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La città di Volterra, fin dai primi anni del secolo XVII, aveva una sala per gli spettacoli, a forma di vero teatro. Sul finire del XVIII secolo cominciò, però, a farsi sentire l'esigenza di un teatro nuovo. Istituito, infatti, nei secoli precedenti ed ubicato in Piazza dei Priori, al secondo piano del Palazzo Pretorio, quello che i volterrani continuavano a chiamare teatro era costituito da una piccola platea, un ridotto palcoscenico, due camerini, il foyer, il Diacciatino per le granite, il carcere per le donne, il quartiere del Tenente e poco più. Comunque nonostante le ridotte e poco convenienti dimensioni del teatro, a quei tempi i volterrani potevano godere di numerosi spettacoli, anche se limitati a una cerchia ristretta di persone. Con il passare degli anni, i locali del teatro erano diventati tanto indecenti e pericolosi che una ristrutturazione che restituisse decenza alla sala, ma anche vastità e maggiore comodità, era indispensabile.

Occorreva costruire ex novo un teatro. Così, il 26 ottobre 1816, cinque cittadini volterrani decisero di porre mano ad un nuovo teatro, più spazioso e bello e acquistarono dagli Incontri quella porzione di palazzo "ad uso di teatro a forma di contratto per lire 5.600, oltre alle spese di registrazione definite in lire 140". Con intelligente e mirabile lavoro, l'architetto Luigi Campani presentò il progetto e nel novembre del 1819, su autorizzazione del Granduca, venne innalzato, nel palazzo dei Marchesi Incontri, un magnifico teatro pari, se non superiore, a tanti altri teatri toscani. Appena costruito, l'architetto ebbe moltissime lodi. La curva della platea, per la quale alla eleganza dell'ellisse univasi la sonorità della parabola, fece nascere in alcune Accademie il desiderio di averne la pianta, che richiesero con reiterale premure all'architetto autore di essa per applicarla, o nella riforma dei loro teatri, o nella costruzione di nuovi. Nel nome di Ferdinando III fu fatto fare lo stemma dei Lorena e fu fatto mettere sopra la porta d'ingresso del teatro, all'insaputa dei repubblicani, ai volterrani.

Nel sipario il pittore Nicola Contestabili (o Connestabili) dipinse Persio Fiacco, condotto dalla Musa in Parnaso, ove Apollo addita al satirico poeta il Tempio della Gloria. Ed è appunto dal celebre poeta Persio FIacco che il teatro si appella e nelle pareti della platea, oltre vari ornati e pitture di amorini, ci sono cinque vignette e vedute mirabilmente eseguite. Purtroppo le decorazioni ora citate andarono perdute per effetto di sbagliati restauri eseguiti in diverse epoche. Un secondo sipario e le scene furono pregevole opera di Luigi Facchinelli.

Il Teatro Persio Flacco costituisce un edificio proprio con uno stile architettonico prevalente neoclassico, con una facciata rinascimentale e interno eclettico, mentre la struttura di base della pianta della cavea è ovoidale. La platea, larga 13 metri e profonda 17, consente 314 posti a sedere su 17 file e 4 settori. I palchi sono 82 su 4 ordini, profondi 2.80 metri e possono ospitare 240 posti. li palcoscenico è largo 11,50 metri, alto circa 12 metri e dotato di quinte di boccascena regola bili e di mantovana regolabile. li sipario ha apertura alla greca e la buca dell'orchestra può ospitare 40 orchestrali ed ha un accesso indipendente dal sottopalco, è parzialmente ricavata sotto il palcoscenico ed è dotata di un sistema di copertura per proseguire il piano della platea. li proscenio è alto 1,35 metri rispetto al piano platea ed è collegato alla platea attraverso scala portatile. Il palcoscenico vero e proprio è largo 19 metri, profondo 12 e alto 14.

Una società di sessanta tra i più insigni cittadini volterrani, con la sovrana approvazione di Ferdinando III, si riunì in accademia che, si chiamò, dei Riuniti, acquistando nel 1820 la proprietà del nuovo teatro, a cui aggiunse una quantità di spaziose stanze ed una vasta sala per uso di Stanze da Gioco. E nei locali del Teatro ebbe la sua sede l'Accademia dei Sepolti.

Il Teatro fu stato chiuso ed inattivo per 15 anni, dal 1984 al 1999, per l’adeguamento funzionale della struttura.

Ora l’intera proprietà del Teatro è della Accademia dei Riuniti il cui Statuto è stato rinnovato prevedendo l’immissione di nuovi Soci, la presenza delle maggiori istituzioni cittadine pubbliche e private nel suo consiglio d’amministrazione e, soprattutto, che l’intera struttura sia inalienabile e vincolata alla città di Volterra.

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  • dicembre 12, 2018 14:23 local time

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