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  • Settembre 20, 2019 07:42 local time

Il nuovo Teatro

Un teatro dell'Ottocento

La città di Volterra aveva una sala per gli spettacoli. Istituito nei secoli precedenti al XVII era ubicato in Piazza dei Priori, al secondo piano del Palazzo Pretorio. Quello che i volterrani continuavano a chiamare teatro era costituito da una piccola platea, un ridotto palcoscenico, due camerini, il foyer, il Diacciatino per le granite, il carcere per le donne, il quartiere del Tenente e poco più.

Comunque nonostante le ridotte e poco convenienti dimensioni del teatro, a quei tempi i volterrani potevano godere di numerosi spettacoli, anche se limitati a una cerchia ristretta di persone. Con il passare degli anni, i locali del teatro erano diventati tanto indecenti e pericolosi che una ristrutturazione che restituisse decenza alla sala, ma anche vastità e maggiore comodità, era indispensabile.

Sul finire del XVIII secolo cominciò a farsi sentire l'esigenza di un teatro nuovo.

Nel Palazzo Marchesi Incontri

L'opera meravigliosa di Luigi Campani

Così, il 26 ottobre 1816, cinque cittadini volterrani decisero di porre mano ad un nuovo teatro, più spazioso e bello e acquistarono dalla famiglia Incontri una porzione del loro palazzo di Via Sarti. Con intelligente e mirabile lavoro, l'architetto Luigi Campani presentò il progetto e nel novembre del 1819, su autorizzazione del Granduca, venne innalzato, nel palazzo dei Marchesi Incontri, un magnifico teatro pari, se non superiore, a tanti altri teatri toscani. Appena costruito, l'architetto ebbe moltissime lodi.

La curva della platea, per la quale alla eleganza dell'ellisse univasi la sonorità della parabola, fece nascere in alcune Accademie il desiderio di averne la pianta, che richiesero con reiterale premure all'architetto autore di essa per applicarla, o nella riforma dei loro teatri, o nella costruzione di nuovi. Nel nome di Ferdinando III fu fatto fare lo stemma dei Lorena e fu fatto mettere sopra la porta d'ingresso del teatro, all'insaputa dei repubblicani, ai volterrani.

Nacque così il Teatro Persio Flacco.

Nel Palazzo Marchesi Incontri

L'opera meravigliosa di Luigi Campani

Così, il 26 ottobre 1816, cinque cittadini volterrani decisero di porre mano ad un nuovo teatro, più spazioso e bello e acquistarono dalla famiglia Incontri una porzione del loro palazzo di Via Sarti. Con intelligente e mirabile lavoro, l'architetto Luigi Campani presentò il progetto e nel novembre del 1819, su autorizzazione del Granduca, venne innalzato, nel palazzo dei Marchesi Incontri, un magnifico teatro pari, se non superiore, a tanti altri teatri toscani. Appena costruito, l'architetto ebbe moltissime lodi.

La curva della platea, per la quale alla eleganza dell'ellisse univasi la sonorità della parabola, fece nascere in alcune Accademie il desiderio di averne la pianta, che richiesero con reiterale premure all'architetto autore di essa per applicarla, o nella riforma dei loro teatri, o nella costruzione di nuovi. Nel nome di Ferdinando III fu fatto fare lo stemma dei Lorena e fu fatto mettere sopra la porta d'ingresso del teatro, all'insaputa dei repubblicani, ai volterrani.

Nacque così il Teatro Persio Flacco.

Museo privato

Il gioiello della Accademia dei Riuniti

Nel sipario il pittore Nicola Contestabili dipinse Persio Fiacco, condotto dalla Musa in Parnaso, ove Apollo addita al satirico poeta il Tempio della Gloria. Ed è appunto dal celebre poeta Persio FIacco che il teatro si appella e nelle pareti della platea, oltre vari ornati e pitture di amorini, ci sono cinque vignette e vedute mirabilmente eseguite. Purtroppo le decorazioni ora citate andarono perdute per effetto di sbagliati restauri eseguiti in diverse epoche. Un secondo sipario e le scene furono pregevole opera di Luigi Facchinelli.

Il Teatro Persio Flacco costituisce un edificio proprio con uno stile architettonico prevalente neoclassico, con una facciata rinascimentale e interno eclettico, mentre la struttura di base della pianta della cavea è ovoidale. La platea consente 314 posti a sedere, i palchi possono ospitare 240 posti. Il palcoscenico è dotato di quinte di boccascena regola bili e di mantovana regolabile. Il sipario ha apertura alla greca e la buca dell'orchestra può ospitare quaranta orchestrali ed ha un accesso indipendente dal sottopalco.

Una società di sessanta tra i più insigni cittadini volterrani, con la sovrana approvazione di Ferdinando III, si riunì in Accademia che, si chiamò, dei Riuniti, acquistando nel 1820 la proprietà del nuovo teatro, a cui aggiunse una quantità di spaziose stanze ed una vasta sala per uso di Stanze da Gioco. Nei locali del Teatro ebbe la sua sede anche l'Accademia dei Sepolti.

Il Teatro fu chiuso ed inattivo per quindici lunghi anni, dal 1984 al 1999, per l’adeguamento funzionale della struttura, ma alla riapertura le attività non hanno mai più smesso di essere svolte, dando vita a bellissime stagioni teatrali di importanza nazionale ed a spettacoli legati strettamente alla valorizzazione di associazioni cittadine.

L'edificio può essere visitato in occasione degli spettacoli o alle mostre temporanee che solitamente popolano il cosiddetto Ridotto del Teatro Persio Flacco.

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