Fonti

Panorami

Monumenti

Dimore

Alloggi

Musei

Rovine

Parcheggi

Dai villanoviani a oggi

Tremila anni di storia

Nelle leggende più fantasiose la fondazione di Volterra è attribuita a Giano, a Noè e al nipote di questi, Wul, dal quale sembra abbia preso il nome: Terra di Wul o Wul-terra. Un territorio insidioso circondato da vapori endogeni  e minato dalla presenza di un vulcano spento da millenni sul quale si erge la città stessa. Dicerie senza un fondo di verità lasciano però spazio a numerose e antichissime testimonianze storiche, tra le quali quelle dei villanoviani vissuti nel passaggio dall’età del Bronzo a quella del Ferro; una popolazione attenta a qualsiasi espressione di vita d’ispirazione orientalizzante.

Nelle terre ricche di scheletri di balene, denti di squalo e conchiglie del pliocene da ammirare incastonate nel selciato, i villanoviani, forti nella produzione di opere in bucchero, avevano trovato in questa zona miniere e luoghi di commercio fondamentali per la loro economia. Non poche sono le sepolture arcaiche rinvenute, delle quali vengono riprodotte le ultime due scoperte in località Le Ripaie. Con questa civiltà si apre un portale della storia lunga più di tremila anni.

Ai vertici della dodecapoli dell’Etruria

La Velathri degli etruschi

Con l’avvento degli etruschi, dalle modeste case-capanne si passò alle imponenti costruzioni che oggi possiamo ammirare solo nella Porta all’Arco, in Porta Diana, nella ciclopica cinta muraria e nei reperti raccolti presso il Museo Guarnacci. Al tempo Volterra si faceva chiamare Velathri, nome attribuitole già prima dell’avvento degli etruschi e da questi poi mantenuto. Il suo territorio vasto e ricco si estendeva dalla foce dell’Arno fino al fiume Cornia.

Volterra faceva parte dei dodici popoli o principati dell’Etruria, indipendenti l’uno dall’altro e uniti per una legge sacrale più che politica. Detti principati erano governati da un re elettivo, assistito da un consiglio formato dai capi degli aristocratici, sostituito più tardi da un lucomone che occupava il primo posto nel governo civile e religioso. Una delle famiglie etrusche più famose di Volterra furono i Kaikna, ovvero i Cecina: coloro che fecero splendido e forte il principato volterrano. In onore dei Cecina è stato dato il nome al fiume e a tutta la vallata che lo accoglie, dalla sorgente fino al mare: la Valdicecina.

Terre dei Lambardi

Sotto il Comune di Volterra

Prima del Duecento fu uno dei castelli sotto l’influenza dell’Abbazia di Monteverdi, poi dei Vescovi di Volterra. Il vescovato volterrano cominciò ad acquisire, grazie ai privilegi imperiali, una serie di diritti che, insieme al dominio sulla città di Volterra, gli permise di accumulare un esteso patrimonio ecclesiastico e di esercitare il controllo su gran parte della Valdicecina. Tale patrimonio era però costituito da proprietà eccessivamente frazionate e sparse su un vastissimo territorio, difficili da difendere e controllare anche con l’uso delle armi.

Sono questi i presupposti che permetteranno a taluni vassalli, di appropriarsi dei benefici, acquisendo il controllo di molti castelli, fra cui Castelnuovo. Tra questi, agli inizi del Duecento, governarono i Lambardi: esponenti di una nobiltà minore che, grazie ai benefici acquisiti, godeva di numerosi diritti sul castello. Quegli stessi Lambardi che, in contrasto con il Conte Rinaldo di Monterotondo anch’esso possedente di alcuni terreni, chiesero aiuto al Comune di Volterra, giurandole fedeltà in cambio. Ne nacque così una guerra, conclusasi con il lascito di Rinaldo di tutte le terre e di tutti i beni del castello.

L’assoluta fedeltà verso Roma

Grande municipio romano

Vicini al primo millennio dopo Cristo Volterra divenne municipio romano con il nome di Volaterrae. Si federò con Roma durante la seconda guerra punica contribuendo alla resistenza e alla vittoria con la fornitura delle vele e del frumento necessario. Tale fornitura dimostra la prosperità che la città viveva in quel periodo quando, oltre a mantenere la sua importanza nel campo agricolo, intensificò i suoi traffici e incrementò l’attività artistica ed
artigianale. La città si mantenne in perfetto stato di fedeltà verso Roma e questo le valse la cittadinanza romana: fu iscritta nella tribù Sabatina.

Il nome di Volterra riaffiora nella storia romana al tempo della lotta civile fra Mario e Silla, generali di due fazioni opposte. Silla, ebbe la meglio, con la conseguenza di un massacro dei seguaci di Mario e le città che gli si erano schierate contro; fra queste vi fu anche Volterra, che dovette subire la tremenda reazione di Silla che dichiarò pubblica la sua campagna assegnandola ai propri coloni. L’importanza di Volterra romana è dimostrata, oltre dalle epigrafi, dai resti di numerose costruzioni come il teatro, l’anfiteatro, la piscina e varie sculture. Fra gli uomini illustri troviamo San Lino, secondo papa, e il poeta Persia Flacco.

Il medioevo delle lotte

Nelle mire del Vescovo e del Comune

Nel periodo più oscuro delle invasioni barbariche apparve la figura del leggendario vescovo Giusto, patrono di Volterra insieme ai fratelli Clemente e Ottaviano. Egli pose le basi dell’antica diocesi di Volterra, tutt’ora esistente. Agli inizi del medioevo a Volterra si elevò sempre più, per importanza, la figura del vescovo-conte, tuttavia, contro la potenza dei vescovi, poco prima del Duecento, sorse il libero Comune che, nato in ristretti confini, ben presto ingrandì il suo territorio ai danni di feudatari e dei Comuni rustici del contado.

La lotta fra il Comune e il Vescovo fu durissima ed ebbe la sua fase più drammatica nell’uccisione del vescovo Galgano dei Pannocchieschi, che fu pugnalato sulla porta della cattedrale. Dopodiché la potenza vescovile incominciò ad affievolirsi e lo scontro fra le famiglie dei Belforti e degli Allegretti ne segnò la fine. A seguito della dittatura dei Belforti, terminata con Bocchino decapitato in Piazza dei
Priori sotto l’accusa di tradimento in favore di Pisa, fece capolino Firenze: prima come alleata, poi come dominatrice.

Il declino di Volterra

L’egemonia di Firenze

Nel Trecento Volterra divenne suddita della repubblica Fiorentina, momento epocale segnato con la defenestrazione iconica del patrizio Giusto Landini, oppositore popolare tra i volterrani. Firenze mostrava interesse non solo alle ricchezze naturali controllate dalla città, ma anche alla sua ubicazione che poteva costituire un fortissimo baluardo avanzato contro la repubblica nemica di Siena. Antagonismi di interessi privati, rivalità e invidie, animosità ed avversione di famiglie e di classi e l’interesse personale di Lorenzo dei Medici causarono l’inutile guerra delle allumiere, terminata con il sacco di Volterra.

Assorbita definitivamente nello stato fiorentino, Volterra perse la propria indipendenza. Divenne una delle città dello stato mediceo di cui seguì le sorti fino alla fine del Seicento. Con il dominio granducale iniziò per Volterra e il suo territorio un periodo di progressiva decadenza che si protrarrà fino a tutto il secolo successivo. Il segno visibile del dominio fiorentino in Volterra è senza ombra di dubbio la costruzione del Mastio, la Fortezza voluta per controllare la città avvezza alla ribellione.

Una nuova dimensione rurale

Dall’artigianato al turismo

Dall’Ottocento si registrarono sviluppi distintivi nell’agricoltura, nella estrazione del rame, dell’allume, del sale e nella commercializzazione dell’alabastro che veniva lavorato nelle manifatture volterrane. Un decisivo miglioramento nei collegamenti viari portò l’abitato urbano ad un generale adeguamento e riordinamento. L’intervento di maggior rilievo fu la creazione dell’ospedale psichiatrico più grande d’Italia che dotò Volterra di una città nella città in una coesione tra “matti” e residenti.

Volterra paga il fenomeno dell’accentramento delle metropoli e delle aree industriali; lontana dai suoi fasti gloriosi, oggi si dimostra essere una città che fa tesoro del suo passato, lavorando egregiamente con il turismo. Il suo territorio offre spazio a numerose esperienze di viaggio e offre offre un gran numero di luoghi da visitare, all’insegna della storia, della cultura e della sua proposizione verso la ruralità. Vicina al mare, in mezzo alla campagna, dominata dai boschi è diventata una meta per una vita e una vacanza di lusso.

Ristoranti

Giardini

Chiese

Eventi

Porte

Cartoline

Volterra

Dai villanoviani a oggi

Tremila anni di storia

Nelle leggende più fantasiose la fondazione di Volterra è attribuita a Giano, a Noè e al nipote di questi, Wul, dal quale sembra abbia preso il nome: Terra di Wul o Wul-terra. Un territorio insidioso circondato da vapori endogeni  e minato dalla presenza di un vulcano spento da millenni sul quale si erge la città stessa. Dicerie senza un fondo di verità lasciano però spazio a numerose e antichissime testimonianze storiche, tra le quali quelle dei villanoviani vissuti nel passaggio dall’età del Bronzo a quella del Ferro; una popolazione attenta a qualsiasi espressione di vita d’ispirazione orientalizzante.

Nelle terre ricche di scheletri di balene, denti di squalo e conchiglie del pliocene da ammirare incastonate nel selciato, i villanoviani, forti nella produzione di opere in bucchero, avevano trovato in questa zona miniere e luoghi di commercio fondamentali per la loro economia. Non poche sono le sepolture arcaiche rinvenute, delle quali vengono riprodotte le ultime due scoperte in località Le Ripaie. Con questa civiltà si apre un portale della storia lunga più di tremila anni.

Ai vertici della dodecapoli dell’Etruria

La Velathri degli etruschi

Con l’avvento degli etruschi, dalle modeste case-capanne si passò alle imponenti costruzioni che oggi possiamo ammirare solo nella Porta all’Arco, in Porta Diana, nella ciclopica cinta muraria e nei reperti raccolti presso il Museo Guarnacci. Al tempo Volterra si faceva chiamare Velathri, nome attribuitole già prima dell’avvento degli etruschi e da questi poi mantenuto. Il suo territorio vasto e ricco si estendeva dalla foce dell’Arno fino al fiume Cornia.

Volterra faceva parte dei dodici popoli o principati dell’Etruria, indipendenti l’uno dall’altro e uniti per una legge sacrale più che politica. Detti principati erano governati da un re elettivo, assistito da un consiglio formato dai capi degli aristocratici, sostituito più tardi da un lucomone che occupava il primo posto nel governo civile e religioso. Una delle famiglie etrusche più famose di Volterra furono i Kaikna, ovvero i Cecina: coloro che fecero splendido e forte il principato volterrano. In onore dei Cecina è stato dato il nome al fiume e a tutta la vallata che lo accoglie, dalla sorgente fino al mare: la Valdicecina.

L’assoluta fedeltà verso Roma

Grande municipio romano

Vicini al primo millennio dopo Cristo Volterra divenne municipio romano con il nome di Volaterrae. Si federò con Roma durante la seconda guerra punica contribuendo alla resistenza e alla vittoria con la fornitura delle vele e del frumento necessario. Tale fornitura dimostra la prosperità che la città viveva in quel periodo quando, oltre a mantenere la sua importanza nel campo agricolo, intensificò i suoi traffici e incrementò l’attività artistica ed
artigianale. La città si mantenne in perfetto stato di fedeltà verso Roma e questo le valse la cittadinanza romana: fu iscritta nella tribù Sabatina.

Il nome di Volterra riaffiora nella storia romana al tempo della lotta civile fra Mario e Silla, generali di due fazioni opposte. Silla, ebbe la meglio, con la conseguenza di un massacro dei seguaci di Mario e le città che gli si erano schierate contro; fra queste vi fu anche Volterra, che dovette subire la tremenda reazione di Silla che dichiarò pubblica la sua campagna assegnandola ai propri coloni. L’importanza di Volterra romana è dimostrata, oltre dalle epigrafi, dai resti di numerose costruzioni come il teatro, l’anfiteatro, la piscina e varie sculture. Fra gli uomini illustri troviamo San Lino, secondo papa, e il poeta Persia Flacco.

Il medioevo delle lotte

Nelle mire del Vescovo e del Comune

Nel periodo più oscuro delle invasioni barbariche apparve la figura del leggendario vescovo Giusto, patrono di Volterra insieme ai fratelli Clemente e Ottaviano. Egli pose le basi dell’antica diocesi di Volterra, tutt’ora esistente. Agli inizi del medioevo a Volterra si elevò sempre più, per importanza, la figura del vescovo-conte, tuttavia, contro la potenza dei vescovi, poco prima del Duecento, sorse il libero Comune che, nato in ristretti confini, ben presto ingrandì il suo territorio ai danni di feudatari e dei Comuni rustici del contado.

La lotta fra il Comune e il Vescovo fu durissima ed ebbe la sua fase più drammatica nell’uccisione del vescovo Galgano dei Pannocchieschi, che fu pugnalato sulla porta della cattedrale. Dopodiché la potenza vescovile incominciò ad affievolirsi e lo scontro fra le famiglie dei Belforti e degli Allegretti ne segnò la fine. A seguito della dittatura dei Belforti, terminata con Bocchino decapitato in Piazza dei
Priori sotto l’accusa di tradimento in favore di Pisa, fece capolino Firenze: prima come alleata, poi come dominatrice.

Il declino di Volterra

L’egemonia di Firenze

Nel Trecento Volterra divenne suddita della repubblica Fiorentina, momento epocale segnato con la defenestrazione iconica del patrizio Giusto Landini, oppositore popolare tra i volterrani. Firenze mostrava interesse non solo alle ricchezze naturali controllate dalla città, ma anche alla sua ubicazione che poteva costituire un fortissimo baluardo avanzato contro la repubblica nemica di Siena. Antagonismi di interessi privati, rivalità e invidie, animosità ed avversione di famiglie e di classi e l’interesse personale di Lorenzo dei Medici causarono l’inutile guerra delle allumiere, terminata con il sacco di Volterra.

Assorbita definitivamente nello stato fiorentino, Volterra perse la propria indipendenza. Divenne una delle città dello stato mediceo di cui seguì le sorti fino alla fine del Seicento. Con il dominio granducale iniziò per Volterra e il suo territorio un periodo di progressiva decadenza che si protrarrà fino a tutto il secolo successivo. Il segno visibile del dominio fiorentino in Volterra è senza ombra di dubbio la costruzione del Mastio, la Fortezza voluta per controllare la città avvezza alla ribellione.

Una nuova dimensione rurale

Dall’artigianato al turismo

Dall’Ottocento si registrarono sviluppi distintivi nell’agricoltura, nella estrazione del rame, dell’allume, del sale e nella commercializzazione dell’alabastro che veniva lavorato nelle manifatture volterrane. Un decisivo miglioramento nei collegamenti viari portò l’abitato urbano ad un generale adeguamento e riordinamento. L’intervento di maggior rilievo fu la creazione dell’ospedale psichiatrico più grande d’Italia che dotò Volterra di una città nella città in una coesione tra “matti” e residenti.

Volterra paga il fenomeno dell’accentramento delle metropoli e delle aree industriali; lontana dai suoi fasti gloriosi, oggi si dimostra essere una città che fa tesoro del suo passato, lavorando egregiamente con il turismo. Il suo territorio offre spazio a numerose esperienze di viaggio e offre offre un gran numero di luoghi da visitare, all’insegna della storia, della cultura e della sua proposizione verso la ruralità. Vicina al mare, in mezzo alla campagna, dominata dai boschi è diventata una meta per una vita e una vacanza di lusso.

Monumenti

Ristoranti

Dimore

Giardini

Alloggi

Chiese

Musei

Eventi

Rovine

Porte

Parcheggi

Download