Festa di San Luca degli Alabastrai

    Un nuovo evento in città

    Si scuotano la polvere dai vestiti con la stessa sincerità delle storie che ci raccontano. Sono i lavoratori dell'alabastro che a Volterra hanno legato la propria vita a quella della pietra bianca locale, fatta per essere modellata.

    Dal 19 al 21 ottobre si celebra la loro festa, la ottava edizione del San Luca degli Alabastrai promossa dal Comitato San Luca degli Alabastrai e dal Comune di Volterra, con la direzione artistica del Collettivo Distillerie. Musica, arte, incontri, mostre, letteratura, cucina, fotografia.

    Un programma quanto mai ricco e completo per immergere la città nel mondo magico degli alabastrai, della loro filosofia, della loro cultura.

    Molti si saranno talvolta domandati l'origine del S. Luca che è la festa annuale di tutti quanti gli operai, artieri, industriali dell'alabastro. Ogni 18 di Ottobre gli alabastrai, forse senza saperlo, perpetuano una tradizione che si riconnette alle corporazioni artigiane volterrane del medioevo. Ciascuna Arte o Corporazione - in cui era divisa l'attività manifatturiera e mercantile della città - aveva il suo protettore, o difensore, o avvocato, come anche si diceva: mentre l'Arte della lana celebrava S. Ottaviano, quella dei calzolai, conciai e beccai S. Niccolao da Bari, quella dei merciai S. Ugo, così l'Arte della pietra e legname trovava in S. Luca il suo patrono. Lo statuto più lontano -  ma che non è certo il più antico - dell'Arte della pietra e legame, che si conservi nel nostro Archivio Storico Comunale,  risale al 1388. Facevano parte di questa corporazione i maestri, soci e discepoli esercenti l'arte muraria, i fornaciai (producevano mattoni, tegole, pianelle ed anche calcina) ed i legnaioli.

    Gli alabastrai non figuravano ancora nello statuto dell'Arte, perchè è solo nel Cinquecento che la manifattura del candido materiale riprese il suo svolgimento dopo una parentesi più che millenaria; e dall'epoca etrusco-romana non si può parlare di industria alabastrina fino al sec. XVI. Quando questa si affermò in modo certo, i suoi artefici si organizzarono in corporazione, entrando a far parte dell'Arte della Pietra e Legname. Così fra i deputati chiamati nel 1565 a riformare gli statuti troviamo maestro Bartolomeo Rossetti, che, a ragione, può ritenersi tra i migliori rinnovatori della manifattura volterrana. Egli fu fratello di Giovan Paolo, il celebrato pittore. Il 26 Ottobre 1632 figura tra i deputati eletti Guasparro di Sarri Franceschini, alabastraio, padre del famoso Baldassarre. Dal Seicento in poi notiamo che la Corporazione della Pietra e Legname comprese tre categorie: marmai (così erano chiamati gli alabastrai), legnaioli e muratori; il rettore della Corporazione era eletto a turno fra i maestri delle tre professioni. Il terzo giorno dello Spirito Santo il Rettore faceva radunare gli appartenenti all'Arte e, dopo aver celebrato l'Ufficio per i fratelli defunti, aveva luogo l'elezione dei festaioli, affinchè la mattina di San Luca essi, insieme al rettore, provvedessero a ricordar la solennità con la maggior pompa possibile.

    Il giorno di San Luca ogni appartenente all'Arte, fosse esso socio, maestro o discepolo, doveva fare l'offerta di un torchio di cera e di una elemosina alla Cattedrale. Soltanto chi aveva raggiunto i sessanta anni, o chi poteva dimostrare un legittimo impedimento era esentato dalla cerimonia. Dopo l'offerta avevano luogo le elezioni del rettore, dei sindaci, dei consiglieri, del carmalingo per l'anno a venire. Nella chiesa di S. Michele, dove la corporazione aveva un suo altare, era celebrata la festa maggiore, seguita da un certo numero di messe. Agli appartenenti all'Arte era proibito i modo assoluto di lavorare in quel giorno, pena gravi multe, ed era anche vietato di portare il grembiule da lavoro. Ogni anno, per quattro volte - alle domeniche seguenti le quattro tempora -  tutti gli ascritti all'Arte si adunavano in San Giovanni per deliberare sulle questioni interessanti la professione. Alle processioni religiose l'Arte della pietra e legname partecipava con il proprio gonfalone. La festa veniva celebrata anche con un pranzo o una cena pagata dal datore di lavoro, nel caso dei laboratori con molti operai, o da scampagnate con pranzo, al quale partecipavano le botteghe di una strada o di una zona della città. Quando il pranzo non si svolgeva al ristorante, gli alabastrai preparavano loro stessi le vivande, cucinate a bottega e consumate poi in campagna. Spesso si concludeva la festa con canti e musica. A parte qualche variazione avvenuta nel corso dei secoli, si può dire che queste disposizione siano sempre state le medesime. Aggiungeremo, in generale, che per essere maestri d'Arte occorreva aver raggiunto i 25 anni, mentre per i discepoli ne bastavano 18. Nessuno poteva esercitare il mestiere se non era immatricolato nell'Arte: per questo era necessario pagare una determinata tassa, ridotta di quattro quinti per i figli dei maestri.

    Sotto Pietro Leopoldo, verso il 1780 le corporazioni furono abolite; ed attuandosi la libertà di lavoro cessò ogni legame con il vecchio mondo delle istituzioni medioevali. Qualche tradizione rimase e fra queste il San Luca, che ancora oggi dal 2011, dopo tanti secoli, continua ad essere festeggiato dagli alabastrai di Volterra.

     

    Informazioni
    • Quando
      19 Ott 2018
    • Ingresso
      Gratuito
    • Fonte
      https://www.ledistillerie.com/