di Alessandro Furiesi

Piazza dei Priori



Circondata, da parti urbane opposte, dagli accessi un tempo vigilati dalle torri che la serrano nel cuore del contesto centrale, si apre all’improvviso nel tessuto medievale la Piazza dei Priori, in dipendenza della quale si struttura l’intero impianto cittadino con i contesti innervati nei solchi viari che nella Piazza confluiscono, quale grande spazio aperto di riferimento centrale.

Il nome moderno di questa piazza è derivato dalla presenza, sulla stessa, del Palazzo dei Priori, che a sua volta prende nome da quello dei più importanti magistrati cittadini di cui fu a lungo la sede; la imponente mole dell’edificio, che ospita tuttora alcuni uffici comunali, domina un lato della piazza.

In precedenza era chiamata semplicemente Piazza, con i toponimi di Platea o Pratum, poi dall’anno Mille divenne Piazza dell’Olmo, per la presenza di un olmo sotto al quale normalmente si riuniva il consiglio cittadino prima della costruzione del Palazzo dei Priori. In seguito, alla fine del Duecento, venne chiamata anche Prato del Comune, Piazza del Mercato nel Trecento e, più recentemente, Piazza Maggiore; le fu dato il nome attuale soltanto intorno al 1930. Sulla piazza si aprono cinque strade: lo Sdrucciolo di Piazza, il Vicolo dell’Oro, Via dell’Ortaccio, Via delle Prigioni e Via dei Marchesi.

Nella piazza sono distribuite sei grandi lampade in ferro battuto, decorate con l’immagine di un drago che si avvolge intorno all’asta che regge la lampada vera e propria. Esse rappresentano un elemento di decorazione urbana molto bello e rappresentativo di un’epoca, gli inizi del Novecento, in cui il gusto per le decorazioni accessorie era molto accentuato e, in città come Volterra, era realizzato imitando l’estetica medievale.

L’ALBERO DELLA LIBERTÁ

La piazza è oggi lastricata con belle bozze di arenaria; al centro una pietra che porta incisa la data 1848 indica il punto dove venne piantato l’albero della libertà dai volterrani che, in quell’anno, aderirono con entusiasmo ai moti risorgimentali.


Un diploma dell’imperatore Lodovico II autorizzava, nel 851, il vescovo a tenere una fiera in occasione della festività dell’Assunta, a metà agosto, si svolgeva su questo prato, su cui allora si affacciava il palazzo vescovile. Questa fiera continuò fino a pochi anni fa quando venne spostata alla seconda settimana di settembre. Fin dal 1343 la piazza ospita il mercato settimanale della città, infatti, il 22 agosto di quell’anno il consiglio cittadino decise che il mercato doveva tenersi ogni sabato in questo luogo. Oltre a queste festività, forse le più antiche, oggi la piazza fa da sfondo ad altri numerosi eventi.

A contorno della piazza vi sono una serie di edifici medievali e di palazzi moderni che oggi sostituiscono le case torri delle famiglie magnatizie volterrane duecentesche; se ne conoscono almeno dieci, ma ve ne dovevano essere molte altre di cui non rimane la memoria. Un disegno schizzato a penna del Quattrocento, che è conservato nell’Archivio Comunale di Volterra, ritrae la piazza rappresentandola, con un po’ di fantasia, come un’adunanza battagliera di torri.

PALAZZO DEI PRIORI

il Palazzo dei Priori, nato con il nome di Palazzo del Popolo, era destinato ad essere la residenza dei massimi magistrati cittadini. Oggi è sede politica e amministrativa del sindaco, autorità principale del Comune.

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A lato Est della piazza è occupato da due edifici, il primo, ai nn. 2-3, si trova all’angolo fra la piazza e Via dei Marchesi. Si tratta di una abitazione realizzata alla fine del Ottocento, nella sua facciata possiamo tuttavia notare i resti di strutture precedenti riutilizzate nella fase costruttiva moderna.

Il resto di questo lato è formato da un unico palazzo che nel corso del tempo ha ospitato diversi uffici pubblici, poi sede solo della Guardia dì Finanza e dell’ufficio del Registro. La facciata è stata realizzata in stile medievale dopo il terremoto del 1848, con un disegno che si armonizza con il resto della piazza. Sulla sua facciata sono inseriti quattro stemmi rappresentanti il drago e grifone, la croce, lo scudo partito e il monte, simboli del popolo, del comune, della città e del Monte Pio. All’altezza del secondo piano si può pure notare un’epigrafe scalpellata, si tratta di un’iscrizione commemorativa inserita nel palazzo durante il Ventennio fascista che venne cancellata dopo la Liberazione.

All’altezza del n. 5 troviamo un tondo in terracotta smaltata rappresentante la “Madonna con Bambino” fra angeli.

Fino all’Ottocento al posto di questo palazzo si trovavano una serie di casetorri ed edifici di cui oggi rimane solo la parte posteriore che possiamo vedere dal Vicolo Mazzoni; fra queste vi era la torre Affricanti che era posta all’angolo con Vicolo delle Prigioni e che, poiché minacciava rovina, venne distrutta nel 1704 per costruirvi il Palazzo del Monte Pio e i Granai del Comune. Il progetto venne affidato nel 1690 al perito Giuliano Chiaccheri. Questa torre d’angolo appartenne in origine ad un certo Diotisalvi di cui non conosciamo la famiglia, passò agli Affricanti fra il 1231 e il 1238, in seguito a questa cessione gli Affricanti arrivarono a possedere quasi tutte le case che si trovavano su questo lato della piazza e agli inizi del trecento il Comune a sua volta comprò tutti gli edifici di proprietà di questa famiglia.

La casa che si trovava all’angolo opposto di questo lato fu venduta al comune nel 1320 da Bernardo di Cecco Affricanti; nel 1322 venne ceduta alla famiglia Forti in cambio dell’abitazione che possedevano fra il Palazzo dei Priori e il Palazzo Baldinotti e che fu distrutta in base ad un’ordinanza del 1322 per aprire l’attuale Via Turazza. In seguito la famiglia Forti comprò anche altre abitazioni in questa zona.

Su questo lato della Piazza troviamo oggi il negozio-esposizione della Cooperativa Artieri Alabastro, che si è insediata nel luogo dove prima si trovava uno storico negozio di ferramenta. Questo esercizio commerciale era uno dei più antichi di Volterra, infatti sappiamo che esisteva fin almeno dagli inizi dell’Ottocento, il negozio è documentato anche da alcune foto scattate dai fotografi Alinari.

PALAZZO PRETORIO

Ai nn. 9-12, proprio di fronte al Palazzo dei Priori, si trova il Palazzo Pretorio. Fu costruito unendo diversi corpi di fabbrica già esistenti ed era destinato ad essere sede del Podestà e del Capitano del Popolo queste cariche erano di solito ricoperte da uomini di legge o cavalieri residenti in altre città che si dovevano portare dietro anche un seguito di guardie, notai e servitori necessari alloro ufficio. Tutte queste persone venivano alloggiate in questo edificio. Oggi ospita alcuni uffici comunali ed il commissariato. Fino a pochi anni or sono era anche la sede della Pretura. Fino agli anni 1930 era anche sede della sottoprefettura.

Il palazzo si presenta oggi costituito da più parti congiunte insieme nel medioevo.

A sinistra c’è un grande blocco che al pianterreno si apre con tre grandi logge di cui quella centrale conduce ai piani superiori. Sopra tre ordini, di sei finestre ciascuno, indicano la divisione in piani, le finestre del primo piano sono tutte bifore molte delle quali coperte con arco realizzato in bicromia, al secondo e al terzo solamente le quattro finestre centrali sono bifore, le laterali sono monofore caratterizzate da una altezza maggiore, forse per consentire l’accesso a davanzali in legno la cui presenza potrebbe essere indicata dalle mensole e dai fori della facciata. Questa parte costituiva in origine il Palazzo Malcrazzi che confinava con il Palazzo Belforti tramite un piccolo chiasso. L’edificio venne acquistato dal comune tra il 1321 e il 1326 e in parte ristrutturato nella prima metà del Trecento; in questa occasione venne chiuso il vicolo situato fra le due parti dell’edificio e che possiamo identificare con il passaggio che, fino a pochi anni fa, costituiva l’accesso da Via dell’Ortaccio.

L’altra metà, a destra, è divisa a sua volta in tre parti, una torre centrale e due edifici che vi si addossano; vi sono anche due aperture al pianterreno, nell’edificio di sinistra e nella torre. La porta a sinistra è ad architrave sormontato da un arco a sesto acuto lunettato. Le due costruzioni laterali sono pressoché simmetriche con tre piani scanditi da una finestra per piano, bifora al primo, monofore agli altri. Quasi a ridosso del tetto della torre vi è una mensola che sorregge una statua che sembra rappresentare un maiale o un cinghiale, per questo motivo i volterrani l’hanno ribattezzata Torre del Porcellino; un’altra figura di suino è apparsa a fianco della porta di accesso al pianterreno durante alcuni lavori compiuti pochi anni fa.

La torre principale apparteneva alla famiglia Topi e venne venduta al comune il 14 settembre 1224 da Gherardesca moglie di Giuseppe di Enrico; il 9 ottobre 1224 Giuseppe di Enrico e Rigetto e Lottaringo figli di Giuseppe vendettero, sempre al comune, il resto dell’edificio in cui era inglobata. Parte della casa che si addossa all’altro lato di questa torre fu venduta al comune nel 1262 da Fortuccio di Corrado, Chese e Prenze di Arduino, Ghino di Ranieri Malcrazzi, Puccio di Bonafidanza, tutti della consorteria dei Belforti. Possiamo identificare la casa dei Topi con l’edificio a sinistra della torre del Porcellino e la casa dei Belforti con l’edificio a destra, L’ edificio era terminante con merli quadrati ed alla torre furono aggiunti quattro pilastri su cui fu collocata la Campana della Giustizia. L’accesso alla torre era molto diverso da quello attuale, costruito nel 1933, e consisteva in una semplice, breve scalinata. Un inventario dei beni del comune del 1301 ci descrive con chiarezza il palazzo. In quell’epoca vi avevano sede l’ufficio del Capitano del Popolo e la dogana del sale; nella torre erano sistemate le carceri del comune e questa destinazione, che conosciamo sin dalla metà del 1200, continuò fino al secolo scorso.

L’accesso originario avveniva tramite una porta, che si trovava dove ora vi è la loggia centrale, a cui si accedeva per mezzo di una doppia scala esterna i cui bracci si riunivano in un balcone aperto sull’atrio, dove i podestà erano soliti affiggere i propri stemmi, e coperto da un loggiato. In questa loggia Daniele Ricciarelli dipinse un affresco raffigurante la Giustizia; questo quadro venne staccato e riportato su tela nel 1844, insieme ad esso furono riportati su tela anche altre opere pittoriche che erano conservate nel Palazzo Pretorio: un putto sorreggente un arma gentilizia, opera anch’essa del Ricciarelli ed un’Assunzione di pittore ignoto.

Un’usanza risalente al medioevo e continuata fino al’Ottocento era quella che i carcerati potevano calare dalle finestrelle delle proprie celle dei piccoli sacchetti di tela nei quali i cittadini caritatevoli mettevano qualche moneta.

A partire dal 1567 il piano terreno del Palazzo Pretorio venne adattato a teatro. Si accedeva ad esso tramite la porta della torre ed era installato in quelli che erano i magazzini del sale. Il teatro era chiamato Salone delle Commedie e le scene erano state dipinte da Tomrnaso Palaca; il comune elargiva denaro per poter rappresentare gli spettacoli e nel 1590 stanziò 675 lire per la sua ristrutturazione.

In questo stesso edificio venne accolto, il 16 novembre 1612, il granduca Cosimo Il in visita a Volterra ed in quell’occasione vennero rappresentate due opere drammatiche del nostro concittadino Cosimo Villifranchi: il “Martirio dei SS. Dolcissimo e compagni” e “La fida Turca”; le scene vennero dipinte dal pittore Cosimo Daddi e il comune spese per queste opere un totale di L. 3321. Dal 1669 la direzione del teatro venne assegnata all’Accademia dei Sepolti, per decreto del Granduca Cosimo III.

Nel 1839 vennero iniziati i lavori che dovevano trasformare il palazzo e il teatro vecchio in moderni edifici pubblici, di lì a poco si installarono nell’edificio il commissariato, la cancelleria civile e militare, gli agenti di polizia e, pochi anni dopo, il tribunale: a seguito del terremoto del 1848 anche il palazzo fu trasformato, in quell’occasione furono aperte le tre grandi logge che vediamo tuttora.

In alcune stanze di questo palazzo trova posto la sede dell’Accademia del Casino dei Nobili della città di Volterra. Era questa una accademia istituita con decreto del re d’Etruria nel 1803, vi potevano. accedere solamente persone, uomInI e donne, di comprovata nobiltà; l’ammissione avveniva o per successione a un accademico fondatore o per elezione, in entrambi i casi era necessario pagare una quota. Fu fissato un regolamento che conteneva i dettagli per il decoro dell ambiente e determinava le ore in cui era aperto e una tariffa per le tasse da pagare da chi si divertiva al gioco.

L’elezione della deputazione per il governo dell’accademia avveniva con un’adunanza generale fissata il lunedì dopo la terza domenica di settembre, si provvedeva all’elezione anche di un camarlingo e di due sindaci. Lo scioglimento di questa istituzione avvenne nel 1943. La sua prima sede fu in Via San Lino, in Palazzo Montoni, poi si trasferì in Piazza dei Priori, in Piazza Martiri della Libertà ed infine in Via Buomparenti.

Anche sulla facciata del Palazzo Pretorio vi sono degli stemmi, ma in questo caso alcuni potrebbero appartenere a vecchie casate volterrane, in particolare quelli a destra della torre, non corredati da epigrafi; gli altri sono di capitani del popolo e commissari fiorentini.

Molti stemmi sono illeggibili, alcuni conservano solo l’epigrafe o lo stemma; si riescono a leggere solo le seguenti epigrafi:

Laurentli Pepi LIII
MCCCCXXXVlIII

Filippo Iohs Capitano e Commissario 1497

Nicholo di Charllo di Nicholo di messer Guggio de nobili Capitano MDXXI

FEDERIGUS ANTINORIUS RAPHAELIS FILII CAPITANUS ANNO DOMINI MD

Tre stemmi, murati uno a fianco dell’altro, riproducono uno scudo coperto di gigli, una croce con pezza d’onore gigliata, un cancello con pezza d’onore gigliata, inoltre sulla facciata ci sono anche uno stemma con una scala ed uno rappresentante un leone rampante a sinistra.


La restante parte di questo lato della piazza è occupata dall’edificio che ospita la Posta e dalla Caserma dei Carabinieri.

PALAZZO BELFORTI

Il primo palazzo, nel cui pianterreno è oggi installato l’ufficio postale e che nei piani superiori ospita uffici pubblici, venne realizzato dopo il terremoto del 1845, ristrutturando un fabbricato che in origine era di proprietà della famiglia Belforti.


PALAZZO ALLEGRETTI

Il secondo edificio venne destinato nel 1882 ad ospitare la stazione dei carabinieri di Volterra. Fu costruito sfruttando in parte una torre già esistente che nel medioevo apparteneva alla famiglia Allegretti e che fu inglobata ad un altro corpo di fabbrica.


CASA BARGE – BARTOLINI

Al n 15 all’angolo Nord Ovest, compreso fra gli accessi a Via dell’Ortaccìo e Vicolo dell’Oro, si trova un edificio moderno nel cui pianterreno si apre oggi un ufficio della Cassa di Risparmio di Volterra; fa parte della Casa Barge-Bartolini, il cui accesso principale è collocato su Via Buomparenti.


CASSA DI RISPARMIO DI VOLTERRA

L’intero lato Ovest è occupato invece dal palazzo sede della Cassa di Risparmio di Volterra. Il palazzo fu edificato dalla famiglia Incontri all’inizio del Quattrocento, utilizzando in parte le case torri che esistevano in quel punto. In seguito fu destinato a Seminario Vescovile e attualmente è occupato dalla sede centrale della banca. Durante il periodo in cui era utilizzato come seminario fu murato lo stemma con le sigle di Gesù e Maria che vediamo campeggiare al di sopra del portone di accesso al palazzo. Nel lato che dà sullo Sdrucciolo di Piazza questo edificio ingloba alcune case torri medievali che sono state recentemente restaurate. La casa torre Bonfili che è all’angolo con Via Buomparenti nel 1241 apparteneva ad Angelario di Tedesco, della consorteria dei Buomparenti; sulla sommità di essa vi è un camminamento in muratura che la collega con la casa torre dall’altro lato della strada, appartenente alla famiglia dei Buomparenti.

La Cassa di Risparmio di Volterra fu fondata nell’Ottocento. Nel 1834 Inghiramo Inghirami e Carlo Ruggieri Buzzaglia inviarono al Granduca una lettera nella quale chiedevano di poter istituire una Cassa di Risparmio anche in Volterra; di questa cassa si era già redatto il regolamento e si erano raccolti i nomi dei possibili soci. La richiesta non fu accolta e fu solo il 31 ottobre 1893 che venne fondata, su iniziativa di pochi volterrani capeggiati da Ettore Ciapetti e da Ernesto Ruggieri Buzzaglìa.

L’antico Monte Pio fornì una dotazione iniziale di 3000 lire ed infatti la prima denominazione della banca fu Cassa di Risparmio di Volterra annessa al Monte Pio, solo con il 1923 poté separarsi dal Monte Pio ed acquistare autonomia e dignità istituzionale. Dal 1945 assunse la gestione del Monte Pio come attività collaterale, che mantenne finché rimase in vita l’ultimo massaro-estimatore del Monte; con la morte dell’ultimo funzionario il Monte Pio venne chiuso.

La Cassa di Risparmio si è notevolmente ingrandita nel Novecento, è passata da tre dipendenti dell’unica sede centrale del 1893 ai 125 del 1970 distribuiti in numerose filiali e ha continuato ad ingrandirsi.


PALAZZO VESCOVILE

Infine sul lato che in parte è occupato dal Palazzo dei Priori, si affaccia una parete laterale del Palazzo Vescovile. Il pianterreno di questo edificio è costituito da una serie di portici dove si svolgeva la vendita del grano e delle biade del comune, mentre i sotterranei erano usati come magazzini; si può ancora vedere qualche traccia degli antichi siloi per grano nella cantina del palazzo vescovile. Al piano superiore dimoravano un giudice e i doganesi del sale. Questo edificio è ricordato con il nome di Vendita in un documento del 1317.

L’edificio fu destinato a residenza del vescovo nel 1472, dopo che il vecchio Palazzo Vescovile di Piano di Castello fu distrutto per costruire la Fortezza Medicea, la loggia venne murata ed accorpata alla canonica di Santa Maria andando a costituire l’attuale Palazzo Vescovile; il vescovo però vi risedette solo a partire dal 1618.


CATTEDRALE SANTA MARIA ASSUNTA

Fra quest’ultimo edificio ed il Palazzo dei Priori vi è una parte del retro del Duomo. Questa parete, nella quale spicca anche una finestra strombata, è decorata con bande di marmo bianco e nero, come altri edifici religiosi volterrani; in essa sono stati murati anche degli elementi architettonici e la parete di un sarcofago che prima si dovevano trovare all’interno del Duomo. Questa decorazione però non è quella del medioevo, ma è stata ricostruita nel 1937 per iniziativa del principe Pietro Ginori Conti, come recita la lapide che vi è stata posta a ricordo dell’opera.

In questa parete si apre anche un ingresso posteriore del Duomo, contrassegnato dallo stemma dell’Opera del Duomo, le tre lettere OPE dentro uno scudo, scolpito nell’architrave della porta. Al di sopra di esso, durante il restauro del 1937, venne murata la lapide funeraria di Paesino de’ Rossi di Firenze dove al di sotto dello stemma della famiglia De’ Rossi, un leone rampante a sinistra, vi è un’iscrizione che recita:

INFRA lACET PAES

IN(US) FIL(IUS) D(OMINI) IOH(ANNI)S D(E) PINI D(E) RUBEIS D(E) FLOR(ENTIA) MCCCXXXI DI(E) XXVIII ME(N)S(E) AUG(USTO)

Paesino era capitano a Volterra nel 1309 e una sua figlia aveva sposato Paolo, detto Bocchino, Belforti. Un altro suo figlio, Pino, fu invece podestà di Volterra nel 1342.

Sull’angolo a contatto con il Palazzo dei Priori è murato uno stemma che raffigura la Porta all’Arco, che potrebbe essere stato collocato da qualche membro della famiglia Dall’Arco. Sulla parete opposta, che fa oggi parte del palazzo vescovile, si vede una porta murata che doveva, in origine, servire come collegamento fra il Palazzo dei Priori ed i granai del comune. La porta è sormontata da un arco in laterizi il cui estradosso è costituito da laterizi messi per piatto recanti incisa una decorazione a “punta di freccia”, tipica degli edifici del Trecento e del Quattrocento.


Vicolo dell’Oro

È un breve vicolo molto stretto che collega Piazza dei Priori con Via Buomparenti; si apre nell’angolo Nord Ovest della piazza, proprio accanto al Palazzo Incontri, attuale sede della Cassa di Risparmio di Volterra. Il nome sembra indicare la presenza di una o più botteghe di orafi delle quali però non c’è traccia alcuna nella documentazione. Si trova indicato anche come Vicolo di Piazza.


Sdrucciolo di Piazza

Non si può definire bene né vicolo né strada, è una rampa, molto ampia, che si apre fra il Palazzo Vescovile e quello della Cassa di Risparmio; collega la Piazza con Via Ricciarelli, fino all’Ottocento chiamata Via dello Sdrucciolo, Via Roma e Via Buomparenti. I suoi due lati sono interamente occupati dalle facciate laterali dei due palazzi appena rammentati.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Piazza dei Priori, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
A. AUGENTI – M. MUNZl, Scrivere la città,. Le epigrafi tardoantiche e medievali di Vollterra (Secoli lV-XIV), Firenze, All’Insegna del Giglio, 1997, pp. 65-66,78;
G. BATlSTINI, Dal tribunale alla pretura, in “La Spalletta”, VI, giu. 1959, p. 13;
M. BATTISTINl, Il Marzocco del Palazzo dei Priori, il Bastione, il Simulacro di S. Ottaviano trafugato da F. Ferruccio, Volterra, Tip. Confortini, 1919;
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