte improvvisa e adombrata da un alone misterioso (si parlò di avvelenamento), proprio mentre si trovava nella Villa del Mocajo –, la moglie, quale amministratrice dei suoi beni, mantenne la gestione della miniera di Caporciano fino al 1883, quando, incalzata da impegni oramai insostenibili con i creditori a causa alcuni affari minerari non andati a buon fine, fu costretta a cedere la sua quota societaria, pari a ventisette quarantesimi, all’imprenditore riminese Giovan Battista Serpieri.

Colui che cinque anni più tardi, nell’aprile 1888, avrebbe dato inizio ad una nuova epoca (non solo per Caporciano ma per l’Italia intera) costituendo, insieme ad altri finanziatori, la “Società Autonoma delle Miniere di Montecatini” di cui fu il primo presidente. Ossia “La Montecatini”, quel colosso dell’industria italiana divenuto tale con la gestione di Guido Donegani per poi dissolversi come “Montedison” in anni a noi più recenti.

I Boutourline, che nel giro di pochi anni furono costretti ad alienare gran parte dei beni ereditati da Sloane, mantengono oggi parte della vecchia proprietà della Fattoria Isola di Laterina. Un’azienda agrituristica, che si estende per circa 200 ettari, dove, come alla Fattoria del Mocajo, tra i simboli voluti da Sloane in ossequio alla tradizione mineraria, primeggia l’emblema del loro casato.

© Fabrizio Rosticci, FABRIZIO ROSTICCI
Perché un’insegna nobiliare sulla Salajola?, in “La Spalletta”, a. 15 febbraio 2014