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  • Luglio 25, 2021 12:15 local time

Rovine

Il centro dell'antica Velathri

Come di consuetudine i centri abitati del nostro territorio si trovavano su alture di calcare e di arenaria compatta, pianeggianti alla cima e scoscese sui fianchi, cioè di facile difesa.

Su una di queste alture, ovvero sul Piano di Castello, sorgeva l’acropoli etrusca: il centro principale dell’antica Velathri, e alcuni ruderi lo confermano. Detta acropoli, oltre ad essere la parte più alta della città, a quei tempi era anche il luogo più fortificato, dove si trovavano i templi più preziosi e tutti gli edifici che servirono alla prima organizzazione della città. Tutto ciò è chiaramente attestato dall’ubicazione dei resti di mura arcaiche negli orti dell’Albergo Etruria, nella casa Inghirami e nelle cantine di casa Isolani: sono i residui della prima cerchia murale che coprì i fianchi al Piano di Castello.

L’area circoscritta dalla cinta corrispondeva a poco più di cinque ettari di terreno e il pietrame necessario fu ricavato dai vasti ammassi che esistevano sul Piano di Castello, alcuni dei quali emergono ancora oggi dal terreno.

Etruschi

La venerazione verso gli Dei

Questa nostra altura, certamente abitata da famiglie di pastori, offriva un complesso di benefici che possiamo ben immaginare ancora oggi. Tali benefici sono individuabili in una vasta distesa pianeggiante, una veduta dominatrice di colline inferiori, aria saluberrima e frescura estiva, nonché abbondanza di sorgenti d’acqua ai piedi di ogni costa in una regione generalmente arida e vicinanza ai principali sentieri pastorali che s’incrociavano seguendo i crinali o cercando i valichi dalla Val di Cecina alla Val d’Era. Pertanto siamo in presenza di un villaggio difeso soltanto dalla asperità del terreno e dagli irti fianchi del monte, rafforzati con opere posticce di legname e con staccionate. Verso il VI secolo a. C. la difesa di queste rocche naturali fu potenziata con blocchi di pietra sovrapposti, dando così inizio alla civiltà etrusca.

Dal lato architettonico i reperti archeologici ci dimostrano che quella etrusca fu una civiltà monumentale. I templi, ad esempio, erano una creazione del tutto particolare e avevano la tendenza a perseguire un effetto decorativo immediato.

Alta valorizzazione del divino

Culti importanti

Già Livio ci presenta quella stirpe come un popolo che fra tutti gli altri si dedicò particolarmente alle pratiche religiose, in quanto si distingueva nel saperle coltivare. Infatti nella religione etrusca, a differenza di quella greco-romana nella quale l’uomo era sempre il protagonista, si rileva un senso di annullamento della personalità umana, prodotto dall’alta valorizzazione del divino mediante culti minuziosi, la conformità e lo scrupolo di ricerca e d’interpretazione della volontà degli dei, rispettando scadenze fisse e improrogabili.

Questa rigida disciplina etrusca regolava qualsiasi attività, perché ogni costumanza, insegnamento e decisione avevano un preciso riferimento alla permissività degli dei. La religione nell’Etruria era senz’altro la base di ogni manifestazione sociale ed anche Seneca, al riguardo degli Etruschi, scrive: “Tutto infatti attribuendo alla divinità, sono introdotti ad opinare non già che le cose abbiano un significato in quanto avvengono, ma piuttosto che esse avvengono perché debbono avere un significato."

Palazzo nobiliare

L'aristocrazia ottocentesca e il prestigio economico volterrano

La facciata principale trecentesca del palazzo Ricciarelli è in stile fiorentino, con cornici di bozze e cornicione. Essa è realizzata in bugnato, e sotto le finestre ricavate negli archi ad ogiva, presenta le tipiche finestre per i bambini.

Il palazzo è nato dall’accorpamento di più antiche abitazioni riadattate per ottenere un struttura omogenea caratterizzata da un corpo principale a due piani più piano terreno con finestre rettangolari e portone ogivale incorniciati con bozze e marcapiano al primo piano, oltre ad un un corpo laterale a tre piani più semplice e privo di profilature. E' la domus magna dei Ricciarelli ricercata dalla aristocrazia dell’epoca per mostrare il proprio prestigio economico e sociale. Nel novecento il nuovo proprietario Brunellesco Dello Sbarba lascia sostanzialmente invariata la facciata ma costruisce un quartiere sopra il terrazzo e acquista altri immobili in via Del Mandorlo, dal lato opposto della strada e un giardino pensile posto ai confini delle mura castellane della città. Il palazzo Ricciarelli Dello Sbarba è così diventato un complesso monumentale.

Visite uniche

Gli interni di un grande palazzo

Il Palazzo nasce dall’acquisto e dall’aggregazione di vari immobili in tempi diversi, con riadattamenti successivi in base alle necessità proprie dell’epoca, non parte quindi da un disegno omogeneo ed unitario progettuale. L’aspetto interno attuale, per lo più dovuto alla ristrutturazione ottocentesca, vide la realizzazione dell’ampio androne, della scala e del cortile con pozzo.

I dettagli degli interni del palazzo sono caratteristici della cultura dell’epoca, come le porte e le belle decorazioni, dovute in massima parte al radicofanese Lodovico Gamberucci, artista preferito dell’aristocrazia volterrana.

L’intero isolato Ricciarelli fu comprato nel 1910 da Brunellesco Dello Sbarba, che restaurò le facciate e riadattò nuovamente il palazzo ai mutati costumi e esigenze della famiglia, ampliandolo, dotandolo di acqua corrente, di corrente elettrica, di moderni servizi igenici e di riscaldamento e abbellendo alcune stanze con nuove pitture murali opera del pittore volterrano Menotti Caluri. I discendenti di Brunellesco abitano ancora il palazzo.

Recensioni
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