Questo studio offre un contributo alla conoscenza della vita familiare e quotidiana e dei luoghi di Volterra e delle sue pendici nel 1429 – 1430. Si basa sullo spoglio completo del registro 271 (più di 900 fogli) e parziale del 193 (enti religiosi), conservati nel fondo del Catasto dell’Archivio di Stato di Firenze.

I lanaioli e i conciatori necessitavano di allume e vetriolo – solfati metallici -, da usare come mordente per i colori da fissare stabilmente sulle stoffe o sul pellame. Le cave di questo minerale nel volterrano erano di proprietà del Comune o di privati che ne ricordavano la presenza e la consistenza al catasto.

La allumiere pubbliche si trovavano a Castelnuovo, affittate al lanaiolo Luca di Ciacco: Travasi a Chastelnuovo in su uno affitto di lumaie dal Chomune di Volterra deve dare l’anno l. 166 tra masserizie e terra per fare vetriolo.

I terreni con le cave dei privati erano in vari luoghi. Quelli dei Guidi (atti a chavare zolfo) erano nella corte di Libbiano al Santo al Nespolo, presso la Trossa (non vi si chava nulla … non si lavorano e quando si lavorano vi si fa perdita), a Montecerboli (chon però il loro padre 20 anni fa, sopra è del Chomune, sotto è loro) e a Castagnoli di Micciano (terra soda e boscata parte lumaia a seccho).

Era sempre dei Guidi anche un trafficho a Massa alla Fossa a chavare vetriolo, su concessione del Comune del luogo, in società con Giovanni di Geri e i fratelli, e in affari con i conciatori Gherardi. Forse a causa di questa presenza il Signore di Piombino aveva invitato i Guidi a portare l’arte della lana nella sua città.

Le cave di zolfo di Libbiano e Pomarance erano proprietà anche dei Marchi, di Francesca Mannucci con i parenti Napoleone e Taddeo Cavalcanti (chose di ventura e senza stima), di Tancredi di Martino (a la Lama Chupa) non divise col fratello e con i Guidi; di Michele Incontri (a Caggiolo di Libbiano, chiamasi putidaia), e dei della Bese. L’Incontri li considerava terreni di ventura, qualche volta hanno chavato e perduto assai, è più la spesa che la tratta… e i della Bese confermavano: non vi si richava da 10 anni, si è più perduto che ghuadagnato.

Ma questi volterrani sotto stimavano le loro miniere per pagare meno tasse. Sappiamo infatti che Michele Incontri teneva in casa 8000 libbre di zolfo lavorato giallo dal valore di 200 lire ed elencava tra i creditori proprio i della Bese che dovevano avere un terzo di lib. 49000 di zolfo lavorato … toccherebbe a Piero 16333, ma sa tutto Antonio suo figlio, stima quel che ha in chasa… I della Bese chiamavano le 16 migliaia e mezzo del minerale zolfo giallo in channone.

Altre lumaie si trovavano a Sasso Pisano, concesse dal Comune del luogo a Roberto Minucci che segnava pezzi di terra al Padule, a Lagoncino, al Casato, al Fossato, a S. Maria (eccetera), una casa che furono antichamente più chase chontighue appicchate tra loro nel Borgho del Sasso e lib. 1000 di vetriuolo lavorato nel chastello del Sasso e some 15 di lumia [allume]. Inoltre teneva armari di chassette e bilance e altre chose di bottegha di spezeria … più masserizie per il mestiere di fare vetriolo e per lavorare detto vetrino (sic) le quali sono al Sasso e cioè: 5 chaldaie di pionbo in su i fornelli di peso lib. 1000, 30 chonche di rame vecchio lib. 150,j tina grande di tenuta some 14,j tinetta picchola di tenuta some 6, un paio di tinelli da rechare l’allume. Roberto aveva ereditato l’attività dai parenti (ha dei libri vecchi di Paolo suo avolo) assieme ai tanti crediti di lavoratori e socci. Tra questi c’erano lachopo da Nizza di Provenza archimiatore (chimico) deceduto e un Domenico di Gherardo crivellatore (vagliatore).

Miniere di rame invece erano a Bibbiena di Serrazzano presso il torrente Trossa.

Appartenevano di una compagnia di cittadini che nel passato aveva acquistato i terreni confidando in una redditizia estrazione. I loro discendenti però concordavano nel dire che era stata un’impresa perduta perché il minerale non c’era affatto (niente si stima perché nulla si chava). L’univoca dichiarazione è riportata nelle poste di Biagio di Giusto di ser Vanni, di Piero di Bartolo, di Bartolomeo Guaschi, di Tancredi di Martino, di ser Arcangelo Sighieri, degli eredi Fei (un avviso sotto terra di chavare rame), di Francesco di ser Luca, di Magio Minucci e di Bartolomeo di Martino di Duccio (la detta metà fu donata nel 1415 da Giusto di Piero da Serrazzano e Nanni di Michele da Pomarance a ser Michele suo nipote). Gli ufficiali del catasto però si erano preoccupati lo stesso di ordinare la pronta notifica di eventuali scoperte di rame.

Tra i commercianti di zolfo, è ricordato anche Paolo di Buonafidanza che aveva acquistato zolfo da Giovanni Marchi e da Michele Incontri per 6 migliaia (a 7 lire il migliaio) e ne teneva in casa 60 migliaia (circa 432 lire). Inoltre aveva venduto 4 migliaia di vetriolo per 400 lire ai Quaratesi di Pisa31.

Nel commercio del vetriolo e di conseguenza nelle arti laniere e conciarie avevano dei grossi interessi gli speziali, cioè i farmacisti-droghieri.

Bartolomeo del Bava era uno dei più noti. Aveva la bottega sulla piazza dei Priori in affitto dai Minucci e vi teneva molta merchanzia, compreso l’allume. Il socio Lodovico Aladesi vi aveva investito 200 lire.

C’erano poi Battista Treschi e Bartolomeo Guaschi speziali nella bottega dell’Incrociata dei Baldinotti, acquistata in parte da Magio Minucci per 500 lire. Il Guaschi si occupava del commercio di vetriolo con gli eredi Fei.

Anche Giusto e Cecco di Taviano di Piero avevano bottega e botteghino nelle vicinanze, a palazzo Baldinotti, affittati per 44 lire dagli eredi di Tile. Dichiaravano affari con la società di Francesco di Zanobi speziale in Firenze, Iacopo di Luca e Nicolaio di Filippo speziali in Pisa, e maestro Bartolomeo dei Bombacai da Lucca, medico del Comune. Taviano era iscritto anche all’arte della lana.

Un’altra spezieria ancora si trovava sotto la casa delle eredi di Giovanni dello Spera, un tempo medico e conciatore. La teneva Niccolaio di Piero che però non aveva interessi nell’arte della lana, del cuoio o nelle cave di zolfo.

Infine è ricordato Riccobaldo di Biagio di Francesco, un vicino di casa di Bartolomeo del Bava. Dichiarava un trafficho di l. 1000 delle rede di Michele di Salvestro [Fei], è ascrita in speziaria … e il detto Ricchobaldo non va su se non ha serfizio della sua persona e fallo a mezzo pro e danno ma e vi tiene un gharzone a salario e spese che fa l’anno l. 40. Il maghazzino del trafficho (la bottega) era in contrada di Piazza, presso tre vie e l’abitazione dei della Bese. Il bilancio (merci, più crediti, meno debiti) ammontava 4.035 lire.

I Minucci cavatori, oltre alle chose da spezeria a Sasso Pisano, possedevano la quota di due botteghe di farmacia sopracitate. Speziale di Castelnuovo era stato Nanni di Taviano padre del notaio ser Antonio dimorante a Volterra. «Farmacisti» forestieri citati nel catasto erano Bonifacio di Donato e compagni, Michele di Paolino creditore dei Buonamici, Niccolaio Buonomo e Agostino di Taviano.

© Paola Ircani Menichini, PAOLA IRCANI MENICHINI
III. Società e lavoro in città e nelle pendici, cap. 8, p. 46, in “Il Quotidiano e i luoghi di Volterra nel catasto del 1429-30”, Ed. Gian Piero Migliorini, Volterra, a. 2007
31 Notizie sulle cave nel territorio volterrano e sui mercanti anche al tempo del catasto, in FIUMI, L’utilizzazione… , O.C… In particolare le notizie sui mercanti da noi cit, a pp. 151 e ss. Gli Incontri si dedicavano all’industria dello zolfo già nel 1380-82; i Minucci dal 1392. I lagoni del Sasso erano di proprietà vescovile, dati in enfiteusi al Comune del luogo e da questo ai Minucci che pagavano il canone al vescovo (Roberto paga il livello al vescovo di Volterra di un podere con casa nella corte del Sasso, cfr. 271, f. 639r). Il vetriolo era il nome volgare di alcuni solfati metallici. Il vetriolo azzurro era il solfato di rame, quello bianco il solfato di zinco, verde, il solfato di ferro. L’allume invece era il solfato doppio di alluminio e di potassio. Esistevano i tipi di piuma o piumoso, lupaio, di sorta, di foglia, di rocca, scaglio lo, zuccherino: cfr. E. FIUMI, L’impresa di Lorenzo de’ Medici contro Volterra (1472), Firenze 1948; G. BATlSTlNI, I vetrioli nelle zone del volterrano, in «Rassegna Volterrana», LXIII-LXIV; PINTO, Lineamenti … , O.C., pp. 114 e ss.; notizie sulle miniere anche in LEANDRO ALBERTI, Descrittione di tutta l’Italia e Isole pertinenti ad essa, Venezia 1581 (v. nota 37 in questo).