Difficile, per chi si avvicina al paese di Montecatini, non notare la mastodontica mole della Croce sulla vetta del monte che sovrasta la miniera di Caporciano e che, con la sua altezza di 591 metri, domina le vallate dell’Era e del Cecina.

IL “POGGIO LA CROCE” DI MONTECATINI

La Croce fu eretta nell’anno 1864: «L’8 settembre 1863 il Vescovo Targioni, celebrandosi l’annuale festa della Madonna, tenne un sacro sermone e “distribuì a circa trecento persone il pane degli angeli”; poi, accolto nella villa Sloane alla miniera trattò col proprietario e direttore Schneider l’erezione di una croce di ferro, da fondersi nelle officine Masson di Colle Val d’Elsa, e collocarsi sulla vetta del Poggio; quindi la benedisse eretta il 3 maggio dell’anno successivo […].»1

Alla sua base è riportata questa scritta:

QUESTO SEGNO DI REDENZIONE
INNALZAVANO QUI
SUL POGGIO ALLA CROCE
I PROPRIETARI DELLA MINIERA
DI RAME SOTTOSTANTE
IL DI’ 3 MAGGIO 1864

La Croce, ricavata in un solo blocco di fusione, ha una «[…] altezza di Braccia 15 sopra a terra e due di fondamenta colla direzione del braccio della medesima dall’Est all’Ovest marcata esattamente colla bussola; i sassi che attualmente vedonsi a guisa di Calvario sono stati levati dal poggio stesso i quali per tradizione vien detto che formassero parti delle fondamenta di un antico fortilizio […]»2

È credenza diffusa che il poggio, genericamente denominato in antichità Monte di Caporciano, abbia acquisito l’attuale denominazione in seguito all’erezione della Croce nel 1864.

In realtà, già antecedentemente a questa data Jacob Graberg de Hemso nomina il Poggio alla Croce: «[…] il gruppo montuoso che, dall’immediata vicinanza (Miniera) verso ponente del Castello di Montecatini, si protende per uno spazio di almeno sei miglia quadrate, dominando l’intera Val-di-Cecina, è composto di sette poggi o monti, nominati nel Paese, Poggio all’Appietto, Poggio alla Croce, Poggio degli Amaggioli, Poggio di Radivena, Poggio alla Cava, o Ciprione, e i due monti Massi ed Ornese, nella direzione di Miemo […]»3

Anche Emanuele Repetti cita il Poggio alle Croci: «[Monte Catini] trovasi sull’estrema balza di un poggio che stendesi verso scirocco da quello più elevato di Caporciano, ossia del Poggio alle Croci, il quale acquapende in due valli, a settentrione nell’Era, a scirocco nella Cecina […]»4

Ma già prima ancora, il volterrano padre Giovanni Inghirami, astronomo e geodeta, aveva misurato geometricamente, con l’uso di un teodolite ed applicando il metodo della triangolazione topografica, l’altitudine della sommità del Poggio alle Croci e lo aveva eretto a Stazione trigonometrica per la costruzione della sua Carta geometrica del Granducato di Toscana.

«[…] Il Monte alle Croci situato presso il Castello di Monte-Catini di Val di Cecina è celebre per le miniere di rame di cui è dovizioso il suo seno: miniere in antico molto proficue e il cui abbandono è unicamente dovuto ai disastri che la guerra e il contagio altre volte recarono in quel Paese. Nella sommità di questo Monte sta eretta una devota Croce, alla quale nei trascorsi tempi solevano in certe determinate ricorrenze portarsi processionalmente e con religiosa pompa le vicine popolazioni. Questa Croce ci aveva servito da segnale, e come si trovò fissata nudamente sul suolo, senza essere raccomandata a nessuna base di mattoni o di pietra, ci fu dunque facile rimuoverla temporaneamente dal luogo, onde istituire da quel preciso punto le nostre Osservazioni: terminate le quali si ristabilì con le debite rispettose cautele nella sua stessa primitiva situazione […].»5

Giovanni Targioni Tozzetti, invece, nel Tomo III delle sue Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, Firenze, 1769, mai accenna alla presenza della Croce.

Pur in assenza di precisa datazione, è certa, dunque, la presenza di una o più Croci sull’omonimo poggio anche prima dell’erezione della Croce attuale.

Ma, al di là della rievocazione storica, mi piace ricordare questo boscoso poggio composto da rocce frammentarie di gabbro rosso, la cui sommità è invece costituita di serpentina, anche per altri aspetti che contemplano la sua situazione attuale.

Come accenna l’Inghirami, la Croce, in tempi lontani ed in occasione di particolari ricorrenze, sarà stata senz’altro meta di processioni religiose delle vicine popolazioni. Di certo, posso affermare che per i ragazzi di trenta, quaranta, cinquanta anni fa, “arrampicarsi” fin sulla sommità di questa altura era un esercizio quasi quotidiano. Conoscevamo ogni minimo particolare di quella enorme Croce che riportava ampie ferite dovute alle cannonate dell’ultima guerra. E proprio sulle pendici di questo poggio andavamo alla ricerca di quegli oramai innocui residuati bellici che poi utilizzavamo nei nostri giochi.

Si, una volta la Croce era meta delle scampagnate dei montecatinesi. Diversi erano i sentieri che conducevano alla cima del poggio. Dal Margone, come base di partenza, si potevano scegliere almeno tre percorsi: quello della casa Aia di Gratta (o Aigratta), quello degli Amaggioli o quello del Pozzo Rostand (San Demetrio). Ma anche dal versante opposto, con facilità si trovava la via della vetta: dalla località Sant’Antonio, dal pendio dell’Appietto (o Appiello) e dalla casa L’Ago.

Da tempo, ormai, certe consuetudini sono tramontate, i ragazzi preferiscono giochi e svaghi più casalinghi, le abitudini di vita sono cambiate ed a nulla è valsa la riscoperta naturalistica degli ultimi anni, al momento sterile, fittizia, tipicamente elitaria. Anche il patrimonio boschivo non è più curato come una volta: i sentieri, spesso, o sono scomparsi nella vegetazione o sono impraticabili. Le stesse condizioni del basamento su cui è issatala Croce e dello spazio circostante, lasciano a desiderare, denotano palesemente uno stato di degrado.

Sarebbe perciò auspicabile un intervento di risanamento di questo sito che ha tutti i requisiti per esser considerato d’interesse storico oltre che naturalistico. Un rifacimento dei sentieri, una delimitazione dei camminamenti con adeguata indicazione degli itinerari, renderebbe poi più agevole e facile il percorso per giungere ai piedi della Croce e, forse, potrebbe contribuire a risvegliare il desiderio della scampagnata e ad apprezzare ciò che di bello spesso non ci accorgiamo di aver disponibile.

Non so se qualcosa potrà essere fatto: sarebbe stupendo, però, poter vedere un giorno realizzato anche per il Poggio La Croce, quel restauro che l’Amministrazione Comunale ha brillantemente portato a termine per l’area mineraria di Pozzo Alfredo e della Diga del Muraglione.

Tra meno di un anno, il 3 maggio 2014, ricorreranno i 150 anni dell’installazione della Croce: sarà la giusta occasione per provvedere ad una adeguata valorizzazione del “monumento” che, con la Torre Belforti e l’antica miniera di Caporciano, è senza dubbio uno dei segni più rappresentativi di Montecatini Val di Cecina.

© Fabrizio Rosticci, FABRIZIO ROSTICCI
Il Poggio la Croce di Montecatini,
1 Mario Bocci, in “Volterra”, novembre 1969
2 Archivio Storico della Miniera, “Giornale del progresso di lavori”
3 Jacob Graberg de Hemso, Cenni storici iponomici e statistici sulla miniera di rame della cava di Caporciano nella Val di Cecina, Firenze, 1847
4 Emanuele Repetti, “Dizionario geografico fisico storico della Toscana”, Firenze, 1839
5 Giovanni Inghirami, “Della longitudine e latitudine geografica delle città di Volterra”, S. Miniato e Fiesole, Firenze, 1817