Il valore dei poderi

Questo studio offre un contributo alla conoscenza della vita familiare e quotidiana e dei luoghi di Volterra e delle sue pendici nel 1429 – 1430. Si basa sullo spoglio completo del registro 271 (più di 900 fogli) e parziale del 193 (enti religiosi), conservati nel fondo del Catasto dell’Archivio di Stato di Firenze.

I contratti si adattavano ai poderi di diversa grandezza e qualità, evidenziate nel catasto dalla stima scritta a destra nella partita. Alcune proprietà avevano gran valore: la terra vignata e scamporata di Iacopo Borselli allo Smurleo presso Pian d’Ormanno (1000 lire, rendeva vino, grano, fave, zafferano); la possessione e la conceria alla Fonte Nuova delle eredi dello Spera (1000 lire, grano, orzo, vino e 10 lire di pigione); la vicina possessione al Fosso di Michele Maffei (400 lire, vino, grano e noci); le terre vignate e lavorative dei Serguidi chon un palazzetto di chorte sopra di sé, per il mezzo del quale è il fiume Era, e il mulino (500 lire); le tre case, il mulino, la sovita, il pastino, i due buoi e le 50 capre del podere di Capreggine di Ambrogio di Santino di Ghese e di Lotto Lottini (600 lire ciascuno); la possessione a S. Cipriano con la casetta mezza scoperta e la terra vignata di Antonio Niccolini che si arava ben 4 volte l’anno (rendeva olio, grano, 16 some di vino buono); la possessione alborata e vignata con casetta per i colombi a Selci di Michele Incontri (stimata 200 lire).

Meritano nota nel contado anche il pezzo di terra nel piano a Cecina, con terre boscate e sode, e una chiusura e il piano dirinpetto nella corte di Montegemoli di Angela Buomparenti (300 lire); e soprattutto il podere con casa da lavoratori e da signori e con terra lavoratia, soda, boscata e alborata a Buriano sul monte e presso il Cecina appartenente ai Fei e a Iacopo Incontri (500 lire per ciascuno). Veniva lavorato da Paolo di Panotto che aveva anche 140 pecore, un bue, quattro manzi e un puledro; da Michele e Piero di Nanni con quattro buoi e 28 bestie vaccine, Il vitelli, una cavalla con un puledro, 112 pecore e capre, 8 troie, 28 porcelli, 10 porcastrelli; e da Iacopo di Lorenzo di Tommasino che però era nuovo e non ha anchora raccholto. L’Incontri riceveva da chi del 8 e del 7 e del 5 in sua parte, grano st. 30.

Sulle pendici si trovavano anche terre di cattiva qualità, come la possessione vignata a Montaione di Benvenuta vedova di Francesco (la terra sta soda per disastro di chi la lavori); la terra al Muro di ser Antonio di Nanni (non vi si trova chi lo lavori, rende solo noci); il piano e la piaggia alla Querciola nel Ragone di Taviano Buonamici (il fiume l’ha ghuasta, la piaggia a terraticho); la terra alla Peraia di Giovanni di Lippo del maestro Giovanni (gli è rinunziata, a spendervi al presente più non trarrà); la terra e la stalla da pecore alla Costa al Grado di Cione di Barzone (da 16 anni è soda vi ha seminato orzo e spelda); e il prato di Roghiatello di Villamagna di Iacopo di Giusto di Potente (seghato ingiustamente chontro ogni debita ragione da 14 anni).

© Paola Ircani Menichini, PAOLA IRCANI MENICHINI
III. Società e lavoro in città e nelle pendici, cap. 19, p. 63 , in “Il Quotidiano e i luoghi di Volterra nel catasto del 1429-30”, Ed. Gian Piero Migliorini, Volterra, a. 2007