Categoria: Medievale

La Pietra del delitto
Quelle macchie slavate che ancor oggi si notano sullo scalino e che assumono un più accentuato color rossastro quando la pietra bagnata sta per asciugare sono chiazze di sangue uscito dal corpo martoriato del vescovo-despota Galgano dei Pannocchieschi,
di Franco Porretti
Le Orme di Neri Maltragi
Dalla metà del 1800 Le Balze sono state troppo spesso teatro di drammatici episodi di suicidio. La storia che però è arrivata fino a noi è quella di Neri Maltragi, di epoca antecedente. Si parla dell'epoca medievale.
di Franco Porretti
L’allevamento e i pascoli delle pendici
Le famiglie volterrane possedevano un gran numero di capi di bestiame. I pastori erano quasi tutti uomini e per la guardia degli animali assumevano i cosìddetti fanti.
di admin
Case, ville e castelli sulla via di Siena e a meridione
Le case delle pendici erano raggruppate in una villa o in un castello, oppure isolate, ancora abitazioni o depositi di attrezzi, stalle per l'asino, greggi o mandrie.
di Paola-Ircani-Menichini
Vigneti e uliveti
Le viti erano piantante un po' dovunque sulle pendici. Oltre alle estensioni di grano e alle vigne, i tanti pezzi di terra avevano quasi tutti qualche pianta da cui ricavare olive, su un ciglio o al limitare del campo.
di Paola-Ircani-Menichini
Il grano e i mulini
Il grano era coltivato dove era possibile farlo. Una volta fatto il raccolto, si mettevano da parte la semente necessaria per la vita della famiglia del lavoratore. Il resto veniva portato in città, nei granai privati o venduto al mercato.
di Paola-Ircani-Menichini
Il valore dei poderi
I contratti si adattavano ai poderi di diversa grandezza e qualità; alcune proprietà avevano gran valore e altre veramente di bassa qualità.
di Paola-Ircani-Menichini
Il lavoro agricolo, gli addetti e i contratti
I contratti regolavano i rapporti tra proprietario e lavoratore. Nelle zone meno abitate era in uso il terratico: il proprietario concedeva la terra a un lavoratore, spesso un emigrante, e riceveva una su tante parti di raccolto.
di Paola-Ircani-Menichini
Le case e le ville a meridione e occidente
Era attraversata da una via pubblica che andava verso la Bassa Val di Cecina, esposta a pieno sole, e priva nella maggior parte di fiumi o torrenti di rilievo, e quindi di boschi e albereti, o estese coltivazioni.
di Paola-Ircani-Menichini
L’Era, la via per Pisa-Firenze e Villamagna
La via che da Porta Fiorentina raggiungeva Pinzano e l'Era, continuava il suo itinerario verso Pisa e Firenze costeggiando poderi resi fertili dalla vicinanza del fiume.
di Paola-Ircani-Menichini
Case e ville sulle pendici a oriente e a settentrione
Le pendici orientali tra la città e l'Era erano disseminate di bei poderi, campi coltivati e vigneti di valore.
di Paola-Ircani-Menichini
L’istruzione, il notariato e i libri
Una scuola di grammaticha si trovava nel convento dei Frati Minori, frequentata dai novizi e da giovani. I notai si formavano nelle scuole di ars notaria di Firenze.
di Paola-Ircani-Menichini
Barbieri, merciai e ferrivecchi
Il barbiere del tempo radeva la barba e i capelli e «diminuiva il sangue». I merciai invece erano tra gli artigiani più ricchi della città, in contrapposizione ai rigattieri e ai ferrivecchi.
di Paola-Ircani-Menichini
La pelle e la conceria. l calzolai
Oltre alle numerose concerie, in città lavoravano piccoli proprietari o lavoratori nell'arte della preparazione della pelle e calzolai che vendevano scarpette e pianelle.
di Paola-Ircani-Menichini
Gli animali e le attività legate ad essi
Lo giorno se n'andava, e l'aere bruno / toglieva li animai che sono in terra / dalle fatiche loro, scriveva Dante osservando e compatendo gli animali, protagonisti dell'economia medievale perché fornivano cibo, pelle ed erano usati per il trasporto delle persone e delle merci.
di Paola-Ircani-Menichini
Il vetriolo e gli speziali
I lanaioli e i conciatori necessitavano di allume e vetriolo, ovvero solfati metallici, da usare come mordente per i colori da fissare stabilmente sulle stoffe o sul pellame.
di Paola-Ircani-Menichini
Legna da ardere e falegnameria
All'epoca in una casa comune il fuoco del camino era acceso per tutta la giornata. Le carpenterie si trovavano soprattutto nella Via Nuova.
di Paola-Ircani-Menichini
Il vestire, l’arte della lana e del ritaglio
Cittadini e gente della campagna indossavano abiti di lana o di lino che era più pregiato e quindi meno comune. Le famiglie abbienti comperavano le stoffe di pregio anche dai mercanti forestieri.
di Paola-Ircani-Menichini
Gli alimenti
Il pane, il vino e l'olio si trovavano sulla tavola di tutti i cittadini, abbienti o poveri. Il resto poteva essere un lusso, ma il cibo a Volterra non mancava di certo.
di Paola-Ircani-Menichini
Le spese della famiglia
Esempi molto chiari sulle spese della famiglia si trovano nelle poste del notaio ser Vinta di Michele, del barlettaio Taviano Ganucci e del lavoratore Antonio di Borguccio.
di Paola-Ircani-Menichini
Muratori, fornaci e masserizie
Gli edifici necessitavano sempre di manutenzione, o di acchoncimi, come si diceva allora, e i volterrani non badavano a spese per mantenerli in buono stato.
di Paola-Ircani-Menichini
Case, stime, affitti e prestanze
I termini usati per indicare l'abitazione erano i comunissimi casa e casetta. Altri termini erano casaccia, e soprattutto casalino o casalino o casellino. Rari erano casolare, casa da signore, casa da lavoratore e palagio, cioè palazzo.
di Paola-Ircani-Menichini
La famiglia volterrana
La generica famiglia volterrana dell'epoca era di tipo «patriarcale»: il padre aveva autorità sui figli di casa anche con moglie e prole proprie ed era responsabile degli atti fiscali.
di Paola-Ircani-Menichini
Uno sguardo sulla città e alle vicende del Catasto
Una situazione molto problematica, la Volterra del 1429 vive fatti molto gravi e ne risente per le ribellioni del popolo nei confronti dei supervisori fiorentini.
di Paola-Ircani-Menichini
Brunilda, Matilde, Grimilda e Gottvalda
A te Matilde, toccherà il castello di Berignone, a Grimilda il castello di Montegemoli e a Gottvalda il castello di Sillano. Tre terre, tre prigioni, tre castelli, tre valli, tre fiumi, tre dirupi per separarvi, ed io starò nel mezzo in un luogo che chiamerò Ripa Marancia.
di Anna Ceccanti
Francesca Picchinesi
Francesca fuggì nel bosco e pur sapendo delle buche di vapore velenoso che facevano morire gli animali che si avvicinavano troppo, si ritrovò nel mezzo ad una di queste e ne fu inghiottita. Una delle buche tutt'ora visibili si chiama “buca della Monachecca”, in ricordo della ragazza.
di Anna Ceccanti
Dorotea Borselli
Dorotea Borselli, di nobile famiglia, devota a quell’immagine sacra chiamata “Madonna del Livido”, volle far erigere a sue spese un oratorio intorno al tabernacolo. Fu abbellito e decorato con pitture e ornamenti.
di Anna Ceccanti
Casata Della Bese
Oltre che nell'agricoltura, erano interessati nel commercio. Ascritti all'Arte della lana, conducevano una bottega di mercerie nei locali sotto casa e trafficavano in zolfo che estraevano da una cava di loro proprietà a Libbiano.
di Enrico Fiumi
Casata i Caffarecci
Vecchia ed illustre casata, si affermò in modo particolare nel secolo XV per merito di ser Piero e ser Giovanni di Taviano di Michele. Essi erano immatricolati nell'Arte dei notai e nel traffico della lana, merceria e pizzicherie.
di Enrico Fiumi
Anastasia degli Onesti
Nei secoli, molti sono stati i postriboli di Volterra, nati per combattere la piaga della sodomia. Anastasia, tra tutte le prostitute, era quella che teneva testa ai soldati, pretendeva i pagamenti e organizzava gli incontri.
di Anna Ceccanti
La consacrazione del Duomo in San Giovanni
A chi entra in Cattedrale da Piazza dei Priori, nella cappella gotica che contiene la preziosa statua policroma della Madonna col Bambino, sfugge quasi completamente un'iscrizione su marmo: il ricordo della consacrazione.
di Mario Bocci
La guerra del 1254 contro Volterra
Causa? Il morbo deIl'epoca! Lotta spietata tra Guelfi e Ghibellini. I Guelfi impongono ai Ghibellini l'allontanamento da tutte quelle città in cui essi abbondavano, sicchè arrivano alle porte della nostra città a far danno.
di Lido Panichi
I balestrieri della città
Le riforme popolari volterrane del 1320, che fissano a seicento uomini le masnade permanenti cittadine, e a mille gli armati di contado pronti alla chiamata ci informano che un quarto della forza volterrana è costituita da balestrieri.
di Mario Bocci
La Giustarella
"Quando è freddo e tira vento, chiudi l'uscio e resta dentro". Sa Dio quante volte, in quel gelido autunno del Quattrocento, gli sarà passato per la mente mentre facevano la guardia nottuma appostati alla Porta di San Felice,
di Franco Porretti
La ‘ncantatrice di Travale
Le ricerche svolte sulla stregoneria sono varie e molteplici, numerosi i percorsi scelti da studiosi appartenenti spesso a discipline diverse e diverse le interpretazioni, che variano secondo le epoche e i contesti culturali.
di Clara Ghirlandini
Mes̆ullam ben Menaḥem
Meshullam apparteneva a un’abbiente famiglia ebraica il cui capostipite, Buonaventura di Genatano da Bologna, si era trasferito a Volterra agli inizi del Quattrocento.
di Alessandra Veronese
Streghe di Mandringa
Se fu facile per San Barbato abbattere il secolare noce di Benevento fu più difficile sfrattare da Mandringa le malefiche allieve di Satana che schiamazzando vi si radunavano la notte del sabato.
di Franco Porretti
Aradia, la Strega Santa
La storia di Aradia è una entità viva e si evolve attraverso i bardi che si preoccupano da sempre di raccontarla. Bellissima pellegrina, la Santa Strega è nata a Volterra nel 1333; una delle figure venerate nella moderna Wicca.
di Raven Grimassi
La Casa del Vento
C'è una casa di contadini all'inizio della collina, che conduce a Volterra ed è chiamata la Casa del Vento. La leggenda è legata al culto di Diana tra le genti del volterrano che perdurò per molto tempo contemporaneamente al cristianesimo.
di Charles Godfrey Leland
La nascita e lo sviluppo delle Contrade
I primi segni di una ripartizione cittadina sono visibili già nel corso del XII secolo, quando gli uomini di Volterra cominciano a firmare facendo seguire al proprio nome quello della località di appartenenza.
di Alessandro Furiesi
Un Inghirami sulla Luna
Il nome di un volterrano, un illustre scienziato, si trova già da tempo sulle carte lunari. Si tratta del nome di Giovanni Inghirami, una biografia spaziale da leggere.
di Silvano Bertini
Processo alla strega di rondinini
Monna Elena moglie di Nanni da Travale detto Sarteano, incantatrice divinatrice e sortilega, abile a manipolare i consigli secondo le risposte del demonio, della città di Volterra
di Mario Battistini
La Compagnia della Misericordia
La Compagnia della Misericordia è certo una delle istituzioni più antiche della nostra città ancora meritevole della riconoscenza e della stima di tutti i Volterrani.
di Renato Bacci
La signoria familiare dei Belforti
Un esperimento di signoria familiare: i Belforti di Volterra. Saggio completo tratto da una relazione del convegno su «Esperienze di potere personale e signorile nelle città toscane (secoli XIII-XV)»
di Lorenzo Fabbri
Dogana e camerari a Volterra nel XIII e XIV Sec.
Un modestissimo studio che non ha davvero la pretesa di dare una fedele immagine della economia medievale volterrana nei riguardi della regalia e del commercio del sale.
di Tito Cangini
Il braccio volterrano
Nel medioevo le misure lineari non erano in metri, ma in braccia o in canne; ogni città aveva la sua unità di misura e per tal motivo imperava un grande disordine su questo campo.
di Costantino Caciagli
Casata Cortinuovi
In un fabbricato del podere La Concia c'è uno stemma, in cui appaiono tre funghi disposti a triangolo rovesciato: appartiene ai Cortinuovi, famiglia volterrana estinta.
di aa282009
Una potente famiglia volterrana: i Belforti
Villani, narra di “Come Messer Attaviano Belforti si fece Signore di Volterra”. Non tutto il racconto è veritiero; è una fonte di parte fiorentina e non potevano dire tutta la verità sulla faccenda.
di Silvano Bertini
Autonomismo Comunale ed Egemonia Fiorentina a Volterra tra ’300 e ’400
Cercheremo di individuare le linee di fondo dei rapporti tra Firenze e Volterra, così come si vennero sviluppando per circa settanta anni fino all'epoca della complessa vicenda del catasto.
di Lorenzo Fabbri
The strange history of the last Jews in Volterra
The vicissitudes of the last Jews in Volterra between the end of the 15th century and the beginning of the 16th century, their conversion and the way they lived after accepting baptism.
di Alessandra Veronese
Il Testamento di Giusto Turazza
Giusto Turazza fondatore del Pio Istituto dei Buonuomini, la sua vita in breve e il corposo e particolare testamento con le sue ultime volontà. Una lettura di curiosità!
di Silvia Trovato
I tesori dell’alabastro
La lavorazione dell'alabastro dagli inizi del terzo secolo avanti cristo alla fine del novecento; generazioni di alabastrai che hanno reso Volterra il centro della manifattura.
di Enrico Fiumi