Una bomba anarchica era esplosa il 18 novembre 1878 in via Guelfa a Firenze, gettando nel terrore la città. Vi furono quattro morti e dieci feriti. Venne condannato all’ergastolo e rinchiuso nel Mastio un innocente, Cesare Batacchi. Ventuno anni dopo, i testimoni che lo avevano accusato, presi dal rimorso, confessarono di essere stati pagati e di aver dichiarato il falso. L’eco del dramma, nelle cronache volterrane del tempo:

28 gennaio 1900 – Per iniziativa dei sigg. On. Cav. Avv. Ernesto Ruggeti, nostro deputato, Avv. Cailli, Avv. Arnaldo Dello Sbarba, Avv. Giulio Bettino Leonori, Cav. Aristide Carnieri, Dott. G. Baldacci. i sigg. Egidio e Giulio Topi, Dott. Giovanni Quadri, i sigg. Giuseppe Marradi, L. Melani, J. Bertoni, U. Cappelli. G. Brogi, A. Gremigni, N. Vannucchi, si era costituito un comitato «pro Batacchi», il quale aveva redatta la seguente petizione, diretta al Ministero di Grazia e Giustizia per chiedere la liberazione dell’innocente recluso.

«Eccellenza, i sottoscritti cittadini volterrani, nell’interesse dell’umanità e della giustizia, scossi dalla viva agitazione che si è levata in tutta Italia in favore della liberazione di Cesare Batacchi, da ventidue anni recluso nel severo penitenziario di questa nostra città, chiedono rispettosamente alla Eccellenza Vostra, con la presente istanza, che l’infelice ergastolano sia restituito alla libertà, mediante una grazia la quale ponga sollecitamente fine al turbamento dell’animo, alle ansiose sofferenze, ogni dì più minaccianti la salute e la vita di Cesare Batacchi. Questa petizione, siamo certi, sarà firmata dalla cittadinanza che, generosa come sempre, contribuirà con questa pacifica agitazione, ad aprire le porte ad un disgraziato, vittima innocente di errori e di persecuzioni. Il «Comitato» sta inviando ai cittadini più autorevoli, una circolare per invitarli a manifestare il loro pensiero sul caso Batacchi. Altra circolare sarà inviata a tutte le associazioni, perché vogliano aderire a questa manifestazione.»

CARTOLINE PRO BATACCHI

I fratelli Vannucchi, che tenevano lo studio di fotografia in via Garibaldi, avevano posto in vendita una cartolina pro Batacchi artisticamente eseguita. In un lato è riprodotta la veduta del Mastio, nell’altro vedesi l’ergastolano di Volterra nella propria cella. Si vendevano a centesimi venti l’una.

LA RACCOLTA FIRME

4 febbraio 1900 – Procedette attivissima la raccolta delle firme per la petizione pro Batacchi. In pochi giorni avevano già firmato oltre cinquecento cittadini. Aderirono inoltre i sigg. Conte Cav. Fabio Guidi, il Marchese Guido Incontri, l’Avv. Paolo Paoletti e il Cav. Ettore Ciapetti. Giunsero continuamente adesioni da tutti i paesi del volterrano da parte di associazioni. La «Fratellanza Artigiana» faceva voti affinché la volontà del popolo, trionfi ancora una volta e faccia rendere giustizia all’infelice recluso.

FINALMENTE LA GRAZIA

18 marzo 1900 – Un telegramma privato giunto domenica 11 marzo da Firenze, faceva ritenere certa e imminente la grazia a Cesare Batacchi, da ventidue anni rinchiuso nel nostro penitenziario. Questa notizia, divulgatasi, rapidamente, produsse nella cittadinanza una certa agitazione, una viva curiosità, un sentito desiderio di vedere, di conoscere questo infelice che da sei mesi aveva fatto parlare di sé tutta la stampa italiana, quasi concorde nell’invocare la grazia sovrana, che rendesse a lui la libertà.

Intanto martedì mattina giungevano qui, da Firenze, Ernesto e Augusto Batacchi, fratello e nipote dell’ex recluso e con loro il noto pubblicista Luigi Bertelli (Vamba) redattore del «Giorno». Veniva pure da Pisa l’Avv. Baraccani, corrispondente della «Tribuna», inviato appositamente per avere i particolari della liberazione del cosiddetto «recluso di Volterra». La curiosità andava aumentando nella cittadinanza, nonostante le autorità assicurassero che nessuna notizia per la liberazione era pervenuta; si riteneva però che nella notte del martedì Batacchi sarebbe stato messo in libertà e molti curiosi spiarono per tutta la notte tutte le porte di uscita del penitenziario, come alcuni avevano fatto nelle notti precedenti, ma egli non comparve, e nemmeno in tutta la giornata di mercoledì. Nessun ordine di scarcerazione pervenne né al direttore del penitenziario né al sottoprefetto. Inutile dire i commenti che si facevano durante questa penosa aspettativa.

Finalmente giovedì mattina alle ore 12 pervenne al sottoprefetto l’ordine di scarcerazione, ma la notizia, onde evitare qualsiasi dimostrazione, fu circondata dalla massima riservatezza e da nessuno venne trapelata. Alle ore 13,20 una carrozza, passando per la passeggiata dei Ponti, si diresse al penitenziario entrando nel piazzale dell’ingresso fuori Porta a Selci. Contemporaneamente il delegato Impicciatore avvertì il fratello e nipote del Batacchi dell’ordine di liberazione del detenuto e di recarsi al penitenziario, per partire subito insieme a lui. L’incontro col fratello, avvenuto alla presenza del direttore e del sottoprefetto fu commoventissimo. I fratelli si baciarono ripetutamente piangendo dalla gioia. Alle 13,45 la carrozza, nella quale insieme a Cesare Batacchi avevano preso posto il fratello, il nipote, il pubblicista Bertelli, uscì segretamente dall’inferno del carcere, avviandosi lungo la via di Sant’Alessandro, la via di San Giusto, diretta a Castelfiorentino. Lungo la via sottostante al penitenziario, Batacchi, affacciatosi alla finestra della carrozza, salutò col fazzoletto alcune guardie e detenuti che si trovavano alle finestre dell’infermeria del Mastio. Soltanto alle ore 14 si sparse in città la voce della liberazione e fu una dolorosa delusione per tutti.

Pochi amici della famiglia furono in tempo a raggiungere la carrozza alla Fonte di Mandringa con il pubblicista Bertelli che, approfittando della breve fermata, con la sua inseparabile macchinetta fotografica, faceva l’istantanea di Batacchi e di tutti i presenti.

N.D.R.

Il mantenimento del segreto sull’ora della liberazione fu un dispiacere per tutti, perché i volterrani avrebbero voluto tributargli grandi manifestazioni. Ai pochi che lo poterono raggiungere a Mandringa promise che fra non molto sarebbe ritornato a Volterra per ringraziare tutti coloro dai quali aveva ricevuto del bene, promessa che non poté mantenere perché giunto a Firenze lo attendeva una brutta notizia: aveva avuto sì la grazia, ma con tre anni di sorveglianza speciale, perciò per tre anni non si sarebbe potuto muovere da Firenze. Amareggiato, mandò una calorosa lettera al direttore del giornale cittadino «Il Corazziere», Aristide Carnieri, che tanta parte aveva avuto in questa vicenda.

E così finì, per i volterrani, questa dolorosa storia. Di Batacchi però se ne continuò a parlare per decenni. I cantastorie che capitavano in Piazza al mercato del sabato, oltre che cantare la storia dei Fratelli Talocchini, assassinati per rapina al Sasso Pisano, di una ragazza di San Lazzero che uccise il fidanzato, cantavano anche la storia del povero Batacchi, condannato innocente all’ergastolo per poi essere graziato dopo ventidue anni di soggiorno in fortezza; e con la grazia, la beffa dei tre anni di sorveglianza speciale.

I giovani hanno riscoperto Batacchi e spesso sentiamo questa vecchia storia nei loro concerti folk.

© Pro Volterra, —–
Un Innocente nel Maschio, in “Volterra”