di Cecilia Guelfi

Piazza XX Settembre



Lo spazio, che divide Via Don Minzoni da Via Nuova, è Piazza XX Settembre. Classica piazzetta ottocentesca, solo dopo il 1870, dopo cioè la breccia di Porta Pia, fu intitolata alla storica data. Stranamente, ma così è la storia, il Giardinetto, come comunemente i volterrani chiamano il luogo alberato che si allarga alla fine di Via Gramsci, rappresenta contemporaneamente la celebrazione e la caduta del potere papale.

MONUMENTO AI CADUTI

La caduta del potere papale è simbolicamente leggibile sul monumento marmoreo presente in questa piazza.

> Scopri, Monumento ai Caduti


La piazza anticamente si chiamava Piazza di Sant’Agostino e prendeva il nome dalla bella chiesa omonima che le sorge sull’estremo fianco.

E’ di storica celebrità perché il Ferrucci qui decantò le sue imprese e vi passò la notte dopo l’ostinata battaglia del 26 aprile 1530. Ma questa località è più gloriosa ai volterrani perché ricorda la tenace e coraggiosa resistenza/opposta alle truppe degli assalitori.

La piazza raccoglie significativi e importanti edifici, ricchi di documenti e testimonianze storiche, religiose ed artistiche che da secoli stanno là a significare la potenza ora di una famiglia, ora della Chiesa.

L’attiguo giardinetto detto, fin dai tempi antichi, La Ripa faceva parte del convento. Dopo la soppressione leopoldina, il Comune ne reclamò il possesso. Il convento era ovviamente contrario a questa ipotesi, ma uno dei frati “sparlando pubblicamente con poca prudenza” , si pose in lotta contro il Comune che, nel 1883, ebbe la meglio e lo trasformò in pubblico giardinetto.

Nella configurazione urbana della città, il fronte della chiesa di Sant’Agostino e il corpo laterale, che ne costituiva un tempo il convento, introducono nell’arca a se stante rispetto all’asse di congiuntura di Via Don Minzoni con Via Gramsci.

Collocata, per due lati, tra le mura e il balzo verso Docciola e, per gli altri due lati, tra la Porta Marcoli e Via Don Minzoni, l’area, che comprende anche la zona denominata Orti di Sant’Agostino, si configura come un piccolo borgo all’interno della città, aggregando al nucleo conventuale antico e alla chiesa, entrambi di origine medievale, la parte più cospicua di edilizia recente nel centro storico. Perno centrale del sistema è il bel chiostro con volte a crociera che si nasconde dietro le arcate chiuse dell’ex-convento, attorno al cortile centrale.

CHIESA DI SANT’AGOSTINO

La chiesa ha rappresentato l’edificio deputato a raccogliere le sepolture delle famiglie nobili volterrane più insigni.

> Scopri, Chiesa di Sant’Agostino


MUSEO DIOCESANO DI ARTE SACRA

All’interno della Chiesa di Sant’Agostino è allestito il museo permanente della Diocesi di Volterra.

> Scopri, Museo Diocesano di Arte Sacra


PALAZZO ORMANNI

Superato il Vicolo Ormanni segue Palazzo Ormanni, ampio ed elegante a tre piani con sei finestre, il leggero balcone in ferro battuto e le cornici elaborate. Completamente proiettato su Piazza XX Settembre, il palazzo è un altro esempio di palazzo con balconi.

A causa della particolare tipologia urbanistica ed architettonica della città serrata, Volterra offre difficilmente palazzi con balconi sporgenti sulla via. Quello Sei-Settecentesco di Palazzo Ormanni, che con Palazzo Sermolli indica un’apertura spaziale della strada notevole, è autonomo e sovrastante il portale bugnato.

PALAZZO SERMOLLI

Palazzo Sermolli residenza gentilizia, originato dalla fusione di più unità edilizie preesistenti, avvenuta nel XVIII secolo, ricopre una profondità di circa 20 metri ed è caratterizzato da due ordini di finestre ai piani superiori con mostre in pietra dalle forme e fregi di diverso disegno e con riquadrature in pietra finemente lavorate.

La famiglia, di origine tedesca, si stabili a Volterra nel 1426 in contrada S. Agnolo. Il suo capostipite Enrico o Arrigo, con atto del 28 ottobre 1426, chiese di poter abitare in Volterra, godendo delle esenzioni sancite dagli Statuti. Con il suo lavoro, con il commercio e coi traffici, si formò uno stato economico cospicuo e ben presto i suoi discendenti furono chiamati ai pubblici uffici. Fra i personaggi più importanti di questa casato troviamo Enrico, nato a Volterra nel mese di giugno 1485 da Ormanno d’Arrigo e da una tal Francesca, non meglio identificata: si laureò il 1° marzo 1516 in diritto canonico e civile, presso l’Università di Pisa. Prima di tale epoca fu parroco della chiesa plebana della Nera e, per le sue virtù e per il suo sapere, fu nominato canonico soprannumerario della Cattedrale di Volterra. Dal 27 febbraio 1527 al 7 ottobre 1546 fu vicario generale del vescovo di Arezzo, nel 1533 entrò nel numero dei canonici effettivi e nel 1539 fu chiamato ad insegnare diritto civile nelle scuole volterrane. Nel 1543 fu nominato dal Granduca Cosimo I alla cattedra di diritto canonico presso l’Università di Pisa; morì nel maggio 1547 a sessantadue anni di età. Di questa famiglia è da ricordare Francesca di Ormanno di Arrigo che il 13 luglio 1512, nella chiesa di S. Michele, sposò Giusto Turazza, fondatore dell’Istituto dei Buonomini, e Antonio, che fu direttore del Museo Guarnacci dal 1786 al 1817. (E. Pertici, pp. 109-116).

PALAZZO BABBI

Di tutt’altro spessore, ma in negativo, è il palazzo accanto a Palazzo Sermolli, che introduce già al contesto di Via Gramsci. Davanti all’Oratorio di S. Antonio, infatti, sul lato sinistro per chi proviene da Piazza XX Settembre, è Palazzo Babbi. L’edificio, ridotto oggi in precarie condizioni, apparteneva alla casata che ebbe origine con Michele, detto Babbo, che teneva in affitto un tiratoio dell’arte della lana. Suoi diretti discendenti furono Bartolomeo e Francesco.

Uno dei discendenti di Francesco, un certo Simone, il 15 marzo 1414, insieme a Mario di Giusto di Bertino, era Sindaco della Società dei Battenti di S. Agostino. Questa società sembra avesse sede nell’Oratorio di S. Barbara e fosse aggregata alla Compagnia di Giorno: era composta da coloro che si battevano o che si facevano battere in penitenza dei loro peccati. Mons. Francesco, anch’esso discendente di Francesco e nato nel 1515, fu cubiculario apostolico – cameriere o aiutante di camera – presso la Santa Sede e ambasciatore del duca Cosimo l e poi di Francesco I. Con suo testamento del 26 novembre 1586 lasciò la somma di cento scudi, divisibile annualmente fra quattro giovani cittadini volterrani, “i quali in qualche pubblico ginnasio o nella città di Pisa o in quella di Siena studiassero nella facoltà di Diritto civile e canonico o teologia, nelle arte o nella medicina”. La casata si estinse verso la fine del Cinquecento.

La chiesa di S. Agostino non è l’unico edificio religioso presente in Piazza XX Settembre. Le fa eco, infatti, l’Oratorio di Sant’ Antonio.

ORATORIO DI SANT’ANTONIO

L’Oratorio di S. Antonio faceva parte dell’ordine dei cavalieri di Sant’Antonio da Vienne.

> Scopri, Oratorio di Sant’Antonio


VIA PARIDE BAGNOLESI

È la strada che da Via degli Orti di S. Agostino conduce al Vicolo di Porta Marcoli. La via asfaltata prende il nome da uno dei tanti artisti e maestri volterrani che, come molte volte accade, sono stati prima dimenticati o trascurati, poi riportati agli onori.

In ricordo immediato di Paride Bagnolesi richiama il Museo Guarnacci, dove è possibile ammirare la bella statua di Mons. Mario Guarnacci, scolpita dall’artista e attualmente collocata al piano terra, al principio delle scale che conducono ai piani superiori.

Di lui rimane anche la statua di Vittorio Emanuele I che costruì insieme agli scolari dell’Istituto d’Arte, dove insegnava. Nato nel 1841 a Pomarance da Niccolò del fu Giuseppe e da Annunziata Bandini, Paride Bagnolesi, dopo la morte del padre, si trasferì con la famiglia a Volterra, prima in Via Chinzica, poi in Via Ricciarelli e Via Sarti. Dopo essere stato qualificato e accusato come anarchico e anticlericale, si trasferì in Argentina dove, probabilmente morì, anche se non sappiamo né il luogo, né la data precisi.

VICOLO LEONORI CECINA

Sul lato sinistro del Vicolo Ormanni, per chi si dirige verso Castello, si trova il Vicolo Leonori Cecina. È il caratteristico vicolo senza uscita a cui si accede da Vicolo Ormanni. Il toponimo risale alla nobile famiglia volterrana che proprio lì accanto aveva il suo bellissimo palazzo, affacciato su Piazza XX Settembre, ma la cui struttura gravita anche sul piccolo vicolo omonimo. Introdotto da un arco a volta, il vicolo, lungo 34 metri, un tempo forse si congiungeva con un altro, ora scomparso, posto tra Palazzo Leonori e Palazzo Sermolli.

VIA DEGLI ORTI DI SANT’AGOSTINO

Attraverso il sottopasso, collocato all’estremità del fronte sulla piazza, poco prima del balzo verso Docciola, si apre la Via degli Orti di Sant’Agostino che costeggia il fianco ovest del sistema conventuale. Particolare di rilievo è il grande arco sovrastante il balcone antico, là dove il fronte è segnato dall’altissimo muro a scarpa, che doveva affacciarsi sulle fonti di Docciola.

La Via degli Orti di Sant’Agostino conduce da piazza XX Settembre il Via della Porta Marcoli. Lunga 200 metri e asfaltata, la strada si snoda dietro la chiesa agostiniana, là dove, un tempo. c’era l’orto del convento, annesso al tempio. Anche se il toponimo è vecchissimo, l’intitolazione è piuttosto recente e risale al 1959.

Proseguendo e girando su Via di Porta Marcoli, caratteristiche e elementi distintivi dell’area urbana in esame diventano le tipiche piccole botteghe artigianali di alabastro. La via, caratterizzata dalla Porta Marcoli, che si apre nella cinta muraria medievale, fiancheggia il Museo Guarnacci e ritorna, con Via Don Minzoni, sul fronte principale dominato dalla bella facciata della Chiesa di S. Agostino con, a fianco, la ex Chiesa di S. Barbara, oggi occupata da un forno.

© Pacini Editore S.P.A., CECILIA GUELFI
Piazza XX Settembre, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
TORRINI, Guida, Volterra, 1885; Il piano di Volterra, a cura di M. Canestrari, Roma, Officina Edizioni, 1991;
VEZIO DELL’OMO, La chiesa di S. Agostino, in “Volterra”, a. XVIII, n. 11, 1979, pp. 17-18;
C. PAZZAGLI, Nobiltà civile e sangue blù. Il patriziato volterra fino alla fine dell’età moderna, Firenze, Olschki, 1996;
M. BATTISTINl, il sepolcro del canonico Riccobaldi, nella Chiesa di S. Agostino, in Miscellanea volterrana, Pescia, Cipriani, 1930, pp. 33- 37;
M. BATTlSTINl, L’Ordine di S. Antonio di Vienna, in Memorie Storiche Volterrane, pp. 48- 58;
M. BATTISTINI, La Chiesa di S. Agostino di Volterra, in “Bollettino Storico Agostiniano”;
A. CINCl, Dall’archivio di Volterra. Memorie e documenti, Volterra, 1885;
E. PERTlCl, Volterra: l’acropoli e il piano di castello, Pisa, Grafica 41, 1992;
E. PERTICl, Nel segno del Tau, in ‘Volterra”, a. XV, n. 12, dicembre 1976, pp. 16-18;
E. FIUMI, Popolazione, società ed economia volterrana nel catasto del 1428-1429, in “Rassegna Volterrana”. a. XXXVI-XXXIX, 1972, pp. 85-161;
M. BOCCI, Sullo scultore volterrano. Arte e vita di Paride Bagnolesi, in “Volterra”, a. II, n. 3, marzo 1963, p. 13.