Franco Porretti

La Chioccia e i pulcini d’oro

Tre cavalieri vanno
e pensano fra loro
se la ritroveranno
la bella chioccia coi pulcini d’oro17,

Sì che la ritroveranno…. Perché è lì che gli Etruschi l’hanno sepolta, più di duemila anni fa, prima ancora che la prepotenza di Roma avesse la meglio sulla loro splendente civiltà. A questo preziosissimo gruppo scultoreo, i sacerdoti etruschi consegnarono la testimonianza della loro federazione e delle città che la componevano, fra le quali la potente e superba Velathri.

Perché poi l’abbiano nascosta sulla cima del Monte Voltraio18 – o del Poggio alla Rocca, com’ è più familiarmente chiamata la collina trapezoidale che per prima s’incontra scendendo da Volterra verso San Gimignano – non lo sapremo mai. Forse per gli Etruschi quel colle a forma di tronco di piramide su cui si posava maestoso e lugubre l’avvoltoio era un luogo sacro, uno scrigno naturale, discreto e impenetrabile, nel quale potevano celare le tombe dei loro cari e gli oggetti più significativi della loro origine e della loro religione: come gli enigmatici ex voto di bronzo, come la Chioccia con i dodici pulcini d’oro.

Già da tempo le viscere del Monte Voltraio hanno restituito al culto dei volterrani fascinosi reperti, ma la chioccia rimane ancora nascosta “tra le rocce, tra le macchie, tra i pruneti, tra le mura, tra le colonne infrante. Insomma, dove sarà la bella chioccia coi pulcini d’oro?”.

La storia è diventata leggenda e la leggenda una nenia, al cui ritmo dolce e cadenzato generazioni di bambini hanno chiuso gli occhi in braccio alla mamma:

Tre cavalieri vanno
e pensano fra loro
se la ritroveranno
la bella chioccia coi pulcini d’oro,

© Pacini Editore S.P.A., FRANCO PORRETTI
La Chioccia e i Pulcini d’oro, in Volterra Magica e Misteriosa, p. 19, 20
17 M. RICCOBALDI DEL BAVA, Il baratro, pag. 190, Pavia, casa Editrice Vescovile Artigianelli, terza edizione. Il nome di Pavia, indicato come luogo di pubblicazione del romanzo dello scrittore volterrano, fa ricordare la chioccia con i pulcini che il Papa Gregorio VII donò alla regina longobarda Teodolinda e che oggi si trova esposta nel museo di Monza.
18 Il nome si fa derivare, più che dal toponimo etrusco Velathri, dal latino vultur, avvoltoio, il rapace che nell’antichità si dice nidificasse in cima all’altura.