di Alessandro Furiesi

Via di Mandringa



Via di Mandringa collega Borgo San Giusto con la Via Pisana.

FONTE DI MANDRINGA

Il toponimo è molto antico e deriva dall’esistenza di una fonte con questo nome posta proprio all’incrocio fra questa strada che proviene dal Borgo e la Strada Provinciale Pisano.

> Scopri, Fonte di Mandringa


MASSO DI MANDRINGA

La fonte è sovrastata da un enorme masso, detto anch’esso di Mandringa. Tradizione vuole che fosse punto di incontro delle streghe volterrane e per i loro sabba.

> Scopri, Masso di Mandringa


PORTA DI MANDRINGA

Con questo nome veniva chiamata anche una porta aperta nelle mura etrusche che si trovava al termine di questa strada; si apriva in un tratto di mura etrusche oggi non più esistente ed era collocata nelle immediate vicinanze della fonte in modo da servire come rapido collegamento fra il borgo e la fonte stessa. Fu interessata da alcuni lavori compiuti dal comune nel 1292 e nel 1440.

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Il n. 3 è l’ingresso posteriore dell’abitazione di Via San Giusto 110-114, qui si vede bene la tecnica edilizia con cui in origine era realizzato l’intero edificio; si tratta di una muratura a filaretto con conci ben squadrati e sistemati a filari orizzontali. La costruzione va datata al Duecento, si conservano il pianterreno ed il primo piano, non si riconoscono aperture.

© Pacini Editore S.P.A., ALESSANDRO FURIESI
Via di Mandringa, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio: strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, 1997, Pacini, p. 441
M. BATISTlNI, Volterra illustrata. Porte, Fonti, Piazze, Strade, Volterra, Carnieri, 1921, p. 23;
P. FERRINI, Volterra di strada in strada, Volterra, Studio Tecnico 2G, 1983, pp. 144- 145;
A. FURIESI, L’approvvigionamento idrico di Volterra nell’antichità e nel Medioevo, Tesi di laurea: Univo di Pisa, Fac. di Lettere e Filosofia, a.a. 1994/95, pp. 149-150;
E. PERTICI, Le porte dimenticate, in “Volterra”, XII, 4, aprile 1973, pp. 14-15;
C. RICCI, Volterra illustrata, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, 1905.
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