Porta delle vergini

Il nome di Diana le è stato dato dalla fantasia di qualche scrittore sconosciuto al quale probabilmente poco dicevano sia il determinativo “Fiorentina”, passato poi alla Porta di Sant’Agnolo, sia l’accrescitivo “Portone”. Fatto sta che ancora oggi la porta che costituisce il punto di arrivo del cardine massimo richiama alla mente la dea della caccia […]

Il nome di Diana le è stato dato dalla fantasia di qualche scrittore sconosciuto al quale probabilmente poco dicevano sia il determinativo “Fiorentina”, passato poi alla Porta di Sant’Agnolo, sia l’accrescitivo “Portone”. Fatto sta che ancora oggi la porta che costituisce il punto di arrivo del cardine massimo richiama alla mente la dea della caccia e delle selve.

Coeva della Porta all’Arco e pari a questa maestosa, Porta Diana rimase esclusa dal ristringimento della cintura difensiva fin dal l secolo avanti Cristo. la sua mole le consentì di resistere indenne al passare dei secoli fino ad essere rìutilizzata nel medioevo quando si trattò di chiudere la città dalla parte di tramontana prima ancora che venisse costruito il muro duecentesco di Sant’Agnolo.

Pur non potendo vantare la suggestione della Porta all’Arco, perché trascurata1 e disadorna, tanto da essere chiamata volgarmente in passato “Portonaccia”, anche Porta Diana richiama l’attenzione dei volterrani perché una volta, tanti e tanti anni fa, da lì passavano le ragazze che andavano a marito, rinnovando un rito pagano in onore della dea che dedicò la sua verginità a Giove.2

In anni remoti ed anche in quelli piu vicini a noi, segno di mutate usanze e di mutate virtù, le giovani prossime al matrimonio si guardavano invece bene dal passar lì nel mezzo, non volendo assolutamente rischiare che Diana dall’Olimpo equivocasse il loro gesto e le costringess a ripetere il suo mitologico voto di castità.

© Pacini Editore S.P.A, FRANCO PORRETTI
La Porta delle vergini, in “Volterra, Magica e Misteriosa”, p. 18
1 Il piccolo arco medievale che la sormontava franò per l’incuria degli uomini nei giomi di Natale del 1964.
2 M. GIOVANNELLl, op. cit., pag. 4: ne in questa passavano tutte le Spose, ch’andavano il marito”; L. FALCONCINI annotava però alla fine del Cinquecento: “vige tuttora quell’antica superstizione, che non entrino per quella le spose che vanno alla casa del marito a deporre la loro verginità”, op. cit., pag. 69. Secondo questo storico la porta prende il nome da un tempio che sorgeva nei pressi dedicato alla dea della caccia.