Questo studio offre un contributo alla conoscenza della vita familiare e quotidiana e dei luoghi di Volterra e delle sue pendici nel 1429 – 1430. Si basa sullo spoglio completo del registro 271 (più di 900 fogli) e parziale del 193 (enti religiosi), conservati nel fondo del Catasto dell’Archivio di Stato di Firenze.

Esempi molto chiari sulle spese della famiglia si trovano nelle poste del notaio ser Vinta di Michele, del barlettaio Taviano Ganucci e del lavoratore Antonio di Borguccio. Gli incharichi (le spese da detrarre dall’imponibile) sono tre rappresentazioni di stati sociali: il più alto era quello di ser Vinta, che produceva il grano e il vino nei suoi poderi e, vista la spesa del vestire, adeguava l’abito al rango di notaio. Taviano invece esercitava un mestiere «popolare», aveva la moglie inferma e ne pagava l’assistenza, dichiarando una spesa del mangiare limitata. Il più giovane e di modesta condizione sociale, Antonio da parte sua ricordava una famiglia che consumava molto pane e un porco all’anno, oltre al companatico. Trascriviamo le poste relative:

Ser Vinta di Michele di Vinta notaio (48), la moglie Pellegrina (32), il figlio Paolo (17), la figlia Caterina (4), la figlia Bartolomea (l e mezzo): chostagli l’anno l’acqua e buchati l. 15; ai lavoratori per ferri e altro l. 4; chostagli per portare grano e biada dal podere l. 5; chostagli l’anno per vestire e chalzare per me e mia [famiglia] l. 100; chostagli charne e altre chose per vivere l. 40; ghabelle e graveze del Chomune l. 25; chostami le vetture e gli schoti l. 30; chostami le legne l. 20.

Taviano di Francesco Ganucci (70), la moglie Giusta (60): dice ha la donna inferma e gli chosta farla ghovernare l. 10; chonpera ogni anno un moggio di grano gli chosta l. 18; chonpera ogni anno barili 6 di vino l. 6; pagha di dazi all’anno l. 3; spende l’anno per chalzare e vestire sé e la donna sua l. 20; e più per charne seccha e altro chonpanaticho I. 8.

Antonio di Borguccio (35), la moglie Belcolore (30), i figli Agnese (8) e Giovanni (6), il figlio Borguccio (4): pagha l’anno a Bandino di Lippo da Peccioli per pigione della chasa dove abita; chonpra l’anno moggia 2 e mezzo di grano chosta l. 36; chonpra l’anno panate 12 d’olio chosta l. 4; ghabelle e graveze l’anno l. 4; spende l’anno in uno porcho e altro chonpanaticho l. 16; per chalzare e vestire sé e la sua famiglia.

Per quanto riguarda gli enti religiosi (v. il registro 193 del catasto), i frati Olivetani di S. Andrea – sette bocche tra frati e famigli (servi) – dichiaravano di dover comprare ogni anno 10 moggia di grano, 50 some di vino (circa 38 ettolitri), 16 lire di cacio, pesci e uova, 30 lire per i vestimenti e chalzamenti, oltre alle spese per i famigli (12 lire), per la legna, per mantenere gli animali utili a sbrigare le faccende, e per il buon funzionamento dei poderi. Anche i Frati Minori avevano pressappoco le stesse uscite a cui aggiungevano quelle per il barbiere, il fornaio, l’ortolano, il cuoco, la lavandaia, e il mantenimento degli studenti.

Le spese straordinarie erano varie ed imprevedibili, a volte conseguenti alla morte di un parente, a una malattia, a imposte speciali del Comune, e, per i religiosi, a tasse straordinarie e ai doveri dell’ospitalità verso altri membri dell’Ordine o i forestieri.

Le famiglie previdenti che potevano farlo tenevano in casa del contante (denari spezzati, spicciati), a volte anche d’importo considerevole. I Cafferecci dichiaravano l’enorme somma di 2251.6.1 lire in contanti; Tommaso Buonamici aveva 110 lire di più ragioni monete; Benuccio d’Angelo otto denari d’ariento (in tutto l. 16). Il contante era tassato. Nanni di Simone di Nuovo però dichiarava di avere 4 lire per il suo vestire, forse perché questa spesa era esente da imposta.

© Paola Ircani Menichini, PAOLA IRCANI MENICHINI
III. Società e lavoro in città e nelle pendici, cap. 3, p. 38, in “Il Quotidiano e i luoghi di Volterra nel catasto del 1429-30”, Ed. Gian Piero Migliorini, Volterra, a. 2007