Categoria: Medievale

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L’allevamento e i pascoli delle pendici

Le famiglie volterrane possedevano un gran numero di capi di bestiame. I pastori erano quasi tutti uomini e per la guardia degli animali assumevano i cosìddetti fanti.

> Paola-Ircani-Menichini


Case, ville e castelli sulla via di Siena e a meridione

Le case delle pendici erano raggruppate in una villa o in un castello, oppure isolate, ancora abitazioni o depositi di attrezzi, stalle per l'asino, greggi o mandrie.

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Vigneti e uliveti

Le viti erano piantante un po' dovunque sulle pendici. Oltre alle estensioni di grano e alle vigne, i tanti pezzi di terra avevano quasi tutti qualche pianta da cui ricavare olive, su un ciglio o al limitare del campo.

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Il grano e i mulini

Il grano era coltivato dove era possibile farlo. Una volta fatto il raccolto, si mettevano da parte la semente necessaria per la vita della famiglia del lavoratore. Il resto veniva portato in città, nei granai privati o venduto al mercato.

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Il valore dei poderi

I contratti si adattavano ai poderi di diversa grandezza e qualità; alcune proprietà avevano gran valore e altre veramente di bassa qualità.

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Il lavoro agricolo, gli addetti e i contratti

I contratti regolavano i rapporti tra proprietario e lavoratore. Nelle zone meno abitate era in uso il terratico: il proprietario concedeva la terra a un lavoratore, spesso un emigrante, e riceveva una su tante parti di raccolto.

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Le case e le ville a meridione e occidente

Era attraversata da una via pubblica che andava verso la Bassa Val di Cecina, esposta a pieno sole, e priva nella maggior parte di fiumi o torrenti di rilievo, e quindi di boschi e albereti, o estese coltivazioni.

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L’Era, la via per Pisa-Firenze e Villamagna

La via che da Porta Fiorentina raggiungeva Pinzano e l'Era, continuava il suo itinerario verso Pisa e Firenze costeggiando poderi resi fertili dalla vicinanza del fiume.

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Case e ville sulle pendici a oriente e a settentrione

Le pendici orientali tra la città e l'Era erano disseminate di bei poderi, campi coltivati e vigneti di valore.

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L’istruzione, il notariato e i libri

Una scuola di grammaticha si trovava nel convento dei Frati Minori, frequentata dai novizi e da giovani. I notai si formavano nelle scuole di ars notaria di Firenze.

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Barbieri, merciai e ferrivecchi

Il barbiere del tempo radeva la barba e i capelli e «diminuiva il sangue». I merciai invece erano tra gli artigiani più ricchi della città, in contrapposizione ai rigattieri e ai ferrivecchi.

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La pelle e la conceria. l calzolai

Oltre alle numerose concerie, in città lavoravano piccoli proprietari o lavoratori nell'arte della preparazione della pelle e calzolai che vendevano scarpette e pianelle.

> Paola-Ircani-Menichini


Gli animali e le attività legate ad essi

Lo giorno se n'andava, e l'aere bruno / toglieva li animai che sono in terra / dalle fatiche loro, scriveva Dante osservando e compatendo gli animali, protagonisti dell'economia medievale perché fornivano cibo, pelle ed erano usati per il trasporto delle persone e delle merci.

> Paola-Ircani-Menichini


Il vetriolo e gli speziali

I lanaioli e i conciatori necessitavano di allume e vetriolo, ovvero solfati metallici, da usare come mordente per i colori da fissare stabilmente sulle stoffe o sul pellame.

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Legna da ardere e falegnameria

All'epoca in una casa comune il fuoco del camino era acceso per tutta la giornata. Le carpenterie si trovavano soprattutto nella Via Nuova.

> Paola-Ircani-Menichini


Il vestire, l’arte della lana e del ritaglio

Cittadini e gente della campagna indossavano abiti di lana o di lino che era più pregiato e quindi meno comune. Le famiglie abbienti comperavano le stoffe di pregio anche dai mercanti forestieri.

> Paola-Ircani-Menichini


Gli alimenti

Il pane, il vino e l'olio si trovavano sulla tavola di tutti i cittadini, abbienti o poveri. Il resto poteva essere un lusso, ma il cibo a Volterra non mancava di certo.

> Paola-Ircani-Menichini


Le spese della famiglia

Esempi molto chiari sulle spese della famiglia si trovano nelle poste del notaio ser Vinta di Michele, del barlettaio Taviano Ganucci e del lavoratore Antonio di Borguccio.

> Paola-Ircani-Menichini


Muratori, fornaci e masserizie

Gli edifici necessitavano sempre di manutenzione, o di acchoncimi, come si diceva allora, e i volterrani non badavano a spese per mantenerli in buono stato.

> Paola-Ircani-Menichini


Case, stime, affitti e prestanze

I termini usati per indicare l'abitazione erano i comunissimi casa e casetta. Altri termini erano casaccia, e soprattutto casalino o casalino o casellino. Rari erano casolare, casa da signore, casa da lavoratore e palagio, cioè palazzo.

> Paola-Ircani-Menichini


La famiglia volterrana

La generica famiglia volterrana dell'epoca era di tipo «patriarcale»: il padre aveva autorità sui figli di casa anche con moglie e prole proprie ed era responsabile degli atti fiscali.

> Paola-Ircani-Menichini


Uno sguardo sulla città e alle vicende del Catasto

Una situazione molto problematica, la Volterra del 1429 vive fatti molto gravi e ne risente per le ribellioni del popolo nei confronti dei supervisori fiorentini.

> Anna Ceccanti


Brunilda, Matilde, Grimilda e Gottvalda

A te Matilde, toccherà il castello di Berignone, a Grimilda il castello di Montegemoli e a Gottvalda il castello di Sillano. Tre terre, tre prigioni, tre castelli, tre valli, tre fiumi, tre dirupi per separarvi, ed io starò nel mezzo in un luogo che chiamerò Ripa Marancia.

> Anna Ceccanti


Francesca Picchinesi

Francesca fuggì nel bosco e pur sapendo delle buche di vapore velenoso che facevano morire gli animali che si avvicinavano troppo, si ritrovò nel mezzo ad una di queste e ne fu inghiottita. Una delle buche tutt'ora visibili si chiama “buca della Monachecca”, in ricordo della ragazza.

> Anna Ceccanti


Dorotea Borselli

Dorotea Borselli, di nobile famiglia, devota a quell’immagine sacra chiamata “Madonna del Livido”, volle far erigere a sue spese un oratorio intorno al tabernacolo. Fu abbellito e decorato con pitture e ornamenti.

> Enrico Fiumi


Casata Della Bese

Oltre che nell'agricoltura, erano interessati nel commercio. Ascritti all'Arte della lana, conducevano una bottega di mercerie nei locali sotto casa e trafficavano in zolfo che estraevano da una cava di loro proprietà a Libbiano.

> Enrico Fiumi


Casata i Caffarecci

Vecchia ed illustre casata, si affermò in modo particolare nel secolo XV per merito di ser Piero e ser Giovanni di Taviano di Michele. Essi erano immatricolati nell'Arte dei notai e nel traffico della lana, merceria e pizzicherie.

> Anna Ceccanti


Anastasia degli Onesti

Nei secoli, molti sono stati i postriboli di Volterra, nati per combattere la piaga della sodomia. Anastasia, tra tutte le prostitute, era quella che teneva testa ai soldati, pretendeva i pagamenti e organizzava gli incontri.

> Mario Bocci


La consacrazione del Duomo in San Giovanni

A chi entra in Cattedrale da Piazza dei Priori, nella cappella gotica che contiene la preziosa statua policroma della Madonna col Bambino, sfugge quasi completamente un'iscrizione su marmo: il ricordo della consacrazione.

> Lido Panichi


La guerra del 1254 contro Volterra

Causa? Il morbo deIl'epoca! Lotta spietata tra Guelfi e Ghibellini. I Guelfi impongono ai Ghibellini l'allontanamento da tutte quelle città in cui essi abbondavano, sicchè arrivano alle porte della nostra città a far danno.

> Mario Bocci


I balestrieri della città

Le riforme popolari volterrane del 1320, che fissano a seicento uomini le masnade permanenti cittadine, e a mille gli armati di contado pronti alla chiamata ci informano che un quarto della forza volterrana è costituita da balestrieri.

> Franco Porretti


La Giustarella

"Quando è freddo e tira vento, chiudi l'uscio e resta dentro". Sa Dio quante volte, in quel gelido autunno del Quattrocento, gli sarà passato per la mente mentre facevano la guardia nottuma appostati alla Porta di San Felice,

> Clara Ghirlandini


La ‘ncantatrice di Travale

Le ricerche svolte sulla stregoneria sono varie e molteplici, numerosi i percorsi scelti da studiosi appartenenti spesso a discipline diverse e diverse le interpretazioni, che variano secondo le epoche e i contesti culturali.

> Alessandra Veronese


Mes̆ullam ben Menaḥem

Meshullam apparteneva a un’abbiente famiglia ebraica il cui capostipite, Buonaventura di Genatano da Bologna, si era trasferito a Volterra agli inizi del Quattrocento.

> Franco Porretti


Streghe di Mandringa

Se fu facile per San Barbato abbattere il secolare noce di Benevento fu più difficile sfrattare da Mandringa le malefiche allieve di Satana che schiamazzando vi si radunavano la notte del sabato.

> Raven Grimassi


Aradia, la Strega Santa

La storia di Aradia è una entità viva e si evolve attraverso i bardi che si preoccupano da sempre di raccontarla. Bellissima pellegrina, la Santa Strega è nata a Volterra nel 1333; una delle figure venerate nella moderna Wicca.

> Charles Godfrey Leland


La Casa del Vento

C'è una casa di contadini all'inizio della collina, che conduce a Volterra ed è chiamata la Casa del Vento. La leggenda è legata al culto di Diana tra le genti del volterrano che perdurò per molto tempo contemporaneamente al cristianesimo.

> Alessandro Furiesi


La nascita e lo sviluppo delle Contrade

I primi segni di una ripartizione cittadina sono visibili già nel corso del XII secolo, quando gli uomini di Volterra cominciano a firmare facendo seguire al proprio nome quello della località di appartenenza.

> Silvano Bertini


Un Inghirami sulla Luna

Il nome di un volterrano, un illustre scienziato, si trova già da tempo sulle carte lunari. Si tratta del nome di Giovanni Inghirami, una biografia spaziale da leggere.

> Mario Battistini


Processo alla strega di rondinini

Monna Elena moglie di Nanni da Travale detto Sarteano, incantatrice divinatrice e sortilega, abile a manipolare i consigli secondo le risposte del demonio, della città di Volterra

> Renato Bacci


La Compagnia della Misericordia

La Compagnia della Misericordia è certo una delle istituzioni più antiche della nostra città ancora meritevole della riconoscenza e della stima di tutti i Volterrani.

> Lorenzo Fabbri


La signoria familiare dei Belforti

Un esperimento di signoria familiare: i Belforti di Volterra. Saggio completo tratto da una relazione del convegno su «Esperienze di potere personale e signorile nelle città toscane (secoli XIII-XV)»

> Tito Cangini


Dogana e camerari a Volterra nel XIII e XIV Sec.

Un modestissimo studio che non ha davvero la pretesa di dare una fedele immagine della economia medievale volterrana nei riguardi della regalia e del commercio del sale.

> Costantino Caciagli


Il braccio volterrano

Nel medioevo le misure lineari non erano in metri, ma in braccia o in canne; ogni città aveva la sua unità di misura e per tal motivo imperava un grande disordine su questo campo.

> aa282009


Casata Cortinuovi

In un fabbricato del podere La Concia c'è uno stemma, in cui appaiono tre funghi disposti a triangolo rovesciato: appartiene ai Cortinuovi, famiglia volterrana estinta.

> Silvano Bertini


Una potente famiglia volterrana: i Belforti

Villani, narra di “Come Messer Attaviano Belforti si fece Signore di Volterra”. Non tutto il racconto è veritiero; è una fonte di parte fiorentina e non potevano dire tutta la verità sulla faccenda.

> Lorenzo Fabbri


Autonomismo Comunale ed Egemonia Fiorentina a Volterra tra ’300 e ’400

Cercheremo di individuare le linee di fondo dei rapporti tra Firenze e Volterra, così come si vennero sviluppando per circa settanta anni fino all'epoca della complessa vicenda del catasto.

> Alessandra Veronese


The strange history of the last Jews in Volterra

The vicissitudes of the last Jews in Volterra between the end of the 15th century and the beginning of the 16th century, their conversion and the way they lived after accepting baptism.

> Silvia Trovato


Il Testamento di Giusto Turazza

Giusto Turazza fondatore del Pio Istituto dei Buonuomini, la sua vita in breve e il corposo e particolare testamento con le sue ultime volontà. Una lettura di curiosità!

> Enrico Fiumi


I tesori dell’alabastro

La lavorazione dell'alabastro dagli inizi del terzo secolo avanti cristo alla fine del novecento; generazioni di alabastrai che hanno reso Volterra il centro della manifattura.