Description

Corrado Ricci (1858-1934) fu un grande storico dell’arte e un soprintendente fra i più attivi e maggiormente impegnati nella tutela e valorizzazione delle opere d’arte italiane.La sua carriera lo ha portato a vivere e conoscere tutte le realtà artistiche italiane.

È stato direttore della Reale Galleria di Parma (1893) e di Modena (1894), è stato il primo Soprintendente ai Monumenti di Ravenna (1897) per poi passare nel 1898 alla direzione della Pinacoteca di Brera dove curò il riassetto completo, organizzando il recupero del patrimonio che era andato disperso in seguito alle razzie napoleoniche. Dal 1903 fu direttore degli Uffizi di Firenze, dove ristrutturò l’intera galleria, riorganizzando il Gabinetto Disegni e Stampe e fondando il Museo Topografico Fiorentino. Nel 1906 fu nominato Direttore Generale per le Anti-chità e Belle arti, concentrando nelle sue mani, grazie alla riforma da lui suggerita ed attuata, un potere decisionale quasi assoluto nel campo della tutela e del restauro. Nel 1929 la nomina a Presidente del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti. Nel 1904 soggiornò per diverso tempo a Volterra insieme alla moglie e, oltre che scrivere un importante libro sui monumenti e le opere d’arte di Volterra, uscito nel 1905, ideò ed illustrò al sindaco e alle autorità cittadine un suo progetto per creare una Galleria Pittorica nella città di cui aveva subito il fascino e che voleva aiutare valorizzandone il patrimonio artistico.

Il sindaco, Alessandro Leonori Cecina, accolse favorevolmente la sua proposta e organizzò un incontro con i rappresentanti degli enti cittadini che possedevano opere d’arte che potevano confluire nella nuova Galleria. L’incontro ebbe luogo il 9 agosto 1904 e il progetto, illustrato dal Ricci stesso, fu accolto favorevolmente da tutti i convenuti. Iniziò così il percorso che vide la nascita della Pinacoteca.

Il progetto che Corrado Ricci presentò alle auto-rità cittadine prevedeva la realizzazione di un museo nuovo. Nuovo non tanto nei sistemi di allestimento, quanto nel metodo da usare per scegliere i quadri da collocarvi. Infatti Ricci avrebbe collocato nella galleria non opere ancora legate al culto, ma – è lui stesso a scriverlo più volte nelle sue pubblicazioni – “solo dipinti che non si trovavano più sugli altari e molto meno nei luoghi per cui furono fatti: oggetti d’arte esuli, usciti da chiese soppresse o pericolanti, e poco dopo pericolate, oggetti d’arte che pur conveniva e converrà sempre ospitare come orfani rimasti senza genitori – o se volete meglio – vecchi rimasti senza ricovero”. E di opere di tal genere Volterra allora abbondava.

Dopo le numerose soppressioni di enti religiosi e monasteri avvenute fra fine Settecento e primi dell’Ottocento, nel Palazzo dei Priori si trovava già un discreto numero di quadri, mentre altri – provenienti da chiese sconsacrate o pericolanti – erano conservati dal 1842 nella cappella di San Carlo in Duomo. Furono questi i principali nuclei della nuova raccolta. Comprendevano opere di importanti autori come Domenico Ghirlandaio.

Luca Signorelli e, soprattutto, la grande pala della Deposizione del Rosso Fiorentino, che costituì il fulcro intorno cui Ricci organizzò l’allestimento della Galleria.“Pochi ma buoni”, come lui scrisse, sicuramente orgoglioso, qualche mese dopo l’inaugurazione della raccolta che avvenne il 7 settembre 1905.

Pochi, buoni e esposti in una sede molto prestigiosa, il secondo piano del Palazzo dei Priori, centro da secoli della vita politica cittadina e anche importante luogo di cultura, avendo ospitato, fino ad alcuni anni prima, an-che il Museo Etrusco e la Biblioteca Guarnacci.

La Pinacoteca venne aperta nel settembre 1905 e subito destò un forte interesse nel mondo accademico e degli appassionati d’arte. Col tempo divenne una tappa obbligata per tutti coloro che si recavano a Volterra.

Il primo ospite illustre fu il celebre poeta Gabriele D’Annunzio che la visitò nell’ottobre del 1909, durante il suo secondo soggiorno volterrano e che servì allo scritto-re per scrivere il “Forse che si forse che no”, che volle ambientato a Volterra. Nelle pagine del romanzo compaiono belle descrizioni dei quadri principali della Pinacoteca, fra cui quella – divenuta poi famosissima – della Deposizione e che fece grande propaganda alla città e alla Galleria pittorica.

Nei primi anni di apertura la Galleria pittorica aveva una gestione molto semplice, una commissione formata dai rappresen-tanti degli enti proprietari dei quadri si riuniva una volta all’anno sotto la guida del sindaco per approvare i bilanci e scegliere gli indirizzi principali della gestione. Gli introiti dei primi anni – dovuti solamente al biglietto, che costava 50 centesimi – erano destinati principalmente a pagare il custode, che riscuoteva il 40% dell’incasso annuo, e a ripagare la somma che il Comune di Volterra aveva anticipato per allestire il museo: 804 lire. Ci vollero nove anni per restituire la somma al Comune, anche perchè i visitatori erano non più di 300-400 all’anno.

Nel 1920 viene deciso, per la prima volta, di fare pubblicità alla Pinacoteca, pagando l’inserimento di un annuncio sulla nuova guida di San Gimignano. Solo dopo quell’anno si assiste ad un incremento sostanziale dei visitatori, tale da far si che il Capitolo dei Canonici chiese – e l’assemblea approvò la proposta – che gli utili venissero divisi fra gli enti. Dal 1923 gli utili vennero così divisi: metà all’amministrazione della Galleria, metà alla Cattedrale, di questi un terzo era per l’Opera del Duomo e due terzi per il Capitolo dei Canonici, che li usò per iniziare l’allestimento del Museo di Arte Sacra.

Negli anni venti e trenta si consolida l’interesse per la nostra Pinacoteca. È questo il periodo in cui cominciano, infatti, a diffondersi le gite culturali e aziendali, soprattutto quelle destinate, secondo la propaganda del Ventennio, a rivalutare gli antichi fasti della nostra storia. Per questo motivo Volterra, che era già nota dalle pagine dei libri di D’Annunzio, vide aumentare il nu-mero di turisti, soprattutto gruppi, molti dei quali si recavano a visitare la Pinacoteca.

Nel 1934 un grosso intervento di restauro interessò molti quadri. Dopo quasi trent’anni dall’apertura della Galleria molti di essi non erano stati ancora restaurati e su altri, con il tempo, si cominciavano a notare problemi di conservazione dovuti, forse, a problemi ambientali. Il Soprintendente di allora, il prof. Peleo Bacci, dette l’incarico al noto pittore Italo dal Mas che si recò a Volterra nel giugno di quell’anno. Il Dal Mas trovò i quadri pesantemente ritoccati da restauri precedenti, molti dei quali però avevano interessato solo la parte pittorica, mentre invece era stata trascurata la parte in legno. Il lavoro interessò dieci opere della Pinacoteca fra cui la Maestà del Ghirlandaio.
Nel 1935 il Podestà di Volterra elaborò e fece approvare un regolamento di gestione. Con esso il comune si accollò l’onere di provvedere alla sorveglianza con proprio personale da pagare con i proventi dei biglietti, che dovevano servire anche per le altre spese di gestione. La fama del quadro del Rosso Fiorentino aumentò sempre di più, tanto da essere richiesto a molte mostre, fra cui quella sull’Arte Italiana a Parigi nel 1937 e un’altra a Firenze sul manierismo nel 1940, dove il dipinto fu l’indiscusso protagonista, insieme alle opere di Pieter de Witte, sempre provenienti dalla Pinacoteca di Volterra.

Nel 1948 la Pinacoteca di Volterra era priva di alcune importanti opere, fra cui la Deposizione del Rosso, che erano state portate nel 1940 a Firenze per la mostra sul Manierismo e che non erano ancora state riconsegnate a causa della guerra. La Galleria, del resto rimase chiusa fino al luglio di quell’anno. Riaprì, comunque, sprovvista del suo quadro più importante, che era in deposito a Pisa e che ritornò solo alla fine del 1948. Negli anni successivi la Pinacoteca continuò a essere visitata da un numero sempre maggiore di visitatori, stante anche l’aumentato interesse di Volterra come città turistica, anche se la pessima situazione economica consentiva solo a pochi di potersi permettere una gita.

Nei primi anni ’50 venne richiesto più volte il prestito della Deposizione del Rosso Fiorentino per mostre organizzate da vari istituti culturali, ma il ricordo degli anni in cui quest’opera era mancata da Volterra, convinsero i membri della commissione amministratrice della Galleria a non consegnare l’opera. Solamente alla metà degli anni ’50 furono prestate alcune opere per importanti mostre, grazie alla mediazione di Enrico Fiumi, direttore del museo etrusco, che sosteneva che la città non si poteva estraniare da tali iniziative culturali.

Grazie anche alla partecipazione a queste mostre i dipinti della Pinacoteca divennero sempre più famosi attirando anche ospiti illustri. Nonostante la Deposizione non venisse spostata era comunque uno dei quadri più famosi, essendo riprodotta sulla totalità dei libri di storia dell’arte italiana. Un pregevole cameo compare nel film “La ricotta” di Pier Paolo Pasolini (1963), dove il regista riproduce esattamente la scena del quadro.

Nel 1981 molti quadri della Pinacoteca parteciparono ad una grande mostra sull’arte medievale a Volterra “Momenti dell’arte a Volterra”, che fu allestita nei locali di Palazzo Solaini. Visti i risultati ottenuti da questa mostra la Soprintendenza di Pisa e l’Amministrazione Comunale di Volterra vollero trasferire in Palazzo Solaini l’intera Pinacoteca. L’intenzione era quella di realizzare un nuovo museo – il museo della città – il cui nucleo principale era costituito dai quadri della Galleria Pittorica, ma arricchito con altre raccolte, primi fra tutti i materiali non archeologici del Museo Guarnacci: sculture, monete, medaglie e ceramiche medievali e moderne. In questi ampi ambienti anche i quadri potevano essere esposti meglio, con un allestimento più moderno e scientifico.
Fu così che, pochi mesi dopo la mostra, tutte le opere vennero trasferite in Palazzo Solaini e riorganizzate con un nuovo allestimento che venne inaugurato il 21 luglio 1982. Il progetto venne eseguito a cura della Soprintendenza di Pisa e il Comune di Volterra contribuì aumentando l’organico e, per la prima volta, fu nominato un direttore, Franco Lessi. I primi anni della nuova sede hanno visto incrementare la collezione di opere esposte, sopratutto nel 1985 quando fu completata la consegna dei materiali provenienti dal Museo Etrusco, che venne ristrutturato per ospitare la mostra dell’Anno degli Etruschi.

Nel 1994 la Pinacoteca si trovò di fronte al primo grande impegno espositivo. In quell’anno, infatti, la Regione Toscana celebrò il Manierismo con alcune di mostre allestite contemporaneamente in varie sedi. Volterra, che conserva il capolavoro del Rosso Fiorentino vide Palazzo Solaini protagonista della mostra dedicata a questo pittore, e in quelle sale trovarono posto numerose delle opere da lui realizzate in Toscana. La mostra ebbe un notevole successo di pubblico e, per la prima volta, la nuova sede fu visitata da decine di migliaia di visitatori in pochi mesi.

Questo è stato il vero lancio della Pinacoteca civica che, da allora ha contato un numero sempre maggiore di visitatori, arrivando a superare la soglia delle 30.000 presenze per diversi anni.

Biglietti
  • Volterra Card
    SI
  • Intero
    8€
  • Gruppi pax 6+
    6€
  • Anziani 65 - 99 anni
    6€
  • Ragazzi 7 - 18 anni
    6€
  • Soci COOP
    6€
  • Soci Touring Club Italiano
    6€
  • Soci FAI
    6€
  • Soci ICOM
    0€
  • Bambini 0 - 6 anni
    0€
  • Disabili e Accompagnatori
    0€
  • Insegnanti
    0€
  • Giornalisti
    0€
  • Guide Turistiche Autorizzate
    0€
  • Residenti
    0€
Closes in 15 minutes
Open hours today: 10:00 - 16:30
  • Monday

    10:00 - 16:30

  • Tuesday

    10:00 - 16:30

  • Wednesday

    10:00 - 16:30

  • Thursday

    10:00 - 16:30

  • Friday

    10:00 - 16:30

  • Saturday

    10:00 - 16:30

  • Sunday

    10:00 - 16:30

  • giugno 23, 2018 16:15 local time

Recensioni

Alessia Salvador
Alessia Salvador
20:13 27 Mar 18
Nel complesso le varie esposizioni sono interessanti, ma niente di indimenticabile. La sezione del Museo Civico è parecchio misera, mentre la Pinacoteca è molto bella, seppur vi siano esposti pochi dipinti. C'è da dire che l'illuminazione all'interno è perfetta, in quanto fa risaltare gli enormi dipinti nelle stanze, che sono pero' sproporzionalmente ampie e che risultano, per questo, quasi "vuote".
Alex Nuara
Alex Nuara
08:05 13 Aug 17
Da visitare facendo la card per i musei. Altrimenti se si vogliono visitare più cose si spende un patrimonio.
Marco G
Marco G
18:34 30 Mar 18
Eccezionale.
Enrico Ferrazzi
Enrico Ferrazzi
13:43 16 Aug 17
Bel museo. Servirebbe una guida
Alessandro Maffeis
Alessandro Maffeis
13:11 06 Jan 18
Interessante
antonello arteviaggi
antonello arteviaggi
19:13 01 May 18
Bel museo con alcune notevoli opere ed una, Deposizione dalla Croce di Rosso Fiorentino, di eccezionale livello. da visitare.
Rita McTrapp
Rita McTrapp
17:50 26 May 18
Anche lì, magnifiche opere ma scarsa consapevolezza di questi tesori artistici da parte degli abitanti.
valter mucci
valter mucci
15:12 15 Jun 18
Il rosso Fiorentino vale da solo soldi e visita
Guarda tutte le recensioni Scrivi una recensione

Categories
Contact business