di Franco Porretti

Il vero derby di una volta



Qualora vi capitasse di entrare in qualche redazione giornalistica di provincia, troverai sempre un gruppetto di ragazzi, buoni per tutti i lavori e soprattutto per aggirarsi negli ambiti del calcio. Sono coloro che amano molto la parola anglofona “derby” e la cuociono in tutte le salse. Loro infatti ritengono – ahimé! – che derby voglia dire incontro calcistico tra squadre della stessa provincia, ma non è così!

Per quanto ci riguarda, già dal dopoguerra trovavamo normalissimi incontri battezzati con quel fatidico nome con la Pecciolese, con il Bientina e con il Cenaia, ma erano poca cosa. Il termine in questione viene dal mondo dell’ippica, passato poi al calcio, ma non per una questione meramente geografica, bensì per incontri che sanno di battaglia anche se amichevoli: sono incontri sanguigni combattuti fino agli estremi, conditi con qualche scazzottata.

Per la Volterrana il derby per eccellenza è sempre stato quello con il Cecina: sono stati anni di parità sostanziale, poi il Cecina fu più bravo di noi e salì di categoria. Naturalmente gli sfottò si sprecarono… però va anche detto che c’è anche la cosiddetta legge del contrappasso, poiché poco dopo il glorioso Cecina andò a sbriciolarsi in terza categoria.

Quanti incontri, quanti scontri con i “Rossoblu” del mare, sui campi di San Giusto, di Vallebona e delle Ripaie!

Fra le tante storie legate alle partite del genere, voglio ricordarne una particolarmente: siamo intorno al 1950 e la Volterrana stava combattendo per vincere, come poi accadde, il campionato. Era una brutta giornata, molto grigia come lo spirito del nostro pubblico che vedeva “i Viola” perdere per 3-1 a pochi minuti dalla fine.

In quell’epoca erano cominciati i primi scavi del teatro romano e la “buca” era all’altezza della bandierina del corner, lato destro della porta. Il pallone andò in fondo agli scavi; sul lancio successivo nella mischia scattò la testa di Artigiani, uno dei migliori della Volterrana, e la palla finì in rete. Sul 3-2 i Viola ripresero la carica assaltando da tutte le parti, mentre i Rossoblu difendevano con ogni mezzo il vantaggio acquisito. Gli dei etruschi, però, erano scesi in campo a fianco dei nostri; la scena si ripetè: palla negli scavi, corner, altra testata dell’implacabile Artigiani che con il suo fisico possente infilò in rete, per buona norma, insieme al pallone anche il portiere ed un difensore avversario. I Volterrani esultarono, i Cecinesi protestarono per un presunto fallo ma ormai il punto era già stato assegnato.

Il professor Fiumi, fautore della scoperta del teatro romano vicino, quando seguiva le partite si ritrovava spesso alle prese con gli sportivi per quella famosa “buca” archeologica. Quella volta commentò sarcasticamente: “Volterrani ghiottoni. Volevano anche la quarta rete, ma sarebbe stato davvero troppo!”.

Il giorno dopo io avevo a Pisa un importante esame che mi apriva le porte per la laurea.

Così, dopo la partita, andai a casa a prendere la valigia e mi recai alla stazione, che era affollatissima perché era stato aggiunto un vagone per gli sportivi cecinesi. Con il bagaglio sui piedi arrivai a Cecina in mezzo ad urla ed improperi, fra i quali si gridava a gran voce che i conti sarebbero stati saldati con la partita di ritorno. Il giorno dopo 1’esame andò molto bene e la sera ritornai a casa con quelle grida minacciose che mi risuonavano nelle orecchie. A Volterra avvertii i dirigenti, ma questi avevano già provveduto a mettersi in contatto con la questura.

Tre mesi dopo partimmo in forza, i nostri autobus furono scortati fino allo stadio di Cecina, dove pareggiammo tranquillamente 0-0, infatti le tribune erano colme di agenti della “celere” pronti ad intervenire. Per motivi di cronaca mi trovavo in campo e mi accorsi che un giovane tenente che li comandava faceva un bel tifo per noi, augurandosi che noi vincessimo, così loro avrebbero invaso il campo con le conseguenze intuibili. Incuriosito, chiesi il perché e il giovane tenente mi rispose arrabbiatissimo: “Ogni domenica è sempre la stessa storia: io ho la fidanzata a Livorno, che mi lascerà se continua così!” C’era poco da dirgli; io annui con gravità e la partita finì come detto: lui a tifare sotto sotto per i Viola ed io per i felici amori del tenente. I Rossoblu fallirono perfino un calcio di rigore generosamente concesso dall’arbitro; trionfale fu il nostro ritorno in sede.

Ecco, questo è lo spirito del vero derby; ce n’erano anche altri di questi incontri al calor bianco (ad esempio con la Colligiana e con il Ponsacco), ma il Cecina era il Cecina! Questa era sempre una partita che contava sul serio; metteva in campo Viola e Rossoblu: i primi qualificati come “matti e galeotti” nonché “ciucai”, ed i secondi come “pescivendoli” e simili.

FRANCO PORRETTI